Nina Stardust, un fumetto davvero strambo

L’altro numero uno J-Pop di cui parlavo nella scorsa recensione si intitola Nina Stardust, di Satoshi Fukushima. Non sono riuscito a trovare alcuna informazione utile sull’autore, credo che questa sia la sua prima opera anche se non ci attaccherei la testa. Comunque è attualmente composta da 3 volumi ma è ancora in corso di pubblicazione in Giappone il che, a dire il vero, è un grosso problema: non capisco bene il motivo per cui in Italia cominciano a pubblicare serie ancora in corso in patria soltanto per poi arenarsi dopo qualche mese non appena ci si è messi in pari; un po’ come sta succedendo con Billy Bat, per dirne uno. In ogni caso questo fumetto ha subito attirato la mia attenzione e non ho potuto fare a meno di leggerlo e, differenza di Hanimero di cui parlavo ieri, Nina Stardust mi ha davvero convinto e credo che alla fine risulterà una grande opera.

Il primo aspetto insolito, anche questa volta, è lo stile di disegno. Molto dinamico e molto dettagliato un po’ alla Yu Kinutani ma molto più arioso e con linee un po’ meno pulite. Il character design è fenomenale, e quando ho visto per la prima volta Taihei (il ragazzo della protagonista) mi è venuto un colpo. Di botto mi sono passati davanti agli occhi un sacco di personaggi già visti (uno su tutti Nabeshi, di Excel Saga) e la sensazione è stato un po’ quella di conoscere già il personaggio. La protagonista stessa, Nina; è splendida e molto espressiva. Non so che altro dire del disegno, mi è piaciuto un sacco ed è abbastanza diverso dal solito da essere interessante, bisognerà tenere d’occhio questo autore anche in futuro.

La trama è altrettanto interessante, e funziona grossomodo a episodi semiscollegati, con svariati salti temporali: il primo volume copre un tempo narrativo di una settantina d’anni. Hoshikuzu è un robot in cerca di un padrone che possa, quando necessario, sostituirgli le batterie in modo che la sua memoria non venga cancellata. A questo scopo si avvicina a Nina e, successivamente, a Taihei e fra i tre nasce il rapporto che è oggetto della narrazione del primo albo. Il tutto è ambientato in un mondo futuribile con il Sole e la Luna che dialogano con gli abitanti e con grossi pesci spaziali che ogni tanto entrano nell’atmosfera. Per tutto il fumetto si respira un’aria a metà tra il realistico e l’assurdo che mi ha fatto ripensare (non senza nostalgia) all’immenso FLCL dello studio Gainax. Inoltre mi intrigano sempre le storie in cui uno dei protagonisti è un robot perché trovo molto interessante il modo in cui ogni autore riesce a fargli provare emozioni e sentimenti. Da Hotel (recensito qualche tempo fa) a Pluto di Naoki Urasawa, fino ad arrivare a Nina Stardust; senza scomodare pesci più grossi.

Sono molto soddisfatto dell’acquisto e di certo continuerò a seguire questo fumetto e, con ogni probabilità, ogni altro di questo autore quando ce ne sarà data la possibilità. I disegni sono splendidi e poco convenzionali, i personaggi sono ben orchestrati e ben caratterizzati, tocca argomenti interessanti come, appunto, la sensibilità di un robot e la trama scorre che è una meraviglia. Perché non leggerlo? Esatto. Nessun motivo valido.

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Hanimero, ovvero la strana passione di giapponesi per gli occhi strani.

La Star Comics non è la sola casa editrice in crisi di idee con cui abbiamo a che fare, il fatto è che il suo è stato un crollo piuttosto verticale: partendo da un livello di qualità piuttosto elevato è deflagrata a livelli di indecenza inenarrabili. In ogni caso trovo che anche altre case editrici, seppur siano sempre rimaste un po’ in secondo piano, ultimamente abbiano abbassato il livello medio di qualità. Una di queste è la J-Pop. Non sono mai stato un fanatico di questa azienda, e non solo per l’agghiacciante scelta del nome: nonostante la qualità fisica degli albi sia notevole (ottima carta, sovracopertine, un buon rapporto qualità prezzo), i titoli proposti non mi hanno mai particolarmente entusiasmato. In anni che leggo fumetti giapponesi nessun manga proposto da questa casa si è guadagnato uno spazio nella mia libreria dei “fumetti davvero belli” e l’unico che mi è piaciuto fino in fondo e che ho trovato particolarmente interessante è Go! Go! Go Bambina! di Masaomi Kanzaki. Comunque di recente ho comprato 2 numeri uno targati J-Pop, uno dei quali è l’oggetto di questo articolo. Allora. Passiamo alle cose serie. Il manga in questione si intitola Hanimero, di Shiori Furukawa che a quanto scrive in seconda di copertina non dev’essere esattamente una veterana, ma questo non è mai stato un problema. Cominciamo.

Devo ammettere che ciò che più mi ha spinto a comprare questo volume, e ciò che di primo acchito risulta più insolito, è lo stile di disegno. Non è né bello né brutto, a dir la verità, è solo molto molto molto molto strano. Dalla copertina non traspare, ma sfogliando l’albo è evidente. Soprattutto per quanto riguarda i volti. E la cosa più strana di tutte sono gli occhi. Avete presente quegli shojo di fine anni 80 inizio anni 90 in cui tutti i personaggi avevano questi occhi giganteschi, pieni di riflessi e di goccioline? Ecco, qua è uguale ma a tinta unita. Sembra di guardare un gruppo di eroinomani all’ultimo stadio (faccio per dire, non ho idea di come sia un gruppo di eroinomani all’ultimo stadio). Non avevo mai visto uno stile del genere, davvero insolito, così mi sono convinto a leggere la storia sperando (sbagliandomi) che fosse altrettanto insolita.

Occhi strani #1

Occhi strani #2

Invece non è così. Senza fare degli spoiler esagerati la trama si può riassumere come segue. Yashiro Mitsumari (il protagonista) è un liceale che di nascosto disegna e pubblica fumetti erotici ispirandosi alla sua capoclasse nonché suo amore segreto Madoka Kisaki (sempre chiamata per nome E cognome con insistenza fastidiosa). Il problema è che lei è la tipica studentessa modello ligia al dovere e alla disciplina. Senonché pure lei si scopre essere un’aspirante disegnatrice di manga erotici (oh santo cielo, stiamo perdendo il senso della realtà) e tra i due nasce così una strana relazione segreta in cui i ruoli di padrone e cagnolino si invertono tra scuola e privato. Tutta la vicenda è drammaticamente simile nell’idea di fondo (tolto il lato erotico) a Le Situazioni di Lui e Lei, che se non avete visto sarebbe meglio rimediare. Insomma è tutto un po’ già sentito, con un macello di luoghi comuni, le tipiche gag e le altrettanto tipiche gaffe che succedono solo in questo tipo di manga, roba del tipo inciampo e cadendo palpo le tette alla tizia di turno. Santo cielo. Comunque il fumetto è tutto sommato godibile (ma non aspettatevi alta letteratura) ed essendo composto da soli tre volumi credo che continuerò a leggerlo.

L’ambientazione mi spinge, comunque, ad una riflessione che non ha molto a che vedere con questo fumetto nello specifico. Qualche riga fa scrivevo che stiamo perdendo il senso della realtà nel vedere la tipica ragazza carina e perbene rivelarsi in realtà una erotomane (esiste sta parola?) dalla dubbia sessualità. Ma ragionandoci su un po’, è davvero così strano? Fino a qualche anno fa nessuno si sarebbe mai sognato di pubblicare un fumetto con una trama del genere e, se qualcuno avesse tentato la follia, nessuno l’avrebbe letto. E se qualcuno l’avesse letto tutti gli altri lo avrebbero deriso. Soprattutto trattandosi di un fumetto di un genere, per così dire, “per ragazze”. Questo perché fino a qualche anno fa le ragazze o non leggevano manga in una sorta di moto di superiorità intellettuale oppure leggevano altre cose, da Nana a una qualsiasi stronzata di Wataru Yoshizumi. Invece adesso il mondo è invaso da ragazzine di quindici anni con i capelli tinti di colori improbabili caratterizzate principalmente da tre cose: un cattivo gusto disarmante nell’abbigliamento, una sessualità indefinita e soprattutto (per quanto riguarda questo blog) un gusto ancora più cattivo per i fumetti. Chiedete a una qualsiasi di ‘ste ragazzette quale sia, secondo lei, il più bel manga del mondo e, con ogni probabilità, vi dirà che non riesce a scegliere tra 2 yaoi, uno che non sembra uno yaoi ma in realtà lo è e una porcata con protagonista un maggiordomo dalle spiccate tendenze omoerotiche. Ora. Non ho niente, e ripeto NIENTE, contro gli omosessuali, anche se credo che ogni omosessuale del mondo dovrebbe avere più di qualcosa contro questo tipo di fumetti che, senza essere volgari, sono nella maggior parte dei casi merda sublimata che infanga una categoria intera di persone. Se questo è il contesto, tornando a noi, non c’è da stupirsi se la protagonista del manga che stiamo leggendo ha un rapporto strano con la pornografia e non c’è da stupirsi se nessuno esce in strada gridando che il mondo non funziona così. Perché il mondo, soprattutto quello del lettore medio di manga, comincia a funzionare esattamente così. Ma ne riparleremo con calma. Fine della digressione.

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All Star Superman, ovvero si può ancora scrivere belle storie di Superman

Il titolo di questa recensione, a dirla tutta, non è del tutto corretto. Mi spiego meglio. È ancora possibile scrivere belle storie di Superman? Bè, dopo questa forse no. Il volume di cui vi sto parlando (che a breve verrà reso nuovamente disponibile, grazie al cielo) è l’OPERA definitiva sull’Uomo d’Acciaio. Ci aveva già provato Alan Moore a scrivere qualcosa sul Kryptoniano che rimanesse nella storia e, un po’ perché erano altri tempi, un po’ per mancanza di ragionevoli alternative, un po’ perché lo sciamano alla fine della fiera scrive dannatamente bene, ci era riuscito. Finora. Si perché questa serie cominciata nel 2005 raggiunge livelli di bellezza incredibilmente elevati scalzando dall’olimpo anche i one-shot dello sciamano.

Devo ammettere di non essere un grande fan di questo personaggio che, per sua stessa natura, è difficile da scrivere in maniere convincente. Non è mai semplice trovare degli espedienti narrativi per far immedesimare, o comunque coinvolgere il lettore, nelle vicende di un individuo invulnerabile, fortissimo, quasi divino. Questo anche perché non è facile fornirgli degli avversari degni: come si potrebbe far scontrare un uomo normale con Superman? O con il Dottor Manhatttan? Devo ammettere anche di non amare particolarmente lo scrittore Grant Morrison, un po’ per la megaporcata in cui è riuscito a trasformare il suo infinito ciclo di Batman, un po’ per altre opere minori che non mi sono piaciute e che non starò a commentare ora. Questa opera, tuttavia, è sublime. Una gioia per gli occhi, per la mente e per il cuore. L’aria di malinconica solitudine che vive Superman in tutta la vicenda, con l’avvicinarsi dell’inevitabile, è narrata con splendida perizia e con una bravura che ho visto raramente. Anche i comprimari sono davvero ben orchestrati, da Lex Luthor che finalmente non è più soltanto un pazzo megalomane, fino a Zibarro, onestamente il personaggio e il capitolo migliori di questa serie. A sfogliarlo ora mi viene ancora la pelle d’oca. Non dirò nulla della trama, tranne che si divide in 12 capitoli fuori continuity. Leggetela e ditemi che ne pensate, non voglio davvero anticiparvi nulla questa volta. I disegni di Frank Quitely sono anch’essi splendidi e si sposano alla perfezione con l’atmosfera generale. In assoluto la miglior opera del disegnatore scozzese su cui abbia mai messo le mani.

Mi è difficile dire altro su questo fumetto, non trovo le parole adatte. Resta il fatto che non avevo mai letto nulla di simile su Superman. Questo albo mi ha saputo davvero emozionare e coinvolgere e non dovrebbe, a mio avviso, mancare dalla libreria di nessun appassionato di fumetti. Anche se non avete mai letto un fumetto americano ma siete tipi da manga, anche se non conoscete o non vi piace l’Uomo d’Acciaio, anche se non leggete fumetti, in realtà. Questa è letteratura. Rimarrà nella storia del fumetto per sempre.

Concludo citando la fine dell’introduzione che dovrebbe servire, se non vi fidate abbastanza di me, a convincervi definitivamente della bellezza dell’opera. Le parole sono di Mark Waid, uno dei più grandi scrittori attualmente in attività e con il cervello integro (vero Frank?) che dice si firma: “Mark Waid, Che Ha Realmente Letto Ogni Storia Di Superman E Non Ne Ha Mai Lette Di Migliori.” Se non vi fidate di me, dicevo, fidatevi di lui. Dice il vero. E comprate questa meraviglia appena ritorna disponibile.

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Analisi: Anteprima/Mega di marzo 2013: Altri editori

Questo articolo proprio non mi va giù. Sto facendo una gran fatica a trovare cosa scrivere e, soprattutto, come scriverlo per non sembrare offensivo. Ci siamo tolti le novità Panini e RW Lion nei giorni scorsi e cosa ci resta? A grandi linee direi un bel niente. Le anteprime della Star Comics sono relegate a 8 facciate verso i tre quarti di Anteprima e vi giuro non c’è niente, dico NIENTE, di degno di nota. Non è vero. Qualcosina c’è. C’è Zetman 18, per esempio, e Uchu Kyodai 18… Possibile che le uniche cose interessanti siano in corso di pubblicazione da non meno di un paio d’anni? Un paio d’anni se ci va bene, vero Guyver? Seriamente Star Comics. Credo di avertelo già chiesto ma mi sento in dovere di insistere. Cosa ti è successo? Quale arcana magia, quale maledizione, quale malattia ti ha ridotta in questo stato? Spero vivamente esista una cura, altrimenti sono cazzi. Dico sul serio. Se sei arrivata a puntare su una stronzata scritta “dall’apprezzata assistente del maestro Hiro “Fairy Tail” Mashima” siamo davvero a posto. Personalmente non sono dell’opinione che bisogni per forza pubblicare cose nuove un giorno sì e l’altro pure. Anzi, mi sembra che la morbosa necessità che si respira ultimamente di lanciare nuove serie ogni mese abbia del patologico. Però se proprio uno lo vuole fare va bene. Tuttavia ci vuole un minimo di dignità. Di amor proprio, se preferite. Se c’è crisi e non avete i soldi per pagare diritti decenti, lasciate stare. Ci fate più bella figura. Colgo l’occasione per ricordare ai lettori che la Star Comics un tempo era una delle case editrici di punta in Italia, soprattutto per quanto riguarda il settore manga. Fidatevi. Era davvero così. Cosa ti è successo?

Passiamo ad altro che è meglio. La sezione RW Goen è come di consueto sottotono. L’unica cosa segnalabile è un altra versione manga di Batman, dal titolo Batman Child of Dreams. In 2 volumi. L’autore è quel Kia Asamiya che aveva, tempo addietro, tentato di annoiarci con quella copia malriuscita di Zetman intitolata Junk. Dico tentato perché non credo che in molti l’abbiano finito… Non mi piace assolutamente lo stile di disegno di questo tizio e non credo che prenderò questo fumetto, anche se potrebbe risultare (come detto il mese scorso per il Batman di Otomo) un esperimento interessante.

La Flashbook ci propone, invece Alice in Hell, di Jiro Matsumoto già autore del promettente Freesia edito da RW Goen. Su questo fumetto non mi sbilancio, vorrei solo porre una riflessione. Mi sono perso qualcosa? Che diavolo è questo proliferare di manga con riferimenti, rivisitazioni, adattamenti o altro di Alice nel Paese delle Meraviglie? Non mi direte che dopo maghi, angeli, vampiri e (ahimè) zombie ora è il turno dei bianconigli?

Ultima cosa. La Magic Press annuncia il secondo e grazie a Dio ultimo volume di 8.1 il teatro… Quella stronzata apocalittica che avevo recensito qualche giorno fa. Spero che non lo compri nessuno.

Chiedo scusa se questo articolo è risultato un po’ brusco. Sono stato poco bene in questi ultimi giorni, e dover parlare della pochezza di alcune case editrici non aiuta a tirarmi su. Alla prossima!

Analisi: Mega di marzo 2013 – RW Lion

Ebbene sì. La corsa a rotta di collo che ha investito, o sta investendo, il mondo dei comics americani spingendoli verso una marea di cover alternative è giunta anche a Mega che questo mese ci si propone con due diverse copertine. Non so se qualcuno sulla faccia del pianeta sia così folle o così maniacalmente collezionista da comprarle entrambe e, soprattutto, da tenerle in uno scaffale. A dir la verità non sono sicura nemmeno che a qualcuno freghi qualcosa della copertina del Mega del mese… In ogni caso una delle due copertine è particolarmente eloquente, e merita uno spazio in questa pagina.

La novità del mese è il meraviglioso All Star Superman, di Grant Morrison e Frank Quitely. Non ho ben capito cosa voglia dire la dicitura in verde “ed. Planeta” che compare dopo il codice di questo fumetto e di altri, se siano scorte di magazzino ancoro con il vecchio logo editoriale rese nuovamente disponibili o se si riferisca semplicemente ad albi pubblicati con le stesse caratteristiche tipografiche. Ma poco importa. Questo fumetto è un capolavoro assoluto. Scritto da dio e disegnato meglio. Di certo ci troviamo di fronte alla miglior serie di storie sull’Uomo d’Acciaio mai scritta, con buona pace dello sciamano. Tutti i mentecatti (sto scherzando, non prendetevela) che non ce l’hanno e che si professano amanti del fumetto americano farebbero meglio a mettersi in pari. A parte gli scherzi. Questa è un’ottima occasione per tutti quelli che non sfoggiano questo capolavoro in libreria, amanti del fumetto o no. Per ulteriori informazioni scrivetemi privatamente o attendete la recensione che, a questo punto, arriverà a breve. Si prosegue con le consuete serie regolari e con le consuete ristampe (sempre in “ed. Planeta”) più o meno interessanti. Così a occhio direi che le uniche degne veramente di nota siano Superman Terra Uno di Straczynski e Batman: cos’è successo al Cavaliere Oscuro di Gaiman.

Si prosegue con una new entry interessante nell’universo del pipistrello. Artiglio, un ex agente della Corte dei Gufi che torna a Gotham City per cercare di fermare, sembra, la corte stessa. Vedremo cosa ne uscirà. Di sicuro l’accoppiata Scott Snyder ai testi e Guillem March ai disegni mi ha più volte dimostrato la sua validità. Ripeto. Vedremo.

L’altra notizia bomba del mese è la ristampa di Tom Strong, capolavoro di Alan Moore pubblicato originariamente per ABC che ritorna finalmente disponibile dopo essersi perso per anni nei meandri oscuri del labirinto Magic Press, e di Ex Machina. Una cosa interessante di queste edizioni è il formato. Identico a quello di Watchmen Before Watchmen: 2,50€ per 32 pagine, identico all’originale. A questo proposito vorrei lanciare una riflessione. Perché se questo formato monografico ha avuto così successo, come ci conferma Lorenzo a pagina 18 della rivista, io sono comunque costretto a spendere quasi 4 euro per 24 pagine di JLA e altre 48 di nulla cosmico? Oppure, tanto per non fare distinzioni, 3 euro e 50 per 24 pagine di Devil e il resto di… più o meno dello stesso nulla cosmico? (Anche se Punisher a dirla tutta non è così male). Personalmente sono un grande fan delle testate monografiche che, seppur più costose, mi permettono di comprare solo le serie che realmente mi interessano.

Tra le serie nuove di questo mese c’è anche Batman: Arkham Unhinged, basato sul mondo del videogioco. Il precedente fumetto ambientato qui, Arkham City, è talmente brutto che sfido chiunque lo abbia letto a comprare pure questo.

Anche sul fronte Vertigo le cose sono davvero davvero interessanti. Viene rieditato, finalmente in volume unico, Death sempre della coppia Gaiman McKean. Se avete preso Sandman non potete perdervi questo. Viene ristampato Hellblazer, in edizione integrale e a un prezzo stranamente contenuto ma, soprattutto, comincia la pubblicazione italiana di Fairest, spin off della serie capolavoro dell’immenso Bill Willingham Fables.

Tirando le somme. Anche questo mese è un mese di grandi ristampe anche se, come cercherò di spiegare nello speciale che continuo ad annunciare sull’argomento, la modalità di pubblicazione adottata dalla RW è sostanzialmente differente da quella adottata, per esempio, dalla Panini. E ad essere onesto trovo molto più comprensibile, giustificata, ammirevole e tutta una serie di altri aggettivi positivi la politica RW rispetto a tutte le altre. In ogni caso questo numero di Mega, eccezion fatta per le testate regolari e per le sporadiche serie ai nastri di partenza (una su tutte Fairest), è dedicato a tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, sono rimasti indietro con i pezzi da 90 degli ultimi anni e e vogliono rimediare. Fatelo.

Analisi: Anteprima di marzo 2013 – Panini

Un mese è passato e questo comporta che siamo un pochino più vecchi, un pochino più saggi e che è uscita la nuova Anteprima. Non sono ancora riuscito a procurarmi Mega, quindi questo giro si comincia con le novità Panini. Spero non dispiaccia a nessuno, anche se credo che a nessuno freghi granché. Dunque. Notiziole d’apertura. Stefano Feltri urla a gran voce, a chiunque non lo sapesse già, che sta per uscire un nuovo capitolo di Star Wars, grazie della notizia. Come faremmo senza di te… Poi è il turno di MML, lo stesso tizio che un mese fa ci stava rompendo le balle sul reboot Marvel. Questo mese ci scrive, testualmente: “una cosa la voglio anticipare: stiamo lavorando a un’edizione di KEN IL GUERRIERO che farà storia (il caps lock è opera sua). Come è possibile che un titolo che ha già avuto TRE (di nuovo opera sua) edizioni nel nostro paese riesca a proporsi una quarta volta in maniera innovativa?” È quello che ci stiamo chiedendo tutti. Facciamo un riepilogo. La prima edizione era dell’ormai defunta Granata Press e chiunque la possieda e non si sia beccato un avvelenamento da piombo è fortunato. Poi c’è l’edizione Star Comics, economica al punto giusto. Per ultima arriva la d/Visual, con una stampa in grande formato (25×18,6 cm) con tutte le pagine a colori, edizione di gran prestigio. Ora. Davvero non credo che quest’edizione sarà migliore. D’accordo che il formato tankobon ha il suo fascino, ma dire che farà storia… Giusto per capirci. Nessuno che abbia l’edizione d/Visual comprerà quest’edizione. Comunque grazie MML del tuo entusiasmo maiuscolettato.

Per quanto riguarda le novità. Questa volta è tutto un gran casino. In soldoni, comincia Marvel Now, un po’ a singhiozzo ad essere onesti. Ad aprile usciranno “soltanto” Uncanny AvengersIron Man. Resta da capire che fine faranno le testate attualmente in corso, se verranno chiuse o rimarranno appaiate al reboot. Quello che vorrei far notare è l’esubero di edizioni Variant, Ultravariant, Megaipervariant eccetra. Per essere chiari. 5 diverse copertine dello stesso numero di un fumetto è oltraggioso. Per carità. Bellissima la cover dei Vendicatori disegnata da Milo Manara, carina la cover B di Iron Man disegnata da Skottie Young. Ma state davvero tirando troppo la corda. Fate copertine alternative per qualsiasi cosa, la gente prima o poi comincerà a stufarsi. E quando la corda si romperà saranno problemi. Anche se certamente non problemi miei. Segnalo anche Le Grandi Parodie Marvel che, dicono, dovrebbe essere una parodia di Fear Itself. Ora vi chiedo. Ma si può, ontologicamente parlando, fare una parodia di una cosa che di per sé era una parodia? Mah…

Per il resto la solita roba, AVX che sta per finire, ristampe, uno sfracellaio di albi sugli X-Men, altre ristampe… Ordinaria amministrazione.

La sezione manga presenta qualche (a dir la verità una) sorpresina. Opus, miniserie in due volumi del compianto Satoshi Kon che, a leggere la trama, sembrerebbe un racconto onirico stile Paprika, da comprare assolutamente. Finalmente annunciato L’Immortale numero 29, lo davo per morto, e l’ultimo numero della ristampa di City Hunter. Viene annunciato anche un certo Bloody Maiden con tanto di commento “un killer mascherato uccide a ritmo di metal!” Sarà certamente un’opera originale e priva di luoghi comuni… Già… Tutto il resto è il solito nulla scintillante. Solo che stavolta ho fatto dei conti sul nulla scintillante. Dei 42 albi proposti questo mese 5 sono ristampe di serie classiche, 10 sono shojo quasi del tutto trascurabili, una quantità inenarrabile sono shonen per ragazzini e, tolti tutti questi, a mio avviso di volumi passabili ne rimangono al massimo 3: OpusL’Immortale Ooku. 4 se contiamo anche Ali d’Argento di cui non so niente e che non riesco a giudicare. Di 37 manga proposti che non siano ristampe soltanto 3 meritano davvero attenzione… Chiunque voglia tirare delle conclusioni si senta libero di farlo.

Recensione: Konungar #1-2

È nuovamente arrivato il momento di recensire qualcosa di bello, soprattutto dopo il disastro di cui ho parlato l’ultima volta. Konungar, fumetto europeo di Sylvain Runberg (ai testi) e Juzhen (ai disegni). Ero un po’ dubbioso quando ho deciso di comprare il primo volume di quest’opera. Non avevo mai letto niente (o almeno niente di valido) ambientato nel magico ed affascinante mondo dei vichinghi (con buona pace di Vinland Saga che non seguo). Inoltre i fumetti di questo formato, diciamo formato francese per intenderci, costano un sacco di soldi. D’accordo che sono formati grandi, d’accordo che sono tutti a colori, d’accordo che sono cartonati, ma 15 euro per 96 pagine possono sembrare troppi. E per certi aspetti lo sono. Comunque alla fin fine sono rimasto più che soddisfatto del mio acquisto, così ho deciso di proseguire la serie che conta ad ora 2 soli volumi.

Nota vagamente dolente: la trama. Come abbiamo imparato alle scuole superiori studiando L’Iliade quando un’opera comincia la narrazione senza tanti preamboli e buttandoci subito nell’azione si dice che essa comincia “in medias res”, in mezzo alle cose. E Konungar comincia appunto in medias res; che non sarebbe male se non fosse che l’universo narrativo descritto da Runberg è fin troppo complesso per cominciare così, senza spiegazioni: ci sono i vichinghi, regno un tempo stabile ma solcato dalla guerra civile; ci sono i celti, che cercano di invadere il regno; ci sono gli orchi; c’è la minaccia costante dei centauri che sembra abbiano spezzato una tregua centenaria; c’è un macello di nomi di difficile pronuncia che non è scontato memorizzare e associare alle facce. Passato il duro impatto iniziale in cui si ha la sensazione di non seguire per nulla l’intreccio, tuttavia, il tutto diventa molto coinvolgente e appassionante. La cadenza irregolare (credo che in origine dovesse uscire un albo ogni due mesi, ma forse si sono persi per strada) non aiuta a seguire l’intrico narrativo, ma si può farsene una ragione, soprattutto per spalmare su più tempo il prezzo di copertina.

Quello su cui vorrei soffermarmi, e ciò che rende questo fumetto davvero degno di essere comprato, sono i disegni. Superbi. Dico davvero. Estremamente dettagliati, fotorealistici al punto giusto, dipinti con velate tonalità pastello, si abbinano perfettamente all’atmosfera a metà tra il reale e il fantastico che permea l’opera e a quell’aria epica tipica delle saghe nordiche. Anche il character design mi è piaciuto molto, dalle armature alle acconciature, dai vestiti alle barbe, davvero azzeccato. Non so che altro aggiungere. Dal punto di vista grafico questo fumetto è ammirabile, vale la pena prenderlo anche solo per sfogliarlo come fosse un illustration book. A mio avviso è una serie da avere. Assolutamente. Credo possa piacere sia ai fan del fumetto europeo più classico, sia agli appassionati di manga con non disdegnano di provare qualcosa di nuovo. Provate e fatemi sapere.

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