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C’era una volta il guanto da forno

Ed eccoci qua con una nuova invettiva supportata dall’immancabile guanto da forno. Che dire… Fino all’ultimo ho sperato di non dover scrivere quest’articolo, anche se quasi da subito ho temuto di doverlo fare. È quella sensazione, quel retrogusto che ti senti in bocca, che anche se non ne hai motivo ti fa dubitare, ti fa vacillare. Poi quando le cose vanno (immancabilmente) male ti guardi indietro, ripensi a quel retrogusto di cibo digerito che avevi in gola, e subito noti quali erano i pezzi che non combaciavano, dove stavano le crepe. E magari pensi pure che te ne potevi accorgere per tempo. Tutto questo è avvenuto, questa volta, con la nuova edizione di uno dei più bei fumetti attualmente in corso e sta per ripetersi con un’altra ristampa. Ovviamente sto parlando di…

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C’era una volta Fables, nuova edizione targata RW Lion del capolavoro di Bill Willingham. Allora partiamo dall’inizio, giusto per vedere (col senno di poi di cui sono piene le fosse) quali erano i pezzi che non combaciavano. Per fare questo ci serviranno i numeri da 192 a 194 di Mega. Partiamo dal 192, il numero di giugno.

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Alle pagine 76 e 77 viene annunciata la ristampa di Fables in formato “da edicola”, al prezzo per volume di 2 euro e 90. Molto poco. Nello specifico a pagina 76 l’editore gonfia un po’ il petto, come suo diritto, buttando giù una serie di cifre e di nomi altisonanti salvo poi, tra una riga e l’altra, scrivere testualmente: “…classico formato all’italiana da edicola. Preparatevi a scoprire o riscoprire ogni mese in edicola e fumetteria in albi da 96 pagine in bianco e nero la serie Vertigo…”

In bianco e nero? Fermi tutti. Passi il formato all’italiana, quello “bonelliano” per capirci, ma in bianco e nero proprio non ci siamo. Ho capito che bisogna far costare gli albi poco, ma i colori sono d’obbligo. Sia perché è un’opera nata a colori, sia perché effettivamente gran parte dell’impatto delle tavole di Marc Buckingham è dovuto alla colorazione (che alla RW ci credano o no). E non me ne frega niente se il quarantenne medio che non ha mai letto che Tex e Dylan Dog non è abituato all’arcobaleno ma vuole il netto contrasto nero bianco di cui sono riempiti gli albi “italiani”, se ne farà una ragione. Ma proseguiamo, numero 193.

Qui spuntano le prime incongruenze. Pagine 76. Fables 2. Nella riga che descrive le caratteristiche tecniche del prodotto compare la tanto agognata sigla: “16,0×21,0, B, 96pp, col”. Dove B sta per brossurato, ma questo lo sapevamo già, e col sta per COLORI! Grande! Hanno capito di aver fatto una stronzata e hanno deciso di tornare indietro. Bravi bravi. Strano però, il prezzo non è aumentato…

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Numero 193. La catastrofe dell’incomprensione assoluta. A pagina 21, dedicata alle correzioni degli errori commessi precedentemente nell’annunciare le varie novità, sta scritto sempre testualmente “La versione in formato 16×21, brossurata in b/n di Fables cambia nome in Vertigo Legends C’era una volta Fables”. Ed ecco che rispunta quella sigla brutta brutta con lo slash. Corriamo subito a pagina 76, no stavolta è 81, per scoprire che nell’annunciare il terzo volume RW continua a scrivere che sarà a colori dimostrando oltre a una scarsa professionalità anche una discreta dose di confusione. Ora nel numero 194 in cui si parla del quarto volume la sigla “col” continua a campeggiare nella riga di descrizione, solo che stavolta abbiamo un dato certo: il primo albo è disponibile in edicola e fumetteria.

Un paio di presupposti da cui è bene partire. Primo: Fables è, per quanto ne so, la serie in corso d’opera che gode attualmente di più edizioni contemporanee in Italia, e questo nonostante la sua travagliatissima e sfortunatissima vicenda editoriale (che vanta il passaggio tra ben tre case editrici). In fumetteria al giorno d’oggi possiamo trovare i classici albi brossurati, quelli che proseguono nel formato della prima stampa Magic Press, attualmente fermi al numero 18 con il 19 annunciato; si può trovare una splendida edizone deluxe, cartonata, di grande formato, splendida sotto ogni punto di vista; si possono trovare qua e là gli spillati originali in inglese (anche se questi sono un discorso a parte) e si può trovare questa nuova ristampa economica in formato Bonelli. Quindi immagino non sia stato facilissimo inventarsi il nuovo formato. Secondo, anche se non so quanto sia rilevante a questo punto: sia io che il guanto da forno siamo stati sempre grandi sostenitori della RW. L’abbiamo difesa anche quando era quasi indifendibile e quando tutto il resto del mondo voleva farle del male. L’abbiamo sostenuta quando sbagliava e l’abbiamo elogiata quando faceva le cose per bene. Nello specifico siamo stati molto, ma davvero molto, contenti del suo tentativo di introdurre anche in Italia gli spillati monografici, tipo Ex-Machina o Watchmen, nella speranza che questa politica si espanda anche alle serie regolari. Insomma. Forza RW, ti vogliamo bene.

Ma con questo C’era una volta Fables, lasciatelo dire, hai scazzato di brutto. Ma proprio proprio tanto. Contro ogni speranza il volume è effettivamente in bianco e nero. Ma non quel bianco e nero tipo “la versione a mattia, per veri collezionisti, di Batman Hush”, bensì bianco e nero “inchiostrato”, anzi “re-inchiostrato” dato che le tavole originali mica erano così. Quell’orrendo bianco e nero dal super contrasto vecchio di quarant’anni a cui in Italia, non si capisce perché, siamo ancora drammaticamente affezionati. Solo che finché questo stile anacronistico si ferma ai vari Tex e Julia va anche bene, quando sconfina dove non dovrebbe non va più bene. Ma nemmeno un pochetto.

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Il colore, in un fumetto pensato e partorito per essere a colori, non è un “in più”. È necessario. Necessario quanto i testi nei baloons, necessario quanto i disegni stessi. Il formato “italiano” va anche bene, posso accettare pure che il titolo in copertina sia stato cambiato per l’occasione. Ma il colore DEVE esserci. Fine della storia. Quest’edizione finisce nello stesso scaffale della ristampa di Ken il Guerriero. Quindi, cara RW, lasciatelo dire da me e non dal guanto che tende ad essere un po’ più aggressivo: stavolta hai davvero cagato fuori dal vaso. Hai scazzato nel pensare che questa ideafosse buona, hai scazzato nel comunicare la tua idea, dimostrando ripeto una confusione interna e una scarsa professionalità che mai mi sarei aspettato di vedere da una delle più grandi case editrici del Paese e, quel che è peggio, continui a sbagliare scrivendo che i prossimi volumi di questo schifo saranno a colori quando non sarà così. E questo perseverare si chiama incompetenza o truffa, lascio a voi la scelta. L’unico caso in cui lo scenario potrebbe essere diverso da quello descritto finora è che SOLTANTO il primo numero, esplicitamente annunciato in b/n, sia in b/n mentre gli altri (con grossi problemi di incongruenza) siano a col. Tuttavia, ad essere del tutto onesti, non sarebbe poi tanto meglio e comunque non credo andrà così. Tradotto: la frittata è fatta.

Mi piange il cuore davvero a dire queste cose perché, credetemi, avrei sostenuto RW con tutte le mie forze. E quando mi è stato possibile è quello che ho fatto. Questo progetto è indifendibile e, per conto mio, ci vorrà del tempo per ristabilire la rispettabile immagine originale dell’azienda.

Una postilla di chiusura. A questo punto temo che anche la ristampa di Y the Last Man, che è stata annunciata per il mese prossimo sempre nel formato bonelliano, avrà lo stesso cromatico problema. Non vedo perché dovrebbe ricevere un diverso trattamento, quindi fatevi i vostri conti. Con questo io e il guanto vi salutiamo per qualche giorno dato che ce ne andiamo al Romics. Alla prossima e… buona lettura a colori.

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