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Riflessioni col guanto da forno

Inauguriamo oggi una tipologia di articoli tutta nuova che ho pensato bene di intitolare “Riflessioni con il guanto da forno”. Avete mai notato quanto sia difficile sostenere una discussione seria indossando un guanto da forno? Se non vi è mai capitata questa sfortuna fidatevi, è praticamente impossibile: nessuno vi prenderà sul serio, tutti dubiteranno della vostra parola… Ed ecco spiegato, grossomodo, lo strambo titolo di questa categoria. D’ora in avanti, ogni volta che pubblicherò un articolo indossando il guanto da forno sarà per buttare giù due parole su un argomento senza stare a scrivere una vera e propria recensione, o un vero e proprio speciale, ma semplicemente delle riflessioni così, come mi vengono. Quello che dovete fare voi lettori, invece, è fare quello che fareste se steste parlando con uno che indossa realmente un guanto da forno: ascoltare quello che dice ma fino a un certo punto, credergli ma fino a un certo punto e magari sghignazzare ma anche questo fino a un certo punto. Mi scuso in anticipo se qualcuno di questi articoli si trasformerà in un’invettiva smodata su questo o quell’argomento, ma è la natura stessa di questa categoria: comincio a parlare e poi dove finisco finisco. Quindi bene, cominciamo.

Oggi vorrei parlare dei Nanoda Awards ai quali accennavo nell’analisi di Mega lo scorso mese. Da quanto ho capito i Nanoda Awards sono una specie di “Eisner Awards all’italiana” che premiano i migliori e i peggiori manga dell’anno. Ci sono due concorsi, entrambi con le stesse categorie: quello a giuria popolare e poi uno più autorevole in cui la giuria è composta da esponenti del settore come editori, critici, scrittori… La lista dei giurati di quest’anno la trovate direttamente sul sito dell’evento dove trovate anche la classifica completa dei premiati (http://www.nanoda.com/nanoda-manga-awards-2012-i-risultati/). Volevo appunto spendere due paroline sulle classifiche dell’anno solare 2012 perché, a guardarle bene, secondo me qualche ragionamento interessante ne può uscire.

Prima considerazione, anche se un po’ scontata. Panini rulez. Sia nella sezione popolare che in quella con la giuria la Panini ha preso tanti di quei premi da lasciare a bocca aperta, ha stravinto sia nelle categorie “miglior” che in quelle “peggior” a conferma del fatto che è diventata il pesce grosso dello stagno. Talmente grosso che non si degna nemmeno di mandare un esponente a fare il tifo per se stessa. L’unico gruppo che riesce, a stento, a tenere il passo è il duetto GP Publishing e J-Pop che scalzano definitivamente l’agonizzante Star Comics dal secondo posto degli editori italiani di manga. Altra nota, nella sezione “miglior manga romance” c’è un titolo dell’ormai presumibilmente dispersa Ronin Manga. Mi ero completamente scordato della sua esistenza, nonostante fossi uno dei suoi più ferventi sostenitori nella mia cerchia di amici…

Seconda riflessione. Cos’hanno tutti contro la ristampa in grande formato di Akira? Voglio dire, a prescindere dal fatto che credo, anche se non ne sono sicuro, sia il formato della pubblicazione originale (cosa che in realtà aumenterebbe notevolmente il suo prestigio), primo posto come peggior edizione? Siamo fuori di testa? D’accordo, albi così grandi fanno poco “manga” e più fumetto occidentale e quindi l’edizione può non piacere… Ma c’è di peggio. Di molto peggio.

Pollice in basso per DeathNote - Black Edition

Pollice in basso per DeathNote – Black Edition

Prendiamo per esempio DeathNote Black Edition, che doveva essere una sorta di edizione da collezione. È un dannatissimo e costosissimo pugno in un occhio: è brutta da vedere, scomoda da leggere, la copertina nera si sporca con la stessa facilità con cui Light ammazza la gente, i bordi neri sono una pacchianata incredibile e alcune pagine non sono manco a colori. Non ha nemmeno la sovraccoperta. Ma stiamo scherzando? Seriamente. Questa è una brutta edizione. Non quella di Akira. Ora passiamo ad altro ma ricordatevi di questo discorso sulle edizioni brutte ché tra qualche giorno ci tornerò sopra.

Pollice in alto per Ooku – Le Stanze Proibite

Ho molto apprezzato i premi presi da Ooku – Le Stanze Proibite che mi sta davvero piacendo molto: sia nei contenuti parecchio insoliti che nell’edizione davvero di gran pregio la quale si piazza, per la giuria, addirittura sopra a quella di Eden. Questo piccolo dettaglio, che Ooku batta Eden come miglior edizione, è interessante visto l’accanimento con cui la Panini pubblica nel formato del secondo, ma vabbè. L’unica cosa che non capisco, e mi riferisco al premio della giuria, è come sia possibile che un fumetto che arriva primo nella categoria “Miglior manga in assoluto” sia secondo in qualsiasi altra categoria in cui appare. Nello specifico Ooku è manga più bello dell’anno ma solamente secondo manga “senior” più bello dell’anno. Mah. Comunque mi trovo assolutamente d’accordo con l’importanza accordata a questa piccola gemma passata generalmente quasi inosservata.

Altra riflessione. È un po’ che vi rompo le balle sul fatto che la qualità media dei manga che vengono pubblicati sta, più o meno lentamente, calando. Leggi: i manga brutti sono più di quelli belli. E a mio avviso questa premiazione conferma il mio parere, con ben pochi nomi di spicco, ben poche opere di cui mi viene da pensare “queste resteranno nella storia”. Però ci sono alcuni titoli, in particolar modo nella premiazione popolare, che mi lasciano del tutto interdetto, che mi spingono a pensare che qualcosa da qualche parte è andato irrimediabilmente storto. Ok, sappiamo che il grande pubblico non apprezza le opere comunemente definite “di nicchia” (che altrimenti, in effetti, non sarebbero di nicchia) ma che venga votato “manga dell’anno” e in generale vinca un sacco di premi L’Attacco dei Giganti è, a mio avviso, agghiacciante. Ammetto di aver snobbato questo manga e di non averlo letto. Per come lo presentava Anteprima sembrava (e tuttora sono convinto che lo sia) il tipico shonen super-mainstream sputato fuori da una rivista simil-Jump (alla Kodansha mi faranno causa per questo) e per decisi di non aver voglia di leggere l’ennesima opera di questo genere. Ora, per carità, magari leggerò qualche albo, e magari mi ricrederò anche, nonostante un successo così improvviso e madornale mi puzzi di bruciato (tipo quando lo stesso successo l’aveva ottenuto da un giorno all’altro il duo Ohba-Obata con DeathNote). La sensazione che mi resta addosso, comunque, è un po’ come se avesse vinto l’Oscar come miglior film Natale in India con in gara anche Star Wars, Il Signore degli Anelli e Apocalypse Now. Mah.

Un’ultima parola anche sul premio “peggior manga dell’anno”. Sono felice, anche se per motivi diversi, che entrambe le giurie abbiano inserito in questa classifica due manga. Il primo è Beyblade, perché deve essere chiaro che un conto è fare “fumetti per bambini” e un conto è scarabocchiare. I bambini non è che non capiscono quando li si prende per il culo e quindi ci vuole dignità anche quando si disegna opere per loro. E Beyblade manca profondamente di dignità.  Il secondo è La mia Maetel, di Hiroya Oku (già autore di Gantz), ad insegnare che non importa quanto credi di essere importante, quanto credi di essere figo, se scrivi una cosa brutta questa rimane brutta. E La mia Maetel è davvero davvero brutta.

Beh, direi che la chiudiamo qua. Se volete dire la vostra sapete dove scrivere (commentando l’articolo, o sulla pagina Facebook), mi farebbe molto piacere ricevere le vostre opinioni. Perdonatemi per la tirata piena di pregiudizi su L’Attacco dei Giganti, è un genere che proprio non mi va giù. Alla prossima!

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4 thoughts on “Riflessioni col guanto da forno

  1. Pingback: L’Attacco dei Giganti | dailybaloon

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