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Clench/Open, shojo a episodi

aaaIn qualche occasione mi capita di entrare in fumetteria e di trovare qualcosa di inaspettato, di insolito o di insperato (in senso buono oppure no). Queste sorprese oramai mi capitano sempre più di rado, dato che cerco di essere il più informato e metodico possibile per quanto riguarda le uscite e le novità, ma ogni tanto succede che qualcosa mi sfugga, o semplicemente mi dimentico che il tal fumetto usciva proprio questo mese. Questo genere di incontri inaspettati è, nella sua rarità, più frequente se parliamo della GP Publishing o delle altre case editrici che le si appoggiano per la distribuzione dato che, come già detto altre volte, non acquisto la loro rivista di anteprime. Quindi questo è grossomodo quello che succede: entro in fumetteria, do un’occhiata in giro, scorgo tra gli albi una copertina insolita e… boom! È un numero uno! Il che mi riempie sempre di ansia. Lo prendo? Non lo prendo? Alla fine quasi sempre lo prendo, sperando di trovare qualcosa di interessante. E qualche volta in effetti è così. Comunque, non divaghiamo. Quest’esperienza, che mi riporta alla mente il ricordo di quando ancora la fumetteria                era un luogo incantato dove praticamente ogni volume era un’incognita, mi è capitata qualche settimana fa con Clench/Open, edito da GP Publishing, scritto e disegnato da Mayu Minase. Diamogli un’occhiata.

cover frontNon conoscendo assolutamente nulla dell’opera e non avendo una connessione internet disponibile la prima cosa che mi ha attratto di questo fumetto è stata, ovviamente, la copertina. Mi è subito molto piaciuta la palette cromatica sul giallo-arancione utilizzata, abbastanza elegante, e la pin up è, bisogna ammetterlo, parecchio ben fatta. Si capisce al volo che si tratta di uno shojo, probabilmente nemmeno troppo originale data nel complesso l’edizione, ma il disegno di copertina è parecchio, mi ripeto, elegante. Nel character design, nel tratto e nel colore questo ritratto frontale mi ricorda in qualche modo, spero nessuno si offenda, lo stile del superbo Yoshiyuki Sadamoto. Ottimo punto di partenza. cover backGirato l’albo il retro mostra un secondo ritratto, di spalle e con il viso di tre quarti, della stessa ragazza. La stesura del colore continua a convincermi, mentre la fisionomia del viso un po’ meno. Letto il trafiletto riassuntivo che come al solito dice poco o niente,tranne che avevo ragione è uno shojo, decido di aprire il volume e dare un’occhiata alle tavole. A prima vista il disegno mi aggrada alquanto, con quel tipico stile da love comedy per ragazzi tipico di alcune storie che leggevo anni fa: il tratto è molto pulito, l’espressività è buona, qua e là c’è quel poco di fan service che in questo genere letterario non manca mai. Buono. Lo prendo.

Lo leggo per scoprire che non è esattamente ciò che mi aspettavo: non c’è una trama portante ma ogni capitolo si focalizza su un solo personaggio per poi passare oltre e nel complesso delineare una sorta di istantanea multifocale (non sono sicuro che ciò che ho appena detto abbia senso). E qui considerazioni e paragoni si sprecano. Come appena detto ogni capitolo narra la vicenda, abbastanza contenuta nel tempo, di un solo personaggio; nella cinquantina di pagine che lo compongono impareremo (si spera) chi è, quali sono i suoi sogni e i suoi desideri, chi sono i suoi amici e chi no e via così. Poi si passa a un altro personaggio, uno che nel capitolo precedente (o nei precedenti) appare o anche solo viene citato; in una sorta di catena come quella che lega i racconti brevi di Inio Asano in What a Wonderful World (ma con meno classe). Non sono mai stato un grande fan di questo genere di struttura “a racconto breve” se si parla di shojo: sarò vecchio stampo ma apprezzo di più i sentimentali lunghi aggrappati a quei due o tre personaggi dall’inizio alla fine. Mi sembra che si abbia più tempo per conoscerli, per affezionarcisi. Comunque per carità, sono scelte. Invece che uno sviluppo approfondito di un singolo personaggio avremo una crescita più superficiale di molti “protagonisti”, una specie di foto con più facce a fuoco (per spiegare la metafora di prima). Il problema è che, in così poco spazio, non si riesce a delineare dei personaggi complessi e quindi spesso bisogna ricorrere a degli stereotipi. E qui il manga scivola la prima volta. Perché se in First Love Limited, opera di qualche anno fa di Mizuki Kawashita che presenta esattamente questa struttura a episodi, i protagonisti riuscivano comunque a risultare credibili e, nonostante fossero tutti stereotipati, generalmente non piatti; qui in Clench/Open non è così. Nonostante il manga sia in generale ben scritto e riesca a strappare sorrisi nei punti giusti le varie storie hanno sempre un che di già sentito, di poco originale. Peccato, perché di certo poteva uscirne qualcosa di migliore, anche se non è che sia un completo disastro. Insomma, è scritto bene eccetra ma in generale manca del brio e della fantasia necessari a rendere una raccolta di racconti brevi, pur intrecciati, davvero interessante. Vedremo come evolverà nei rimanenti sei volumi…

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Ma passiamo al disegno nel quale il manga scivola la seconda volta. Il character design va bene, anche questo è spesso stereotipato ma rispecchia bene la narrazione quindi non mi posso lamentare. Si potrebbe dire qualcosa sul fatto che le ragazze sono tutte stupende, cosa mai vista in nessuna classe scolastica, ma non si può pretendere troppo da una love comedy. Il problema vero, lo scivolone vero e proprio, è che quegli stessi disegni che a una prima occhiata, quando ancora ero in fumetteria, mi piacevano un sacco ora mostrano parecchi difettini, più o meno grandi. Capiamoci bene. Lo stile continua a piacermi molto e anche il tratto non è assolutamente male.

Le figure con i bordi ispessiti, in alto a destra, staccano dal resto della pagina.

Le figure con i bordi ispessiti, in alto a destra, staccano dal resto della pagina.

Ho davvero apprezzato l’ispessimento dei bordi qua e là per focalizzare l’attenzione su una scena in particolare e i primi piani o comunque i ritratti frontali sono davvero ben fatti. Nei ritratti di tre quarti però succedono i disastri. Probabilmente sono piccole cose, e di certo io non solo non saprei fare di meglio ma nemmeno arrivarci vicino, ma qualche volta il risultato è parecchio fastidioso.

Qualche viso preso di tre quarti...

Qualche viso preso di tre quarti…

Peccato davvero, perché se tutte le tavole fossero all’altezza della copertina o dei disegni frontali il tutto sarebbe stato molto, ma molto, più convincente. Peccato.

Concludendo. In generale questo fumetto non mi è dispiaciuto. Nella completa mancanza di shojo di qualità degli ultimi tempi bisogna mandar giù quello che passa il convento e quando il convento passa opere come questa non ci si può nemmeno lamentare troppo. L’edizione GP non è il massimo, come grammatura della carta e della copertina, ma nemmeno qua ci si può lamentare dato che vediamo ogni giorno edizioni di gran lunga peggiori. Peccato solo per quel paio di difettucci di cui sopra, sui quali comunque si può tranquillamente soprassedere soprattutto se si è in cerca di una lettura leggera, ma d’altro canto se non si è in cerca di letture leggere opere di questo tipo è meglio evitarle a priori. Comunque vedremo come evolverà la faccenda nei prossimi mesi, non sia mai che ne esca un capolavoro. Per ora è tutto, alla prossima.

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Clench/Open, shojo a episodi

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