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Storia dell’Universo Marvel parte 7: Planet Hulk

Dopo troppo tempo riprendiamo il nostro viaggio nella storia dell’universo Marvel. Ci eravamo lasciati con Civil War, la guerra civile tra i supereroi, che ha visto Tony Stark uscirne vincitore. Oggi parliamo invece di un evento, una run, che non è un crossover ma che risponde a una specifica domanda, nell’improbabile caso in cui qualcuno se la stesse facendo: ma dov’era Hulk durante la guerra civile? E infatti questa storia si svolge contemporaneamente agli eventi narrati in Civil War e hanno come protagonista, ovviamente, il gigante di giada. Visto che è un po’ che non scrivo articoli di questo tipo vi ricordo che gli spoiler non mancano, in particolar modo nella parte “trama”, quindi se non gradite rovinarvi la sorpresa passate oltre.

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Trama

Gli Illuminati, un gruppo segreto composto dagli individui più potenti e dalle menti più brillanti dell’umanità (e non solo), decidono di porre fine definitivamente alla minaccia rappresentata dall’incontrollabilità di Hulk spendendolo nello spazio profondo, verso un pianeta verde e lussureggiante dove non possa nuocere a nessuno. Risvegliatosi nell’astronave, le finte belle parole di Reed Richards che spiegano i motivi della scelta fanno perdere il controllo al gigante di giada che, in un impeto di collera, distrugge parzialmente e manda in avaria i sistemi della nave che precipita rovinosamente su Sakaar, un pianeta rosso governato da un re schiavista. Immediatamente posto in catene, Hulk viene pian piano identificato come l’eroe della profezia che salverà il mondo dall’usurpatore, e riesce persino a sfregiare l’intoccabile Re Rosso che tuttavia non può ucciderlo senza trasformarlo nel martire della leggenda e scatenare quindi una rivolta.

Hulk, lo sfregiato verde, possibile salvatore di Sakaar, viene trasformato in un gladiatore e “addestrato” a questo scopo, ma oramai la sua fama è inarrestabile. Trascinati dagli eventi lui e i suoi nuovi compagni, che per la prima volta lo trattano da amico, alimentano una rivolta che ben presto si scatena in aperta rivoluzione contro il dittatore. Si crea, tra gli altri, un legame particolarmente forte con il buon Miek, soldato dell’alveare divenuto schiavo, il cui popolo è da sempre soggiogato al potere del Re Rosso.

Nel frattempo la guerra civile divampa e ruota interamente attorno alla figura del gigante verde che viene ora chiamato Sakaarson, il messia della leggenda. Nel suo viaggio Hulk libera schiavi e combatti per i deboli e dal suo sangue crescono piante e fiori anche nei deserti più aridi (!). Come ultimo tentativo il Re invia contro il capo della ribellione Caiera, la sua personale guardia ombra, la quale lo sfida in un mortale combattimento uno contro uno.

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Nonostante la fora degli antichi Caiera non riesce comunque a sconfiggere l’avversario e l’imperatore, ormai reso pazzo dall’avvicinarsi dell’inevitabile sconfitta, libera sul suo mondo una letale minaccia aliena, le Spikes, un morbo capace di trasformare qualunque essere organico in un mostro senza mente il cui unico scopo è uccidere ed infettare altri esseri organici. Questi esseri, tra l’altro, uccidono l’ultima regina dell’alveare condannando la razza di Miek, nel frattempo divenuto Re dell’alveare, all’estinzione.

Dopo aver assistito all’ennesima follia del proprio re, disposto ad annientare l’intero pianeta pur di non perder il proprio potere, anche Caiera, un tempo fedele luogotenente, si unisce alla rivolta e inizia la propria marcia verso la capitale.

Giunti alla capitale Hulk riesce tuttavia a comprendere la natura delle Spikes, antica razza aliena il cui unico desiderio è tornare a viaggiare tra le stelle ma purtroppo bloccata sul pianeta e costretta a cibarsi di esseri innocenti. Sakaarson promette quindi loro, a guerra finita, una nave con cui tornare al luogo cui appartengono in cambio di aiuto nell’imminente battaglia finale, e così anche l’ultima arma del Re Rosso viene neutralizzata.

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Giunto alla battaglia finale Hulk riesce ad impedire che il Re Rosso distrugga il pianeta in un ultimo gesto di follia e lo uccide, diventando così il vero eroe della leggenda e legittimo sovrano di Sakaar. Da subito il gigante di giada si dimostra un ottimo governante, mantenendo la pace e iniziando la ricostruzione del pianeta sulla base dell’uguaglianza tra le numerose razze che lo abitano. Inoltre si sposa con Caiera, che diviene dunque regina, con la quale concepisce addirittura un figlio. In questo clima di pace e prosperità l’unico ad esser scontento è il povero Miek, Re dell’alveare condannato ad assistere alla lenta morte della sua razza, che ritiene che l’amico Hulk non stia facendo abbastanza per assicurare alla giustizia i responsabili della fine della propria specie. Il suo desiderio di vendetta lo porta a scoprire la nave spaziale con cui l’attuale sovrano giunse su Sakaar e il messaggio di Reed Richards in essa contenuto.

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Forse per un complotto dello stesso Miek (probabile) o forse per volontà degli Illuminati (meno probabile) la nave esplode provocando una quantità di morte e distruzione senza pari. Sakaar è perduto, i suoi abitanti prevalentemente morti o morenti. Addirittura la regina Caiera perisce nella potentissima deflagrazione. Reso pazzo dal dolore Hulk non può che incolpare gli esseri umani di questo disastro gratuito ed insensato e giura vendetta. Così questa è la storia di Hulk Sakaarson e di come, alla fine, ritornò a casa.

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COMMENTO

La prima cosa che mi viene in mente per commentare questa vicenda è: perché? Perché? Voglio dire, qua non si tratta di essere fan o meno di Hulk, si tratta di avere un briciolo di buon senso. Mi spiego. Il soggetto non è nemmeno male, Hulk che da eroe diventa schiavo per poi diventare nuovamente libero ed infine re (anche se sa un po’ di già sentito), ma è talmente tanto diluito da risultare insostenibile. Quattordici numeri. In patria è uscito spalmato su quattordici mesi. Ma per l’amor del cielo! Bello eh, per carità, ma troppo troppo troppo troppo lungo. È inutile che mi fate una run così maledettamente eterna se poi non sapete cosa metterci dentro e quindi infarcite il comunque buono soggetto con cliché e flashback completamente inutili. Arrivati in fondo vi sembrerà di aver corso cinque maratone di fila…

Tralasciando questo piccolo dettaglio Planet Hulk non è nemmeno così male. Certo, mi ci sono voluti dei mesi e una discreta dose di forza di volontà per arrivare in fondo, ma non è nemmeno così male. Perché quantomeno fa ragionare su un paio di cose, oltre a giustificare la già citata assenza del gigante nella guerra civile e ad annunciare l’evento successivo (World War Hulk). Per esempio mi ha dato parecchio da pensare il fatto che l’unico modo per gestire un personaggio come Hulk, all’epoca, fosse toglierlo dal resto del Marvel Universe. Ammettiamolo. Hulk non è un personaggio facile da gestire, si potrebbe quasi dire che non è gestibile per niente. È figlio di un’altra generazione di supereroi, quando i fumetti erano un’altra cosa e parlavano in un altro modo a un altro target. Una generazione di eroi talvolta tenuta artificialmente in vita per la felicità dei pochi appassionati rimasti ad apprezzare personaggi come Bruce Banner.

Hulk non è più compatibile col resto della linea editoriale. E allora che si fa per evitare il problema? Lo si spedisce lontano, in un luogo dove si possa fargli fare qualunque cosa senza dar fastidio alle altre testate (salvo poi farlo tornare, perché altrimenti la gente si arrabbia).

Per quanto mi dispiaccia dirlo, e per quanto l’attuale run gestita da Waid mi stesse piacendo abbastanza, non è che forse è ora di dire addio a Hulk? Persino qui, su queste pagine dove avrebbero potuto fargli fare qualunque cosa praticamente senza conseguenze, per scrivere una storia che fosse una storia e non un cumulo di macerie hanno dovuto in parte snaturare il personaggio: Hulk stratega, che elabora piani complessi e prova sentimenti profondi, Hulk re benevolo e pacifico… Voglio dire, se l’unico modo per tenere vivo un personaggio è mandarlo lontano e comunque cambiarlo… Forse è davvero ora di salutarci.

avenger

Il tutto è reso ancora più interessante dal fatto che prendere Banner e mandarlo lontano dove non possa nuocere è una soluzione diametralmente opposta a quella che si sta seguendo ora nella quale, per via di diritti cinematografici vari, si cerca di infilarlo ovunque ci sia un po’ di spazio (in modo intelligente se sei Mark Waid, un po’ meno se sei Josh Whedon). Insomma, quale dei due approcci è il migliore? Quale quello più onesto e più rispettoso? Temo che la risposta sia “nessuno dei due”, ma bisognerebbe parlarne a fondo.

Per il resto… beh. In realtà non ho granché altro da dire. Ho abbastanza apprezzato il soggetto e i temi trattati. Ci sono dei buoni spunti e degli ottimi personaggi, Miek su tutti. Non ho per nulla apprezzato il fatto che Hulk fosse un pazzo arrabbiato o un fine stratega in base ai bisogni narrativi del momento: per me il gigante verde è e deve rimanere una figura fuori controllo, diciamo un’intelligenza molto primitiva dominata da istinti primordiali e, soprattutto, dalla rabbia. Vederlo rinsavire costantemente perché “altrimenti non posso scriverci niente” mi fa storcere il naso non poco. Per il resto è una lettura abbastanza piacevole, a parte la lunghezza, che poggia la sua forza narrativa su una retorica spesso talmente evidente da risultarmi fastidiosa ma c’è a chi piace così. E d’altro canto quando si parla di schiavi e di conquista della liberta è facile cadere in banalità.

Quindi, in definitiva, non me la sento di condannare questa run su tutta la linea ma non me la sento nemmeno di salvarla del tutto: i difetti ci sono e si vedono, dalla lunghezza eccessiva all’approssimativa caratterizzazione dei protagonisti (primo fra tutti Hulk stesso). Detto questo può anche piacere, per carità, ed è una buona premessa per l’imminente World War Hulk. Se la volete recuperare Planet Hulk è stata stampata in mille salse, anche di recente, e non dovrebbe essere un problema da reperire. Se decidete di leggerla fatemi sapere cosa ne pensate e, sempre se vi va, fatemi sapere che ne pensate anche della questione “Hulk sì, Hulk no” che sarebbe un discorso molto più ampio, ma intanto possiamo cominciare a ragionarci su.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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One thought on “Storia dell’Universo Marvel parte 7: Planet Hulk

  1. Pingback: Storia dell’Universo Marvel parte 8: World War Hulk | dailybaloon

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