Home » Recensioni » Passato, Prossimo. Viaggi nel tempo. Storie d’amore.

Passato, Prossimo. Viaggi nel tempo. Storie d’amore.

Buonasera a tutti. Lo so, lo so… Mi sono fatto di nebbia e non ho scritto nulla per tipo una decina di giorni, e me ne scuso: tra impegni vari, il ponte, le lezioni et cetera multa non ce l’ho proprio fatta. Spero vi siate divertiti in questo lungo week end appena passato, week end carico di Lucca alla quale non sono, alla fine, nemmeno riuscito ad andare. Mannaggia. Ma bando ai convenevoli. Questo giro, fregandocene di manga e di Marvel Now e di tutte le cose lasciate in sospeso, parliamo di qualcosa di (completamente) diverso. Qualcosa di cui vi avevo promesso una recensione durante il report del Romics. Questo qualcosa è Passato, Prossimo, interessantissimo fumetto di Emanuele Rosso edito da Tunué.

passato prossimo1

Cominciamo dal principio. Passato, Prossimo (ricordatevi la virgola che è importante) è fondamentalmente una storia d’amore. Circa. Circa perché è una storia d’amore al contrario, che ci viene raccontata partendo dalla fine e andando verso l’inizio per mezzo del più raffinato ma purtroppo anche più abusato degli artifici letterari: il viaggio nel tempo. Lo zio inventore regala a Leo, il protagonista, un passaverdure-macchina del tempo con il quale il nostro eroe inizierà una corsa all’indietro, di volta in volta più a fondo nel passato, nel tentativo di salvare-ricostruire-ricominciare la propria storia con Anna. Solo che, nell’elegante e ben riuscito tentativo da parte dell’autore di non incorrere in fastidiosi paradossi temporali, il tempo funziona come il nastro da musicassetta: se viene riavvolto viene riavvolto in toto e si torna esattamente nel punto in cui lo si è fermato, senza ricordi né consapevolezza nemmeno di essersi mossi. Ed è proprio questo aspetto a rendere davvero interessante il fumetto, non tanto la storia d’amore in sé. Credo che a tutti, una volta o l’altra, sia capitato di desiderare in una qualche misura di “tornare indietro” per, chessò, sistemare un errore o rifare meglio qualcosa. Ma se la condizione per poter riavvolgere il tempo fosse la necessità di perdere tutti i propri ricordi da quel momento specifico del passato ad ora? Ne varrebbe la pena? Fino a che punto è la nostra esperienza a rendere noi stessi effettivamente noi stessi? Mi sono trovato a pormi questa domanda per la prima volta anni fa guardando LastExile, me la sono posta nuovamente con Eternal Sunshine of a Spotless Mind (che l’autore cita sapientemente all’interno della copertina) e me la ripongo ora, ma non sono mai riuscito a trovare una risposta che funzionasse, almeno per me. Evidentemente Leo trova la risposta che funzioni per lui, e decide di tentare. E così il viaggio nel tempo non rimane soltanto un artificio letterario per narrare in modo originale una storia dalla fine all’inizio, ma entra a far parte a pieno titolo della trama facendone da motore principale. Vedremo così, sempre più nel passato, varie vicende della vita dei due giovani che tuttavia non si sovrappongono mai: non assisteremo mai a “due versioni della stessa scena”, una prima e una dopo un determinato riavvolgimento. Saremo quindi portati inesorabilmente a chiederci com’era andato quell’evento specifico la prima (o l’ultima?) volta, se le sue conseguenze fossero state le stesse, se ci sia una qualche sorta di determinismo causalistico oppure no. Tanto che alla fine dell’albo, ma all’inizio della vicenda, saremo portati a sperare nel “futuro” nonostante noi già lo conosciamo “il futuro”, e lo conosciamo dalla prima pagina. O magari no?

passato prossimo4

Insomma. Un grande esercizio di stile che non è soltanto un vizio formale (e chi mi conosce sa che amo davvero i vizi formali) ma è anche e soprattutto contenuto. Perché nonostante l’intreccio narrativo sia “fuori dall’ordinario”, dato che folli a parte nessuno è mai tornato davvero indietro nel tempo, sarà impossibile non immedesimarsi nello scorrere degli eventi. Sarà impossibile non immedesimarsi nella a volte tranquilla e rassicurante e a volte incerta e pericolante quotidianità dei due ragazzi; sarà impossibile non incazzarsi con Anna, tanto stronza ed “estrema” quanto insicura e fragile, e non biasimarla per avere un ragazzo tanto buono ma anche tanto imbranato. E questo perché è graziosamente facile vedere sé stessi proiettati nei due protagonisti. Di primo acchito la storia d’amore in sé mi aveva lasciato un po’ perplesso, mi pareva a tratti banali e a tratti esagerata, forse anche insipida. Poi ho lasciato sedimentare quanto letto e ho approcciato una seconda lettura; e ho ripensato a com’ero io a diciotto anni, a come approcciavo o avrei approcciato le cose. E mi sono reso conto che la storia tra Leo ed Anna non è banale o forzata, non è insipida, è solamente onesta: non ha quei fronzoli da Federico Moccia che fanno sembrare la vita una parodia tragicomica di sé stessa, è quello che dovrebbe essere una storia d’amore tra diciottenni. Ed è grossomodo questa onestà, questa spontaneità, che porta il lettore avanti nella storia ma indietro nel tempo senza infastidirlo con beghe pseudo-scientifiche che sarebbero, qui, del tutto fuori luogo perché, forse, nonostante il raffinato impianto tecnico l’importante di questo volume è qualcos’altro. Un’ultima nota stilistica: ho apprezzato tantissimo l’assenza di scene di sesso esplicite. Ultimamente sembra che inserire del sesso, più o meno volgare, qua è là aiuti un fumetto a risultare più “al passo coi tempi”, più “contemporaneo” o addirittura più “meritevole”. Questo semplicemente non è vero, fatevene una ragione: il sesso non rende intellettuali coraggiosi, ma solo dei pubblicitari migliori.

passato prossimo5

Anche per quanto riguarda la forma Emanuele Rosso dimostra di sapere quello che fa. La composizione delle vignette è semplicemente geniale, i dialoghi sono distribuiti in maniera organica ed entrano a far parte della tavola a dimostrazione che un fumetto non è semplicemente un libro con le figure. Se avevate ancora dubbi su questo punto dopo aver letto Passato, Prossimo dovranno in qualche modo esservi passati, altrimenti… Bè, altrimenti avete un problema. La distribuzione dei baloon che letteralmente si intrecciano alle figure, la disposizione e la costruzione di ogni scena, i contorni stessi di alcune tavole sono perfettamente congegnati per essere funzionali alla narrazione e dimostrano quanto importante sia lo story telling, ancor più del disegno in sé, in un’opera a fumetti. Il tutto è infarcito di rimandi e omaggi che, in un racconto di questo tipo, non possono mancare. Il più importante e allo stesso tempo il più emblematico è la statua di Clint Eastwood, immancabile spalla di Leo, che riuscirà a sostenere il ritmo della vicenda dall’inizio alla fine parlando solamente per citazioni e non mancherà di incuriosire e stupire il lettore. Se dovessi scegliere un solo aspetto per cui ci si ricorderà di questo fumetto sarebbe proprio Clint che snellisce e alleggerisce la tensione senza risultare forzato o fuori luogo ma riuscendo, anzi, ad ampliare gli spunti di riflessione (e ad aggiungere una vena ironica che non guasta). Altro che i maledetti armadilli.

passato prossimo3

Concludendo. Passato, Prossimo è una lettura più che consigliata. Sia per forma che per contenuti è una storia di un livello qualitativo invidiabile e, di certo, al lettore rimane qualcosa dalla sua lettura, evento oramai piuttosto raro. È un brillante esempio di quello che il fumetto in Italia potrebbe essere ma, troppo spesso, non riesce ad essere: al pari coi tempi, ricco di contenuti ma non senza un’accurata ricerca formale. Con buona pace di Sergio Bonelli Editore che al Romics si bullava, da tipico bambino viziato, di essere “vero portatore di cambiamento” affermando tronfio ed ignorante di essere il primo della classe. Come vi dicevo parlando della fiera romana il vero cambiamento sta altrove, allo stand Tunué per esempio che propone con grande coraggio e in un formato splendido ma comunque economico opere di questo tipo e di questa levatura. Quindi concludo (davvero stavolta) consigliandovi la lettura di questo bel fumetto: Passato, Prossimo di Emanuele Rosso, 250 pagine circa a 9 euro e 90, edito per Tunué nella collana (meravigliosa, lasciatemelo ribadire) Le Ali, collana di cui parleremo ancora. Direi che abbiamo detto tutto, non mi resta che augurarvi buonanotte e buona lettura.

passato prossimo2

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Annunci

3 thoughts on “Passato, Prossimo. Viaggi nel tempo. Storie d’amore.

  1. Pingback: Top10 delle anteprime di marzo | dailybaloon

  2. Pingback: Due chiacchiere sul fumetto. Un’intervista a Emanuele Rosso | dailybaloon

  3. Pingback: Due chiacchiere su Passato, Prossimo. Un’intervista a Emanuele Rosso, seconda parte | dailybaloon

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...