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Fermandosi a guardare indietro

Salve a tutti e bentornati, oppure benvenuti se è la prima volta che passate di qua. Come dicevo qualche tempo fa dicembre è un mese strano, un mese che sta avviandosi verso la sua naturale conclusione trascinandosi dietro lo stanco 2013. Sembra un po’ di stare di fronte a uno specchio, o a un vetro molto lucido, che costituisce in un qualche modo una barriera e suggerisce un momento di riflessione. Il futuro è visibile ma vago, al di là dello specchio, e spontaneamente sorgono dubbi e speranze; mentre il passato è lì, vivo e nitido ma allo stesso tempo deformato ed amplificato, e ricordi e rimpianti fioriscono. E quindi fermiamoci di fronte a questo specchio, a guardarci indietro e a gettare un occhio avanti, tirando un po’ le somme di quest’anno difficile ma anche intenso che sta per andarsene. Perché tra le altre cose questo che state leggendo è il centesimo articolo che pubblico, qui su Dailybaloon, un traguardo importante per un blog giovane che compirà tra poco dieci mesi di vita che rende questo tirare le somme che vi apprestate ad affrontare ancora più appropriato.

2013Perché il 2013, come già detto, è stato un grande anno, o almeno un anno intenso. Denso di avvenimenti, sia per quanto riguarda il mondo del fumetto che per il “mondo vero” se vogliamo chiamarlo così, alcuni positivi e altri no, comunque tutti da ricordare. Ma cos’è stato di preciso questo particolare anno che si appresta, nel giro di qualche altro freddo giorno, a finire? Guardiamoci indietro e chiacchieriamoci su, come fanno i vecchi che ripensano ai tempi andati, magari chiamando a farci compagnia il nostro comune amico guanto da forno.

Innanzitutto, non mi stancherò mai di ribadirlo, il 2013 è stato l’anno di Panini Comics. La casa editrice modenese ha raggiunto in questo periodo vette di successo e di importanza insperate. Abbiamo già citato più volte l’estremamente proficua fusione con Disney Italia, che “regala” il marchio Topolino e tanti altri (non ultimo PK) alla scuderia consacrandone se ce n’era bisogno il potere anche in edicola; ma il boom non si ferma qua e si estende a mille altri mondi: la linea 9L, l’universo Valiant e, forse soprattutto, il mondo del fumetto “per bambini”, passatemi il termine incredibilmente improprio, che va da Adventure Time a Spongebob. Al di là delle eventuali avversioni personali, delle preferenze, o delle differenze d’opinione che talvolta anch’io provo verso quest’enorme realtà editoriale, non si può che complimentarsi con il suo direttivo che ha saputo guidare la nave in acque sicure e ricche di tesori, portando alla grandezza una casa editrice che fino a non tantissimi anni fa era davvero ben lontana dal ruolo di primo piano recentemente assunto. Non posso che fare i miei migliori auguri a tutto il direttivo e lo staff Panini per un 2014 che sia all’altezza dell’anno passato, ricco di possibilità e successi.

Adventure time

Tuttavia il 2013 è stato anche l’anno delle case editrici più piccole: come non citare la rinata Hikari, tre volte su tre in classifica negli ultimi mesi, ma soprattutto l’amatissima Bao Publishing? Queste e molte (o forse alcune) altre realtà notevolmente più discrete di Panini hanno saputo, nonostante le dimensioni, farsi spazio in un mercato il più delle volte ostile che annega in un momento estremamente complicato. Hikari sta cimentandosi nella titanica impresa di rilanciare un certo tipo di manga d’autore troppo spesso dimenticato e lasciato da parte negli ultimi tempi; Bao propone ogni mese prodotti interessantissimi da tutto il mondo a prezzi più che ragionevoli, da Barbucci a Saga alle ristampe di Alan Moore, e va a guadagnarsi un posto di primissimo piano in ogni libreria che si rispetti. A voi non posso che fare i complimenti per il coraggio e la lungimiranza che vi auguro sappiano ripagarvi ampiamente degli sforzi compiuti. Purtroppo non si può dire lo stesso di altre realtà minori come Italycomics che sta sprofondando sotto il peso della propria arroganza; o come Bookmaker sparita dagli scaffali senza motivo apparente (o meglio, senza comunicazione) mesi addietro; o come J-Pop e GP che lentamente risentono dell’effetto di un pessimo apparato distributivo e di una certa litigiosità (in cui è coinvolta anche Panini, temo). A queste e a tutte le altre case in difficoltà – magari ci possiamo aggiungere anche Magic Press – auguro sinceramente di ritrovare nei mesi a venire la stabilità e la prosperità che cercano e, nella maggior parte dei casi, meritano.

vaughanTornando alla Bao, in un certo senso, come non ricordare poi che il 2013 è stato anche l’anno di Brian K. Vaughan? L’autore statunitense questa volta ha letteralmente trionfato agli Eisner e agli Harvey guadagnandosi una meritata fama e, finalmente, la dovuta presenza nelle fumetterie anche grazie al grande numero di ristampe che soprattutto RW sta proponendo. Siamo ben lontani dall’assurdo numero di testate pubblicate contemporaneamente di gente tipo Garth Ennis o Warren Ellis, ma siamo ben lontani anche dai livelli di bassezza che entrambi hanno saputo raggiungere nel corso del tempo.

saga

Saga, la creatura che ha consacrato lui e la Staples nell’Olimpo, è davvero un bel fumetto e certamente merita tutti i premi e tutto il successo che ha avuto e sta avendo tuttora; se non l’avete letto fatelo, se l’avete letto rileggetelo. Vaughan ha uno stile narrativo estremamente moderno e delle idee spesso semplici ma notevolmente efficaci, sviluppate con sapienza e maestria, capaci di rimanere impresse e di far riflettere. Saga è una lettura brillante, divertente e mai scontata, popolata di personaggi memorabili che compiono gesta incredibili; l’unico rimpianto è il tempo d’attesa tra un volume e l’altro, ma d’altro canto se Bao ha ritenuto di non riuscire a gestire un’uscita mensile fa bene a rimanere nel seminato in virtù di una serializzazione più lenta ma notevolmente più stabile. E questo a differenza di altri che non si rendono conto dell’inadeguatezza dei propri mezzi, mezzi che non permettono loro la gestione di uscite frequenti a cadenza regolare che quindi spariscono in un acquitrino di procrastinazione e variazioni di data e formato, e poi magari puntano il dito accusando altri delle loro difficoltà.

saga 2

HAWKEYE2012009_COVMa oltre alla modernità e al dinamismo di Vaughan il 2013 è stato anche un anno molto nostalgico, forse troppo nostalgico. Nonostante la mezza Caporetto subita da Matt Fraction, che di certo si aspettava tutt’altre onorificenze, l’altro fumetto di quest’anno è stato senza ombra di dubbio Occhio di Falco il cui gusto “retrò” della veste grafica curata da David Aja sta imponendosi nel mercato al fianco dell’immancabile Devil di Mark Waid e Chris Samnee, facendo strage di cuori tra la (troppo) popolosa comunità hipster. Ho già espresso più volte le mie perplessità sullo smisurato successo di Occhio di Falco, premiato soprattutto per i disegni, ma una riflessione è d’obbligo perché, siamo onesti, per quanto sia una lettura piacevole non c’è niente, ma proprio niente di nuovo in quelle pagine. Tralasciamo per un attimo le avventure disegnate da Aja che, nonostante disegni come Mazzuchelli faceva trent’anni fa e si creda un gran innovatore, sa il fatto suo. I lavori della sua folta schiera di imitatori, che qua e là dipingono un episodio o due,  sono semplicemente imbarazzanti, a ulteriore conferma di quanto il fumetto in questione stia in piedi sul gusto vintage di Aja molto più che sui testi di Fraction, che da solo non riesce a garantire la qualità sperata.

hawkeye2012002dc11---copy

zerocalcareMa torniamo nuovamente alla Bao, questa volta per davvero, perché il 2013 in Italia è stato anche e soprattutto l’anno di Zerocalcare. Purtroppo bisogna prenderne atto, Bao si trova dove si trova in primo luogo per il successo dell’autore romano (mi correggo prima che lo faccia lui, dei centri sociali di Rebibbia), che riesce ad arrivare dove nessun altro e giunge perfino in vetta alla classifica dei libri su Amazon, impresa titanica anche per il miglior Alan Moore, soprattutto in Italia. E anche qui bisognerebbe fermarsi a riflettere. A fondo. Perché il successo di Zerocalcare sancisce una volta per tutte l’egemonia di un certo tipo di narrativa, di un certo tipo di fumetto-non-fumetto, più nel mondo “esterno al fumetto” che tra i cultori. Più tra coloro che amano definirsi “nerd” perché vedono Big Bang Theory e leggono Martin e Ortolani piuttosto che tra coloro che hanno smesso da anni di ridere alle battute su Aquaman e che sanno cosa voglia dire continuity. E tale successo, con le sue ragioni e le sue implicazioni, DEVE far riflettere. Su molte cose.

japanIl 2013 è stato poi, purtroppo, un ulteriore anno di stallo per la scena manga che, eccezion fatta per le interessanti proposte di Hikari e pochi altri, è quanto mai ferma e comincia a sapere di stantio. Ammettiamolo una volta per tutte. Si vede poco o niente di nuovo. Le migliori opere dell’anno sono ristampe o, nella migliore delle ipotesi, frutto di un ripescaggio dal dimenticatoio che francamente mi spaventa perché se da un lato è vero che navigare in acque sicure regala spesso ricchezze (vedi Panini) non sempre tale atteggiamento può durare a lungo: le opere dimenticate di autori già affermati finiscono, e prima o poi inevitabilmente bisognerà muovere avanti. Non che siano mancate le belle proposte, per carità, Opus è uno dei lavori migliori che abbia mai letto (qui trovate la recensione), tuttavia rimane un prodotto di quasi vent’anni fa e personalmente comincio davvero a sentire il bisogno di aria fresca. C’è la necessità di un qualche autore nuovo che faccia qualcosa di diverso ma, soprattutto, di qualità: Osama Game, Ooku (che peraltro è fermo da troppo tempo) e Clench/Open non sono abbastanza, e puttanate tipo Yusuke Yamada e Prison School fanno più danni che altro. C’è davvero bisogno di qualche nuovo talento, di una qualche nuova serie miracolosa di cui ricordarsi tra vent’anni quando saremo vecchi  e pieni di ricordi (o di rimpianti). Altrimenti rimaniamo fermi qua, come lo eravamo ieri e il mese scorso e l’anno passato: Yoshiyuki Sadamoto deve completare il suo Evangelion; Tsutomu Nihei pubblica l’ennesima opera criptica dal sapore cyberpunk, che come ogni volta speriamo ci spieghi qualcosa di Blame e invece come ogni volta aggiunge solo interrogativi; Inio Asano si spinge un po’ più in là urtando gli animi sensibili; Eiichiro Oda scopre che Rufy ha dimenticato la macchina fotografica a casa e lo manda a prenderla, allungando il brodo di un altro centinaio di volumi… Insomma, le solite cose. Per non parlare dei grandi scomparsi, inghiottiti dal magico mondo dei fallimenti editoriali e dell’instabilità economica, due su tutti Eiji Ootsuka e Yu Kinutani con il loro Leviathan e Mohiro Kito con Il Nostro Gioco – Bokurano. Speriamo di rivedervi presto. Quindi il mio augurio, la mia speranza per il prossimo anno, è che l’universo manga ritrovi la retta via e sappia nuovamente farmi emozionare come faceva un tempo. E perché ciò accada non basterà la fortuna, temo, ma saranno necessari sforzi e investimenti: comprare diritti da due soldi di shojo dalla qualità deprimente o di shonen ancora peggiori, il cui unico effetto è quello di intasare un mercato già saturo, non è e non sarà più sufficiente.

Poi il 2013 è stato anche padre di Marvel Now! e di Superior Spiderman; dei nuovi film di Superman e di Thor; di quel capolavoro passato quasi inosservato che è stato Fashion Beast; dell’approdo in Italia di un insperata stampa di Ichi the Killer; del decennale di The Walking Dead; del tentativo di Bonelli di aprirsi a un pubblico più giovane, con il suo Orfani tutto a colori; della ristampa e dell’imminente film di Capitan Harlock… Insomma, non un anno privo di emozioni.

collage

E infine il 2013 è stato l’anno in cui è nato Dailybaloon. Non è certo una grande notizia per l’esteso, affollato e rumoroso mondo del fumetto, ma è successo anche questo. Come dicevo in apertura l’articolo che state leggendo (e se siete arrivati fin qua non posso che ringraziarvi sinceramente) è il centesimo post di Dailybaloon, che tra poco compirà dieci mesi e subito dopo un anno di vita. E per quanto, appunto, non sia certo un evento dalla grande portata come tutti quelli citati in precedenza è stato di certo un evento cruciale per me e per il modo che ho di approcciarmi al fumetto in quest’anno particolarmente difficile. Spero vi siate divertiti finora e che continuiate a farlo in futuro e vi ringrazio di cuore del sostegno e dell’attenzione che mi dedicate. Ora è tempo di proiettarsi sul futuro con nuovi progetti e nuove idee quindi… ci vediamo al di là dello specchio. Per ora concludo augurandovi buona fine e buon inizio e, come di consueto, buona lettura. Alla prossima!

buon anno

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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4 thoughts on “Fermandosi a guardare indietro

  1. Buon anno! Complimenti doverosi per il blog e per lo spirito critico! Purtroppo non seguo più da tempo il panorama attuale del fumetto, mi limito ancora alle opere storiche. Motivo per cui non passo quasi mai in questi lidi.
    Per me il 2013 è stato l’anno degli allegati. Tra repubblica e corriere ho recuperato, con il primo, quasi tutti i primi 150 numeri di Dylan Dog e, con il secondo, tutti i classici del graphic journalism.
    Ho notato anch’io la Zerocalacare-mania…se capita leggerò! Comunque non ho capito se non ti piace l’autore o se non ti piace il suo target.

    p.s.: che ne dici di fare una bella pagella delle cose che hai letto nel 2013, me la sono fatta pure io.

    • Buon anno anche a te! Ti ringrazio moltissimo per i complimenti, che come sempre mi fanno molto piacere 😀
      Rispondo al commento con tre cose. La prima è un consiglio: se ti piace il graphic journalism, e se non la conosci, prova a guardare la collana Beccogiallo. Hanno un catalogo davvero interessante e di una qualità insolita.
      La seconda è il richiesto chiarimento. Su Zerocalcare. Sicuramente ne parlerò in maniera approfondita più avanti, quindi in breve… Quello che davvero non sopporto è il suo modo di porsi, il “personaggio” che si è costruito attorno, il suo modo di rapportarsi a pubblico, critica e al suo stesso successo; almeno per come queste cose si leggono in interviste e commenti (a tal proposito consiglio la lettura del botta e risposta su fumettologica). Poi per quanto riguarda il suo pubblico… Non è che sia il suo target a non piacermi, ma non posso negare di essere in qualche modo infastidito dal tipo di successo (più che dalla quantità) che si sta creando attorno a questo fenomeno. Un tipo di successo “messianico”, impermeabile a critiche e spesso sordo al dialogo che innalzano l’autore a ruoli preoccupanti. Un po’ come Ortolani qualche anno fa…
      Terza e ultima cosa: la pagella. Non so ancora in che formato, ma pensavo di stilare un qualche tipo di classifica, di pagella o di premio dei migliori e magari dei peggiori fumetti dell’anno rimandando tuttavia il compito a febbraio, in concomitanza del primo compleanno di dailybaloon (!). Speriamo che il risultato valga l’attesa. Tuttavia ribadisco che qualsiasi suggerimento su format e contenuti è più che ben accetto.
      Cavoli che commento lungo… Spero di non aver annoiato nessuno e buon anno di nuovo!

  2. Sono andato a vedere il catalogo del Beccogiallo, che non avevo mai sentito nominare. Ti dirò, interessante ma non fa per me. E’ un pò come dover scegliere tra vedere un film d’autore e un documentario, io scelgo il primo. Nella collana del corriere di cui prima, erano tutti titoli in cui la tematica giornalistica sta a pari passo con una visione, grafica e narrativa, dell’autore (vedi Joe Sacco o Guy Delisle). Beccogiallo invece, mi pare di aver intuito, converta in fumetto realtà documentate e basta (che non è poco, ma non è quello che io ricerco da un fumetto). Che poi magari sono lo stesso filtrate dal punto di vista del fumettista, ma trovo la cosa un limite. Grazie comunque! Se capita magari prendo qualcosa, tu l’hai fatto? Se si, consigli?

    • Purtroppo ho soltanto il volume sulla Strage di Bologna. Di certo è una collana strana che tocca se vogliamo in modo molto “professionale” argomenti e vicende non banali di storia contemporanea, fatti e personaggi quantomeno controversi. Il volume che ho l’ho trovato, per usare un termine neutro, istruttivo. Anche se non è esattamente il mio genere a mio parere merita un’occhiata. Magari ci scriverò una recensione tra qualche tempo per dissipare ogni dubbio.

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