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Storia dell’Universo Marvel parte 2: Vendicatori Divisi

La settimana scorsa, come molti di voi ricorderanno, avevamo cominciato ad osservare la storia recente dell’Universo Marvel prendendola un po’ alla larga con Secret War che, come annunciato, non era un vero e proprio crossover come lo intendiamo ora (o almeno come lo intenderemo d’ora in avanti): per quanto fosse interessante cominciava e finiva praticamente lì e la si poteva prendere come uno one-shot scollegato dalla continuity ufficiale. Oggi parliamo del primo maxi-evento vero e proprio che ha scosso il mondo dei Vendicatori nella storia recente. Vendicatori Divisi esce nel 2004 (quasi contemporaneamente a Secret War) ed è anch’esso scritto da Brian Michael Bendis che, da quel momento, sarebbe diventato non solo il “gestore” di tutti o quasi gli eventi a venire ma anche uno tra gli scrittori più prolifici degli ultimi anni dimostrando, proprio con queste due saghe, la sua capacità di reggere più testate allo stesso tempo. Cominciamo dunque con la trama.

Trama

La vicenda si apre alla Villa dei Vendicatori in una tranquilla giornata di sole: i presenti stanno chiacchierando e mangiando ignari del casino che di lì a poco sarebbe piombato loro addosso. D’improvviso l’allarme di violazione del perimetro suona e si vede il corpo macilento di Jack Hart, il Fante di Cuori (non preoccupatevi se non lo conoscete), deceduto qualche tempo prima camminare nel giardino della casa. Quando Ant-Man gli va incontro, a metà tra il felice e l’incredulo nel vedere il suo amico nuovamente “vivo”, Hart mormora che gli dispiace ed esplode uccidendo se stesso (di nuovo) e Ant-Man e devastando la villa. Nel frattempo ad una conferenza dell’Onu Tony Stark, in armatura, durante il suo discorso in qualità di segretario alla difesa degli Statu Uniti sembra ubriaco e attacca verbalmente il delegato di Latveria (la nazione il cui capo è Victor von Doom alias Dottor Destino); né Hank Pym né Pantera Nera riescono a far ragionare l’amico Vendicatore che viene fatto allontanare dall’aula e licenziato nonostante lui giuri di non aver toccato alcol. Torniamo alla Villa dove un velivolo controllato da Visione, Vendicatore androide e storico membro del gruppo, si schianta distruggendo quanto rimane dell’edificio. Visione annuncia ai compagni che non ha più il controllo del proprio corpo che poco dopo comincia a marcire, dai suoi resti vengono espulsi 5 robot Ultron (intelligenza artificiale nemica dei Vendicatori) che creano ulteriore disastro. Capitan America e compagni riescono a stento a controllare la situazione ma a battaglia finita She-Hulk, fuori di sé dalla rabbia, distrugge del tutto il corpo del compagno Visione ritenendolo responsabile di quanto avvenuto e rendendo impossibile la sua ricostruzione. She-Hulk inizia così una furiosa lotta contro i rimanenti compagni mandando Wasp, moglie di Hank Pym, in coma e Cap in ospedale.

Poco dopo assistiamo a una durissima discussione tra Iron Man e Occhio di Falco sulla presunta ubriachezza di Tony all’Onu che, vedendo che i compagni non sembrano credere alla sua versione, se ne va (si potrebbe dire sbattendo la porta, ma non ci sono più porte). Tutti i membri dei Vendicatori si trovano davanti ai resti della Villa per discutere o capire il da farsi, soltanto per assistere all’arrivo di una nave da guerra Kree (una delle civiltà aliene più avanzate) armata e pronta a dare inizio a un’invasione. Nello scontro Occhio di Falco viene colpito e la sua faretra, con il suo arsenale di frecce multiuso, prende fuoco: poco prima di esplodere Clint assale un soldato Kree e, utilizzando il suo Jet Pack, si lancia sulla nave base facendola esplodere. Abbiamo così il quarto cadavere di una giornata che sembra non finire mai. A questo punto il Dottor Strange, all’epoca stregone supremo, si teletrasporta nella zona e spiega la natura di tutti gli avvenimenti. L’autrice di tutta questa follia è Wanda Maximoff, alias Scarlet, figlia di Magneto e moglie di Visione, mutante con il potere di alterare la realtà tramite una forma di magia caotica: non potendo avere figli a causa della natura meccanica del marito li creò da sé usando il proprio potere. Solo che le cose non andarono come sperato e i due figli così generati morirono, se si può dire dato che non sono mai realmente esistiti. Per evitare che Wanda cedesse alla pazzia il ricordo della perdita dei bambini venne cancellato dalla sua mente, almeno finora. Riacquisita la memoria di quel tragico evento Scarlet perde completamente il controllo su se stessa e sul suo potere e inizia involontariamente ad alterare la realtà allo scopo di ricreare la propria famiglia, con le conseguenze che abbiamo visto. Strange porta i Vendicatori da Wanda, in una specie di piano astrale dove assistiamo alla ormai completa pazzia della mutante, e dopo un difficile scontro gli eroi riescono ad avere la meglio e consegnano il corpo inerme della loro vecchia compagna al padre Magneto che la porta con sé, non si sa dove.

I Vendicatori rimasti non hanno una base in cui tornare, Tony Stark non ha più abbastanza soldi né abbastanza forza d’animo dopo quanto successo di finanziare il gruppo e ricostruire la Villa. I Vendicatori si sciolgono e, di fatto, cessano di esistere per come li conosciamo.

Commento

Vendicatori Divisi. Il contrasto che il titolo crea con il tipico grido di battaglia “Vendicatori Uniti” sarebbe da sé sufficiente a spiegare l’opera. Perché alla fin fine è di questo che si sta parlando: i Vendicatori non sono più uniti, sono divisi. L’impronta che Brian Michael Bendis intende lasciare sull’Universo Marvel comincia ad essere evidente, e sarà sempre più evidente al passare del tempo. Non so quanto lo scrittore americano sia stato libero di proporre le proprie idee senza vincoli o quanto sia stato “consigliato” da una direzione più alta, resta il fatto che Bendis arriva, fa a pezzi tutto lo status quo e rimette i tasselli a posto creando qualcosa d’altro. Non conosco sufficientemente a fondo la cronologia precedente per giudicare se questo qualcosa, che nasce proprio sulle pagine di Vendicatori Divisi, sia migliore o peggiore, di certo è diverso. Fino al 2004 i Vendicatori erano uno dei vari supergruppi di casa Marvel, probabilmente nemmeno il più importante nonostante raccogliesse dentro di sé alcuni degli eroi più amati di sempre. Questa saga prende il vecchio concetto, la vecchia immagine, dei Vendicatori e lo demolisce per porre le basi a un radicale cambiamento, che di lì a poco avremmo visto nelle pagine di New Avengers con cui i Vendicatori diventano il cardine dell’intero Universo Marvel. Insomma, niente sarà più come prima, e gli eventi narrati in queste pagine saranno di primaria importanza per comprendere gran parte degli avvenimenti futuri. Credo che nessun crossover Marvel (parlo sempre di storia recente) sia stato così importante, abbia provocato effetti così duraturi, eccezion fatta per House of M e, forse, Civil War, e questo dovrebbe essere indice dell’importanza storica di questa “piccola” opera scritta da quello che all’epoca era uno scrittore “minore”. In virtù di tutto ciò Vendicatori Divisi è IL punto d’ingresso per eccellenza per qualsiasi nuovo lettore, che vi troverà le radici di tutta la continuity successiva.

La trama scorre liscia ed è, a ben vedere, davvero ben architettata. La si potrebbe riassumere, in poche parole, così: una strega con il potere di manipolare la realtà impazzisce e la realtà impazzisce con lei. Ho davvero apprezzato il parallelismo, necessario ma non scontato, tra la follia di Wanda e la follia che si abbatte sui Vendicatori che si vedono costretti, in un giorno che comincia tranquillo, ad affrontare compagni che tornano dalla morte, Visione che si decompone sputando dei robot assassini, Tony Stark ubriaco, un’invasione Kree… Eventi del tutto scollegati che trovano un senso solo dopo la scoperta del loro artefice. Un altro aspetto che mi è davvero piaciuto sono le reazioni umane dei protagonisti, che sono credibili e coerenti. Quando i personaggi di un’opera di finzione si comportano a caso, compiendo  azioni senza senso, si fa davvero fatica ad apprezzare la narrazione poiché essa perde istantaneamente di credibilità e diventa difficile immedesimarsi. Non è questo il caso. Qui i Vendicatori si trovano di fronte, più volte, alla morte, alla perdita, alla follia, alla rabbia, al sacrificio. E si comportano di conseguenza. Vedere She-Hulk fare a pezzi il cadavere di Visione e attaccare i propri compagni non è facile, ma è comprensibile; vedere Occhio di Falco e Hank Pym dare contro e perdere fiducia in Tony Stark credendolo ubriaco fa arrabbiare, perché magari lo potevano ascoltare, ma è comprensibile; vedere Tony incazzarsi di brutto e rimanere infinitamente demoralizzato di fronte alla mancanza di comprensione dei suoi amici è forse scontato, ma è credibile. E tutto ciò è quanto ho apprezzato di più di questa saga: il comportamento dei protagonisti è sempre comprensibile, ha sempre senso, anche se alle volte non condivisibile. Le stesse azioni di Wanda, per quanto siano gravi, si possono capire alla luce della sua storia passata, come rivela il Dottor Strange: non ci troviamo di fronte a un supercriminale qualsiasi che attacca i superbuoni così, perché gli va, o perché è cattivo e colpire i buoni è quello che fanno i cattivi. Qui ci sono sempre motivazioni, spiegazioni, contesti ben più articolati di un dualismo bianco-nero che sa di stantio. Ed è molto bello il fatto che, nonostante i personaggi coinvolti siano tutti eroi, agenti del bene, con un concetto ferreo di giusto e sbagliato, spesso commettono errori o perdono la calma di fronte ad eventi che è giusto facciano loro perdere la calma: la loro casa è distrutta, sono stati traditi e uccisi e, per quanto perdonare sia giusto, non tutti ci riescono, ci vuole del tempo per riacquistare la fiducia persa, per ricostruire. Trovo detestabile quando un eroe si trova di fronte a situazioni insostenibili e non si pone nemmeno il più piccolo dubbio su cosa sia giusto fare; un po’ come quanto sta succedendo ora dopo AvX: la gente parla con Ciclope e non gli dice “sei un genocida” piantandogli una pallottola in testa; lo mette in prigione, ci parla normalmente, ascolta quanto ha da dire, lo perdona. È inaccettabile. Oggi è inaccettabile la figura del supereroe incorruttibile, senza dubbi, che vuole bene a tutti e perdona tutti: è anacronistica. La perfezione non esiste, nemmeno tra i Vendicatori, ed è giusto che sia così. Purtroppo non sempre vedremo, d’ora in avanti, questo tipo di caratterizzazione psicologica, anche perché (nonostante non sia un suo grande fan) non tutti gli scrittori sono Bendis, non tutti sanno quello che stanno facendo quanto lui. È un peccato, perché se c’è una sola cosa che sarebbe bello rimanesse di questo fumetto è proprio questa: il mondo è cresciuto e i supereroi sono cresciuti con lui. E probabilmente è proprio per questo che è stato necessario “uccidere” i vecchi Vendicatori per dare spazio a nuovi progetti, a nuove idee. Dalle ceneri di Vendicatori Divisi nasceranno i Nuovi Vendicatori, e con loro nascerà il nuovo Universo Marvel.

La saga Vendicatori Divisi è stata originariamente pubblicata sulle pagine de Il Mitico Thor (la testata ora ha cambiato nome e si intitola Thor e i Nuovi Vendicatori) nei numeri da 74 a 77, ormai esauriti. È esaurita anche l’edizione da edicola della collana Supereroi Le Grandi Saghe, mentre è disponibile ed ordinabile la ristampa della pubblicazione in formato 100%, al prezzo di copertina di 14 euro (secondo il sito PaniniComics). Come ho già detto ampiamente è una saga molto bella e molto importante e mi sento di consigliarla, anche visto il prezzo assolutamente non esagerato, a chiunque voglia provare ad entrare nel mondo Marvel facendosi un’idea almeno delle tappe fondamentali che hanno portato, in una decina d’anni, ad AvX.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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5 thoughts on “Storia dell’Universo Marvel parte 2: Vendicatori Divisi

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  3. Ed anche qui parte un piccolo commento.
    Iniziamo dal presupposto che conservo gelosamente un bel po’ di albi Corno (ieri sono riuscito a resistere alla tentazione di comprarne altri, trovati a prezzi stracciati in un mercatino a Ragusa) e che le ultime cose Marvel che ho letto risalgono a pochi mesi dopo la nascita della Marvel Italia.
    I miei albi Play Press e Star Comics mi ricordano i meravigliosi anni del ‘ritorno in edicola’.
    Detto ciò, non sono molto attirato dai nuovi stili grafici dei disegnatori; per me, adolescente quarantenne, Jim Lee era il top. Io penso che il disegno debba essere Disegno, il dipinto debba essere Dipinto e lo stile ipercinetico a metà fra un cartoon ed un manga, beh, su questo ti risparmio il mio pensiero in merito.
    Con gli anni ho trovato il fumetto Marvel sempre più infantile, eccessivo nella parte disegnata e spesso inutilmente sensazionalistico nelle sceneggiature.
    Civil War mi lasció, a suo tempo, perplesso per l’intenzione, nemmeno tanto velata, di voler sterzare bruscamente verso scenari più “maturi” ma senza riuscirci.
    Certo, il Comicode, certo, la cultura statunitense, ma dalle mie parti si dice che la guerra è guerra. Qui ci sono personaggi che muoiono e poi resuscitano, gente che esplode ma niente sangue, innocue nascite di non si capì bene quali squadre. Una parola: Confusione. Il tutto al soldo del mercato.
    Va però detto che ho sempre subito il richiamo della grande emme rossa e questa saga, così come l’ultimo, definitivo, Ragnarock, vorrei provare a leggerla.
    So già che resterò deluso, ancorato a quell’odore di superbusta Corno e alla novità che furono gli albi Play e Star, ma spero che qualcosa sia cambiato.

    P.s.
    In effetti il commento non era poi così “piccolo”
    P.p.s.
    …calcola che ho smesso di leggere Dylan Dog molto prima del tanto reclamizzato Nuovo Corso e questo mi lascia pensare, ora, che o non sopporto nessun tipo di novità stilistica o che sono un vecchio brontolone malefico!

    • Dunque, innanzitutto grazie per il corposo commento (non esistono commenti troppo lunghi, lo spazio digitale è infinito). Condivido parte delle tue riflessioni, altre meno, e cercherò di dirti la mia in maniera compatta (senza divagare).
      Per quanto riguarda lo stile di disegno. Sarà che sono più giovane (e non vado matto per quel gusto retrò degli albi Corno [per quanto ne comprenda il valore artistico]), ma non mi dispiace la diversificazione degli stili che stiamo (talvolta) vedendo ora. Voglio dire, alle matite possiamo trovare dai disegnatori più classici (chessò, tipo Romita Jr) a gente più estrosa (Chris Bachalo è il primo che mi viene in mente), dagli stili più pittorici (che se usati con gusto possono avere quella scintilla che li fa funzionare) di Dell’Otto e Ross ai tratti più caricaturali di Madureira e Ramos. Con questo non voglio dire che tutto debba piacere per forza, i gusti so’ gusti, ma trovo fantastico che lo stile si sia evoluto e diversificato.
      Per quanto riguarda le storie. Sfondi una porta aperta. Ti consiglio di leggere l’intervista che ho pubblicato con Lorenzo Ghetti dove parliamo (anche) di questo, del bisogno di sparare sempre più in alto mischiato alla necessità di stare sul sicuro e non osare troppo. Il risultato alle volete è la classica “commercialata senza palle” (ma non è che opere che per fare le adulte sono solo sangue e merda siano necessariamente meglio [vedi The Boys]).
      Detto ciò alcune delle saghe di super, anche relativamente recenti, hanno un gusto decisamente più classico (Ragnarok in primis) e secondo me ti possono piacere…

      Spero di non aver risposto a sproposito, nel caso mi dispiace. E, se hai voglia di chiacchierare ancora, sai dove trovarmi: a me fa piacerissimo!

      • Non hai risposto a sproposito, anzi.
        Parlare con chi ha tua stessa passione, a mio avviso, è una buona cosa.
        Detto ciò, per tornare a noi, io ricordo periodi che forse tu non hai vissuto o, al limite, li hai vissuti “di sponda”.
        Quando, negli anni ’90, la rivista Corto Maltese iniziò la pubblicazione in fascicoli spillati di V For Vendetta e di Watchmen, credimi, per noi che, a quel tempo, la cosa più forte che a
        letta era L’Ultima Caccia Di Kraven (spettacolo e meraviglia!) beh, che dire, fu come aprire una porta sul Vero.
        C’era tutto ciò che, in effetti, dobrebbe impregnate una sceneggiatura che narra di tizi in calzamaglia: paranoia, ansia, atteggiamenti fascisteggianti, un pizzico di filosofia da due soldi, rabbia, malinconia, distopia e ancora paranoia.
        Era l’invasione britannica.
        Non ricordo una simile rivoluzione in campo supereroistico e, se vogliamo esagerare, io direi che l’avvento di Moore & Co sia la sola e unica reale rivoluzione dai tempi di Lee e Kirby.
        Poi vi furono le estremizzazioni stilistiche che portarono alla nascita dell’Image, in cui la parola d’ordine era Figura.
        Triste declino, oserei dire, specie se si valutano le realtà di allora quali Dark Horse e Malibu.
        Un atteggiamento a mio avviso sintomatico di un esasperazione, in campo artistico (perché, checchè se ne dica, il fumetto è arte e ‘fanculo) della societa dell’immagine che stava avendo la meglio anche all’interno della Casa Delle Idee.
        Come ogni evento che poi debba trovare uno sbocco commerciale, era ovvio che, per dire, Liefield vendesse più di Gaiman e quindi, gente, puntiamo sui bicipiti e sugli artigli e sui capelli alla lupomannarochefamoltovuolverinevia!
        Certo, ricordo che rimasi impressionato da padreterni del calibro di Bill Sienkiewicz e J.J.Muth ma restavo comunque vicino al disegno più di quanto lo ero al dipinto.
        Insomma furono anni in cui c’era una strada da seguire, aperta dalla brit invasion, e puntualmente Lee e soci andarono altrove.
        Allegria.
        Ora di fiducia ne ho poca ma voglio riprovare con Thor. Ti farò sapere anche questa.

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