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Muyung, un articolo non privo di difficoltà

Ciò che vi accingete a leggere è null’altro che un tentativo. E un tentativo anche un pelino arrogante, peraltro. Il fatto è che ieri, mentre mi accingevo a mangiare la cena, ho avuto la malaugurata idea di permettere a un liquido, o per meglio dire un fluido, non meglio identificato di cadere nella keyboard del portatile, e ciò ha avuto un delirante quanto immediato effetto: non ho più una lettera dell’alfabeto. Non funziona più. Immaginate la rottura di buttar giù un articolo utilizzando unicamente 25 lettere invece delle normali 26. E no, quella mancante non è la W. Quindi che facciamo? Ci proviamo comunque, fintantoché non troverò il modo di reagire (anche moralmente) alla faccenda. Proviamo a dire due paroline riguardo un manga che ho recentemente finito di leggere. Il tutto facendo ben attenzione a non incappare in quella maledetta lettera. Quindi partiamo. Oggi parliamo di Muyung, manga giappo-coreano edito da… Merda, l’editore ha quella lettera nel nome!

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Ecco qua la bella Kiku

Ecco qua la bella Kiku

Brevemente, perché parlare in tal modo monco alla lunga non è che un’utopia (e già arrivare fin qua è una gran fatica). Trama. Kiku, una ragazzina di umili origini, ha l’incredibile potere di richiamare i morti dall’oltretomba dipingendone i volti e le fattezze. Problema: ciò che viene fuori dalla tela non è il defunto vero e proprio, ma una variante malvagia dell’individuo originale che, durante l’atto, perde l’ombra (da cui l’appendice al titolo) e il controllo, nonché la propria umanità. Quindi Kiku ha un grande potere, ma un potere imperfetto e quindi imprudente da utilizzare, e infatti lei cerca di tenerlo celato agli occhi del mondo. Viene tuttavia obbligata dagli uomini del re a riportare in vita il monarca perito in battaglia e il regno, proprio per via di quel potere, entra in un’epoca buia di follia e tirannia. È in tale ambientazione che Kiku incontra Biyong, giovane e incredibilmente dotato guerriero, e i due decidono di intraprendere un viaggio che ponga fine alla tirannia del re divenuto pazzo proprio per effetto dell’intervento di Kiku.

Parte fondamentale del racconto è, appunto, il viaggio dei due eroi. Viaggio durante il quale incontreranno parecchi comprimari, alcuni intriganti altri meno, e vedranno vari luoghi, permettendo a noi di immergerci meglio nel mondo a metà tra reale e immaginario in cui la narrazione prende vita. Il tutto è in fin dei conti ben raccontato e non potrà che piacere ai fan, come me, delle avventure in cui realtà e finzione trovano un punto di contatto; punto di contatto da cui inizia la vicenda: un po’ come ne L’Immortale, per capirci, nel quale la realtà del medioevo nipponico viene ricreata con mirabile accuratezza, eccezion fatta per quel piccolo dettaglio che dà il via a una valanga di eventi indimenticabile.

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Parlando invece del lato grafico… Per quanto mi riguarda i fumetti coreani non mi hanno mai attratto particolarmente. Ne ho letto più di qualcuno, certo, ma in tutta franchezza trovo che di rado raggiungano quanto promettono in quelle tipiche prime due pagine di mirabolanti effetti grafici. Perché al di là della pulizia e definitezza del tratto tipicamente molto dinamico ci vedo un qualche tipo di piattezza e di rigidezza che limitano la comunicatività, e ciò mi urta non poco. Per non parlare del fatto che ben di rado trovo piacevoli quelle barbette a punta, quelle acconciature bizzarre, quei pantaloni troppo larghi e quelle lame tozze che in genere riempiono le tavole fin dall’inizio.

Ed ecco qua il maledetto pizzetto...

Quel maledetto pizzetto…

Invece Muyung mi ha colpito, devo ammetterlo: non è privo di molti dei tratti tipici del manga coreano elencati prima, ma il tutto è per qualche bizzarro motivo molto più tollerabile, almeno per me. Non mancano certo le tanto odiate barbette, ma la caratterizzazione di eroi e comprimari è notevolmente più gradevole che in tante altre opere, con apice nella bella Kiku e nel letale Biyong. Certo nemmeno loro due brillano per originalità di concept, ma appaiono comunque piacevoli e ben congegnati. Il tratteggio dei fondali e delle varie battaglie è, poi, incredibile e alterna momenti di quiete e tranquillità a immagini dinamiche e piene di movimento in modo davvero convincente.

Quindi. Concludiamo la maratona, che vado terminando l’ingegno. Muyung è una bella opera di narrativa ambientata in un mondo alla fin fine credibile, ma con quei pochi elementi fuori dal “normale” a renderlo intrigante. Chi come me ha amato L’Immortale, che condivide con Muyung l’approccio grafico e parte del carattere, di certo vi troverà una lettura più che piacevole. Per tutti gli altri… bè, provare non è poi una gran fatica e i cinque volumi che compongono l’opera viaggiano leggeri, pagina dopo pagina. Con ciò direi che non c’è altro da aggiungere, buona lettura!

Nota di fine articolo. Chiedo perdono per la qualità grammaticale poco convincente e per la varietà terminologica altalenante (a dir poco) dell’articolo che avete appena terminato di leggere. Vi ringrazio, comunque, per aver letto fin qua, magari ridacchiando per i modi talvolta grezzi con cui ho cercato di aggirare quella maledetta lettera non funzionante. Prometto che per il futuro cercherò di tornare ad approcci più normali, con tutto l’alfabeto…

(tutte le immagini appartengono ai loro proprietari)

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