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The Walking Dead, un anno dopo

Cambiamo un po’ genere e parliamo, vagamente alla leggera, di qualcosa d’altro. È trascorso ormai un anno da quando The Walking Dead è comparso nelle fumetterie italiane. Boiata gigante perché anche in Italia il fumetto esce da molto più tempo. Per essere del tutto onesti è trascorso un anno da quando il suddetto fumetto è apparso nelle EDICOLE e, coincidenza delle coincidenze oppure no, è trascorso un anno da quando ho cominciato a seguirlo spinto più che dal mio gusto personale dal mostruoso, abnorme e vagamente preoccupante successo che l’opera non morta di Kirkmann stava riscuotendo. Insomma, non nego di essere rimasto piuttosto indietro rispetto ai puristi che si gettarono anni fa a capofitto e (forse) alla cieca su questa lettura, ma magari da qualche parte c’è qualcuno che ha come me approfittato della ristampa “economica” (o per meglio dire “rateizzata”) e che quindi è fermo ai primi dodici mesi di uscite. In ogni caso, è giunto il momento di buttare giù qualche pensiero a riguardo. Forse.

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Come già detto ho cominciato a seguire questa infinita odissea quando essa venne proposta in albi più leggeri ed economici rispetto alla prima (mediamente lussuosa) stampa. Ero rimasto indeciso se recuperare il compendio, un volume enorme ma tutto sommato a basso costo, ma non essendo sicuro che sarebbe mai uscito il secondo numero non mi sono fidato: non potevo certo rischiare di infilare in libreria un mattone da 800 pagine e poi completare la serie in altro formato; senza contare che non ero per niente sicuro che mi sarebbe piaciuto. Quindi investii quei 2 euro e 90 (che ora sono 3 e 30) nel formato bonelliano che, devo dire, in questo caso non è per nulla male. Ora mi chiedo: cosa me l’ha fatto fare? Cosa mi ha costretto a buttarmi in questa corsa disperata verso l’ignoto, in questa maratona che si preannuncia infinita? Perché, statene certi, di sicuro non terminerà a breve. Un ruolo rilevante l’ha giocato la serie tv che, all’epoca, mi aveva preso di brutto. I tempi dilatati, la buona caratterizzazione e crescita dei personaggi, il fatto che fosse una serie con gli zombie e non sugli zombie… Insomma, ci stava. Solo che poi qualcosa, da qualche parte, dev’essere andato storto e infatti la serie tv l’ho abbandonata a metà della terza stagione (anche se magari la riprenderò in futuro) mentre il fumetto lo sto continuando. E devo ammettere abbastanza di gusto. A livello di trama le due opere hanno preso strade diverse fin quasi da subito, ma la differenza più grossa è il ritmo. Se all’inizio l’atmosfera da “calma prima della tempesta” che permea ogni puntata è piacevole e magari ha pure quel fascino sperimentale, dopo un po’ il fruitore mangia la foglia e capisce che la tempesta in realtà non c’è, che c’è solo la calma. Pure la parte di Woodbury, interessantissima, sarebbe del tutto da dimenticare se non fosse per le figure di Daryll e del Governatore, veri motori della narrazione ed è a mio avviso parecchio interessante che, per lungo periodo, la spinta ad andare avanti sia venuta da personaggi che nella versione originale cartacea o non ci sono o sono completamente diversi. Comunque. Il fumetto pur concentrandosi meno sulla crescita dei personaggi, sulla loro psicologia, e pur correndo forse un po’ troppo in alcuni pezzi risulta infinitamente più godibile. Non credevo che l’avrei detto ma… almeno succede qualcosa.

Robert Kirkman, in tutto il suo bizzarro splendore

Robert Kirkman, in tutto il suo bizzarro splendore

Altra riflessione, perché non sono tutte rose e fiori e non bisogna far gasare troppo il buon Robert Kirkman che magari già si è montato un po’ la testa. Ma sono l’unico a trovare strano, incredibile e vagamente ingiustificato il successo che questa serie sta avendo in tutto il maledetto mondo? Cerchiamo di riflettere un attimo a mente fredda, perché non può dipendere soltanto dalla serie tv che a mio avviso è in parte sia causa che effetto del suddetto successo ma di certo non è la sua unica ragione. Alla fin fine non è scritta particolarmente bene, i dialoghi sono belli ma non bellissimi, i personaggi sono azzeccati quanto basta, con rare eccezioni nessuno è memorabile e quasi tutti si comportano seguendo pattern di comportamento prestabiliti e quasi stazionari (nel senso che non evolvono nel tempo); non è un’idea granché originale, gli zombie non sono nulla di nuovo (soprattutto per il buon Rob) e l’idea di raffigurare un’umanità allo sbando e costretta alla sopravvivenza è già stata trattata (di solito meglio) da “gentaglia” tipo McCarthy e Saramago, persino il modo in cui l’autore ti fa “affezionare” ai protagonisti per poi macellarli suonerà familiare a un qualsiasi frequentante di Westeros; non è nemmeno disegnata particolarmente bene né in maniera in un qualche modo originale, le vignette non sono né troppo espressive né troppo poco, sono funzionali alla narrazione ma non si spingono oltre. Messa così The Walking Dead sembrerebbe un inno alla mediocrità. Quindi i casi sono due: o c’è qualcosa che non stiamo considerando che rende l’epopea Kirkmaniana eccezionale quanto appare stando ai dati di vendita, oppure ci troviamo davanti a una specie di Twilight per maschietti. Dopo un anno di letture non sono ancora sicuro della risposta, di certo non ho trovato nulla di eclatante al punto da definirla l’opera del decennio come altri hanno fatto. Quello di cui sono sicuro è che l’operazione commerciale che sta alla base di tutta la baracca ha funzionato incredibilmente bene ed è riuscita a creare un fenomeno di massa come il mondo del fumetto non vedeva da tempo, oltre a lanciare il signor Kirkman nell’olimpo dell’industria e aprirgli le porte di un successo smisurato, dimostrando tra l’altro (ma questo è un parere personale) che è notevolmente più bravo come editor-personaggio influente-direttore che come scrittore. Insomma, fan di The Walking Dead, non vogliatemene a male. Sto solo buttando giù un paio di riflessioni su una testata che, lo ripeto prima di venire linciato, continua ad interessarmi e a piacermi. Staremo a vedere come evolverà in futuro, dato che è noto quanto difficile sia gestire un prodotto dall’impianto endless come questo e quanto sia facile scadere in banalità e finire le idee. Se vi siete in qualche modo sentiti offesi nell’orgoglio per non aver letto solo “oh mio dio quanto è bello The Walking Dead” come si usa ultimamente mi scuso e vi prego di dire la vostra nei commenti qua sotto. Non mi resta che augurarvi buonanotte e buona lettura. Alla prossima!

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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5 thoughts on “The Walking Dead, un anno dopo

  1. Eh si’, mi sa che e’ davvero il “Twilight” dei maschietti…
    C’e’ da dire poi che gli americani non hanno avuto la fortuna di leggere Dylan Dog o Splatters in tempi non sospetti e non sono abituati al gore nei loro fumetti (fatti di solito di supertizi fasciati in costumi in cui non si vede il pacco…). Per cui ho l’impressione che abbiano visto in TWD la loro “valvola di sfogo”.

    • Chiedo scusa per il ritardo (è stato un periodo difficile)…
      Comunque per me non è che non siano abituati al gore, genere che anzi sono riusciti in qualche caso a portare a livelli mai visti (e ciò non è necessariamente un merito). Penso per esempio a gente tipo Garth Ennis… Non so, mi pare che più che la violenza sia quel fascino da soap opera ad attrarre il lettore verso The Waking Dead…

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