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Hanimero, ovvero la strana passione di giapponesi per gli occhi strani.

La Star Comics non è la sola casa editrice in crisi di idee con cui abbiamo a che fare, il fatto è che il suo è stato un crollo piuttosto verticale: partendo da un livello di qualità piuttosto elevato è deflagrata a livelli di indecenza inenarrabili. In ogni caso trovo che anche altre case editrici, seppur siano sempre rimaste un po’ in secondo piano, ultimamente abbiano abbassato il livello medio di qualità. Una di queste è la J-Pop. Non sono mai stato un fanatico di questa azienda, e non solo per l’agghiacciante scelta del nome: nonostante la qualità fisica degli albi sia notevole (ottima carta, sovracopertine, un buon rapporto qualità prezzo), i titoli proposti non mi hanno mai particolarmente entusiasmato. In anni che leggo fumetti giapponesi nessun manga proposto da questa casa si è guadagnato uno spazio nella mia libreria dei “fumetti davvero belli” e l’unico che mi è piaciuto fino in fondo e che ho trovato particolarmente interessante è Go! Go! Go Bambina! di Masaomi Kanzaki. Comunque di recente ho comprato 2 numeri uno targati J-Pop, uno dei quali è l’oggetto di questo articolo. Allora. Passiamo alle cose serie. Il manga in questione si intitola Hanimero, di Shiori Furukawa che a quanto scrive in seconda di copertina non dev’essere esattamente una veterana, ma questo non è mai stato un problema. Cominciamo.

Devo ammettere che ciò che più mi ha spinto a comprare questo volume, e ciò che di primo acchito risulta più insolito, è lo stile di disegno. Non è né bello né brutto, a dir la verità, è solo molto molto molto molto strano. Dalla copertina non traspare, ma sfogliando l’albo è evidente. Soprattutto per quanto riguarda i volti. E la cosa più strana di tutte sono gli occhi. Avete presente quegli shojo di fine anni 80 inizio anni 90 in cui tutti i personaggi avevano questi occhi giganteschi, pieni di riflessi e di goccioline? Ecco, qua è uguale ma a tinta unita. Sembra di guardare un gruppo di eroinomani all’ultimo stadio (faccio per dire, non ho idea di come sia un gruppo di eroinomani all’ultimo stadio). Non avevo mai visto uno stile del genere, davvero insolito, così mi sono convinto a leggere la storia sperando (sbagliandomi) che fosse altrettanto insolita.

Occhi strani #1

Occhi strani #2

Invece non è così. Senza fare degli spoiler esagerati la trama si può riassumere come segue. Yashiro Mitsumari (il protagonista) è un liceale che di nascosto disegna e pubblica fumetti erotici ispirandosi alla sua capoclasse nonché suo amore segreto Madoka Kisaki (sempre chiamata per nome E cognome con insistenza fastidiosa). Il problema è che lei è la tipica studentessa modello ligia al dovere e alla disciplina. Senonché pure lei si scopre essere un’aspirante disegnatrice di manga erotici (oh santo cielo, stiamo perdendo il senso della realtà) e tra i due nasce così una strana relazione segreta in cui i ruoli di padrone e cagnolino si invertono tra scuola e privato. Tutta la vicenda è drammaticamente simile nell’idea di fondo (tolto il lato erotico) a Le Situazioni di Lui e Lei, che se non avete visto sarebbe meglio rimediare. Insomma è tutto un po’ già sentito, con un macello di luoghi comuni, le tipiche gag e le altrettanto tipiche gaffe che succedono solo in questo tipo di manga, roba del tipo inciampo e cadendo palpo le tette alla tizia di turno. Santo cielo. Comunque il fumetto è tutto sommato godibile (ma non aspettatevi alta letteratura) ed essendo composto da soli tre volumi credo che continuerò a leggerlo.

L’ambientazione mi spinge, comunque, ad una riflessione che non ha molto a che vedere con questo fumetto nello specifico. Qualche riga fa scrivevo che stiamo perdendo il senso della realtà nel vedere la tipica ragazza carina e perbene rivelarsi in realtà una erotomane (esiste sta parola?) dalla dubbia sessualità. Ma ragionandoci su un po’, è davvero così strano? Fino a qualche anno fa nessuno si sarebbe mai sognato di pubblicare un fumetto con una trama del genere e, se qualcuno avesse tentato la follia, nessuno l’avrebbe letto. E se qualcuno l’avesse letto tutti gli altri lo avrebbero deriso. Soprattutto trattandosi di un fumetto di un genere, per così dire, “per ragazze”. Questo perché fino a qualche anno fa le ragazze o non leggevano manga in una sorta di moto di superiorità intellettuale oppure leggevano altre cose, da Nana a una qualsiasi stronzata di Wataru Yoshizumi. Invece adesso il mondo è invaso da ragazzine di quindici anni con i capelli tinti di colori improbabili caratterizzate principalmente da tre cose: un cattivo gusto disarmante nell’abbigliamento, una sessualità indefinita e soprattutto (per quanto riguarda questo blog) un gusto ancora più cattivo per i fumetti. Chiedete a una qualsiasi di ‘ste ragazzette quale sia, secondo lei, il più bel manga del mondo e, con ogni probabilità, vi dirà che non riesce a scegliere tra 2 yaoi, uno che non sembra uno yaoi ma in realtà lo è e una porcata con protagonista un maggiordomo dalle spiccate tendenze omoerotiche. Ora. Non ho niente, e ripeto NIENTE, contro gli omosessuali, anche se credo che ogni omosessuale del mondo dovrebbe avere più di qualcosa contro questo tipo di fumetti che, senza essere volgari, sono nella maggior parte dei casi merda sublimata che infanga una categoria intera di persone. Se questo è il contesto, tornando a noi, non c’è da stupirsi se la protagonista del manga che stiamo leggendo ha un rapporto strano con la pornografia e non c’è da stupirsi se nessuno esce in strada gridando che il mondo non funziona così. Perché il mondo, soprattutto quello del lettore medio di manga, comincia a funzionare esattamente così. Ma ne riparleremo con calma. Fine della digressione.

(tutte le immagini appartengono ai loro rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Hanimero, ovvero la strana passione di giapponesi per gli occhi strani.

  1. Devi smetterla di leggere i primi numeri di fumetti a caso sparando quasi al buio, poi in realtà tanto buoi non è: guaradando la copertina mi aspetto una cosa, poi leggo la tua recensione e… ci ho preso.

    • A parte gli scherzi questo fumetto non è poi così pessimo. In ogni caso vista la recente penuria di manga di qualità sento la necessità di provare almeno i numeri uno che mi ispirano, anche solo vagamente, sperando che ne esca qualcosa di buono.

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