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Are you Alice? Il fumetto che non ti aspetti

Non è tutto oro quello che luccica, grande verità che i genitori tramandano ai figli ormai da generazioni, non senza una sottile aria di ammonimento. Significa che se una cosa sembra bella… non credo di dovervi spiegare cosa significa. Bisogna stare tuttavia molto attenti a non commettere il fatale errore di trattare come verità anche la proposizione inversa. Non è detto, per capirci, che se una cosa non luccica per forza non possa essere oro. In ambito fumettistico, insomma, potremmo trovare delle gemme dove non ce le aspettavamo: nascoste sotto una copertina orribile (come nel caso di Uchu Kyodai) oppure infilate nello scaffale dei fumetti inutili. Oggi vorrei proporvi alcune riflessioni sulla più grossa rivelazione che ho avuto negli ultimi tempi, pescata proprio dallo scaffale dei fumetti inutili ed è forse proprio per questo che mi ha colpito particolarmente. Mi riferisco ad Are you Alice?, storia di Ai Ninomiya (sconosciuta) e disegni di Ikumi Katagiri (sconosciuta), edito in Italia da RW GOEN che usualmente propone manga con una qualità media così bassa da giustificare il fatto che vengano messi proprio in quello scaffale. Nonostante l’apparenza blanda da manga di seconda categoria, forse anche terza, questo piccolo gioiello nasconde delle raffinatezze tecniche davvero notevoli. Continua a leggere

I nuovi Darkness e Witchblade

Premetto che non ho mai letto nulla dell’universo di Witchblade e che sono abbastanza ignorante in materia: quando ho cominciato ad interessarmi a fumetti di questo tipo eravamo già piuttosto avanti con la numerazione, anche in Italia, e parecchi numeri risultavano di difficile reperibilità. Devo ammettere, tuttavia, che questo mondo mi ha sempre affascinato così ho approfittato di questa specie di reboot (si, anche qua, sembra una dannata epidemia) per provare ad inserirmici: ho così comprato e letto i numeri uno di Witchblade e Darkness.

Come da premessa non ho la più pallida idea di come questi due volumi si colleghino alle saghe precedenti, se siano o meno coerenti con la continuity passata o se ripartano da zero. Quindi prendete le mie parole con le pinze dato che ho affrontato questi albi da completo neofita e senza farmi troppe domande. Continua a leggere

Storia dell’Universo Marvel parte 1: Secret War

 

Ho deciso di cominciare la nostra run nella storia dell’Universo Marvel con questa saga, anche se non è propriamente un maxievento, per vari motivi. Sarebbe andato bene anche partire da Vendicatori Divisi, che è di fatto l’inizio della cronologia Marvel giunta fino ad oggi (non che prima non ci sia stato nulla, solo che i riferimenti si sono pian piano persi); tuttavia questo Secret War segna praticamente lo sbarco di Brian Michael Bendis come scrittore Marvel di punta per quanto riguarda i crossover; mi sembrava quindi giusto cominciare da qui e dare un occhio al suo primo lavoro in questo campo, visto che di lui sentiremo parlare spesso.

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Considerazioni preliminari su Marvel Now!

È da pochissimo uscito questo volume dal titolo incredibilmente altisonante Marvel Now! Prologo – l’inizio di una nuova era. Dato che il reboot Marvel è l’hot topic del momento volevo spendere due parole preliminari sull’argomento partendo da questo volume che, devo ammettere, non mi è dispiaciuto troppo. Intendiamoci: non è nulla di che, non aspettatevi da questa cinquantina di pagine nulla di più di un insieme (ristretto ad essere onesti) di anteprime tenute insieme da un collante un po’ scontato. Però per essere un’anteprima è fatta bene, e suscita interesse nei punti giusti. Quindi diamo un’occhiata generale, partendo dalla copertina.

La copertina presenta un po’ tutti i personaggi che faranno parte del reboot, e bisogna ammettere che alcuni sono davvero ben caratterizzati. Togliendo quelli uguali al solito, Cap, Spidey et al, ci sono: Cable in versione carnosa; Iron Man con l’armatura figa; il nuovo Nova; Thor costume nuovo che qui sembra figo ma sulla sua testata insomma e soprattutto Ciclope, con il costume più bello della sua carriera, sicuramente non convenzionale né classico, ma di grande impatto. Finalmente riescono a dare al mutante un costume che non sia una tutina. Figo davvero.

Ora parliamo di contenuti. Il collante di cui parlavo prima è: c’è un tizio che viene dal futuro. E cosa fa un tizio che viene dal futuro? Quello che farebbe chiunque se venisse dal futuro, gioca in borsa fino a farsi arrestare dallo S.H.I.E.L.D. che lo fa parlare con il nuovo Nick Fury e con il nuovissimo agente Coulson, messi lì per due soli motivi: creare un collegamento con l’universo cinematografico e dare significato al seguito di Fear Itself. Insomma sto tizio venuto dal futuro racconta delle cose, delle anticipazioni su alcune delle testate che vedremo nei prossimi mesi. La migliore a mio avviso è Guardiani della Galassia, che si apre qui con le origini di Peter Quill alias Starlord, se la qualità rimarrà quella del ciclo di Dan Abnett questa serie sarà a dir poco fenomenale. Mi è piaciuto abbastanza anche Cable in versione umana che leggeremo su Incredibili X-Men. Grossissima delusione per Nova, che disegnato da McGuinnes sembra la versione per bambini di Lanterna Verde anche se i testi di Jeph Loeb sono grandiosi come sempre.

Orribile Ant-Man, anche se non mi aspettavo granchè, e perplessità su Loki che “riunisce i Vendicatori”. Insomma, qualcosa di buono c’è, e staremo a vedere come il tutto evolverà nei prossimi tempi. Il volume di per sé non è male ma non mi ha rivelato niente di nuovo. Per concludere, di queste testate mi sento di consigliare Guardiani della GalassiaNova anche se con riserva (soprattutto sui disegni) e Cable e la X-Force. Per un giudizio sulle altre bisognerà aspettare un altro po’.

(tutte le immagini appartengono ai loro rispettivi proprietari)

Prison School. Punto. Porcheria. Punto.

Lasciamo un po’ da parte il fumetto d’autore per parlare d’altro. Ogni tanto fa bene sfogarsi e recensire qualcosa di davvero brutto, trovo che sia salutare e, in qualche modo, alleggerisce la tensione. Oggi vi vorrei parlare di una roba intitolata Prison School che, per citare il caro buon vecchio Farenz, non è un fumetto: è merda che caga merda. Credo che cose come questa abbiano l’unico scopo di rendere ancora più belli i fumetti belli, servono in definitiva come metro di paragone.

Partiamo dall’unica cosa passabile: i disegni. Sono passabili, appunto. Anche se a guardarli bene non sono nulla di speciale (e infatti ho detto che sono passabili, perché mi ripeto?): non sono particolarmente espressivi, non sono particolarmente curati, non sono particolarmente nulla. Sono passabili. Quello che mi lascia davvero perplesso è il character design. Va bene usare degli stereotipi, degli archetipi, ma quando è troppo è troppo. Dei 5 maschi presenti nella storia ci sono: il ciccione, il malato, il maniaco, l’amico scemo del protagonista e il protagonista che è il tipico protagonista. Capelli a caschetto neri, statura media, nessun segno particolare. Le ragazze poi sono anche peggio: c’è quella bellissima, quella tettona, quella bella dentro, quella bella e innocente, quella bella che sembra una bambina, quella bella e adulta. Nemmeno una brutta. Un coacervo di luoghi comuni. Mamma mia.

Ma il punto in cui veramente non ci siamo è la trama. Non che ci sia una gran trama: serve più che altro da sfondo e da pseudo-collante tra una scena e l’altra. Un po’ come in un film porno. Solo che se volevo una cosa tipo-film-porno guardavo proprio-un-film-porno. Tutto, ma proprio tutto, di questo fumetto ha un’unica finalità: buttare addosso al lettore una quantità smodata del fanservice più becero. Per chi non conoscesse questo termine spiego brevemente cosa significa “fanservice”: è quella pratica, comune soprattutto nei manga di qualità medio-bassa ma non del tutto assente nemmeno nelle opere di lignaggio più alto, di infilare delle immagini “eccitanti” a caso in mezzo alla storia, del tipo inquadrature dal basso per far vedere le mutandine o tizie a caso che girano inspiegabilmente seminude, o un capezzolo qua e là o simili. Questa cosa, in quantità ragionevoli, ci può anche stare. Ma quando è troppo è troppo. Stavamo parlando della trama. Cinque ragazzi con vaghe devianze sadomaso vengono ammessi in un collegio femminile governato da un comitato studentesco con esplicite devianze sadomaso. E da qui alla fine del volume il fumetto è una sfilerata di punizioni pseudo sessuali, di frustini, di mutandine, di “leccami gli stivali”, di “guardami mentre faccio la pipì”, di “ti prego punisci anche me”… Il tutto farcito da dialoghi inesistenti, ragionamenti improbabili, ambientazioni al limite del ridicolo, protagonisti ben oltre il limite del ridicolo. Senza parole. Non cito il nome dell’autore per rispetto verso la sua famiglia.

A questo punto vi chiederete perché mai ho comprato una porcata simile. L’incipit sembrava carino, 5 ragazzi soli in un istituto femminile, poteva uscirne una commediola passabile. Ma devo ammettere che questa volta, a differenza di 8.1, ero consapevole di apprestarmi a leggere della porcheria. Come mai l’ho letto comunque? Boh. Forse mi fa apprezzare i momenti in cui leggo fumetti belli.

(non metto immagini sennò finisco nei guai)