Home » Speciale » Risposta all’editoriale “La Ricetta Magica”

Risposta all’editoriale “La Ricetta Magica”

Come promesso un paio di settimane fa, e visto che non è più agosto per nessuno, ecco l’articolo in risposta all’editoriale intitolato La Ricetta Magica, scritto da Sara Mattioli, pubblicato su Anteprima 264 (il numero di agosto 2013) a pagina 19. Più chiari di così non si può, avete tutte le referenze necessarie per, nel caso, controllare. Ma visto che non tutti possiedono la rivista, ecco il suddetto editoriale.

A volte mi chiedo se nella magica industria del fumetto italiano ci sia ancora gente che ha voglia di fare questo mestiere per il piacere che prova mentre legge fumetti e non per quel posto al sole che si è guadagnato negli anni e che gli conferisce una minuscola ma salda identità. Diversi anni fa ho scelto di non essere presente sui social network come Sara di Panini e di non partecipare alle discussioni sui forum e sui blog. Sono la negazione del marketing virale? Forse, ma le rare volte in cui sono intervenuta me ne sono sempre pentita. Amaramente. Mi sono chiesta il perché. Sono l’unica a pensare che il circolo vizioso della polemica fine a sé stessa sia noioso e dilettantistico? A volte mi sembra di sì. Leggo discussioni infinite su argomenti di “fantaeditoria” (concedetemi il termine) in cui si pontifica sui dos e sui dont’s: la distribuzione, la qualità di stampa, i prezzi di copertina, la PROMOZIONE (questa va di moda)… Ognuno ha la propria ricetta magica e sa esattamente per quale motivo un progetto ha successo o meno, guadagna o perde soldi. Ne ho sentite di tutti i colori. La costante assoluta però è una, e cioè che la colpa è sempre degli altri. E via a pontificare! Siamo un’industria di maghi della finanza mancati. Non solo. Siamo un’industria di maghi della finanza mancati e anche molto litigiosi. C’è chi si lancia in lunghe maratone di offese personali nei confronti di colleghi di altre case editrici, c’è chi toglie il saluto perché fa più figo, c’è chi se lo pubblica Panini allora sarà una mossa commerciale, c’è chi la Panini è la solita major che macina titoli senza metterci amore, c’è chi semplicemente ha voglia di amarezza. Ai posteri l’ardua sentenza. Io mi sento di dire una sola cosa a chiunque lavori nel nostro campo e a tutti i lettori in ascolto: W i fumetti. Ah… E anche se per cortesia mi passate la ricetta magica di cui sopra. Mi farebbe comodo su un paio di titoli un po’ in difficoltà, il cui destino infausto è sicuramente colpa del barista della caffetteria di fianco alla Panini che da un mese brucia ogni singolo caffè che ordino. STAY TUNED. (Marco, giù le mani dal mio pay-off!)

E questo era l’articolo, parola per parola con tanto di frase finale tra parentesi del tutto incomprensibile, di Sara Mattioli, stando a linkedin Publishing Manager di Panini SpA. Cominciamo perché ho molto da dire riguardo alla maggior parte dei concetti in esso (nell’editoriale) contenuti. Innanzitutto lasciatemi però spezzare una lancia a suo favore, giusto per non essere troppo duro. Per quanto non sia d’accordo con la maggior parte di quanto sta scritto in quella pagina 19 bisogna concedere alla povera Sara Mattioli che quello che dice lo dice bene. Con buona pace della redazione di nanoda.it e del suo disastro grammaticale pubblicato lo stesso mese su Mega. Quantomeno ‘sto articolo è scritto in italiano. Italiano vero. E ora bisogna passare, tuttavia, ai contenuti.

Ho letto e riletto questa paginetta ormai moltissime volte ma, per quanto mi sia sforzato, ci sono dei punti che continuano a non andarmi giù e degli altri che continuo a non capire. Per prima cosa non capisco se l’articolo è rivolto agli addetti ai lavori, ai “professionisti”, e se sì chi siano di preciso questi addetti. Tradotto: io ne farei parte (magari… ma non penso)? Questo perché mentre alcuni riferimenti sono chiaramente indirizzati a colleghi dell’autrice altri sembrano rivolti, più in generale, al vasto “popolo dei forum” e questa confusione di indirizzamento mi lascia perplesso: se questo sfogo è diretto a colleghi e altri professionisti, magari in risposta a un diverbio in ufficio sulla questione, non vedo il motivo di pubblicarlo su Anteprima, e anzi proprio la pubblicazione su un giornale pubblico e alla portata di tutti mi spinge a pensare che la tirata d’orecchi sia più globale. Ed è proprio per il fatto che, in un modo o nell’altro, mi sento chiamato in causa che sto scrivendo questa tiritera di risposta.

Come dicevo c’è poco da fare, non sono d’accordo. Nemmeno un pochettino. A partire dall’incipit: se in preda a una moda da “finto alternativo” uno decide di tenersi fuori dai forum e dai social network per me va bene, sono fatti suoi, ma se pensa che in un qualche modo il ritenersi “neutrale” lo renda invisibile a critiche e giudizi sta sbagliando di grosso. La nascita del web, o almeno di un certo tipo di web, ha contribuito nel tempo a creare una massa di popolazione informata e critica e, se è anche vero che non mancano i provocatori, la statistica ci impone il dovere di considerare l’esistenza di una fetta di pubblico maturo e consapevole che ha tutto il diritto di pensare e dire quanto gli passa per la testa (sempre nei limiti della decenza morale, come ribadivo nell’articolo su Ben Affleck). Non è più sufficiente, a fronte di tale pubblico, cercare di nascondersi dietro alle accuse di dilettantismo o di polemicismo gratuito. Non è più sufficiente nemmeno cercare di elevarsi dalla folla in quanto “professionisti” o, peggio, in quanto amanti dei fumetti usando una patetica retorica da due soldi, scrivendo con gli occhioni da cerbiatto “sono l’unica ad amare i fumetti? Bè, viva i fumetti!”, un po’ alla Braveheart.

Insomma, quella fetta di pubblico matura e consapevole esiste, e alle volte ne capisce di fumetti quanto i “professionisti” di Panini. E non ci si può più nascondere nemmeno dietro a “voi criticate qualità di stampa, prezzi di copertina, distribuzione e promozione, ma in realtà cosa ne capite?”. Ecco, questi secondo me sono dei buoni esempi per far vedere quanto la gente “ne capisce” dei suddetti argomenti. La qualità di stampa di X-Men Deluxe è oltraggiosa, la grammatura della carta di pagine e copertina è talmente bassa da far ridere e non trova giustificazione se paragonata ad altre testate di formato analogo come Marvel Crossover. Non si salvano neanche i giapponesi, con le testate shonen tipo L’Attacco dei Giganti che sono nella migliore delle ipotesi imbarazzanti, per non parlare del cambio di grammatura della carta che molte serie hanno subito in corso d’opera con conseguente e orribile cambio di spessore. Sul prezzo di copertina si possono fare quanti esempi si vogliono, dipende da quanto tempo si ha a disposizione. I cartonati formato francese costano troppo in relazione al numero di pagine, se poi li si paragona a un qualsiasi Omnibus viene quasi da ridere: le ristampe in volume “di lusso” appaiono costare poco se affiancante a uno Zaya qualunque. E anche nei manga c’è una sovrabbondanza di albi di fascia alta, sopra ai sette euro e cinquanta diciamo, che sta rapidamente saturando un mercato già intasato. Ma le cose migliori arrivano quando si fa un mix delle due. Perché se per esempio si può ancora dire che X-Men Deluxe costi poco o che i cartonati francesi siano di altissima qualità (cosa che non nego), non si possono salvare porcherie della serie DeathNote Black Edition. Se il miglior rapporto qualità prezzo che riuscite a trovare per degli albi senza sovraccoperta e senza pagine a colori è questo avete dei seri problemi editoriali: e anche qui per rendersene conto basta paragonare la suddetta serie in sei volumi con, chessò, Eden Deluxe, Nausicaa della Valle del Vento, Monster o qualsiasi altra edizione deluxe degli ultimi anni. Per quanto riguarda la distribuzione basta uscire dall’ambito Panini e fare due passi verso la defunta, alle volte mi viene da pensare “grazie al cielo”, Planeta deAgostini i cui problemi di distribuzione hanno seriamente minato la fruibilità di eventi come Notte più Profonda. Parlando di promozione, che sembra vada di moda, potrei dilungarmi per pagine e pagine ma mi limiterò a due aspetti. Il primo non può che essere la follia di cover alternative cui le case editrici ci stanno bombardando. La seconda è la promozione, a mio avviso criminale, di uno specifico fumetto: Crossed.  La scritta “Il fumetto più violento e perverso di sempre” campeggia bianco su nero a pagina 51 dello stesso numero di Anteprima su cui compare l’articolo di Sara Mattioli. Poi non stupitevi se, ignorando il bollino del pubblico maturo, una schiera di tredicenni brufolosi andrà a cercare il suddetto albo che, palesemente, non è scritto per loro. Non ci vuole un genio, e soprattutto non ci vuole un professionista, per capire il target a cui frasi come questa sono rivolte e per preoccuparsi delle conseguenze. Ribadisco, questi esempi per dire che, se anche non tutte le critiche sono ben poste, c’è della gente che sa quello che dice, e questa gente andrebbe ascoltata.

A mio avviso le due frasi cardine di tutto l’articolo, quelle che davvero mi hanno irritato, sono le seguenti. 1) Sono l’unica a pensare che il circolo vizioso della polemica fine a sé stessa sia noioso e dilettantistico? 2) La costante assoluta però è una, e cioè che la colpa è sempre degli altri. Il concetto che sembra passare dall’intero articolo e in particolare da queste due frasi è che, quando si parla di qualità di stampa, di distribuzione, di produzione, di prezzi di copertina, il mondo si divide in due parti: quelli che hanno preso attivamente delle decisioni e quelli che li criticano per le decisioni prese. Il problema però è che passa anche il messaggio che questa seconda categoria è quella nel torto, quella che critica e polemizza gratuitamente, quella che non ha il diritto di dir nulla. E la si accusa di commettere l’errore più vecchio del mondo, e cioè di dire “è colpa sua!” puntando l’indice sull’editore di turno. Bè, è ora di svelare un segreto. Quando un fumetto ha dei problemi in uno dei quattro campi sopraccitati non è colpa del barista, come ironicamente suggerito. E non è nemmeno colpa di chi critica sui forum e sui blog. È colpa di chi ha preso, in buona o cattiva fede, le decisioni che hanno portato ai suddetti problemi, commettendo gli sbagli che lo hanno affossato e che hanno attirato tante critiche. Insomma, di certo è più colpa tua, editore, che mia, criticatore. Tutto quello che può fare il fruitore quando un fumetto non va, quando si sente preso per il culo o addirittura truffato, è farlo notare. E la reazione piagnucolante “siete dei dilettanti che sanno solo criticare e dare la colpa agli altri” è bambinesca e, onestamente, poco professionale. Sarebbe molto più edificante ammettere le proprie colpe e/o i propri sbagli, involontari o meno, e cercare di capire in modo costruttivo dove le cose non sono andate e perché, invece che urlare contro forum e social network con banali accuse e insignificanti prese in giro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...