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Marvel Now! Guardiani della Galassia

È giunto il momento. Ho cercato di posticiparlo in tutti i modi, ma non si può procrastinare all’infinito. L’inevitabile, alla fine, ti trova sempre. No. Non sto per fare l’articolo su Planet Hulk, mamma che sofferenza, al solo pensare di leggere un altro albo di quella porcheria mi sanguinano gli occhi. Parlo dei Guardiani della Galassia. Siamo giunti al numero 3, e ciò significa secondo le regole che mi ero dato, che è giunto il momento di parlarne. E ho tanta, tantissima paura.

Guardians of The Galaxy 0.1 cover

Procediamo con calma, partendo dall’inizio, da brave persone rispettose dello spazio-tempo. Non so di preciso quando sia nata, in Marvel,  l’idea di creare una collana di saghe cosmiche. Di certo so che “robaccia” tipo Warlock, tipo il Maggiore Victory e i Guardiani della Galassia esiste da molto, moltissimo tempo. Personalmente mi sono imbattuto in questo bizzarro mondo di supereroi e astronavi anni fa con quel ciclo meraviglioso, lo ripeto, meraviglioso che era War of Kings. Da lì mi si sono appassionato e, con calma e fatica, sono poi riuscito a recuperare tutti volumi delle saghe cosmiche “moderne” cioè da Annihilation in poi. Che in pratica vuol dire dall’avvente di Dan Abnett ai testi in poi. Quello che ho trovato in quei (numerosissimi) volumi è stato un mondo fantastico, incredibile, e comunque vivo e coerente. Lo ribadisco per l’ennesima volta. Meraviglioso. Abnett riesce nell’impresa, che reputavo impossibile, di far convivere nella stessa squadra personaggi assurdi come un procione esperto in tattica militare e demolizione e un gigantesco albero parlante, che però quando parla dice solo il suo nome. Parlo ovviamente di Rocket Raccon e di Groot. Poi ci sono tutti gli altri: Star-Lord, Gamora, Drax… Questi bellissimi personaggi, insieme, formano i Guardiani della Galassia. Il supergruppo più figo di tutti. Questo fino a che, nella minisaga L’Ordine di Thanos, Peter Quill, Nova e Thanos stesso rimangono imprigionati nel cancroverso. Momento di pathos. È la fine dei Guardiani della Galassia e l’inizio per i Devastatori (o gli Annihilators, molto meglio in inglese) che sono praticamente la versione iper steroidea dei loro predecessori. Tutto bellissimo. E invece no. Qualcuno decide che è la fine e le saghe cosmiche, che erano giunte a un punto di svolta dopo la lotta prima contro il Magus e la sua Chiesa e poi contro gli esseri dai molti angoli ed erano ripartite con i devastatori, chiudono i battenti.

Un'immagine a caso dei vecchi Guardiani della Galassia. Quant'erano super fighissimi?

Un’immagine a caso dei vecchi Guardiani della Galassia. Quant’erano super fighissimi?

Questo finché quel pazzerellone di Bendis, che d’ora in poi in quest’articolo chiameremo il Mattacchione, non decide (non so se questa idea fosse tutta farina del suo sacco, ma per amor di narrazione facciamo finta di sì) di sputtanare tutta la sublime coerenza che era stata infusa nella continuity delle saghe cosmiche facendo riapparire i Guardiani (con tanto di Peter Quill)all’interno della testata Avengers Assemble. E il cattivo era Thanos. Tratto dal libro “come vanificare la bellezza e la completezza del lavoro altrui”. Solo che, direte voi, chissenefrega. Alla fine non era nemmeno una testata in continuity, forse. E qua potrei anche darvi ragione, però… boh… come dire, mi sono sentito un pelo tradito. Per carità. Nel mondo dei fumetti le gente muore e ritorna di continuo, ma di solito una sottospecie di giustificazione gli autori la danno. Non fanno semplicemente finta di nulla.

“E così Peter Quill fa questa e questa cosa” “Ma non era morto nel numero x della serie x?” “Assolutamente no” “Ma come no? Ce l’ho qua! Guarda!” “Non vedo niente” “Ma è proprio qui, nella mia mano!” “Quale mano?”

Da lì in poi i Guardiani fanno perdere nuovamente le proprie tracce, ma tanto era una cosa fuori continuity quindi, di nuovo, chissenefrega. Quill e Thanos sono effettivamente persi nel cancroverso, forse morti. E così…

I nuovi Guardiani. E Iron Man.

I nuovi Guardiani. E Iron Man.

E così niente. Arriva Marvel Now. Il film dei Guardiani della Galassia è in arrivo, e quindi che si fa? Ma facciamo un reboot! Chiaro. E quindi ora potete trovare in edicola e fumetteria, mensilmente, uno spillato da 48 pagine a 2 euro e 90 contenente i Vendicatori Cosmici (in formato ridotto e con Iron Man) e Nova. Partiamo con i primi, che già abbastanza da dire. Ai testi troviamo proprio il Mattacchione, che dimostra nuovamente di essere piuttosto abile con le parole. I dialoghi reggono, i personaggi risultano simpatici e affascinanti anche se… Anche se non sono proprio quelli che conoscevamo. Ma poco importa, direte voi, questo è il senso più intimo della parola reboot. Si riparte daccapo. Altro che rilancio. Ero già bello che rassegnato, ma anche curioso e speranzoso, a leggere delle nuove storie con personaggi nuovi (nonostante condividessero il nome con i miei eroi) quando… A metà del secondo volume il Mattacchione decide di inserire un esplicito riferimento alla vicenda del cancroverso. No. No no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no no. Vuoi ripartire da capo? Bene. Vuoi far finta che niente di quanto successo prima sia effettivamente accaduto? Ti odio, ma bene. Vuoi scrivere quello che ti pare sfruttando personaggi già esistenti per far meno fatica e accontentare i produttori accoliti di Topolino? Bene. Ma così non va bene. NON. VA. BENE. Questo è sputare sopra al passato. È dire “riconosco che c’è stato, ma me ne frego”. È insinuare che tanto non è importante. È prendere in giro. È presunzione. Ed è imperdonabile.

Probabilmente sto amplificando un po’. Rimane comunque una storia godibilissima. Scritta bene, interessante, disegnata da uno Steve McNiven in stato di grazia. Chiunque non abbia mai letto nulla del precedente ciclo di Dan Abnett ne rimarrà estasiato. Però cavolo. Se vuoi ripartire da capo riparti da capo. Non far finta. Per favore.

Nova_1_CoverPassiamo a Nova, và. Ai testi qui troviamo un Jeph Loeb in forma, ai disegni invece c’è un Ed McGuinnes bravo ma che, attualmente, mi convince poco. Non so, è tutto un pelino troppo plasticoso e bambinesco, troppo fino. E l’Osservatore di McGuinnes, che compare tra la fine del secondo capitolo e l’inizio del terzo, è qualcosa di semplicemente inguardabile. Per quanto riguarda il contenuto è tutto nuovo. Com’è giusto che sia. Scordatevi i Nova Corps come li conoscevate, cioè una sottomarca delle Lanterne Verdi ma con il casco dorato. Qui abbiamo a che fare con i Nova neri, una specie di fazione segreta del corpo ufficiale. Praticamente la CIA dei poliziotti spaziali. Fin qua tutto bene. Vi state chiedendo “ma dov’erano questi Nova neri in passato?” La risposta è semplice. Non c’erano. Sono un invenzione post reboot, e va bene così! Jeph Loeb ha avuto le palle di prendere e dare un colpo di spugna, di ricominciare da capo. E il risultato, per quanto si può vedere da questi primi numeri introduttivi, è più che buono. Notevolmente migliore delle mie aspettative, perlomeno. Problema. Perché oggi sono in vena polemica. Ma possibile che alla Marvel non riescano a gestire la sequenza temporale degli eventi? Ma porca puttana, dovrebbe essere il loro lavoro, mica il mio. Non ci vuole un genio a capire che se nel numero di giugno di Guardians of the Galaxy Rocket Racoon e Gamora stanno cercando di distruggere una flotta Badoon, nel numero dello stesso mese (leggi bene, STESSO MESE) di Nova non possono stare addestrando con tutta calma Sam Alexander a usare il casco. Ma possibile che non ci arrivino? Abbiamo infinite testate di Vendicatori e di X-Men, legate tra loro con dubbia coerenza, nemmeno un sotto-universo formato da due sole serie riescono a gestire? Ma per favore.

Mamma quant'è brutto sto osservatore.

Mamma quant’è brutto sto osservatore.

Fine della sfuriata. Sarò onesto, per quanto mi riesca difficile parlando di questa testata. Ci avevo riposto un sacco di speranze, l’ho aspettata con tantissima, forse troppa, ansia e quando è arrivata sono rimasto deluso. Ripeto che entrambe le serie stanno funzionando parecchio bene, almeno se lette singolarmente e senza background: sono godibili, ben scritte e (almeno una) ben disegnate. Solo che è è proprio quel background da trascurare per poterle apprezzare il motivo per cui le si è comprate. Di sicuro ti fanno venir voglia di prendere il numero dopo. Ma altrettanto di sicuro non sono nemmeno lontanamente all’altezza dei cicli precedenti. Peccato, perché i team creativi sono di prim’ordine, i personaggi anche. Poteva uscirne la lettura migliore di Marvel Now. E invece è “solo” una buona lettura. Per carità, meglio di niente…

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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