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Marvel Now! Avengers

La testata Marvel Now! che questo mese ha raggiunto quota 3 è Avengers, senza Uncanny davanti mi raccomando. E come ormai è tradizione tre albi pubblicati significa che si può cominciare a guardare al contenuto e fare qualche riflessione, o almeno questa è la linea d’azione che abbiamo seguito finora con il reboot Marvel. Quindi vediamo un po’ cosa sta succedendo dentro a questa seconda linea editoriale dedicata ai Vendicatori, ma non prima di un breve excursus storico.

Cover componibile dalla bizzarra prospettiva dei primi tre numeri di Avengers.

Cover componibile dalla bizzarra prospettiva dei primi tre numeri di Avengers.

vendicatori la leggendaLa prima testata mensile italiana, quantomeno della storia recente, interamente dedicata ai Vendicatori che prima si dividevano tra le uscite di Thor e di Iron Man, fu Vendicatori: La Leggenda il cui primo numero è datato maggio 2011. Interamente si fa per dire, perché in realtà quasi nessuna delle storie proposte aveva come protagonista il gruppo di supereroi per intero ma molto più spesso ci si concentrava su un singolo personaggio o su un piccolo team-up. E così gli albi, pur marcati dall’altisonante titolo di cui sopra, presentavano in bella vista il nome del personaggio cui si dedicavano cosicché il primo numero era Vendicatori: La Leggenda – Thor, il terzo Vendicatori: La Leggenda – Capitan America e via discorrendo. Nel corso dei quindici numeri in cui è uscita, questa testata ha avuto molte cose da dire e all’osservatore attento ha insegnato alcune cose. La prima, evidente, è che l’unica storia iniziata nel numero uno e conclusa nel numero quindici, quindi durata dall’inizio alla fine della testata, è anche l’unica davvero in continuity: La Crociata dei Bambini. Ben scritte da Allan Heinberg e soprattutto ben disegnate da Jim Cheung, di queste vicende che coinvolgono i Giovani Vendicatori parleremo approfonditamente più avanti dato che hanno avuto delle grosse ripercussioni nel Marvel Universe in generale. Questo ci dice prevalentemente una cosa: è difficile inserire completamente in continuity un gruppo come quello dei Vendicatori. Insomma, non è facile gestire vicende “urbane”, giusto per fare un esempio, come quelle di Devil se a Matt Murdock basta fare un fischio a Thor per risolvere le sue divergenze con Kingpin. E quindi per dirigere la faccenda al meglio, ma senza creare troppi casini, si fa come in Vendicatori: La Leggenda: gli Avengers esistono ma fanno grossomodo da contorno, lo scrittore spezzetta il gruppo focalizzando l’attenzione sulle gesta di singoli personaggi in modo da non impelagarsi con problemi di compatibilità tra le testate. Ricordatevi di questo fatto, perché continuerà ad essere la strada maestra della gestione dei gruppi Marvel: toglierli, in un modo o nell’altro, dalla continuity ufficiale, almeno in parte.

Avengers_The_Children's_Crusade_Vol_1_1Ad aprile 2012, quindi in leggera sovrapposizione con la precedente, le cose cambiano e nasce Avengers: è l’inizio della vera e propria gestione Bendis, che per la verità scriveva già da molto i New Avengers. Dopo un primo numero spettacolare illustrato da un Grabriele Dell’Otto in ottima forma, numero che segna peraltro un ottimo punto di partenza per nuovi lettori, la piega che Marvel e Panini intendono dare alla testata è chiara: la copertina del secondo albo è praticamente uno screenshot del lungometraggio e, appena sopra ad Iron Man, campeggia la fuorviante scritta “il fumetto che ha ispirato il film”. La testata conterrà, fino al numero 7, solamente la serie originale Avengers, in continuity, più altre storie sulle origini dei vari membri del gruppo; in un tentativo nemmeno troppo velato di rendere la serie più accessibile di quanto fosse in realtà. Dal numero 7 però l’antifona cambia e al menù si aggiunge Avengers Assemble anche questa scritta da Bendis: serie ancora in corso che, giusto per non dare fastidio a nessuno, si riallaccia vistosamente al film per character design e titolo. E con Assemble ridiventa nuovamente chiaro quanto difficile sia scrivere storie di Vendicatori in continuity e, allo stesso tempo, accontentare un pubblico attirato dal successo di Robert Downey Junior, un pubblico che di continuity e di “testate satellite” non vuole nemmeno sentire parlare. E quindi Bendis fa quello che i suoi predecessori avevano fatto in Vendicatori: La Leggenda: scrive delle storie a sé stanti, pur senza mai ammetterlo, anche se per non scontentare i fan questa volta lascia il gruppo com’era nella pellicola. Quindi da qui in poi avremo Avengers, dura e pura serie “per veterani” che si beccherà addosso tutti i drammi di continuity e i vari crossover, e Avengers Assemble, che se ne fregherà della coerenza e tirerà dritto per la sua strada buttando lì personaggi senza giustificazione perché, alla fin fine, non deve rendere conto a nessuno.

Ma perché è bene fare un po’ di chiarezza con questo “breve” excursus se dobbiamo parlare di una testa che (almeno formalmente) comincia dal numero uno? In parte perché conoscere il passato ci aiuta a comprendere il presente, e questo è valido sempre, non solo quando si parla di fumetti. Ma in primo luogo per evidenziare quanto, nonostante i mega-crossover distruttivi alla AvX, nonostante i reboot che poi sono dei rilanci ma un po’ reboot lo sono, nonostante i mirabolanti colori di cover variant e la spavalderia con cui vengono stampati i numeri UNO sulle copertine, nonostante tutte queste cose nulla è davvero cambiato. E infatti abbiamo da un lato Uncanny Avengers, serie regolare “in continuity” (tra virgolette perché alla Marvel ultimamente fanno un po’ come gli pare da questo punto di vista) che assieme a I Nuovissimi X-Men e agli Incredibili X-Men raccoglie i cocci dello scontro Vendicatori-Mutanti e prosegue la “storiografia ufficiale”; e dall’altro abbia Avengers, oggetto di questa recensione, che se ne sbatte abbastanza di tutto e tutti e va per la sua strada. Quindi grossomodo non è cambiato quasi nulla: questa è la testata per chi non ha voglia di leggersi mille spillati per capire cosa sta succedendo; qui troverete letture a sé stanti da affrontare senza porsi troppe domande, almeno per ora. Con questo non voglio denigrarne il contenuto, che anzi apprezzo più di quello della sorella Uncanny, solo mi chiedo se questo proliferare di testate in cui non è mai veramente chiara la rete di rapporti con le altre pubblicazioni Marvel sia veramente necessario. Ma forse questo è un altro discoro.

Dunque. La prima metà dell’albo italiano Avengers contiene la serie originale Avengers, guarda un po’ che fantasia, ripartita da 1 in occasione di Marvel Now!. La storia è di Jonathan Hickman, lo stesso che non mi aveva convinto negli Illuminati, che qui però devo ammettere fa un lavoro sopraffino. Il concetto di base, nemmeno troppo nuovo per i fan di Bendis, è “se le minacce diventano più grandi anche i Vendicatori devono diventare più grandi”. Questa idea di fondo, che di primo acchito sa solo di boiata, è in verità sviluppata molto meglio di quanto mi aspettassi, molto meglio persino di quanto aveva fatto Bendis nella sua gestione: ai Vendicatori classici, che rimangono comunque in primo piano, viene affiancata una lunghissima serie di eroi, più o meno conosciuti, di supporto con una naturalezza di rara eleganza e bellezza. Complimenti quindi a Hickman che, se saprà continuare in questo modo garantendo la giusta visibilità e caratterizzazione ai numerosi co-protagonisti, diventerà uno dei migliori gestori di gruppi della Casa delle Idee, secondo forse solo allo stesso Bendis (per questioni di anzianità) e ad Abnett (il cui talento in questo campo è fuori discussione). Consiglio quindi a tutti, ma proprio a tutti, la lettura almeno del primo numero di questa serie, che getta le basi per una lunga catena di eventi in maniera tanto semplice quanto emblematica. Ex Nihilo è uno dei “nuovi cattivi” meglio caratterizzati che abbia visto ultimamente e la vicenda che lo riguarda, conclusa almeno apparentemente nel numero 2, ha dell’incredibile da quanto è ben gestita, gettando le sue radici nella tradizione classica dei Vendicatori ma prendendo le dovute (o meglio le volute) distanze in maniera decisa ma mai forzata. Poi Hickman sa giocare con i dialoghi, e qui lo dimostra ampiamente, buttando qua e là una vena epico/retorica da far venire la pelle d’oca pur non risultando mai gratuita e pomposa in senso negativo. Questa storia ha poi un altro grosso, ma grossissimo, punto a suo favore: i disegni.

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Avengers_1_Preview1Jerome Opeña, che vedo su queste pagine per la prima volta, disegna come se fosse pervaso da un’ispirazione divina. Le sue tavole sono dinamiche e ben architettate, il suo character design è splendido, ispirato e ricco di citazioni e i suoi personaggi sono possenti ed espressivi. Trovo incredibile che questo artista non goda di maggiori riconoscimenti perché davvero li meriterebbe: l’inizio di questa serie Avengers è di una potenza visiva paragonabile all’incipit di Dell’Otto di cui parlavamo prima, trasformando una serie regolare mensile in qualcosa che ha il gusto della graphic novel d’autore. Peccato che l’idillio Hickman- Opeña sia durato solo fino al terzo volume originale, da cui la direzione dei disegni passa in mano comunque molto bravo Adam Kubert. Compito ingrato quello che è stato affidato al povero Kubert perché, per quanto sia anche lui un bravissimo disegnatore, molto espressivo e con un’ottima composizione della pagina, il suo stile si discosta molto da quello del suo predecessore e crea una discontinuità che a prima vista risulta davvero fastidiosa. Per carità, ci si abitua subito al talento del nuovo arrivato che, ripeto, sa il fatto suo, ma un angolo del cuore rimane affezionato all’affresco di Opeña nella speranza che torni su queste pagine.

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Una splash page da Avengers Assemble disegnata da Stefano Caselli.

avengers_caselli_1L’albo italiano contiene poi la continuazione dell’originale Avengers Assemble, sulla quale i miei dubbi non fanno che aumentare. Qui il concetto fondamentale è “fuori continuity”, ma non nello stesso modo di prima: ora è una specie di bandiera da sventolare come un vanto, cosa che personalmente non apprezzo per nulla. Il primo arco narrativo ha il solo merito di essere disegnato da uno Stefano Caselli in ottima forma, ma nulla di più. La storia vorrebbe essere una brutta copia de La Cosa ma ci vengono infilate dentro a forza tante di quelle battute e tante di quelle gag da snaturare completamente qualsiasi velleità narrativa in favore di una più becera forma di intrattenimento comico, farcito con frasi scontate, espedienti grafici mutuati da Fear Itself (per non andare troppo indietro) e tanti, troppi personaggi fuori background. Fortuna che questo ciclo è durato poco perché non ne potevo davvero più di vedere Hulk preparare sandwich alla Donna Ragno, inebriato dai suoi feromoni. La storia pubblicata sul numero 3 è già più interessante e vede come protagonista Visione, ma anche qui si ha l’impressione di una cosa buttata lì, con dialoghi approssimativi e psicologie ancora più approssimative. Con ogni probabilità tra qualche anno ci saremo dimenticati di questa serie e se non sarà così tanto un male.

Concludendo. La grande pecca di questi albi è contenere Avengers Assemble che, lasciatemelo ribadire, è del tutto trascurabile. Peccato perché Avengers, senza altri aggettivi a sporcare il titolo, è davvero ben architettata e risulta una lettura piena e piacevole. Purtroppo sua sorella maggiore, Uncanny Avengers, ha dalla sua parte il fatto di essere in continuity anche con le altre testate del Marvel Universe e non solo con sé stessa, e questo fatto a mio avviso la rende più importante pur essendo meno bella; quindi se dovete scegliere tra le due mi verrebbe da consigliarvi quest’ultima. Tuttavia se avete la possibilità di leggerle entrambe, o se ve ne fregate di continuity, maxi-eventi e crossover, Avengers è LA testata vendicativa del momento e pertanto è assolutamente consigliata, non ve ne pentirete. Con questo concludo, non mi resta che augurarvi buona lettura. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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