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Dal pozzo dei ricordi: La Voce delle Stelle

Da ora in poi ci vorranno otto anni e sette mesi perché le mie mail ti arrivino. Scusami Noboru.

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Con questo articolo vorrei inaugurare una nuova rubrica dal titolo “il pozzo dei ricordi” nella quale vorrei parlare di fumetti più vecchi (ma non necessariamente decrepiti) di quelli di cui parlo di solito. Cercherò di non farmi troppi problemi a parlare di opere che – come quella di oggi – sono oramai difficili da reperire, o di lavori semisconosciuti o semplicemente caduti nel dimenticatoio. Alla fine il senso sarà proprio questo: andare a pesca nel pozzo dei ricordi, recuperando alcune di quelle cose che lo scorrere del tempo ci ha allontanato. Credo che parlerò prevalentemente – ma di nuovo non necessariamente soltanto – di manga visto che intendo ripescare fumetti che lessi in un passato ormai quasi remoto, e a quel tempo non è che mi interessassi particolarmente di supereroi. E poi non sia mai che magari così ci si accorga di quanto le cose adesso vanno male…

Quindi, dopo questa pallosissima introduzione, ripartiamo da capo.

Da ora in poi ci vorranno otto anni e sette mesi perché le mie mail ti arrivino. Scusami Noboru.

Oggi dal pozzo mi ritorna per le mani La Voce delle Stelle, una piccola gemma pubblicata in Italia da d/books… i bei tempi… Tratta dall’omonimo anime scritto diretto disegnato e animato da Makoto Shinkai (sì, tutto da solo) che viene disegnato e adattato per l’occasione da tale Mizu Sahara che forse qualcuno ricorderà per il dimenticabilissimo My Girl. Ma il senso del pozzo dei ricordi non è dare dettagli tecnici se non i pochi davvero fondamentali, quanto appunto lasciarsi trasportare dalla memoria, quindi tuffiamoci in essa.

Il punto di forza di questo manga, notevolmente più equilibrato e quindi godibile del fratellone animato, è la semplicità che sta alla base della narrazione: “Ero convinta che mondo significasse l’area di copertura del mio cellulare”, dice la protagonista. Noi viviamo in un mondo piccolo che continua a diventare più piccolo. E ci abbiamo fatto l’abitudine. Diamo per scontate molte cose. In pochissimi secondi possiamo essere in contatto con chiunque nel mondo e in poco più di una giornata possiamo raggiungere pressoché qualunque luogo. Ma cosa accadrebbe se venissimo separati davvero dalle persone che amiamo?

Questo è il perno su cui La Voce delle Stelle ruota, la base su cui la sua forza espressiva si poggia. L’autore prende tutti i canoni del manga spaziale di “robottoni” moderno e li usa per raccontare un’altra storia. Quella di due ragazzi separati al punto che le mail che si scambiano impiegheranno anni per giungere a destinazione, separati al punto che la distanza spaziale diventa distanza temporale e viceversa ed entrambe divengono distanza emotiva.

Lessi questo che ritengo un piccolo capolavoro incompreso molti anni fa e fin da allora mi è rimasto impresso per la genuinità e fluidità con cui i due protagonisti si allontanano e per il modo in cui il lettore si trova coinvolto, quasi senza accorgersene, nel loro piccolo dramma. All’inizio bastano pochi minuti d’attesa tra un sms e l’altro ma poi, man mano che la missione di ricerca prosegue, i tempi si dilatano fino a diventare insostenibili. La narrazione prosegue parallela, tra la Terra e lo spazio, ma ogni tanto arrivano mail che fanno giustamente riferimento ad eventi avvenuti pagine e pagine prima. E la reazione dei protagonisti non può che essere quella del lettore. La disperazione di Nanamine quando non riesce a completare l’invio del messaggio prima di un salto che la allontanerà da casa da uno a otto anni luce, la sorpresa di Noboru quando dopo un silenzio durato otto anni e sette mesi riceve finalmente le parole della sua vecchia compagna di classe, quando ormai aveva deciso di voltar pagina… Sono azioni e reazioni dei personaggi, ma mi sono rimaste fino ad oggi. E sono passati anni.

Mi sono spesso chiesto se avrei preferito che La Voce delle Stelle fosse una serie più lunga nella quale approfondire anche i vari elementi di contorno. Chi o cosa sono i Tharsiani? Come sono entrati in contatto con noi la prima volta, anni prima degli episodi qui narrati? Verranno sconfitti? Ma forse ora mi rendo conto che va bene così. Sono dettagli, alla fin fine, poco importanti: la vera storia è un’altra. Ed è una bella storia.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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