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Storia dell’Universo Marvel parte 6: Civil War

Ci eravamo lasciati con House of M quasi due mesi fa, e mi scuso dell’enorme ritardo nella scrittura del presente articolo. Purtroppo, tra impegni universitari e amenità varie, questo giro ho fatto il passo più lungo della gamba e ho cercato (sbagliando completamente a calcolare i tempi) di rileggermi l’evento di cui andiamo a parlare con tutti i sotto-eventi collaterali apparsi sulle testate satellite. Ci ho messo troppissimo tempo e me ne scuso, anche se per motivi logistici non posso escludere che ritardi simili si ripetano nei prossimi articoli della serie Storia dell’Universo Marvel. Cioè, per dirla più francamente, tempo di non riuscire a mantenere da qui in avanti la cadenza regolare di un articolo a settimana. Mi spiace. Ma cominciamo.

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Come dicevo ci eravamo lasciati, quando ancora non faceva così caldo, parlando dello stupendo House of M, di Bendis e Coipel. Ora è tempo di proseguire e di dare un’occhiata alla saga principe del mondo Marvel moderno: Civil War. Vista la mole di volumi che la compongono che, per questa volta, ho deciso di recuperare (quasi) per intero questo articolo avrà una struttura un po’ diversa dagli altri: nella trama racconterò “solo” gli eventi principali, cercando di non dilungarmi troppo su side-events relativi a singoli personaggi, mentre nel commento cercherò di essere un po’ più esaustivo. Arriverà poi una seconda parte dell’articolo con il running order, l’ordine di lettura, della serie che consiglio di seguire nel caso si intenda approcciare questa bella opera, e lì scriverò due righe di commento sull’edizione italiana e sulla sua reperibilità. Quindi non ci resta che cominciare, buona lettura!

Trama

Tutto ha inizio a Stamford, una piccola cittadina in cui i New Warriors stanno girando un episodio del loro reality allo scopo di raccogliere popolarità e fondi. Lì il gruppo di eroi adolescenti si scontra con dei criminali molto potenti (almeno per loro che sono poco più che dei dilettanti) tra cui un certo Nitro che si fa esplodere radendo al suolo la città, uccidendo tutti i Warriors (ad eccezione di Speedball) e 612 abitanti tra cui una sessantina di bambini. Dopo quest’evento drammatico l’opinione pubblica comincia a voltare le spalle ai supereroi e il governo approva “l’atto di registrazione dell’attività superumana”, una legge che obbliga ogni supereroe a registrarsi presso lo S.H.I.E.L.D., a rivelare la propria identità segreta e a venire accuratamente addestrato. L’atto, promosso a gran voce da Tony Stark, Reed Richards e Hank Pym, avrebbe lo scopo di ricucire la fiducia dell’opinione pubblica nei supereroi: l’uomo qualunque si sentirà più tranquillo sapendo che il governo conosce l’identità degli eroi mascherati in modo da poterli addestrare e, nel caso, punire. Chiaramente non tutti sono favorevoli a questa legge che limita la libertà dei super umani, a partire da Capitan America che rifiuta di registrarsi ed entra in clandestinità reclutando un gruppo di “Vendicatori Segreti”. Anche Stark inizia a costruire il proprio esercito di “eroi regolamentati” a partire da Peter Parker, l’Uomo Ragno, che su forte spinta dell’amico Tony rivela la sua identità segreta in diretta televisiva, nella speranza di convincere altri eroi a seguire il proprio esempio e a registrarsi.

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Stamford dopo l’esplosione

I primi scontri cominciano a farsi sentire, con lo S.H.I.E.L.D. a caccia di maschere, e Cap e compagni cadono in una trappola orchestrata da Iron Man e Reed Richards: per la prima volta compare Ragnarok, un clone meccanico di Thor, che uccide Golia e minaccia, prima di essere disattivato, di uccidere anche gli altri disertori. Questo è il primo punto di svolta della serie, con i primi cambiamenti di schieramento: chi teme per la propria vita e abbandona Cap per registrarsi, chi non può tollerare le azioni del gruppo pro-registrazione ed entra nel gruppo dei dissidenti. Vedendo le proprie fila assottigliarsi Reed Richards accelera la creazione dei Thunderbolts, un gruppo di supercriminali registrati che hanno accettato di lavorare per il governo come caccia-maschere. Il cambiamento più grande, il vero punto di svolta, è tuttavia quello dell’Uomo Ragno. Tony mostra a Peter la struttura detentiva situata nella Zona Negativa, denominata progetto 42, in cui vengono trattenuti tutti gli eroi e i criminali non registrati, senza processo e a tempo indeterminato. Peter decide che non può avallare oltre il comportamento fascista di Tony Stark e si ribella all’atto di registrazione (azione che rappresenta di per sé un reato), venendo peraltro quasi ucciso dai Thunderbolts e salvato per il rotto della cuffia dal Punitore. Capitan America, conscio che ci si sta avvicinando allo scontro finale, decide di assaltare la prigione nella Zona Negativa dove riesce a liberare i propri compagni e a fuggire prima di rimanere per sempre intrappolato con tutti i Vendicatori Segreti in quella dimensione alternativa, e lo scontro vero e proprio avviene in centro a New York. In mezzo alla distruzione della città Ercole “uccide” Ragnarok, ma mentre Cap sta per dare il colpo di grazia ad Iron Man viene fermato da un gruppo di civili. Resosi improvvisamente conto della distruzione provocata dalla guerra civile tra supereroi, e dalle sue stesse azioni, Steve Rogers si arrende e si consegna alla polizia, ordinando ai propri compagni di deporre le armi. La guerra è finita, quasi tutti i Vendicatori Segreti accettano l’amnistia offerta loro dal governo, Tony Stark diventa capo dello S.H.I.E.L.D..

 

Commento

Come dicevo in apertura Civil War è l’evento principe della storia Marvel moderna e lo è per vari motivi, primo tra tutti il fatto che i supereroi si scontrano l’uno contro l’altro per motivi del tutto politici. Schierarsi con Capitan America o con Iron Man e il governo è una scelta che non ha nulla a che vedere con il concetto di “criminalità” ed “eroismo” ma più che altro ha a che fare con l’idea di Stato, di nazione e di patriottismo (e qui, vi avverto, ci sarà sogno americano a secchiate), di libertà. È di certo un concetto parecchio interessante che viene ben narrato nel corso delle sette parti in cui è divisa la trama principale. Perché se di fatto l’evento scatenante è Nitro che si fa esplodere assieme alla cittadina di Stamford, ben presto l’attenzione del lettore è focalizzata altrove; non c’è quasi mai (nella miniserie principale) nessuno che se la prenda con i New Warriors per la loro sconsideratezza né con Nitro stesso perché l’importante diventa subito fare in modo che eventi simili non si ripetano. E quindi tutto viene spostato sul piano politico, con il dibattito pre-approvazione dell’atto di registrazione e con le scelte che i personaggi sono costretti a fare in nome di quanto ritengono giusto.

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Da una parte abbiamo Tony Stark, Iron Man, principale sostenitore dell’atto; è di fatto il “politico del compromesso” di tutta la situazione. Dal suo punto di vista non è più ammissibile che i superumani facciano il buono e il cattivo tempo senza rispondere a nessuno delle proprie azioni. La sua soluzione è che ogni supereroe venga registrato presso lo S.H.I.E.L.D. e prenda da esso le sue direttive, che esegua gli ordini insomma; per lui i problemi derivanti, per esempio, dal rivelare la propria identità al mondo non sono che il compromesso da accettare per poter proseguire il proprio lavoro. Da questo lato della barricata troviamo un completamente alienato Reed Richards, Mr. Fantastic, che si dedica soltanto allo studio statistico e sociale del problema, trovando puntualmente una soluzione, morale o meno. Si comporta come lo scienziato fuori dalla società, gli viene posta una domanda e lui trova la risposta migliore, almeno dal punto di vista tecnico. A lui dobbiamo l’ideazione del progetto 42, il mega carcere nella Zona Negativa dove contenere i superumani non registrati; a lui dobbiamo l’esistenza di Ragnarok, perfetto dal punto di vista tecnico ma mancante di umanità. E c’è Peter Parker, l’Uomo Ragno. Peter non è, alla fin fine, null’altro che la marionetta di Tony; fa quanto gli viene ordinato o suggerito, in realtà senza porsi troppe domande. Almeno fino a un certo punto. Dall’altra parte c’è Steve Rogers, Capitan America, difensore della “libertà” anche a costo della sicurezza. Cap è l’uomo che non accetta alcun tipo di compromesso. Che non può tollerare oltre leggi sbagliate. Porta avanti una linea di pensiero diametralmente opposta a quella di Tony Stark, sostenendo che se la legge è sbagliata bisogna rivoltarsi ad essa.

In questi termini si potrebbe anche dire che è Cap quello dalla parte del torto, alla fin fine se una legge è sbagliata fintantoché è legge essa va rispettata. Non è che se oggi decido che per me è giusto andare in macchina a sinistra comincio ad andare in giro contromano. Tuttavia per come è scritto il fumetto si fa davvero fatica a stare dalla parte di Tony e del governo perché, se anche i discorsi che fanno sono condivisibili, se anche le loro azioni sono (alle volte) giustificabili, c’è sempre un certo retrogusto di gratuità e di esagerazione nei loro atti. Mi spiego meglio. Se devi imprigionare degli esseri superpotenti di certo non lo puoi fare in una prigione normale, e se la legge dice che se non ti registri sei un fuorilegge è fin troppo facile e sommario capire chi sia il criminale. Eppure imprigionare dei supereroi nella Zona Negativa senza processo appare al lettore come una cosa sbagliata. Questo è a mio avviso il problema più grosso dell’intero fumetto, o per meglio dire il secondo problema più grosso. Il fatto, cioè, che è davvero difficile staccarsi dai “nostri eroi”, che è difficile guardare la cosa in maniera oggettiva, e questo per quanto mi riguarda toglie molti possibili spunti di riflessione che altrimenti sarebbero stati più importanti. D’altro canto tutto ruota attorno alla vecchissima domanda “who watches the watchmen?”, solo che qua la domanda quasi non viene posta perché davvero si fa fatica a dar ragione al governo: i suoi provvedimenti sono così drammaticamente pieni di difetti da non poter essere discussi o condivisi. Insomma, bastava dire che l’identità segreta di ogni eroe non sarebbe stata resa pubblica ma sarebbe rimasta in mano allo S.H.I.E.L.D. che già il discorso sarebbe stato completamente diverso, con buona pace di Spiderman che in prima serata se ne esce con “salve sono Peter Parker e sono l’Uomo Ragno da quando avevo quindici anni”. La stessa idea dei Thunderbolts, per quanto coerente con la narrazione, è senza senso dal punto di vista morale. Insomma, per il tono generale con cui la vicenda è stata narrata e pensata è davvero difficile non vedere Cap come il Davide della situazione che lotta contro il gigante Iron Man, oppressore della libertà. E Davide ispira sempre una certa simpatia. Comunque, problemi narrativi a parte, le domande rimangono ed è per questo che Civil War è il più importante evento Marvel degli ultimi tempi: finalmente anche in un universo mainstream come questo c’è una critica al concetto di supereroe come è sempre stato inteso e una proposta di cambio di status, con le relative divergenze di opinione. Per carità, niente di nuovissimo, in DC per esempio che la polizia dia la caccia a Batman non è di certo cosa inedita, ma ho comunque apprezzato. E ho apprezzato anche che il motivo della scazzottata non sia il solito cattivissimo, o il solito eroe impazzito, o la solita invasione aliena, ma una vera guerra scatenata da diverse visioni politiche dello stesso problema.

Il tutto è molto ben scritto da un Mark Millar in buona forma, che scrive bene sia dialoghi che scene d’azione. Non sarà Bendis, ma comunque pure Millar sa il fatto suo e si vede. C’è tuttavia un problema di spazi. Un grosso problema di spazi. Gestire in 7 spillati da, credo, 24 pagine la mole di personaggi e di eventi presentati non è per nulla facile, e quando dico che Millar sa il fatto suo intendo che grossomodo se la cava in questo compito ingrato. Tuttavia qua e là ci sono cose che, se non si va a leggere cosa succede nella rispettiva testata, il lettore non capisce o non apprezza; oppure ci sono cose che semplicemente avvengono troppo in fretta e senza la dovuta enfasi. Ed eccoci qua al “più grosso problema” di cui parlavo prima. Il finale. Il finale di Civil War non sta né in cielo né in terra né in qualunque altro posto vi venga in mente. Non esiste in nessun universo, non esiste nel presente, non esisteva nel passato e non esisterà nel futuro che dopo tutto il macello, tutta la distruzione, tutti i matrimoni falliti e tutti i morti provocati, di punto in bianco in quelli che sembrano essere pochi secondi Capitan America decida di arrendersi. Semplicemente non esiste. Mi sta bene che possa cambiare idea, ma dopo le durissime posizioni iniziali, dopo tutto quello che ci hanno fatto vedere nei primi 6 numeri, non esiste che d’un tratto se ne esca con “cavolo, mi ero sbagliato”. Se così doveva finire ci dovevano essere dei dubbi, dei ripensamenti, delle discussioni. In questo modo è come se qualcuno fosse arrivato con un’ascia minacciando Millar mentre scriveva la sceneggiatura e gli avesse detto “bene, hai altre 4 facciate per finire”. Non va assolutamente bene. Gran peccato perché le premesse erano, come dicevo, davvero ottime. Si poteva davvero cavarne fuori qualcosa che assomigliasse a una graphic novel, organica e completa, e invece manca il finale e al suo posto ci ritroviamo delle pagine insensatamente veloci e la parola fine. Non ci siamo per niente.

501406-invisible_woman_steve_mcniven08Diamo quindi un’occhiata ai disegni e poi terminiamo. La serie principale è illustrata, benissimo a mio parere, da Steve McNiven; bravo disegnatore anche se un po’ sottovalutato, per come la vedo io. Ha uno stile molto plastico, anche se non quanto Coipel, che mi piace molto quando ci sono scene di battaglia e scazzottate varie ma è parecchio bravo anche con l’espressività e con i fondali. Insomma, nulla da eccepire dal punto di vista grafico.

Ecco, direi che qui possiamo concludere la prima parte di questo (troppo) lungo articolo su Civil War. Nella seconda parte, che metterò online tra qualche giorno, ci sarà come annunciato il running order della serie (per come l’ho letta io) e qualche commento sulle testate satellite. Grazie mille dell’attenzione, alla prossima.

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Storia dell’Universo Marvel parte 6: Civil War

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