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Collezionismo e digitale, si può?

Cercando "universo alternativo" su Google, una delle immagini che spunta è questa qua... sono turbato...

Cercando “universo alternativo” su Google, una delle immagini che spunta è questa qua… sono turbato…

Immaginate di trovarvi, diciamo per caso, in un universo alternativo e di andare in libreria. Al cinema avete di recente assistito a quella meraviglia de Il Signore degli Anelli – Le Due Torri e avete scoperto quasi per caso che il film è, rullo di tamburi, tratto da un libro! Meraviglia. Dovete assolutamente leggere quel libro. Entrate alla Feltrinelli, quella grande che sta in centro, quella super fornita dove hanno tutto. Entrate e vi ritrovate in mondo magico e sconfinato popolato di enormi scaffali, alti e ripieni di libri di ogni forma e dimensione. Spaesati, braccate un furtivo commesso che si aggira tra i corridoi sperando di non esser visto e disturbato dall’immancabile scocciatore (che in questo caso sareste voi) e gli fate la fatidica domanda. “Dove posso trovare il libro de Il Signore degli Anelli?”. Messo all’angolo, senza vie di fuga e dunque costretto a rispondervi lo strano lavoratore occhialuto vi rifila per prima cosa una sguardo a metà tra pietà e disgusto e vi dice, quasi scusandosi preventivamente: “Sarebbe un libro un po’ vecchio”. Intendendo in realtà Ti svegli adesso? Questo libro è uscito anni fa, povero scemo… Per poi aggiungere: “Lo trovi in quello scaffale là in fondo tuttavia… purtroppo alcuni capitoli sono esauriti.” “Alcuni capitoli sono esauriti?” fate voi, del tutto increduli: nell’universo “normale” i capitoli dei libri non vanno esauriti, mai, e lo ben sapete. “Sì. Come dicevo è un libro vecchio, e i capitoli più importanti a suo tempo sono andati a ruba. E quindi sono esauriti. Dovrai fare a meno del primo e secondo capitolo, del fosso di Helm, della battaglia dei Campi del Pelennor e della distruzione dell’Anello. Forse anche del Cancello Nero, ma non sono sicuro…”. Voi siete sbigottiti. Lo guardate senza sapere che espressione stamparvi in faccia, ma la delusione è evidente. Sfiancati gli chiedete “Ma… e non si possono ordinare?”. Stavolta il commesso lascia cadere il velo e gli insulti non si limita a pensarli. “Povero scemo. Sei proprio un povero scemo. Ma non lo sai come funziona questo universo? Quei capitoli sono ESAURITI. Come te lo devo dire? Se li vuoi devi aspettare che li ristampino, se ti va dritta basteranno qualche anno d’attesa e qualche euro in più.” Ormai siete del tutto sgomenti. “Qualche anno? Qualche euro in più?” farfugliate. “Ma certo, caro il mio povero scemo. Perché se ti va storta magari passerà qualche decennio e, alla fine, ti troverai a dover comprare la costosissima edizione absolute in onore del centenario della prima stampa, solo perché ti mancano un paio di capitoli. O, se ti va peggio, potrebbero anche non ristampare mai quello che ti manca e tu moriresti nell’ignoranza. Mi dispiace, caro il mio povero, povero scemo.”

E così ritornate al vostro universo natio, felici che queste bizzarre meccaniche di mercato non si applichino ai vostri amati libri, ma solo ai fumetti…

Come promesso torniamo a parlare di fumetti digitali. Oggi vorrei concentrarmi su un altro aspetto della questione, forse più ambiguo ma non per questo meno importante, che è il seguente: il fumetto ha due facce. Da un lato c’è il fumetto inteso come mezzo per comunicare qualcosa, come contenitore attraverso il quale veicolare dei messaggi, delle storie, delle emozioni. Dall’altro lato c’è il fumetto inteso come oggetto, come bene da possedere e da collezionare. È un tipo di collezionismo drammaticamente diverso da quello elitario dei libri che è completamente slegato dal contenuto e si basa esclusivamente (o quasi) sulle edizioni. Per i fumetti il fenomeno è più massivo e decisamente più invadente poiché la rarità di un edizione si traduce, con un rapporto quasi sempre uno a uno, nella rarità dell’opera in sé. E in questo modo il collezionismo diventa una scelta obbligata perché non è una specifica edizione a guadagnare valore (e quindi a salire di prezzo) ma l’opera stessa. E il mercato, tutta la filiera di produzione, distribuzione e fruizione dell’oggetto fumetto è determinata nelle sue meccaniche da questa idea: la collezionabilità. Con tutto ciò che comporta: dalle tirature volutamente insufficienti alle conseguenti ed immancabili ristampe e riedizioni.

Non credo sia una sorpresa per nessuno la notizia che il valore di mercato di una notevole quantità di albi venga artificialmente pilotato dalle case editrici tramite giochini più o meno puliti sulla reperibilità. Gran parte del mercato, per lo meno in Italia, si basa su questo, come descritto in quella sottospecie di racconto che avete letto in apertura. E tra tutti Panini Comics ha fatto del terrorismo dell’esaurimento, delle edizioni limitate, dell’adesso o mai più, una forma d’arte.

panini comics

Il successo della casa editrice modenese nasce esattamente in questo modo, negli anni in cui i concorrenti erano pochi e per lo più disorganizzati. La spinta che la politica esaurimento facile/ristampa in altro formato ha dato a Panini è stata sufficiente, anche da sola, a metterla in una posizione notevolmente avvantaggiata rispetto ai suoi allora pochi concorrenti. A tal proposito temo che pochi ricordino la lettera inviata da Star Comics alle fumetterie, all’epoca l’unica vera rivale di Panini, nella quale lamentava l’approccio arrivista di “altre case editrici” nella gestione degli arretrati, arrivando a minacciare di ridurre notevolmente le disponibilità di magazzino e di limitare le stampe degli albi nuovi per “adeguarsi alle nuove tendenze, evidentemente fruttuose, del mercato”.

Quasi dieci anni dopo Panini, che obbligava i propri clienti a fiondarsi in fumetteria il giorno d’uscita dell’opera tal dei tali pena perderla per sempre (o meglio fino alla prossima stampa), è il gigante dell’industria in Italia, un colosso ormai inarrestabile, mentre Star Comics è l’ombra di sé stessa e, non fosse per quel paio di diritti fortunati, faticherebbe a farsi notare.

E questo tipo di approccio è, per tornare in argomento, forse la più grande limitazione alla diffusione dell’e-comic. Le case editrici non hanno interesse a fornire in qualsivoglia formato, cartaceo o digitale, una libreria inesauribile nella quale trovare qualsiasi albo, a prescindere dall’età: crollerebbe gran parte del mercato che attualmente si poggia prepotentemente su ristampe e riedizioni, su absolute e omnibus, sulla creazione di giganteschi hype in vista del “ritorno del secolo”, del “per la prima volta a colori”, del “a grande richiesta”.

Per ora questo è l'unico modo di reperire vecchie pubblicazioni. E non si può negare che sia macchinoso e, soprattutto, molto costoso.

Per ora questo è l’unico modo di reperire vecchie pubblicazioni. E non si può negare che sia macchinoso e, soprattutto, molto costoso.

E quindi per quanto mi piacerebbe riuscire, con facilità, a reperire determinati cicli narrativi esauriti da tempo immemore senza necessariamente perdermi nel dedalo di cimeli antichi di una fiera non credo, in tutta onestà, che ci sia la volontà da parte di produttori e distributori a spingere in questo senso. E con ciò se ne va il più grande vantaggio, la più grande opportunità fornita dal digitale: la creazione di una specie di database infinito, sempre disponibile e consultabile, alla costante portata di tutti. L’assenza di una simile piattaforma limita la diffusione della conoscenza e costringe chi ha interesse a crearsi una sorta di “cultura storica” del fumetto all’esborso di enormi quantità di denaro nelle fiere dell’usato o in occasione dell’immancabile “grande ritorno”. Quindi ecco a voi il secondo problema del digitale. Dopo la mancanza di un supporto tecnico adatto di cui abbiamo parlato qui ecco che arriva il ben peggiore “ostruzionismo da parte degli editori”, che comunque avrebbero qualcosa da guadagnare (a differenza dei negozianti che invece ci perdono e basta).

Tuttavia la natura collezionabile del fumetto ha un’altra implicazione: l’imprescindibilità del possesso (possesso fisico, ovviamente). Che potremmo riassumere nella seguente domanda: “Anche se le case editrici cambiassero rotta, anche se tutte le pubblicazioni nella loro interezza fossero disponibili in digitale, magari pure a basso costo, non è che preferirei comunque l’albo cartaceo?”. Questo non ha nulla a che vedere con quella specie di collezionismo obbligato, pilotato dagli editori sotto la minaccia dell’“ora o mai più”, di cui abbiamo parlato finora. È una cosa più intima, che alcuni provano e altri no: il desiderio non solo di leggere un fumetto ma anche di possederlo. Di metterlo in uno scaffale, ogni tanto riguardarselo, e comunque saperlo lì. Per quanto riguarda me, che sono schiavo di questa “malattia” (si fa per ridere), so che la mia risposta alla domanda “non è che preferirei comunque il cartaceo?” non sarebbe per nulla banale. Ma so anche che andrebbe a finire come con film e musica: comprerei in formato fisico soltanto quelle opere che davvero mi sono piaciute (che possono essere pure molte, beninteso), quelle opere che davvero voglio possedere e collezionare e in qualche caso anche sfoggiare, mentre le altre rimarrebbero  in un hard disk a prendere polvere digitale. Perché nonostante il mio attaccamento al fumetto come oggetto da collezione, come feticcio, penso che alla fine baratterei tale aspetto per una maggiore e più facile reperibilità. E cioè per la possibilità di una conoscenza ampia.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Collezionismo e digitale, si può?

  1. Pingback: Guerra digitale, si può? | dailybaloon

  2. Pingback: [L’Aedo Sproloquia] Fumetti digitali (e divagazioni) | I Cantastorie

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