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Battle Royale Angels’ Border, mille perplessità…

201303191301548321Torniamo dopo un bel po’ di tempo, forse troppo, a parlare di manga. Insomma, ormai avrete capito come la penso. Sto progressivamente allontanandomi, mio malgrado, dal meraviglioso mondo del fumetto made in Paese-del-Sol-Levante in primo luogo per via di un abbassamento del livello medio dell’offerta che ha, a mio avviso, dell’imbarazzante. E basta dare un occhio alle novità, alle anteprime, per rendersene conto: tolte le ristampe illustri e le uscite di serie in corso da tempo immemore anche questo mese, ve lo anticipo, sul fronte giapponese c’è ben poco movimento. Comunque visto che giusto ieri sono riuscito a completare una miniserie di due volumi ho deciso di posticipare di qualche giorno la Top15 delle novità per tornare a parlare di manga. E ci torniamo con Battle Royale Angels’ Border. Di cose da dire ce ne sono fin troppe.

br_logo_1024x768Breve excursus storico. Battle Royale è ed è stato un grosso fenomeno editoriale. Nato come romanzo una quindicina d’anni fa ottenne un immediato successo, tale da permetterne la realizzazione di un film e di un manga. Di recente si parlava anche di un possibile remake cinematografico made in Usa ma, francamente, è un po’ che non ne sento più parlare. Comunque. La storia prende atto in un futuro distopico in cui un governo dittatoriale costringe annualmente, sospensione dell’incredulità necessaria, i membri di una classe di terza media ad ammazzarsi a vicenda perché… boh, perché gli va. Ma non è questo il punto. Alla fin fine l’opera originale (mi riferisco al manga, il libro non l’ho letto) era un buon esercizio di character design più che di narrazione in sé: per quanto l’intreccio sia piuttosto banale, bisogna ammetterlo, il lettore rimane spontaneamente coinvolto dalle diverse psicologie, dai diversi punti di vista dei vari personaggi. Tutto è fatto in modo da favorire l’immedesimazione, in maniera che il fruitore sia portato a chiedersi spesso “cosa farei io in quella situazione?” a prescindere dal fatto che la situazione di per sé sia credibile o meno; proprio per ottenere questo risultato i protagonisti vengono subito decimati fino ad essere in numero gestibile, e i superstiti sono delle maschere abbastanza standard: c’è il buono, il cattivo, il tonto, il rivoluzionario, la ragazza per bene, la sgualdrina e via così. Nonostante questo, grazie pure a un buon ritmo, gli eventi scorrevano fluidi e non si aveva quella fastidiosa impressione di scontato che si ha quando i personaggi sono troppo piatti e agiscono semplicemente in funzione del loro ruolo. Insomma,  il buono non era semplicemente e piattamente “buono”, ma si potevano notare alcune sfumature e alcune note di crescita, abbastanza per rendere il racconto più credibile. Si può dire che, almeno all’epoca, la parola d’ordine fosse “bilanciamento”: c’era un buon equilibrio tra la semplificazione “necessaria” per aumentare il coinvolgimento e la profondità necessaria a rendere i personaggi “veri”, tra la banalità e la scarsa credibilità del contesto socio-politico in cui la vicenda prende atto e il realismo e la drammaticità della vicenda stessa. Purtroppo è proprio la mancanza di questo equilibrio a rovinare, almeno parzialmente, Angels’ Border, secondo spin off dopo il trascurabilissimo Blitz Royale. La cosa strana, a questo punto, è che ai testi troviamo lo stesso Takami Koushun responsabile dell’adattamento manga dell’opera originale ma, come spesso capita, non sempre le ciambelle escono col buco. E forse due ciambelle col buco di fila è chiedere troppo. Forse.

Comunque. Dicevo, manca l’equilibrio. I due albi che compongono la miniserie sono pesantemente sbilanciati verso il sentimentalismo facile, verso una retorica che più banale si fa fatica. Sono rimasto orrificato, se così si può dire, da quella vena di romanticismo semi omofobo che permea il primo volume, ricco di tutti i cliché del secolo scorso. Sono rimasto estremamente deluso dalla scarsa credibilità con cui si dipinge il contesto attorno cui ruota l’inutile vicenda del secondo volume. Alla fine, a ben pensarci, abbiamo per le mani null’altro che due shojo, pure abbastanza mediocri, che con Battle Royale hanno ben poco a che fare. Il punto di contatto tra i due episodi, che per il resto sono del tutto scollegati, è che nel “presente” entrambi raccontano una storia legata a una ragazza del gruppetto del faro. Solo che per la maggior parte delle pagine la narrazione va da riflessioni a flashback e, di fatto, la vicenda stessa del faro (che era una delle più crude ma anche più interessanti del primo Battle Royale) praticamente non viene toccata. Alla fin fine sono solo due storie sul passato di due personaggi secondari che non aggiungono nulla, ma proprio nulla, alla comprensione dell’evento cui si riferiscono. Peccato, perché si sarebbe davvero potuta sfruttare quest’occasione per approfondire la psicologia di quelle cinque ragazze che costituivano una sorta di “modello politico” alternativo a quello di Nanahara ma comunque interessante, comunque rilevante. E invece non si è fatto altro che buttare del facile sentimentalismo, ricolmo di banalità e sdolcinature gratuite, dentro a un lungo flashback che alla meglio risulta leggibile ma che, giunti alla fine, portano il lettore a chiedersi “e quindi?”. Quindi lo chiedo pure io. E quindi? Francamente non riesco a vedere il senso. Peccato pecccato.

Una pagina dal primo episodio. Disegni di Ohnishi Mioko

Una pagina dal primo episodio. Disegni di Ohnishi Mioko

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Una nota di chiusura sull’edizione italiana. Questo è uno dei pochissimi fumetti RW Goen che ho comprato. In parte per l’opera in sé. In parte perché questa volta RW ha fatto davvero un buon lavoro. Tralasciando una traduzione qua e là piuttosto pesante, la qualità degli albi è davvero ottima. Bel formato, bella grammatura della carta, meravigliosa la rilegatura. A dimostrare da un lato che c’è un sacco di margine di miglioramento (Goen non aveva mai brillato per qualità di stampa) quindi incrociamo le dita per Capitan Harlock, e dall’altro che non è sufficiente né necessario fare albi grandi o con mirabolanti sovraccoperte per fare dei begli albi. Poi per carità, siamo lontani dalla perfezione. Questi due volumetti, in relazione al numero di pagine, costano abbastanza e credo che la scelta di inserire, in appendice, la sceneggiatura degli episodi sia stata solo (o in gran parte) una scelta atta ad aumentare la mole di quelli che altrimenti sarebbero stati solo dei libercoli striminziti. Quindi siamo sì lontani dalla perfezione, ma siamo nella giusta direzione. Molto più giusta di alcuni albi “di lusso” di case editrici maggiori. Quindi complimenti RW Goen, davvero. Spero che sia l’inizio di una nuova era. Con questo concludo, buona giornata e buona lettura.

Il guanto da forno approva il formato di quest'opera. Il suo contenuto un po' meno.

Il guanto da forno approva il formato di quest’opera. Il suo contenuto un po’ meno.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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