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I nuovi Darkness e Witchblade

Premetto che non ho mai letto nulla dell’universo di Witchblade e che sono abbastanza ignorante in materia: quando ho cominciato ad interessarmi a fumetti di questo tipo eravamo già piuttosto avanti con la numerazione, anche in Italia, e parecchi numeri risultavano di difficile reperibilità. Devo ammettere, tuttavia, che questo mondo mi ha sempre affascinato così ho approfittato di questa specie di reboot (si, anche qua, sembra una dannata epidemia) per provare ad inserirmici: ho così comprato e letto i numeri uno di Witchblade e Darkness.

Come da premessa non ho la più pallida idea di come questi due volumi si colleghino alle saghe precedenti, se siano o meno coerenti con la continuity passata o se ripartano da zero. Quindi prendete le mie parole con le pinze dato che ho affrontato questi albi da completo neofita e senza farmi troppe domande.

Witchblade

Scritto da Tim Seeley, che non conosco, e disegnato da Diego Bernard, che non conosco. Il volume si apre con alcune pagine di introduzione (comuni anche a Darkness) in cui il narratore spiega brevemente come funziona il mondo: esistono 13 artefatti, oggetti magici dal potere smisurato, che se riuniti avrebbero la capacità di distruggere il creato. Questi artefatti si legano a un essere umano, un ospite, conferendogli parte del loro potere ma mantenendo una sorta di coscienza autonoma: Sara Pezzini è l’ospite di Witchblade. Da quello che ho capito questi oggetti si bilanciano a vicenda, rappresentando ognuno un diverso lato della “forza”. Insomma, sembra che Darkness, il narratore, abbia creato assieme a Witchblade un altro mondo, un altro creato, in cui si svolgono questi eventi anche se in questa storia non sembra essere un dato rilevante.

Sara, trasferitasi da poco a Chicago, inizia la sua nuova carriera di detective privato e la storia prende il via tra magia nera e beghe con la polizia che non la vede di buon occhio. Onestamente non sono rimasto particolarmente impressionato. La trama scorre, ma è troppo incasinata e scritta in modo che spesso bisogna rileggere più volte le stesse righe per capirci qualcosa, e allo stesso tempo tutto parte da dei presupposti piuttosto scontati rendendo gli eventi vagamente scontati. Sara comincia a sentirsi vecchia e con le rughe, nonostante appaia come poco più che trentenne, i “cattivi” sembrano essere dei mangia-uomini che hanno scoperto la fonte della giovinezza, il problema dell’età che avanza pare così importante (per mi protagonisti, non per il lettore) che Sara per poco non si fa corrompere nonostante sia in possesso di un artefatto potentissimo che la rende quasi onnipotente: può volare, uccidere i cattivi, ammaliare i buoni… Trovo poco credibile che una trentenne con questo potere si lasci tentare dalla possibilità di tornare indietro di un paio d’anni e sentirsi di nuovo ammirata quando va in discoteca. Insomma, mi è sembrata una storia insipida in cui lo scrittore ha voluto inserirci a forza dei casini per renderla più interessante. Questi casini sono per esempio una micro storia d’amore, un culto di streghe con tanto di bacchetta che amano danzare nude e girare in moto e amenità simili. Siamo chiari, non è che il tutto sia brutto, però neanche troppo bello. In ogni caso sufficientemente bello da meritare una seconda possibilità col volume due, della serie “non si giudica un libro dalla copertina, e non si giudica un fumetto dal numero uno”.

I disegni e la costruzione delle tavole mi sono piaciuti meno. Anche loro non sono male ma Witchblade, soprattutto trasformata, non è abbastanza “gnocca”, cioè, dovrebbe essere tipo super sexy ma non lo è: preferivo il vecchio character design. Poi ci sono tette, culi, scollature e donne nude una vignetta sì e una no, cosa che alla lunga diventa vagamente fastidiosa: se volevo leggere un fumetto il cui punto di forza fosse il fanservice mi rileggevo il primo numero di Prison School.

Darkness

Scritto David Hine, che dovrei conoscere ma non riesco a farmi tornare in mente dove l’ho già sentito, e disegnato da Jeremy Haun, che non conosco. Tutt’altra storia, tutt’altra levatura. Jackie Estacado, criminale vecchio stampo (spaccio di droga, riciclaggio, giacca e cravatta, aspetto piacente e aria da maledetto), è l’ospite umano di Darkness (il che in realtà giustifica l’aria da maledetto). Qui il fatto che il mondo non sia quello “originale” è il punto cardine della trama e si riflette nel rapporto di Estacado con la moglie e la figlia. Davvero ben gestito, a tal proposito, il dialogo sulle fiabe che si conclude con la bimba che chiede al padre “come faccio a sapere che sono reale?”. Geniale. Per rispondere a un “capriccio” della moglie Jackie si libera di Darkness ma il procedimento non va come sperato e la creatura diventa una specie di “doppio malvagio”, con il suo stesso aspetto ma senza moralità. E da qui cominciano i casini, tutto il mondo artificiale costruito da Jackie comincia ad andare in pezzi, gli animali marciscono, la moglie comincia ad impazzire. Vedremo come finirà. Tutta questa faccenda soprannaturale crea un bel contrasto con le vicessitudini “civili” di Estacado, fatte di poliziotti poliziotti corrotti, indagini, regolamenti di conti, guerre per il territorio, mafia, interrogatori. Sembra di leggere uno Scarface condito con elementi di magia nera, ma il tutto non risulta assolutamente fastidioso, anzi. Davvero ben scritto e ben architettato. Anche i disegni rispecchiano bene l’atmosfera, con le giuste scelte cromatiche a sottolineare la differenza tra il “buono” Jackie e il “malvagio” doppleganger Darkness; i volti sono espressivi al punto giusto, le tavole sono pulite ma dettagliate. Ottimo il character design sia dei personaggi che dei mostri, che spesso sottolinea la sottile dualità tra bene e male insita nella trama. Questo albo mi è piaciuto davvero molto e merita di certo di essere letto.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “I nuovi Darkness e Witchblade

  1. Pingback: Analisi: Anteprima di giugno 2013 – Panini | dailybaloon

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