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Continuity, questa sconosciuta

Uno dei principali motivi per cui molto spesso i lettori abituali di manga faticano ad avvicinarsi al mondo del fumetto statunitense, in particolar modo al genere supereroistico, è quel concetto complicato e mai del tutto capito che è la “continuity”. Ma cos’è la continuity? Una semplice ricerca su Wikipedia ci fornisce una prima definizione di tale concetto e un buon punto di partenza su cui fare alcune riflessioni. Cito. Nei fumetti la continuity è l’unità di tempo, luogo e azione in cui si svolgono gli eventi, il termine serve a creare una linea spazio-temporale consistente in cui l’azione si svolge. Cosa significa questa frase? Significa in soldoni che ogni supereroe di una data casa editrice appartiene allo stesso universo cui appartengono gli altri eroi della stessa casa. Per esempio Batman pur operando a Gotham City appartiene allo stesso universo narrativo cui appartengono Superman, Wonder Woman, Lanterna Verde e compagnia bella giustificando, in questo modo, l’esistenza dei vari crossover tra le testate come, per restare in tema DC, le vicende della JLA. Chiameremo questo concetto “continuity spaziale”. Ma la questione non si limita a questo: esiste anche una sorta di “continuity temporale”. Essa serve a mantenere una sorta di coerenza storica tra le vicende attuali, quelle narrate anni fa e quelle a venire: l’idea è che se succede qualcosa di irrimediabile, per esempio la morte di un personaggio, tale evento influisca sulle vicende future. Esempio: se, nel numero 10 di Batman, Barbara Gordon rimane paralizzata e viene costretta in carrozzella, in tutti i numeri successivi lei dovrà essere in carrozzella (a meno che non venga esplicitamente curata) per coerenza con quanto successo in quel numero.

Un altro aspetto di continuity è la “continuity con il mondo reale”.  E qui cominciano i problemi. Se da un lato uno spillato mensile di 24 pagine NON copre effettivamente un mese di vita del personaggio, è evidente che le vicende sono sempre in un qualche modo attuali, calate nella realtà odierna. Ma erano calate nella realtà odierna anche venti, trenta, quarant’anni fa: ciò dovrebbe significare che Batman ora come ora dovrebbe avere una settantina d’anni, qualcuno di meno forse. L’idea di continuity, nata per mantenere una coerenza storica e narrativa tra gli eventi riguardanti non solo un dato personaggio ma tutto l’universo a cui appartiene, possiede insita nella sua natura la necessità di continui reboot e aggiornamenti dei personaggi. Rendendo in un certo senso vano lo stesso scopo per cui è nata.

Mi spiego meglio con un esempio. Nel 1939 nasce Batman ad opera di Bob Kane e Bill Finger. Il personaggio ha le sue origini e la sua vita precedente l’inizio della narrazione. A quel punto, quando la prima storia ha inizio, la continuity temporale (che al tempo non esisteva, ma facciamo finta, per amor di esempio) impone che le vicende dell’uomo pipistrello siano coerenti in modo che leggendole di fila si abbia come l’impressione di avere per le mani la biografia di un personaggio reale. E questo è buono, perché rende più verosimile lo scorrere della storia che, si spera, in questo modo dovrebbe presentare meno incoerenze. In un modo ideale tutto procede quindi bene, con coerenza e senza contraddizioni fino a quando, diciamo dopo 50 anni di pubblicazioni, qualcuno si rende conto che Bruce Wayne sembra avere la stessa età o giù di lì da un sacco di tempo, e questa è la prima incoerenza grossa. E l’unico modo per aggirare il problema è fare un reboot del personaggio: nel modo più semplice immaginabile vengono riscritte le sue origini traslandole ad un’epoca più recente. Dal punto di vista del lettore, in ogni caso, questi paradossi sono forse il problema più trascurabile dato che non snaturano la natura del personaggio e non creano danni alla vicenda singola.

I danni grossi cominciano, per un lettore più smaliziato e più “anziano”, quando ogni arco narrativo fa riferimento a diverse linee narrative, con diversi eventi passati, a seconda del gusto dell’autore. Per esempio in una storia Barbara Gordon è sanissima, mentre in un’altra pochi mesi dopo è in carrozzella. Ciò accade quando si comincia a mettere in discussione la necessità di continuity di questo modo di fare fumetti che è tipicamente endless o a lunghissima pubblicazione. E a questo punto arrivano Crisi sulle Terre Infinite Crisi sulle Terre Multiple che aggiustano la situazione ribadendo a chiare lettere: ogni storia di ogni testata appartenente allo stesso universo deve essere coerente con sé stessa e con tutte le altre affinché non sorgano dei problemi, in caso contrario deve essere chiaro che si tratta di una storia “fuori continuity”. Ma questo è sufficiente a evitare ulteriori problemi? O c’è qualcos’altro, sempre insito in questo concetto, a dar fastidio? E ci sono, come sembra, soltanto lati negativi e limitazioni? E come si trasmette tutto questo nella traduzione e nella pubblicazione in altri Paesi? A queste domande cercheremo di dar risposta nel prossimo articolo.

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