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World Apartment Horror

Torniamo a parlare, come promesso, di Satoshi Kon e ripeschiamo dallo scaffale delle grandi opere del passato un albo che è il tipico classicone: World Apartment Horror. Il volume raccoglie 4 racconti: il primo è il più lungo e da il titolo all’opera, poi ci sono I VisitatoriWaira e Joyful Bell, questi ultimi saranno poi ristampati nell’antologia L’eredità dei sogni di cui abbiamo già parlato. Quattro storie che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, che trattano temi completamente diversi, narrate con stili molto differenti ma con un aspetto in comune che è il punto cardine della raccolta: tutte e tre sono incentrate sul soprannaturale.

È fondamentale, in questo caso, focalizzare l’attenzione per un attimo sulla casa editrice e sul periodo in cui questo volume è stato pubblicato. World Apartment Horror esce in Italia ad aprile 2006 nella collana Storie di Kappa, edito da una Star Comics che all’epoca si trovava all’apice del successo editoriale. Quello che è capitato alla casa editrice di Perugia nel corso dei seguenti 7 anni non è affare da trattare in quest’articolo, ma il suo declino è oramai innegabile ed è per questo che avere tra le mani una perla simile, con in copertina il simbolo di un editore che ora è ben avviato sulla via del tramonto fa un effetto parecchio strano. A partire dal costo, 7 euro, notevolmente al di sopra della media attuale dei volumi Star; passando per il grande formato tipico delle odierne edizioni “di lusso” del tutto assenti dal catalogo da molto tempo; fino al target a cui l’albo è rivolto, notevolmente più maturo (sia in senso anagrafico che culturale) rispetto alle proposte Star Comics odierne; sembra in tutto e per tutto un volume Panini. Lascio a voi e ad eventuali futuri articoli le dovute riflessioni a riguardo e concludo questo discorso dicendo che quando ho ripreso in mano l’opera in questione ho provato un certo senso di nostalgia e, in qualche modo, di rammarico.

In ogni caso. World Apartment Horror è, come detto prima, una raccolta di 4 storie più o meno brevi tenute insieme dalla comune presenza di figure soprannaturali che permeano le vicende narrate. Il primo racconto, scritto in collaborazione con Katsuhiro Otomo (altro grandissimo autore che ha fatto e continua a fare la storia del manga e dell’animazione giapponese), racconta la breve ma intensa storia di un certo Itta, mafioso di bassissimo livello, a cui viene affidato il compito di sfrattare degli immigrati clandestini da una stamberga infestata (si scoprirà in seguito) da una presenza maligna. Nonostante il titolo credo che lo scopo di tutta la narrazione non sia spaventare il lettore, che viene più che altro coinvolto nelle sfortunate vicende dei protagonisti che camminano a metà tra il comico e il drammatico. In un’ambientazione completamente estraniata dalla realtà, un po’ alla Delicatessen di Jean-Pierre Jeunet, prende il via una serie di vicende che faranno sorridere e riflettere il lettore attento, toccando temi interessanti quali la condizione dei simpatici e ignari inquilini clandestini ma strizzando l’occhio a frecciate tipiche del gag-manga anni 90. Davvero coinvolgente. Si passa poi a I Visitatori, in cui una famiglia si trasferisce in un appartamento che si rivela essere un punto di passaggio per gli spiriti che vanno verso l’aldilà. Un talismano applicato in modo errato alla porta di casa blocca l’uscita ai fantasmi che così si accumulano fino a riempire i pochi metri quadrati si spazio disponibile. Anche questo racconto è parecchio interessante e, anche in questo caso, c’è ben poco del classico horror giapponese. Nonostante i cliché di questo genere soprattutto cinematografico ci siano tutti (dal concetto stesso di casa infestata ai fantasmi che escono dalla vasca da bagno) l’aria che si respira è decisamente distesa e volutamente rilassata: i nuovi proprietari sono effettivamente spaventati dalle presenze che li tormentano ma non hanno il coraggio di affrontare il problema per ragioni si potrebbe dire sociali, e ciò che ne consegue è una sequela di scene tragicomiche che porteranno il lettore a farsi due risate su immagini, che in un diverso contesto, l’avrebbero spaventato o terrorizzato.

Il terzo racconto è Waira, ambientato nell’epoca feudale, ed è una storia, alla fin fine, di tradimento e onore, temi tipici di altri generi letterari. Anche qui c’è il soprannaturale, con un mostro sconosciuto e imbattibile la cui fama incute paura nei cuori dei personaggi, ma anche qui il suo scopo è un altro: fungendo più che altro da “prova” da superare per il coraggio del protagonista. Infine abbiamo Joyful Bell, una storia natalizia di un uomo in difficoltà nel rapporto con la moglie. Non posso dire nient’altro sulla trama per non rivelare troppo, dirò solo che questo è l’unico racconto anomalo della raccolta dato che qui il lato soprannaturale non preso dall’immaginario horror.

In generale, quindi, si potrebbe dire che quest’opera decostruisce i canoni del genere horror giapponese, presentandone i temi in contesti insoliti e veicolando così messaggi diversi dal tipico “devi aver paura perché questa cosa fa paura”. Tutto ciò che dovrebbe creare tensione e angoscia nel lettore è qui presentato sotto una luce alternativa che esalta altri aspetti della trama, come il coraggio o la comicità delle situazioni. È particolarmente interessante osservare come Satoshi Kon abbia preso tutti i cliché del genere e li abbia sbattuti in storie che con l’horror hanno ben poco a che fare, usandoli come pretesto per costruire trame insolite che sanno far divertire e riflettere il lettore.

Per quanto riguarda i disegni c’è ben poco da dire. Lo stile è sempre quello del grande Kon a cui siamo abituati, con una perfetta caratterizzazione dei personaggi e un forte contrasto bianco-nero, tuttavia questa volta gli anni si fanno sentire, a differenza per esempio Seraphim i cui disegni erano impeccabili, e le tavole sono quelle tipiche dei fumetti di quell’epoca: una fortissima espressività sia facciale che posturale e una enorme attenzione ai dettagli di sfondo che rende la scena, alle volte, troppo caotica. Potrebbe non piacere a tutti, mi rendo conto che al giorno d’oggi siamo abituati a tutto un altro genere di disegni. Ricordate, in ogni caso, che World Apartment Horror è quasi l’opera prima dello stesso Satoshi Kon che, 4 anni di pratica più tardi, se ne usci con Seraphim lasciando tutti a bocca aperta.

Concludendo. Tecnicamente questo fumetto è eccezionale: è una forte riflessione sul genere horror pur senza farne parte, e trascina il lettore coinvolgendolo in scene allegre, drammatiche, epiche e con spunti di riflessione variegati. Dal punto di vista grafico soffre un po’ lo scorrere del tempo ma è sempre interessante vedere da dove nascono i geni, quali sono stati i loro esordi, per quanto le loro opere prime possano risultare ostiche e antiquate. Non posso che consigliarne la lettura, anche se di certo non è un manga per tutti, dato che oggi come oggi generalmente si preferiscono altri tipi di letture, e soprattutto non è un manga per coloro che si fermano all’apparenza di una tavola vecchio stile senza concedere una possibilità al contenuto, ma anche questo è un argomento di cui parleremo forse più avanti.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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