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Cyber Force, rinascita mancata?

Salve a tutti e bentornati! L’assenza della rete nella mia nuova casa mi sta uccidendo e spero davvero di riuscire, in breve tempo, a sistemare la cosa e ricominciare dunque a pubblicare con una certa regolarità. Nel frattempo… bè, spero siate stati bene e che vi stiate divertendo, e spero anche di esservi mancato almeno un pochetto. La recensione di oggi potrebbe forse giungere inaspettata. Parliamo di Cyber Force, primo volume, che qualche mese fa si era ben piazzato nella classifica delle anteprime. Le aspettative saranno state ripagate? Vediamo.

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Partiamo dall’inizio. La copertina. Wow, wow, davvero wow. Marc Silvestri, quanto mi mancavi. L’immagine di copertina di questo albo formato 100% è più che spettacolare. C’è tutto quello che si potrebbe desiderare, sia dal punto di vista qualitativo che del contenuto: mostri strani, città in fiamme, una tipa a cavallo, l’immancabile figacciona dai capelli verdi… Tutto è al suo posto, uno spettacolare poster pubblicitario che, devo ammetterlo, ha giocato un ruolo fondamentale nella mia decisione di spendere questi 13 euro e acquistare il volume. L’impostazione di Silvestri è evidente, si vede che è della stessa scuola degli altri fondatori della Image, solo che lui come il collega Jim Lee fa parte della metà buona. Insomma. Copertina spettacolare. Apro l’albo e… Non è disegnato da Silvestri.

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Si, lo so, avrei dovuto saperlo. Marc Silvestri ha lavorato “soltanto” ai testi di Cyber Force, da qualche parte sarà pure stato scritto. Solo che questo dettaglio m’era sfuggito e devo ammettere che una parte di me è rimasta piuttosto delusa, di primo acchito.

Nonostante lo smacco iniziale, i disegni di Khoi Palm tengono il passo più che degnamente

Nonostante lo smacco iniziale, i disegni di Khoi Palm tengono il passo più che degnamente

Grave errore rimaner deluso per così poco. Perché i disegni di Khoi Palm, che francamente non conoscevo, sono meravigliosi. Lo stile è completamente diverso dall’ipercinetico e steroideo tratto di Marc, i colori sono più pastellosi e sfumati variando senza esser sempre accompagnati dalle chine, e l’effetto è inaspettato ma comunque fantastico. Ok si, tralasciamo l’ultimo capitolo che invece è disegnato da non so chi ed è imbarazzante, ricordando vagamente la metà cattiva di quei fondatori della Image di cui si parlava. Fintantoché c’è Palm alle matite tutto funziona alla perfezione. Il character design è spettacolare, l’ambientazione è spettacolare, l’aria che si respira è spettacolare. L’atmosfera ha un qualcosa che fa pensare a “una versione realistico-odierna del cyberpunk”, ma c’è anche una vena steam per quel che riguarda il design di armi e vestiti. Parecchio affascinante, devo ammetterlo. Poi anche il tema “fine del mondo”, evoluzione o morte, ci sta abbastanza e fa molto manga; solo che…

Che figo il character design...

Che figo il character design…

Solo che è proprio nella sceneggiatura che Cyber Force mostra i suoi segni di cedimento. Il soggetto è affascinante e, come già detto, ben supportato da un’ottima veste grafica (a parte l’ultimo capitolo). In questo futuro distopico l’umanità è in bilico di fronte all’imminente estinzione, cambiamenti climatici e gravi catastrofi spazzeranno via il genere umano a meno che qualcuno non piloti il corso degli eventi, creando guerre o sommosse dove necessario, per preparare l’umanità a una specie di evoluzione bio-meccanica che le permetterà di sopravvivere. Le idee e le possibilità, per quanto il presupposto di partenza sappia di già sentito, non mancano. Ho apprezzato molto i riferimenti alla rete e ai social network che vengono, nel fumetto, utilizzati dal governo per creare una specie di super-computer con il quale fare le proprie previsioni. Mi piace che qua e là spuntino dilemmi morali sui soliti temi di “male necessario” e compagnia bella. Mi piace l’idea che il nostro pianeta si autoregoli per gestire la sovrappopolazione, un po’ a metà tra Eden e Utopia. Quello che non mi piace sono, in senso stretto, i testi. Come appena detto il soggetto è buono ma, forse a causa anche di una pessima traduzione italiana troppo spesso imprecisa e approssimativa, i dialoghi non mi convincono e spesso sembrano esser messi lì solo per preparare alla successiva scena ad effetto. Staremo a vedere se, con il passare del tempo, le cose miglioreranno perché di idee, ripeto, ce ne sono tante. Solo che non basta avere le idee, ma bisogna anche saperle comunicare.

Altro disegno carinoper spezzare la tensione...

Altro disegno carinoper spezzare la tensione…

Ora. Detto così sembra che Cyber Force sia un disastro su tutta la linea ma non è così. Nonostante le sbavature nella narrazione il ritmo regge e l’albo si lascia leggere d’un fiato dall’inizio alla fine. Il mondo in cui avviene la narrazione è intrigante e popolato di personaggi interessanti, forse non originalissimi, ma comunque interessanti. Il design in generale, dai vestiti alle architetture, passando per esseri umani e androidi, è veramente ben fatto e riesce a sopperire egregiamente alle mancanze della trama. Peccato per quell’ultimo capitolo disegnato con i piedi…

Concludendo. Cyber Force è un buon punto di partenza. Marc Silvestri è riuscito a prendere un universo morto e a rimetterlo in sesto, non senza una certa lungimiranza. L’essersi appoggiato a Kickstarter per la realizzazione e la promozione del reboot è un colpo di genio che deve assolutamente far riflettere su molte cose, a partire dal ruolo che Image sta assumendo nel panorama fumettistico mondiale. Quest’aura da “porto sicuro”, da ultimo rifugio dove scrivere liberamente, che la casa editrice sta mostrando al mondo e con il quale attira sempre più talenti nasce anche da iniziative come questa. Da un autore che crede nel proprio lavoro a tal punto da cercare vie alternative per finanziarlo, da rischiare e distribuire i primi volumi gratuitamente per pubblicizzarlo. C’è davvero molto su cui riflettere: il mondo del fumetto sta cambiando. E Image è alla testa di questo cambiamento.

Detto questo chiudo davvero. Cyber Force è, ripeto, un buon inizio che mostra delle ottime potenzialità. Per ora non mi sento di sbilanciarmi troppo: è un bel volume ma, forse, mi aspettavo di meglio e non so quindi se lo consiglierei. Di certo è una gioia per gli occhi. Se invece avete letto anche voi quest’albo e volete scrivere due righe per dire che ne pensate lo spazio per i commenti sapete dov’è. Non mi resta che salutarvi e augurarvi buona lettura. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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