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I Kill Giants, a metà tra fantasia e realtà

Ai ragazzi della mia età interessa di più chi divorzia in tv o se hanno delle belle scarpe piuttosto di parlare con me… E sono strana. Come i teschi. E sono un po’ cattiva con la gente cretina. La maggior parte della gente è cretina.

copertina

Come da miglior tradizione giapponese, Barbara ha delle orecchie che cambiano forma e dimensione a seconda della situazione. E la ricerca di significati nascosti continua…

Bentornati. Oggi vorrei parlarvi di un fumetto al quale accennai in una vecchia analisi delle anteprime ma che, purtroppo, ho trovato il tempo di leggere solamente ora. Mi riferisco ad I Kill Giants, pubblicato in Italia anni or sono e ristampato di recente (o quasi) da Bao. Mea culpa che, preso da mille altre cose, ho letto questa meraviglia solo ora.

I Kill Giants è la storia di Barbara Thorson, una ragazzina di quinta elementare. Una strana ragazzina di quinta elementare, a dir la verità: solitaria, spesso taciturna ed impulsiva, con occhi che le permettono di vedere un po’ oltre la realtà, appassionata di giochi di ruolo, con pochissimi amici. Armata di una grande forza d’animo, a nascondere tutte le sue incertezze e fragilità, Barbara ha il compito qualora ce ne fosse bisogno di uccidere i giganti.

Nel corso della manciata di capitoli che compongono l’opera impareremo a conoscere questa piccola e risoluta guerriera, verremo a conoscenza dei suoi segreti e delle sue paure, nonché del mistero che aleggia dentro la sua stessa casa. Popolato di personaggi magnificamente caratterizzati, I Kill Giants tratteggia uno spaccato a tratti onirico e metaforico e a tratti duro e reale della delicata vita di questa ragazza schiacciata dalla paura e dalla responsabilità che il suo ruolo, ma non solo, le impone. E alla fine Barbara non è che una bambina che, come tutte le bambine, avrà bisogno di crescere, di farsi degli amici, di vivere la propria vita ed infine di affrontare quel gigante giunto apposta per lei, allo stesso tempo bestia malevola e prova simbolica.

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Il crudele ma bellissimo mondo di Barbara, molto più popolato di quanto appaia a tutti gli altri…

Ho davvero apprezzato l’approccio con cui le vicende, per quanto drammatiche, vengono narrate. Personaggi e situazioni, dialoghi ed avventure sono costantemente sospesi in un mondo onirico eppure estremamente reale. Non si ha mai la certezza che quanto accade sia del tutto frutto della fantasia di Barbara, o sia del tutto metaforico, o sia semplicemente “reale”; e per quanto la chiave di lettura “metaforica” in un certo senso prevalga sulle altre c’è un fascino fiabesco, surreale e fantastico che non abbandona mai la vicenda. Si respira quell’aria che tiene il lettore sospeso tra realtà ed immaginazione, tanto quanto la storia è sospesa tra realtà ed immaginazione, ed è impossibile non rimanerne rapiti. La potenza narrativa delle soluzioni che Joe Kelly ha adottato sia per raccontare la vicenda che per trasmettere il suo messaggio lascia a bocca aperta, rapisce e commuove. Dal cupo inizio al finale radioso.

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Ma la tragica epicità della narrazione e lo splendore del character design non passano soltanto attraverso la sceneggiatura ma anche (e talvolta soprattutto) attraverso i mirabili disegni di Niimura. Le tavole sono incredibilmente espressive e riescono sempre a cogliere l’atmosfera del momento, dalla magnificenza dei combattimenti contro gli enormi giganti alla solitudine scolastica della piccola protagonista.  L’uso del grigio senza retini regala immagini leggere ed oniriche che rimangono ovattate e quasi mai del tutto definite, eppure poeticamente incisive. Da lasciare a bocca aperta, davvero.

I Kill Giants è un’opera magnificente. Leggendola non ho potuto che emozionarmi e commuovermi, lasciandomi trasportare e coinvolgere nella vita di questa piccola eroina alle prese con mostri, reali e simbolici, infinitamente più grandi di lei. E non potrà che fronteggiarli, nonostante l’evidente disparità; e l’eroismo che Barbara dimostra sta proprio nel  riuscire, alla fine, a oltrepassare quelle sfide che sembravano impossibili, crescendo lungo il percorso.

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Il design del gigante è meraviglioso. E ispira una certa nostalgia…

È una di quelle storie indimenticabili che, una volta finite, rimangono dentro al lettore lasciandogli una sorta di senso di nostalgia, un sorriso e una lacrima; una di quelle storie sulle quali ritornare con la mente e con l’occhio, da leggere e rileggere, nelle quali immergersi di tanto in tanto alla ricerca di emozioni perdute; una di quelle storie indelebili che, alla fine, lasciano il segno.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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