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L’Attacco dei Giganti

Come forse alcuni di voi ricorderanno qualche tempo fa scrissi un articolo in cui commentavo i Nanoda Awards di quest’anno, era il mio primo articolo con il guanto da forno. Tra i vari spunti di riflessione che proponevo ce n’era uno sul quale avevo promesso di ritornare a tempo debito: L’Attacco dei Giganti. Breve riassunto. Ero rimasto vagamente (si fa per dire) contrariato dal fatto che questo manga avesse vinto il premio “manga dell’anno”: nonostante non l’avessi letto non mi sembrava assolutamente degno di tale merito, soprattutto vista la presenza in concorso di opere (per quanto potevo immaginare) ben più meritevoli, una su tutte Ooku. Mi riproposi quindi di leggerlo per poter valutarne in modo più approfondito le (eventuali) qualità. Ed eccoci qua. È passata una ventina di giorni. Ho recuperato tutti i volumi usciti finora (tranne il settimo che, maledizione, non riesco a trovare) e li ho letti fino al sesto (visto che il settimo non ce l’ho). Ora posso quindi giudicare con cognizione di causa e devo ammettere due cose. 1) In parte mi sono ricreduto trovandomi di fronte a un manga migliore di quanto pensassi. 2) A mio avviso non è comunque all’altezza della sua fama, del suo successo, di moltissimi altri fumetti in concorso. Quindi il mio giudizio francamente non cambia: non meritava assolutamente di vincere il titolo di “manga dell’anno” tuttavia, sorpresa delle sorprese, è un prodotto leggibile.  Vediamo perché.

 

Una breve premessa. Il genere “shonen” non è assolutamente quello che prediligo. Si potrebbe anzi dire che è proprio il tipo di narrativa che più mi annoia: sono anni che non riesco a trovarne uno di davvero convincente e Bakuman ha contribuito a uccidere ogni brandello di fascino residuo che questi manga potessero ancora avere ai miei occhi. Parlandoci chiaro, lo trovo un genere zeppo di cliché, di cose già viste e riviste, spesso narrato in maniera banale e drammaticamente artefatto. Con questo non dico che non debba esistere, capirete tuttavia il motivo per cui non comprai L’Attacco dei Giganti quando uscì nell’ormai lontano marzo 2012. In virtù di tutto questo prendete le mie parole per quello che sono: il commento a un’opera completamente fuori dai generi che prediligo. Tradotto: se siete appassionati di shonen non stupitevi se non la pensate come me.

 

Prima di scrivere questo articolo sono andato a leggermi un paio di recensioni scritte dagli utenti di Animeclick, e devo ammettere di essermi divertito parecchio (molto di più che non leggendo il fumetto in sé). Vi invito a farlo anche voi, vi farete una grassa risata e vi si risolleverà la giornata. Tra bambini che gli danno 10 cominciando con “questo è il primo manga che leggo” e finti conoscitori che gli danno 2 paragonandolo a Evangelion e Ken il Guerriero ce n’è veramente per tutti i gusti. Ci sono comunque dei punti in comune a moltissimi commenti che, a mio avviso, è bene tenere in considerazione. Il primo è che moltissima gente ha preso L’Attacco dei Giganti come un manga seinen ad ambientazione horror. Ora. Non so quale assurdo trauma infantile vi abbia portato a credere che questo sia un manga horror, o peggio sia un seinen, ma vi assicuro che non è così. È un banalissimo shonen “alla Jump”, pieno di azione e sentimenti blandi. Certo è un pelino più adulto del tipico fumetto “alla Jump”, ma il fatto che ogni tanto (ogni spesso in realtà) muoia qualcuno non lo rende un manga adulto. Anzi. E di certo non è stato scritto per far paura. Quindi mettetevela via: non è un seinen, non è un horror. La seconda cosa, e su questa concordano tutti (sia i 2 che i 10), è che i disegni  “fanno schifo”. E giù secchiate di insulti. “Ehi Tom! Hai visto che disegni?” “Si Bill, fanno davvero schifo.” “Mammamia, quando ho aperto il primo volume stavo per vomitare.” “Pure io, sto Hajime Isayama dovrebbe proprio andare ad ammazzarsi.” Tratto La Storia di Tom e Bill – Due che di manga se ne intendevano e andavano a parlarne su Animeclick, di prossima pubblicazione. Per carità, soprattutto per quanto riguarda i personaggi i disegni lasciano il tempo che trovano, ma tutto il resto mi ha abbastanza convinto: il tratto è molto dinamico (forse con un po’ troppe linee d’azione, ma comunque dinamico), le ambientazioni sono curate al punto giusto, l’espressività va tutto sommato bene. Questo stile “sporco” poi non mi dispiace affatto: ne ho fin sopra i capelli della banalità grafica di roba come Naruto, One Piece o peggio Rave o Bleach; non ne posso davvero più. Questi fumetti trasudano commercialità da ogni poro, a partire dal disegno, vi prego di non lamentarvi se qualcuno prova a fare qualcosa di diverso. Sentire questa gente parlare di “proporzioni”, o di “character design”, mi fa male al cuore. Poi ripeto, per carità, di certo Isayama non è un dio del disegno: i personaggi spesso sono piatti e alle volte poco espressivi, e come già detto ci sono troppe linee di movimento e di espressione. Ma in generale il tratto è di grande impatto, e le tavole risultano coerenti al loro contenuto narrativo. Discorso a parte per i giganti. Sono davvero davvero splendidi.  Ben caratterizzati, aberranti al punto giusto, rendono perfettamente l’idea della bestia grossa e stupida. Sono in assoluto la parte più convincente del fumetto. Sul disegno non ho altro da dire. Ho visto di molto meglio, ma anche di molto peggio (soprattutto in campo shonen). Di certo anatomicamente l’autore ha le sue difficoltà, e di certo l’espressività gli riesce difficile, ma quantomeno non ha uno stile banale. Detesto la bieca banalità su cui si sono adagiati gli scrittori di questo genere. La detesto proprio.

 

 

 

Passiamo ora alla trama. In una specie di mondo a metà tra il medievale e lo steampunk l’umanità è stata decimata a causa dell’avvento di questi giganti che si divertono a divorare persone, così, perché gli va. E fin qua tutto bene, tutto coerente con se stesso. Il genere umano si rifugia dentro una megacittà circondata da altissime mura invalicabili fino a quando un titano enormissimamente più enorme degli altri distrugge la cinta muraria più esterna consegnando tutta quella zona ai suoi fratellini. E fin qua tutto bene. Eren, il protagonista, vede morire sua madre in questo frangente e fugge nella cerchia più interna, suo padre gli inietta un liquido strano, gli dice che “il segreto dei giganti” si trova nella cantina della loro vecchia e distrutta casa e sparisce nel nulla. E qua si comincia a scantinare. Perché è coerente che nessuno sappia nulla di queste bestie, ma che nessuno lo sappia tranne il padre di quello che guarda caso poi sarà il protagonista fa un po’ strano. Comunque. Eren si arruola nell’esercito giusto in tempo perché i giganti attacchino di nuovo e qui… muore. Fine del primo volume. Wow. Il lettore poco avvezzo agli shonen come me avrà pensato: wow. Uno shonen un po’ fuori dagli schemi in cui l’autore non ha paura e ammazza tranquillamente quello che si credeva essere il protagonista. Più dieci punti. E invece no. Secondo volume. Eren si trasforma in un gigante (!!!) semicosciente e attacca gli altri giganti. No no no no no no no. Non ci siamo. Non ci siamo per niente. Meno dieci punti per avermi fatto credere che fossi migliore della media, meno altri dieci punti per essere esattamente come tutti gli altri, e meno altri mille punti per la banalità DragonBall-style di uccidere e far tornare il protagonista. Comunque la storia prosegue. L’umanità è spaccata tra chi pensa di usare il potere di Eren per combattere i giganti e chi crede che sia solo pericoloso e quindi da macellare, e via così. Tirando le somme. Non è che sia una storia proprio proprio originale, però si lascia leggere bene. La morte continua dei personaggi, anche principali, fornisce quella parvenza di drammaticità necessaria in questo tipo di storie e il mistero che avvolge la natura dei giganti spinge il lettore (e i protagonisti) a volerne sapere di più. Spesso, troppo spesso, si ha l’impressione che l’autore decida le cose sul momento, ogni tanto spuntano dettagli nuovi, cose che prima non si sapevano (e che si sarebbero dovute sapere) ma va bene così: non mi aspettavo di certo di trovarmi di fronte ad alta letteratura. È un po’ come in DeathNote, dove le regole per usare il quaderno spuntano ex-machina per far progredire la trama. In più tutto quello che l’autore tiene per sé (o meglio, che non ha ancora deciso) è il motore che spinge il lettore a continuare una storia che altrimenti correrebbe su dei binari fin troppo scontati. Quindi ti viene da dire “Ah! Adesso dovrebbe succedere questo, ma tanto nemmeno Isayama sa cosa deve succedere quindi chissà…” e così si va avanti. Non è che sia proprio positivo, ma in qualche modo la vicenda mi ha appassionato al punto da continuare a leggerla (cosa che molti altri manga non possono vantare).

E da qui la vicenda prosegue abbastanza lentamente, tra frequenti e lunghi flashback, e sporadici salti in avanti. C’è qualche problema di ritmo ma tutto sommato ci si abitua. Ripeto. Non aspettatevi alta letteratura: i dialoghi non sono eccelsi, tutto ruota attorno a un concetto di eroismo piuttosto blando e su un concetto di disperazione ancora più blando, la trama è quella che è. Ma non aspettatevi nemmeno la merda delle merde. Si lascia leggere. Molto meglio di qualsiasi altro shonen abbia provato negli ultimi anni. E forse è proprio questa la natura del suo successo: non è un fumetto eccelso, né particolarmente difficile o raffinato, ma è sopra la media degli altri del suo genere. E quindi dato che questo genere di fumetti è molto molto letto un sacco di gente lo vota. Fine. Personalmente gli do un sei e mezzo: mi sono abbastanza divertito a leggerlo ma non si arriva neanche vicino a quello che posso considerare un capolavoro. Quindi il mio parere non cambia: non doveva vincere il premio “manga dell’anno”: ha dei disegni che in generale sono passabili, con qualche idea ben realizzata, ma in generale non sono nulla di che; la trama è abbastanza ben strutturata, ma ci sono problemi di ritmo e si ha l’impressione che l’autore non sappia bene che piega dare agli eventi. Ci sono molti manga migliori da premiare, ma francamente sono rimasto sorpreso dalla quantità di critiche apocalittiche trovata su Animeclick a un manga che, tutto sommato, non è un completo disastro.

 

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “L’Attacco dei Giganti

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