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Nina Stardust, un fumetto davvero strambo

L’altro numero uno J-Pop di cui parlavo nella scorsa recensione si intitola Nina Stardust, di Satoshi Fukushima. Non sono riuscito a trovare alcuna informazione utile sull’autore, credo che questa sia la sua prima opera anche se non ci attaccherei la testa. Comunque è attualmente composta da 3 volumi ma è ancora in corso di pubblicazione in Giappone il che, a dire il vero, è un grosso problema: non capisco bene il motivo per cui in Italia cominciano a pubblicare serie ancora in corso in patria soltanto per poi arenarsi dopo qualche mese non appena ci si è messi in pari; un po’ come sta succedendo con Billy Bat, per dirne uno. In ogni caso questo fumetto ha subito attirato la mia attenzione e non ho potuto fare a meno di leggerlo e, differenza di Hanimero di cui parlavo ieri, Nina Stardust mi ha davvero convinto e credo che alla fine risulterà una grande opera.

Il primo aspetto insolito, anche questa volta, è lo stile di disegno. Molto dinamico e molto dettagliato un po’ alla Yu Kinutani ma molto più arioso e con linee un po’ meno pulite. Il character design è fenomenale, e quando ho visto per la prima volta Taihei (il ragazzo della protagonista) mi è venuto un colpo. Di botto mi sono passati davanti agli occhi un sacco di personaggi già visti (uno su tutti Nabeshi, di Excel Saga) e la sensazione è stato un po’ quella di conoscere già il personaggio. La protagonista stessa, Nina; è splendida e molto espressiva. Non so che altro dire del disegno, mi è piaciuto un sacco ed è abbastanza diverso dal solito da essere interessante, bisognerà tenere d’occhio questo autore anche in futuro.

La trama è altrettanto interessante, e funziona grossomodo a episodi semiscollegati, con svariati salti temporali: il primo volume copre un tempo narrativo di una settantina d’anni. Hoshikuzu è un robot in cerca di un padrone che possa, quando necessario, sostituirgli le batterie in modo che la sua memoria non venga cancellata. A questo scopo si avvicina a Nina e, successivamente, a Taihei e fra i tre nasce il rapporto che è oggetto della narrazione del primo albo. Il tutto è ambientato in un mondo futuribile con il Sole e la Luna che dialogano con gli abitanti e con grossi pesci spaziali che ogni tanto entrano nell’atmosfera. Per tutto il fumetto si respira un’aria a metà tra il realistico e l’assurdo che mi ha fatto ripensare (non senza nostalgia) all’immenso FLCL dello studio Gainax. Inoltre mi intrigano sempre le storie in cui uno dei protagonisti è un robot perché trovo molto interessante il modo in cui ogni autore riesce a fargli provare emozioni e sentimenti. Da Hotel (recensito qualche tempo fa) a Pluto di Naoki Urasawa, fino ad arrivare a Nina Stardust; senza scomodare pesci più grossi.

Sono molto soddisfatto dell’acquisto e di certo continuerò a seguire questo fumetto e, con ogni probabilità, ogni altro di questo autore quando ce ne sarà data la possibilità. I disegni sono splendidi e poco convenzionali, i personaggi sono ben orchestrati e ben caratterizzati, tocca argomenti interessanti come, appunto, la sensibilità di un robot e la trama scorre che è una meraviglia. Perché non leggerlo? Esatto. Nessun motivo valido.

(tutte le immagini appartengono ai loro rispettivi proprietari)

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