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Millar e le Storie Tese

La musica balcanica ci ha rotto i coglioni, è bella e tutto quanto ma alla lunga… rompe i coglioni […] Io non capisco perché tutti quanti continuano insistentemente a suonare questa musica di merda. Ma comunque… prima di cantare una canzone balcanosa, ricordati di fare una cosa: lanciare un’invettiva ai danni del capitalismo…

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Così il grande Elio, gloria più passata che presente della musica demenziale italiana caduta notevolmente in basso nell’ultimo periodo, cercava di tirar su la propria immagine dopo le critiche riguardanti la sua partecipazione a un noto talent show di dubbio gusto e, soprattutto, dopo l’orrendo album Studentessi. E per quanto mi riguarda tra la spettacolare Complesso del Primo Maggio citata sopra e l’ancor più pirotecnica Canzone Mononota che gli è quasi valsa un Sanremo c’è riuscito egregiamente. Ma non è di questo che volevo parlare: dato che non siete capitati in un blog di musica leggera vi starete chiedendo cos’abbia a che fare tutto ciò con i fumetti. E, se avete buttato un occhio al titolo dell’articolo, magari vi starete chiedendo cos’abbia a che fare nello specifico con il celeberrimo Mark Millar. Quindi vediamo di riarrangiare le parole di cui sopra per adattarle al buon Millar.

Potremmo fare così. I fumetti di Mark Millar mi han rotto i coglioni, son belli e tutto quanto ma alla lunga… rompono i coglioni […] Io non capisco perché tutti quanti continuano insistentemente a leggere questi fumetti di merda. Ma comunque… prima di leggere un fumetto Millaroso, ricordati di fare una cosa: lasciarti sconvolgere dall’immancabile colpo di scena che c’è a pagina due…

Ok, la metrica e la sonorità perderanno un pochino la loro spinta ma il concetto è grossomodo questo. A parte per i “fumetti di merda”, nonostante la tiritera che vi apprestate a leggere non preoccupatevi. Non sono fumetti di merda. Oggi si parla di Mark Millar, del Millar World e di tutte le sue porcate visto che nel giro di due settimane tra l’ultimo albo di Hit Girl e i primi di Secret Service e Super Crooks, rimandati all’inverosimile fino ad ora, le fumetteria traboccano di albi con il noto marchio del mondo. Partiamo un po’ dall’inizio.

La prima opera di Millar che ho letto mi è stata prestata da un amico e si intitolava 1985. Uno speciale pubblicato in Italia nel formato 100% Marvel più che leggibile, pur non essendo di fatto nulla di che. Anzi, si può dire che l’idea alla base è quanto di più già sentito si possa immaginare dopo il cliché “ragazza figa che si innamora del ragazzo cesso”: quello che c’è nel fumetto è “il mondo reale” nel quale la gente legge a sua volta i fumetti dei supereroi Marvel. Solo che un pazzo con poteri telecinetici che è praticamente il Dottor X cattivo apre un varco dimensionale e trasporta vari supercriminali nel mondo reale. Insomma, un esempio di metafumetto preso direttamente dal manuale “fare metafumetto”. Solo che il tutto funziona e la storia, ripeto, è ben scritta e risulta più che godibile. Quasi commovente il finale.

Come non citare poi il caro Civil War, di cui abbiamo ampiamente parlato nello speciale a lui dedicato. Ma già lì, per quanto sia un gran bel crossover (altro che Age of Ultron), si comincia a intravvedere la tendenza di Millar a shockare, o almeno a provarci, il lettore. Insomma. Nelle prime 32 pagine esplode una cittadina e il numero di bambini morti viene ripetutamente sbattuto in dialoghi e immagini. Per non parlare del Progetto 42. Ricordiamoci del dettaglio “bambini morti” perché tornerà fuori.

KickAss_MustHave_CoverDa lì in poi mi sono addentrato nel vero MillarWorld, sottoetichetta indipendente con la quale Mark sta praticamente tenendo Marvel sotto ricatto e che gli conferisce un potere forse non del tutto meritato. Sono iniziati i vari Nemesis, Kick-Ass e Superior. Nemesis, devo ammetterlo, a ripensarci ora non mi è piaciuto per niente. È sconclusionato, privo di una vera e propria anima, sembra più una collezione di citazioni che una storia. E il tentativo di sconvolgere con una sorta di iperviolenza stile Ennis, pur vagamente meno depravata, è evidente e fastidioso al tempo stesso. Kick-Ass è un’altra storia. Bellino, riprende l’idea di “supereroi nel mondo reale” da un’angolazione intrigante e, per una volta, onesta. Fino a quando la situazione non degenera con l’arrivo di Hit Girl e compagnia che trasformano la narrazione in un bagno di sangue e poltiglia poco edificante. Almeno nel film c’era un maledetto jet pack e la buttavano nella tamarrate (riuscendoci benissimo peraltro).SUPERIOR_1_SECOND Superior è un altro discorso ancora. Dopo un intro di un buonismo vomitevole BAM! Colpo di scena di un trash meraviglioso. Quando la scimmia svela la sua identità e i suoi scopi non si può che rimanere a bocca aperta. Geniale. Solo che poi si ricade nel buonismo vomitevole e allora ti cominciano a girare un pochettino. Kick-Ass 2, infine, per quanto mi riguarda quasi non merita di esser preso in considerazione. Ha una pessima gestione dei tempi, con un intro scandalosamente lento e un finale scandalosamente accelerato e non è altro, alla fin fine, che un continuo succedersi di atti di violenza senza senso in quella che è la più grossa litigata tra bambini viziati di sempre. E pure qua, giusto per non dimenticare le proprie origini, omicidi di bambini, cagnetti, fidanzantine e simili non mancano. Messi lì proprio perché bisogna aggiungere i dettagli che stridono in modo da far saltare la coscienza del lettore sulla sedia.

Insomma, messa così l’intera produzione di Millar si può riassumere in pochissimi concetti. Storie brevi, eccezion fatta per Civil War, di sette od otto spillati al massimo. Ritmi serrati. Iperviolenza “ludica”, lasciatemela definire così. Immancabili colpi di scena ed escalation di violenza per poi arrivare a finali di dubbio gusto. Comunque vabbè, direte voi, si lascia leggere bene. È un buonissimo creatore di prodotti di intrattenimento. E di questo ve ne do atto. Millar si lascia leggere, con un mezzo ghigno sulla bocca, stranamente bene nonostante la sua disarmante banalità. E questo proprio perché sta facendo intrattenimento, mica alta letteratura. Forse si potrebbe fare un discorso diverso per Red Son, ma dato che non l’ho letto non mi sbilancio (e non l’ho letto proprio perché vorrebbe essere alta letteratura e mi aspetto invece una mezza porcata). In ogni caso, stavamo dicendo… Intrattenimento. Millar intrattiene. Solo che alla lunga, riprendendo la citazione iniziale, rompe i coglioni. Non fa fumetti di merda (quella frase c’è solo perché c’era nella canzone originale). Però davvero. Mi ha rotto i coglioni. Hit Girl non è davvero niente di che, l’avatar della prevedibilità. Di Super Crooks per ora ho letto solo le prime pagine della preview le quali, per quanto esteticamente molto belle, dicono poco. Quello che davvero me li ha fatti girare è The Secret Service. Ma dico…

Mark Millar The Secret Service_Mark Hamil

L’incipit è scandalosamente brutto. No, seriamente. Un autore del calibro di Millar, che ha la sua etichetta indipendente, che fa il figo tenendosi stretti i diritti delle proprie opere, non può scendere a questo livello di banalità. Dei tizi rapiscono un poco riconoscibile Mark Hamill, lo 007 più sfigato della storia (inglese stavolta) lo salva ammazzando da solo una quantità di gente inverosimile (ma ci vuole così tanta gente per rapire un tizio a caso e, soprattutto, è così facile ammazzare tutti si malviventi armati?). Parte la fuga in motoslitta inseguiti da sciatori che viaggiano a velocità improbabile stile Call of Duty, la spia si butta con Hamill nel crepaccio solo che, colpo di scena becerissimo, il paracadute non si apre e i due si schiantano e muoiono. Ma per favore. Per favore! Sto colpo di scena di pagina due di cui parlavo ha fatto il suo tempo. Ora basta. Poi uno gira pagina e si trova di nuovo quel fastidioso tentativo di sconvolgere, di infastidire il lettore con il padre che si fa rollare uno spinello dal figlio. Ma di nuovo per favore. Non riesce a scuotere nessuno proprio perché è buttato lì, in bella vista; è così evidente da risultare fastidioso per i modi, non per il contenuto. Poi la storia prende, come al solito, una piega strana che certament verrà spiegata nell’ultima mezza pagina, ma non senza gli immancabili colpi di scena. No, davvero. Mi sono rotto i maroni di questi espedienti da due soldi, soprattutto se utilizzati da un big del mondo del fumetto come Millar.

Il tutto è aggravato da un aspetto non trascurabile. Il disegnatore, anche se qua bisogna andarci cauti perché si parla di un pezzo davvero grosso. Oppure no? Voglio dire: sono l’unico a pensare che Dave Gibbons, diventato famosissimo per aver disegnato Watchmen, fosse finito lì proprio perché non era un grande artista? Insomma, Watchmen era un progetto strano di un tipo a metà tra il maniaco e il pazzo, e magari tutti i disegnatori veri se ne sono tenuti alla larga. E infatti, per quanto mi riguarda, le tavole di Watchmen sono nettamente al di sotto del loro contenuto. Ma nel tempo Gibbons è persino peggiorato. Per carità, non siamo ai livelli di Liefeld o di Land, ma questo The Secret Service ha davvero dei disegni osceni, soprattutto se si considera che sono opera del tizio che ha partorito il più grande lavoro sui supereroi di sempre. Ma andiamo, l’unico pregio che hanno è rendere ancora più evidente l’artefatto tentativo di Millar di sembrare genuino mentre butta robe a caso per sentirsi dire “ma quanto sei trasgressivo” dagli amici. Solo che non è trasgressione, è banalità artefatta. La faccia del pischello che rolla la canna è decisamente il punto più basso di questa sessantina di pagine, ma pure il resto fa la sua parte…

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Concludo, che è meglio. The Secret Service è senza dubbio il punto più basso dell’intera produzione di Mark Millar che, dopo qualche gioia e una buona dose di narrativa tutto sommato di qualità, sembra essere invecchiato notevolmente. Quello che prima gli riusciva quasi naturale, violenza, colpettini di scena, twisted ending di fine capitolo, ora risulta forzato all’inverosimile. Speriamo in uno scivolone momentaneo, non vorrei dover citare Elio di nuovo tra qualche mese, anche se non so quanto essere fiducioso. Staremo a vedere… nel frattempo non mi resta che augurarvi buona serata. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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