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Storia dell’Universo Marvel parte 8: World War Hulk

E bentornati sulle pagine della rubrica La Storia dell’Universo Marvel. Quest’oggi riprendiamo esattamente da dove eravamo rimasti con la fine di Planet Hulk. E cioè ad Hulk incazzato che vuole fare un macello. Strano…

Prima di partire vorrei dire solo una cosetta: ho cecato di rendere più scorrevole la lettura di questo articolo riempiendolo di immagini prese con le quali inframmezzare la trama. Spero che questo renda più fruibile e piacevole la lettura, e se avete commenti (anche e in questo caso soprattutto riguardo l’impaginazione) mi farebbe piacere sapere che ne pensate. Grazie, e buona lettura!

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Trama

Dopo gli eventi di Planet Hulk e la distruzione di Sakaar Hulk ritorna sulla Terra, attribuendo la colpa della sua rovina agli Illuminati che lo avevano esiliato: Iron Man, Reed Richards, Dr Strange e Freccia Nera.

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La prima vittima della vendetta del gigante verde è proprio il re degli Inumani che prova, senza successo, a fermare l’avanzata dell’arrabbiato nemico. Il suo corpo massacrato diventa un monito per i rimanenti Illuminati, una dimostrazione di forza e un ultimatum: Manhattan sarà rasa al suolo. Tony Stark, attualmente a capo dello S.H.I.E.L.D., decide di non impiegare le ingenti forze dell’agenzia governativa per un attacco preventivo, ma di evacuare la città e fronteggiare Hulk da solo sentendosi in parte responsabile per la situazione. Viene inoltre concessa un’amnistia temporanea a tutti i supereroi non registrati (che da Civil War sono da considerarsi criminali) colti nell’atto di aiutare l’evacuazione.

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Il design dell’armatura è davvero bello. Grosso e tozzo al punto giusto. E sfortunatamente altrettanto inefficace.

Lo scontro tra Iron Man e Hulk finisce prima di cominciare. Tony Stark viene sconfitto e la sua armatura anti-Hulk distrutta. Mancano solo il Dottor Strange e Reed Richards.

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Nel frattempo nel centro di Manhattan un manipolo di eroi, capeggiato da She-Hulk, cerca di fermare l’avanzata del gigante di giada con il dialogo. Tuttavia, ovviamente, le parole falliscono e lo scontro verbale si trasforma presto in un bagno di sangue. Hulk giunge così alle porte di Reed Richards, dove ingaggia battaglia e sconfigge i Fantastici Quattro.

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Questa successione di tavole con lo scontro tra Hulk e Ben Grimm è di certo una delle sequenze meglio riuscite della saga.

Ritornato nel centro di Manhattan Hulk viene avvicinato da un giovane amico, Rick Jones, che cerca di farlo ragionare raccontando come si sono messe le cose finché lui non c’era: la Guerra Civile, la morte di Cap per mano di Crossbones… Il Dottor Strange coglie questa momentanea apertura per lanciare un potente incantesimo in grado di sconfiggere e redimere il gigante, ma fallisce. E così mentre l’esercito del generale Ross decide di intervenire, l’unica vera speranza sembra risiedere in Sentry che tuttavia è restio a scatenare il proprio potere: se perdesse il controllo cedendo a Void, il suo lato oscuro, potrebbe scatenare un male inarrestabile. Tuttavia l’attacco di Ross fornisce una seconda possibilità a Strange di forzare la mente di Hulk; comincia così un dialogo mistico tra lo Stregone Supremo e il gigante verde, mentre l’esercito gli lancia addosso tutta l’artiglieria a disposizione senza apparente effetto. Usando le stesse parole di Caiera, defunta regina di Sakaar, Strange riesce a far regredire Hulk alla forma umana di Bruce Banner e la battaglia sembra concludersi.

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Tuttavia all’ultimo l’Hulk riprende il controllo ed esilia lo stregone dalla sua mente, ritornando così sul piano fisico e riuscendo a liberarsi dell’esercito. Strange decide, in un ultimo disperato gesto, a liberare lo spirito di un antico e pericoloso potere, Zom; posseduto dal potere del demone lo stregone si appresta quindi a fronteggiare Hulk direttamente.

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La potenza.

Lo scontro è durissimo e in un primo momento Strange sembra avere la meglio su Hulk. Tuttavia, in un barlume di lucidità nella follia distruttiva di Zom, lo stregone riesce a fermarsi prima di provocare la morte di molti civili innocenti, e quest’attimo di incertezza segna la sua distruzione. Allo stregone, così come agli altri eroi caduti, viene impiantato un dispositivo di controllo simile a quelli visti su Sakaar e viene spedito nell’arena dove combatterà da gladiatore. Sentry è ora l’ultima speranza di fermare questa guerra, e così scende in campo l’ultimo eroe rimasto.

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Il potere scatenato da Sentry è terribile e sembra sopraffare la fermezza mentale di Sentry stesso, lo scontro rischia di distruggere il pianeta. Ma Hulk e i suoi compagni non sono venuti sulla terra per guardare un altro mondo morire, così un colpo dopo l’altro lo scontro cala di intensità e Bruce Banner riesce a prendere il sopravvento. Tuttavia a questo punto Miek, spaventato ed arrabbiato all’idea di perdere il proprio amico e la propria guida, svela di esser stato lui stesso a scatenare l’esplosione che uccise Sakaar. Di fronte a questo ennesimo tradimento Hulk prende nuovamente il controllo sul suo ospite umano, ma ormai è troppo tardi: Tony Stark riesce a coordinare un attacco satellitare e a rendere inoffensivo il gigante di giada. La guerra è finita, così come la minaccia di Hulk.

O almeno così pare, perché “questa notte l’Hulk può anche dormire, ma la sua rabbia non morirà mai”: vediamo quindi che il figlio di Hulk e Caiera, Skaar, creduto morto si risveglia su Sakaar ed è portatore della rabbia dell’Hulk.

Commento

Che dire. C’è ben poco da dire. Tutte le perplessità e i dubbi generati da Planet Hulk vengono prese e amplificate in questo piccolo grande crossover in cinque parti.

La trama non è nulla di strabiliante, e mi riesce difficile non sminuirla a “Hulk è incazzato, mena di brutto tutti quanti, ma poi si arrende. Ah no, prima si incazza di nuovo ma poi si arrende per davvero.” Non so, mi pare ci sia qualcosa che manca, è tutto troppo approssimato. Iron Man con l’armatura figa, ma dura mezzo numero. Strange e Zom, il dilemma morale, sconfitto subito. L’arrivo di Sentry, che è tipo l’essere più potente del mondo, tanto annunciato e poi liquidato in due secondi. E poi il fatto che non poteva che finire in questo modo, e il lettore lo sa da prima di cominciare la lettura. Voglio dire, questa saga parte dalla metà dell’ultimo numero di Planet Hulk e, già da lì, si sa esattamente come dovrà necessariamente terminare. Quindi sì, gran botte, ma la fine niente di davvero importante che renda questa saga più di una sequela di boss fight insulse. Cambiamenti allo status quo? Nessuno. Evoluzione almeno psicologica di qualche personaggio? Nessuna. Se ci dimentichiamo dell’avvento di Skaar (che comunque si vive bene anche senza, eh) uno potrebbe tranquillamente far finta che World War Hulk non esista e nulla cambierebbe.

Però potremmo anche trascurare questo punto e goderci la lettura. D’altro canto per le storie in continuity i veri cambiamenti avvengono di rado, ma non per questo ci stiamo sempre a lamentare. E allora godiamoci la lettura! O forse no?

No. Perché qua davvero i drammi di Planet Hulk vengono a galla dirompenti. Nella precedente saga il gigante di giada per quanto fuori personaggio almeno se ne stava per i fatti suoi, senza dar fastidio a nessuno. Era più un genio tattico-strategico pressoché invulnerabile che un pazzo furioso, ma se ne stava in una galassia lontana lontana e quindi chissenefrega. Il problema è che non appena quella versione completamente fuori dalla realtà di Hulk torna sulla Terra i dovuti paragoni bisogna farli, e non reggono. Non posso in tutta onestà tollerare di vedere Hulk che fa il culo in due minuti a Freccia Nera, o che vince uno scontro mentale con il Dottor Strange, o che fa a cazzotti impunemente con Sentry. Con Sentry, per la miseria! Hulk in questa run è del tutto invulnerabile. Si confronta con gli esseri e le menti più imponenti del pianeta e nessuno riesce nemmeno a scalfirlo.

Sentry picchia Hulk con la potenza di “un milione di soli che esplodono” ma, qualunque cosa voglia dire questa assurda unità di misura, non basta.

Sentry picchia Hulk con la potenza di “un milione di soli che esplodono” ma, qualunque cosa voglia dire questa assurda unità di misura, non basta.

Quindi perdonatemi, ma per quanto mi riguarda proprio non ci siamo. Questa robaccia da due soldi firmata Greg Pak è l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza di molti autori nel gestire personaggi dal concept così vecchio, inadeguatezza che si palesa non appena l’autore dimentica che ogni personaggio deve avere un bilanciamento tra “punti di forza” e “debolezze”. E togliere a Hulk il suo punto debole rendendolo fin troppo emotivo ed intelligente ed al contempo aumentarne la forza in virtù di una (presunta) maggior epicità sbilancia il personaggio in maniera irreversibile; oltre a mettere l’autore nella posizione di non avere altre uscite narrative se non la resa degli invasori.

Non posso dire che leggere questo World War Hulk sia stata una sofferenza, d’altro canto si sfoglia più che bene in meno di mezza giornata, ma di certo non è stato tempo ben speso. Quantomeno ci si può rifare gli occhi con le belle tavole di John Romita Junior che a parecchi non piace ma che personalmente mi affascina molto.

Quindi, concludendo. Se Planet Hulk non era nulla di che ma alla fine risultava comunque leggibile questo World War Hulk è proprio da dimenticare. Se proprio lo volete leggere è stato ristampato decisamente troppe volte in una miriade di formati, e non credo sia particolarmente difficile da reperire. Per i completisti, poi, esiste una pioggia di tie-in all’evento principale pubblicati in tantissime testate, da Iron Man a Ghost Rider (!), dei quali tuttavia vi consiglio soltanto quelli di Tony Stark, che sono gli unici ad aggiungere davvero qualcosa alla trama maestra.

Direi che questo è più o meno tutto su World War Hulk, e francamente spero di non dover tornare sul personaggio troppo presto: sono decisamente saturo. Non mi resta che salutarvi e augurarvi delle buone letture, su questa rubrica ci rivedremo in futuro con…

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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