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The Fucking Frogman, senza parole

Immagine di copertina, dalla pagina DeviantArt di Marco Pagnotta, colorista. Visitatela, mi raccomando!

Sono finalmente riuscito a procurarmi gli altri due albi targati BookMaker Comics di cui parlavo qualche tempo fa nella recensione di Nerd BashThe Fucking Frogman Land of the Brave. Di quest’ultimo parleremo tra un po’, vi anticipo solo che fra i tre era quello in cui riponevo più speranze e, allo stesso tempo, quello che mi è piaciuto meno (nonostante i presupposti siano interessanti e abbia tutta l’intenzione di continuare a seguirlo). Oggi parliamo dell’altro. Oggi parliamo dell’Uomo Rana. Del fottuto Uomo Rana.

Sono rimasto completamente spiazzato da questo fumetto. Ad esser sincero l’idea non mi dispiaceva ma non riuscivo a capire come potesse uscirne qualcosa di interessante. Questo fino a quando non l’ho comprato, e sfogliato. E letto. Questo fumetto è fottutamente epico. Inizio scusandomi per il linguaggio grezzo di quest’articolo, il fatto è che è il fumetto stesso ad esser scritto così, volevo adattarmi un po’. Dicevamo. Epico. L’incipit è ai limiti della genialità, e fomenta il lettore catapultandolo in questo strambo mondo il cui supereroe è uno sciroccato (sembra) che va in giro travestito da rana.. Non si sa perché lo faccia. Il protagonista era un semplice soldato in missione in Afghanistan, dove qualcosa di tragico ha mutato la sua coscienza fino a farlo diventare (per usare le parole di Anteprima) una specie di ecoterrorista. L’albo presenta vari flashback che cominciano a delineare la storia passata del nostro eroe ma siamo solo all’inizio e, come specificato nell’introduzione, non è ancora giunto il momento di sapere tutta la verità. Ma, sempre come scritto nell’introduzione, poco importa. Abbiamo altro a cui pensare: un pazzo vestito da uccello sta avvelenando i poveri pennuti per qualche torto che ha subito dagli uccelli stessi. Il risultato è che piovono volatili. Quindi un altro pazzo vestito da rana deve intervenire.

Il problema principale di quest’albo è, come nel caso di Nerd Bash, il formato. Le 23 pagine che compongono questo primo numero scorrono via velocissime, e questo è positivo da un lato perché significa che la narrazione funziona, ma allo stesso tempo si ha la sensazione di aver letto troppo poco, e il mese che ci separa dal numero 2 è lento a passare. Temo che questa dilatazione dei tempi possa influire sulla fruibilità e sulla piacevolezza dell’opera, anche se comprendo le difficoltà legate a disegnare più pagine in un mese. In ogni caso, rispetto alla storia dei nerd, qui ci troviamo di fronte ad un problema opposto: se in Nerd Bash le prime pagine erano colme di espedienti che rendevano il numero uno una sorta di antipasto per far partire la storia vera e propria, The Fucking Frogman si lancia a capofitto nella narrazione, che parte velocissima tanto da spingermi a chiedermi quanto questo ritmo potrà durare. Ho fiducia negli autori, quindi spero per un bel po’, se così fosse avremmo per le mani un piccolo capolavoro.

A leggere le avventure dell’Uomo Rana si ha l’impressione di avere per le mani l’opera di un Garth Ennis un filo più posato, e questo mi piace molto: nonostante l’uso costante di termini “volgari” e “parolacce” (del tutto in linea con il tono della narrazione) e nonostante la presenza assidua di scene violente o al limite del verosimile, non si ha mai l’impressione che una scena sia stata inserita forzatamente. L’iperviolenza di Ennis, soprattutto nelle sue ultime opere (qualcuno legge Crossed?), alle volte, per non dire spesso, risulta fastidiosa e forzata, come se l’autore sentisse in un qualche modo il morboso bisogno di sconvolgere il lettore esagerando costantemente, passando sempre il limite, anche a scapito del buon senso. Qui non è così, e non posso che complimentarmi con Massimo Rosi e con Matteo Gerber, gli scrittori, per non aver ceduto alla tentazione di strafare in maniera innaturale. Anche i disegni di Mario Cocciolone mi sono piaciuti parecchio: lo stile vagamente deformed dei personaggi ben si adatta alla trama e le tavole sono dinamiche e animate al punto giusto, anche se un paio di vignette mi sono risultate poco chiare. Il character design è semplicemente splendido e non dirò altro a riguardo.

Che altro dire? Mi sono veramente entusiasmato nel leggere questo fumetto. Ha pienamente ripagato la fiducia che avevo riposto nella nascente BookMaker Comics, facendomi divertire con qualcosa di insolito: era un po’ che cercavo qualche fumetto “indie” (passatemi il termine) davvero ben fatto, ed eccolo qua. Alcuni dubbi rimangono, per carità: sul costo e sul formato degli albi e sui tempi editoriali di pubblicazione, nonché sulla distribuzione (ho davvero faticato a trovare questi fumetti io che li stavo cercando, credo che sia difficile per il lettore occasionale imbattercisi per caso). Ma su tutti questi problemi, almeno per ora, sono più che disposto a passar sopra considerando la giovanissima età della casa editrice. In ogni caso, questo fumetto è fottutamente consigliato. Cercatelo, compratelo e soprattutto leggetelo.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi aventi diritto)

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4 thoughts on “The Fucking Frogman, senza parole

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