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Siegfried, la saga dei Nibelunghi secondo Alex Alice

L’Universo era appena nato, il Dio degli dei ordinava e il mondo obbediva. Odino sottomise tutte le cose alla legge della sua lancia. Tutte le cose, tranne una. In una pepita… il potere assoluto. Nulla resiste a colui che conquista la potenza dell’oro. Nessuna materia o spirito, né gli dei né Odino. Ma in cambio l’oro regna supremo sul cuore del suo padrone: chi cerca il potere dell’oro deve rinunciare all’amore. […] Quanto a Fafnir… per lui il più abile tra i fabbri realizzò con l’oro uno strumento di potere e di asservimento. Fafnir… mutò […] ma il piacere non è l’amore e Fafnir, stanco delle perversioni, si addentrò ancora più a fondo nel suo regno e finì per impazzire.

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Questo, più o meno, è l’inizio come viene raccontato da Alex Alice della saga dei Nibelunghi, uno dei poemi più famosi della mitologia nordica. A grandi linee tutti ne conosciamo la storia: Sigfrido, figlio di una dea e di un mortale, viaggia per uccidere il drago Fafnir (drago?). A grandi linee appunto. La mia conoscenza a riguardo non si spinge oltre a questa frase di dubbia correttezza. Forse anche per questo alla fine ho deciso, nonostante le perplessità iniziali, di comprare questo Siegfried, riscrittura più moderna della saga a cura di Alex Alice di cui la prima parte è appena uscita in libreria edita da Panini Comics. Le mitologie nordiche mi hanno sempre affascinato molto ma, devo ammettere, la mia conoscenza in materia è scandalosamente bassa: a parte i fumetti di Thor, quel poco del film Beowulf che ho avuto il coraggio di vedere e qualche dettaglio sparso qua e là pescato chissà dove non ne so davvero niente. Quindi mi sono approcciato alla lettura di questa revisione moderna della saga dei Nibelunghi da un lato con molta curiosità ma dall’altro con un po’ di timore. Perché nonostante, ripeto, la mia conoscenza in materia sia quantomeno scarsa il fascino che tali mitologie hanno su di me ha creato delle aspettative che forse non avrebbe dovuto creare: mi aspettavo di trovarmi di fronte, dunque, a un fumetto dal tono molto epico e “aulico”, sia nei disegni che nella scrittura dei dialoghi. Insomma, mi aspettavo di leggere una specie di Silmarillion a fumetti (cosa che peraltro qualcuno prima o poi dovrebbe fare). Ecco, non è stato esattamente così, ma l’impressione finale è comunque molto positiva. Ma procediamo con ordine.

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Non si può che rimanere a bocca aperta davanti all’inizio spettacolare del volume. Le prime quattro pagine (tutte doppie) funzionano come i titoli di testa di un film, con le tipiche scritte “Dargaud e Panini Comics presentano” su sfondi meravigliosamente dipinti che pian piano ci introducono al mondo della narrazione. Tutto molto elegante, la scelta del font utilizzato è perfetta e mi è piaciuto davvero un sacco che il titolo, che compare in quarta pagina, non è in primo piano ma ha la stessa dimensione di caratteri delle scritte precedenti. Insomma, sembra davvero di essere al cinema e di star vedendo l’inizio di un film di altissima qualità. Il resto del prologo, intitolato Overture, non è da meno. Qui possiamo già saggiare la bravura nel disegno di Alex che in altre quattro pagine completamente senza dialoghi dà il via alla storia. In mezzo alla neve e in completo silenzio. Spettacolare. La stesura del colore mi ha ricordato, non so bene perché, in parte lo stile “acquerelloso” di Guillem March e in parte, soprattutto nella caratterizzazione di alcuni volti, in alcune espressioni, il Greg Capullo che stiamo ammirando ora su Batman. La narrazione prosegue poi, sempre tra tavole splendide una dopo l’altra, con un lungo flashback, di cui citavo un estratto in apertura, che ci spiega com’è il mondo e cos’è successo prima degli eventi su cui sarà imperniata la trama.

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Il “povero” Mime

Dopo questa introduzione, necessaria, gli eventi davvero importanti prendono il via con il nibelungo Mime che si prende cura del piccolo Siegfried, facendolo crescere e dando il via al suo grande destino. Nonostante i dialoghi siano eccezionali e la storia cominci effettivamente da qui, proprio in questo punto ho cominciato a storcere il naso la prima volta. A mio avviso la caratterizzazione di Mime è completamente fuori luogo. Non so, mi sembra che lo stile cartoonoso, un po’ disneyano, con cui viene tratteggiato il nibelungo stoni un po’ con l’approccio più realista con cui vengono affrontati gli sfondi e gli altri personaggi, nonché con la sacralità con cui vengono mostrate le Valchirie. In generale questo piccolo dettaglio mi sembra tolga epicità al tutto, ma magari è solo un’impressione. Comunque nel complesso lo stile pittorico continua ad essere superbo, e la narrazione non può che giovarne.

Alla fine del volume, nelle pagine di schizzi e disegni preparatori che Panini ha deciso di includere nell’albo, scopriamo che da quest’opera a fumetti è già in lavorazione un lungometraggio animato (di cui questo è il trailer ufficiale) e troviamo pure una sorta di giustificazione alla caratterizzazione del povero Mime nelle parole dell’autore “per i miei fumetti amo l’idea di far coabitare personaggi che provengono da stili grafici differenti”. Vabbè, a me questa cosa continua a non piacere ma il fatto che sia voluta mi rincuora non poco.

Bene. Concludiamo. Di certo Siegfried non è una lettura usuale, sia per i temi trattati sia per il particolarissimo stile grafico e narrativo di Alex Alice, e magari può non piacere a tutti. Personalmente di primo acchito sono rimasto un po’ interdetto dalla commistione di cui vi parlavo di stili grafici differenti ma, facendo un passo indietro e ragionando con calma su quanto mi è rimasto della lettura, l’impressione che ne ho avuto è assolutamente molto positiva. Graficamente di enorme impatto e narrativamente davvero ben scritta, non posso che consigliare questa saga a chiunque sia anche solo vagamente affascinato dalle leggende nordiche. Non ho ben capito se saranno soltanto tre volumi o se sarà una pubblicazione più lunga, e di certo i 16 euro e 90 di prezzo di copertina sono un po’ scoraggianti (eufemismi), ma questo primo volume si presenta davvero molto bene e, alla fin fine, vale la pena acquistarlo e leggerlo. Consigliato.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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