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Recensione: Hotel

Un genere che, fino ad ora, non ho recensito è quello dei racconti brevi. Ultimamente è una forma letteraria particolarmente di moda, anche in altri media. In ogni caso sempre più spesso si trovano in fumetteria albi autoconclusivi o raccolte di racconti brevi. È un genere strano, con storie che si sviluppano in modi molto diversi dalle trame più lunghe e, soprattutto, facendo leva su stimoli molto diversi. Devo ammettere che la forma “racconto breve” non mi è mai andata particolarmente a genio, in particolar modo perché vedevo quel breve come una limitazione più che come uno stimolo. Ma le cose cambiano e, oramai, siamo sempre più abituati a trovarci di fronte a “cose” brevi di indubbio valore artistico: dai corti della Pixar (che praticamente, e meritatamente, si beccano un Oscar all’anno) fino alle raccolte di racconti di Murakami.

Il fumetto di cui vorrei parlare oggi è, per l’appunto, una raccolta di racconti brevi. L’autore è quel Boichi che scriveva Sun Ken Rock, più famoso per i disegni che per la trama. E nuovamente devo ammettere di non aver mai amato particolarmente questo autore, né per i disegni (che sono a mio avviso ben lontani dalle vette raggiunte dai veri luminari del fumetto, ma questo è un altro discorso) né per la trama. Bisogna poi considerare la struttura del racconto breve in sé e per sé: non è facile condensare una trama un poche pagine, bisogna essere minimali ma, allo stesso tempo, saper comunicare le cose giuste al momento giusto e nel modo giusto; di certo non mi sarei aspettato niente di buono in questo campo da un autore di fumetti action, a mio avviso, di dubbia qualità. E infatti avevo ragione. Oppure no?

Prendendo Hotel e facendo il conto delle pagine, una volta letto, ci si accorge subito che ben più della metà del volume è insignificante. Potrebbe esser preso a esempio di come non si scrivono racconti brevi: storie banali, storie incomprensibili inutilmente criptiche, twisted ending buttati a caso. Quindi, vi starete chiedendo, questa è una recensione negativa? Finirà di certa con qualche insulto? No. Perché due dei racconti contenuti in questo volume sono dei veri e propri capolavori. Mi riferisco a Hotel, che dà il titolo all’albo, e a Tutto questo è stato fatto per il tonno. Non svelerò nulla della trama di nessuno dei due, salvo che il primo mi ha fatto più volte pensare alla prima mezz’ora di Wall-E e il secondo è una specie di avventura post-apocalittica, entrambi con con delle critiche alla gestione dell’ambiente nella nostra società. Questi due racconti, da soli, valgono tutti i 7 euro e 90 del prezzo di copertina: sanno trascinare, coinvolgere, far emozionare, raccontare una storia. Che è tutto quello che ci si aspetta da loro. Anche se quello che dicono non è credibile, anche se la trama è campata in aria. Sono rimasto davvero stupito dalla superba qualità che Boichi è riuscito a infondere in quelle pagine, dalla gestione dei dialoghi alla composizione delle tavole. A dirla tutta, lo stacco qualitativo tra questi due racconti e i rimanenti è così evidente da lasciare spiazzati. Peccato: se tutto il volume fosse stato a questo livello sarebbe divento un capolavoro da studiare a scuola, invece si ferma a fumetto contenente due parti stupende da studiare a scuola. Saltate a piedi pari gli altri capitoli ma, per l’amor del cielo, comprate questo volume e leggete queste due storie. Ne vale la pena.

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