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Loki

Salve a tutti e ben ritrovati. L’ultima recensione pubblicata non era proprio proprio positiva, quindi per farmi perdonare eccomi qua a parlare di una cosa bella. Forse. Mi riferisco a Loki, rieditato da poco da mamma Panini, miniserie raccolta con l’orrendo titolo Thor – Loki: Fratelli di Sangue. Autori Robert Rodi ed Esad Ribic, che spero abbiate già sentito nominare. Quindi partiamo con la recensione di oggi.

Il titolo originale era solamente Loki. Decisamente più azzeccato.

Il titolo originale era solamente Loki. Decisamente più azzeccato.

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C’è poco da dire. Esad Ribic sa il fatto suo.

La prima cosa da dire su questo volume è: perché? Sembrerà una cosa banale, dato che il motivo di questa ristampa dovrebbe essere evidente a tutti, ma forse così banale non è. Questo bellissimo albo, la cui qualità editoriale devo ammettere mi ha alquanto colpito (nonostante la fragilissima sovraccoperta), fa parte di quell’infinita schiera di volumi lanciati o rilanciati sul mercato in modo da poter sfruttare il più possibile l’effetto traino dell’allora imminente uscita di The Dark World, secondo lungometraggio dedicato al Dio del Tuono. E in questo senso la storpiatura del titolo di questa raccolta (storpiatura presente anche nella riedizione americana in volume) è del tutto fuorviante. Perché non dovete farvi ingannare. Nonostante la vicinanza con il film, nonostante addirittura il suo nome compaia nel titolo, Thor non c’entra nulla. Questa storia appartiene solo a Loki.

Il protagonista è appunto un vecchio e grottesco Loki, Dio degli Inganni e delle Menzogne, che riesce finalmente ad avere la meglio sul fratellastro Thor e conquistare il trono di Asgard diventandone così il nuovo sovrano. Ma sedere sul trono non è sufficiente a fare di Loki il re assoluto e (soprattutto) benvoluto che desidera essere; ed è in questo ruolo che il lettore lo vede: fragile e disprezzato, desideroso di dimostrarsi degno e all’altezza ma allo stesso tempo scosso da antichi rancori, incerto e dubbioso ma costretto dal fato ad un’unica e certa sorte. Insomma, è un Loki insolito e tutto sommato abbastanza profondo soprattutto per coloro che lo conoscono soltanto nelle sue vesti cinematografiche o, ancor peggio, nella sua reincarnazione fanciullesca che troviamo su Young Avengers (che poco ha a che fare con l’originale Kid Loki di Journey into Mistery). Insomma un Loki abbastanza profondo ma, a mio avviso, non sufficientemente profondo ed intenso per sopportare il peso di una miniserie come questa, che poggia interamente sulla sua duplice figura di condannatore e condannato, sulla sua complessità psicologica e caratteriale.

Alla richiesta di inginocchiarsi di questo Loki probabilmente non ci sarebbe l'orgasmo collettivo cui abbiamo assistito al Comicon...

Alla richiesta di inginocchiarsi di questo Loki probabilmente non ci sarebbe l’orgasmo collettivo cui abbiamo assistito al Comicon

Nonostante il buon lavoro di character design, notevole soprattutto dal punto di vista grafico, il Dio degli Inganni riesce a stento a “tirare il lettore dalla sua parte”, comportandosi spesso in modo avventato e approssimativo e risultando talvolta addirittura ingenuo. Inutile dire quanto un personaggio dalla  natura tipicamente cospiratrice e tessitrice di menzogne perda rapidamente di credibilità se colto in comportamenti poco studiati. Non è in definitiva il Loki di Terra X né tantomeno quello post Assedio, purtroppo. Perché la sua apparente complicatezza, che è il fulcro attorno a cui ruota l’intera vicenda, non è sufficiente a farne il personaggio oscuro, dannato e contorto che dovrebbe essere. Non è sufficiente a renderlo il Dio Ingannatore, sottomesso al proprio destino nonostante il desiderio di essere amato e rispettato, che talvolta si riesce ad apprezzare e che mi sarei aspettato di vedere in un’opera a lui soltanto dedicata. Non è neppure il semplice “cattivo” solo invidioso e rancoroso o il solito bello-maledetto dei film, per carità, ma gli manca comunque qualcosa. Si colloca in una grigia zona intermedia, un buon punto di partenza, ma non l’eccellente punto di arrivo che mi aspettavo di trovare nella caratterizzazione di un personaggio così complesso ed affascinante in un’opera così d’alto profilo.

Perché di fatto questo è un lavoro cui, anche per il pregio dell’edizione, è stata conferita una certa importanza. Lo scrittore, Robert Rodi, è lo stesso che abbiamo trovato in Thor – Per Asgard, altra opera d’’alto profilo dipinta da Simone Bianchi, e su La Saga dei Devianti pubblicata, mi pare, su Vendicatori: La Leggenda. Insomma, non sarà Bendis ma non è neppure un neofita. Ai disegni c’è poi il superbo Esad Ribic, attualmente al lavoro sul meraviglioso Thor – Dio del Tuono, che vediamo qui in una veste estremamente pittorica che personalmente apprezzo meno del “disegno classico” ma che è comunque notevole e che soprattutto conferisce quel senso di autorialità alla narrazione che la stacca dalle “comuni serie regolari”. Un po’ alla Alex Ross per capirci. Insomma, una produzione non di grido ma quasi – perché alla fine Rodi e Ribic, soprattutto al tempo della prima stampa, non è che fossero così conosciuti – per una storia che è un successo soltanto a metà. Come già detto il Loki che troviamo qui non è stato, almeno per me, all’altezza delle aspettative ma il centinaio di pagine che compongono la vicenda rimangono comunque godibili, fosse solo per il bell’affresco di personaggi che circondano il protagonista e che, nel presente o durante i frequenti flashback, dipingono un ritratto di Asgard insolito ma affascinante e intessono una rete di relazioni interessante e quasi mai scontata. Peccato soltanto per la figura stessa di Loki che, nonostante sia costantemente al centro dei fatti e dell’attenzione, non è sempre all’altezza della vicenda e dei comprimari che lo circondano. Rimane comunque una lettura consigliata, adornata da una veste editoriale notevole e tutto sommato economica, che non potrà che piacere a tutti coloro che, magari post-film, gradirebbero leggere di un Loki un filino più maturo del solito.

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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