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Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio?

In seguito Eiko, coperta di sangue, vagò barcollante in uno stato di semi-incoscienza. Ma nessuno si accorse di lei.

cover

Salve a tutti e bentornati. Spero che il caldo non vi stia provando troppo e se invece avete la fortuna di trovarvi in un posto fresco… bè, meglio per voi! Oggi vorrei parlarvi di uno dei fumetti più incredibilmente fuori di testa che mi sia mai capitato di leggere, partorito dalla mente di uno dei mangaka più brillantemente visionari ma al contempo più fondamentalmente pazzi che mi sia mai capitato di incontrare. Sto parlando di Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio? di Shintaro Kago. Il titolo dice di per sé molto sulla follia generale che permea l’opera… Vediamo.

Il volume in questione, per il quale dobbiamo ringraziare di cuore la “neonata” Hikari, è una raccolta di svariati racconti, brevi o brevissimi, che non sono originariamente intesi come un’opera organica e coesa, ma che nonostante questo rappresentano una sorta di manifesto tecnico-estetico dell’autore. Già dalla prima manciata di pagine nelle quali troviamo i componimenti più brevi (di una facciata soltanto) e a colori, pubblicati originariamente su Vice (qui il link), il lettore viene catapultato in un mondo folle e distorto e può intuire la spirale che lo inghiottirà per il resto dell’albo, pur non potendo prevederne la portata o la profondità.

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In italiano il baloon recita: “Dannati passeggeri clandestini! Vi eravate nascosti lì, eh?”

Il tratto di Kago è nitido e preciso e ritrae con lo sguardo impietoso di una sintesi estrema il grottesco e l’inaspettato. In queste prime venti pagine l’autore riesce a delineare, talvolta senza nemmeno il bisogno di più di una vignetta e sempre in una sola facciata, scenari distorti in cui le aspettative del lettore sono costantemente ribaltate. L’autore dimostra come partendo da presupposti sia grafici che narrativi ordinari non si debba per forza giungere ad un risultato scontato; e tale tesi trae maggior forza dai ristretti limiti di spazio che ne aumentano l’efficacia e l’impatto. Da questo incipit a colori in poi il tema fondamentale sarà sempre il ribaltamento delle aspettative, con situazioni che non si limitano a rasentare l’assurdo ma che sconfinano costantemente in una follia orrorifica, pur mantenendo una sorta di logica narrativa intrinseca. Il freddo cinismo con cui ci vengono narrate le vicende più improbabili non manca di far riflettere come nel caso di I ricordi sono più incerti di quel che si pensi o di Hamburger, o di divertire come ne Il film della vita o ne Il paradiso dei chonmage; tutto ciò mantenendo sempre un’eclettica attenzione per il grottesco che non può che lasciare, spesso, sconvolti: anche quando si penserà di aver visto tutto, di non poter immaginare nulla di “oltre”, l’autore riuscirà a fare un passo in più verso una più profonda perversione, disattendendo nuovamente le aspettative e ribaltando le prospettive più innocue. Sto pensando per esempio a La concretizzazione delle leggende metropolitane mediche, a La donna invisibile e allo Sportello di ascolto per i bambini di tutto il paese, i racconti dalle premesse maggiormente inoffensive, almeno all’apparenza, e dal decorso più disturbante.

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In italiano tradotta con: “Accidenti, questa gente fa perdere un sacco di tempo”. Avrei giusto qualche domanda da fare ai traduttori…

Tuttavia questo ribaltamento delle aspettative non si limita alla trama, all’assurdità dei colpi di scena nelle vicende narrate, ma sfocia in una deliberata esplorazione tecnica e formale delle potenzialità e delle possibilità offerte dal medium fumetto, aggirando i suoi limiti e sfruttandone le caratteristiche. Tra tavole memorabili (come la composizione dei ricordi e la pellicola della vita, nei racconti già citati) e sequenze di fortissimo impatto grafico che dimostrano la perizia tecnica dell’autore, si trovano infatti racconti dalla complessità tecnica e concettuale notevolissime che spesso oltrepassano il concetto di metafumetto verso una sorta di più profonda riflessione sul medium stesso. Partendo da L’Apollo non è andato sulla luna, il cui colpo di scena finale è sia narrativo che concettuale e scavalca gli ordinari limiti del fumetto, passando per il meraviglioso esercizio stilistico di Morte di una mangaka, indimenticabile racconto dalla perfezione formale fuori dal comune, ed arrivando a La città dominata dal terrore, l’intera raccolta può essere appunto vista come una riflessione sul concetto di fumetto in sé e sulle sue possibilità. Una riflessione che culmina nella serie di storie sull’investigatore girovago Kuroda: racconti che, pur dovendo sottostare ai canoni dell’“universo fumetto”, ne oltrepassano i limiti prendendosi gioco delle usuali regole della narrazione e soprattutto del lettore, ancora soggiogato da quelle stesse regole. Ed è quello che accade, in particolar modo, nei due racconti La camera chiusa e Mistero a Margintown (quest’ultimo da solo varrebbe l’acquisto del volume) che, nuovamente, ribaltano le aspettative del lettore presentando una storia “ordinaria” in un contesto strutturale assolutamente non ordinario.

In conclusione, non so se consigliarvi o meno la lettura di Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio?: personalmente l’ho trovato un insieme brillante di narrativa estrema (per così dire) ed esercizio di stile, ed ho apprezzato (quasi) ogni pagina. Tuttavia riconosco che soprattutto in alcuni frangenti e su alcuni argomenti l’autore sa essere disturbante e sa oltrepassare i limiti, talvolta anche quelli suggeriti dal buon gusto e, per quanto sia in parte questo a renderlo geniale, ad alcuni tale approccio potrebbe non piacere o addirittura infastidire. In particolar modo se non apprezzate la sperimentazione tecnica o la spudoratezza sia formale che contenutistica potreste rimanere scottati, o disgustati. Quindi vi direi di comprare e leggere questo volume a vostro rischio e pericolo, e soprattutto consapevoli della follia in cui state per immergervi. Personalmente l’ho apprezzato molto, anche dal punto di vista della qualità dell’edizione (pur non priva di un paio di refusi), e spero che a questo primo tentativo dopo troppi anni di assenza ed incompletezza seguano altre opere del maestro che, nella loro deviata lucidità, continuino a divertirmi, a farmi riflettere e, perché no, a turbarmi.

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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17 thoughts on “Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio?

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  2. Letto anche questo!! Qui, sottoscrivo, sconfiniamo nel geniale!
    Anche se, nel momento in cui superi l’impatto folgorante di alcune idee di scomposizione metatestuale, rimane pochino…sarebbe interessante vederlo alla prova con qualcosa che vada oltre la serie di racconti brevi autoconclusivi.
    Anche perchè il gioco prevalentemente quello è…partire da un’idea concettualmente formidabile e proseguire per accumulo fino al parossismo totale! Che è la figata e il suo stesso limite!
    Comunque, per quanto si superi il buon gusto, scoppia (quasi sempre) prima la risata della smorfia di ribrezzo.
    L’enciclopedia delle kagate edito da d/visual l’avevi letto?

    • Ah sono decisamente d’accordo. Vederlo all’opera su una storia più lunga ed organica sarebbe di certo molto interessante, anche se non credo che le premesse potrebbero essere le stesse. Nel senso che lì la struttura di base che prende un’idea e la estremizza deve per forza esser gestita diversamente.
      Dal punto di vista concettuale e visivo, comunque, non c’è storia. Ci sono delle soluzioni pazzesche, e vederle utilizzate in sistemi più articolati sarebbe fenomenale.
      L’Enciclopedia delle Kagate (che ritengo essere il peggiore titolo mai assegnato ad un fumetto) lo lessi a suo tempo. E da allora aspetto il volume due che ora so non arriverà mai. Non in quel formato, per lo meno. Ho però molta fiducia nella Hikari, che ha già annunciato una seconda opera di Kago (che non ricordo se è anche quella una raccolta o un racconto unico) con l’intenzione, suppongo, di non fermarsi lì.

  3. Speriamo…non vedo l’ora di “leggermi” qualcos’altro! Eccellente la Hikari comunque, a breve leggerò anche quello di tezuka!
    Tornando al discorso cattivo gusto, di maruo conosci qualcosa? che ne pensi?

    • Eh La cronaca degli insetti umani è un altro volume bellobellobello.
      Maruo purtroppo lo conosco solo di nome. Pian pianino volevo cominciare a recuperare qualcosa di suo, anche se da quel che ho capito con la Coconino non si scherza e alcune robe potrebbero esser difficili da trovare.

  4. Beh, se riesci recupera qualcosa! Ne vale la pena…si toccano abissi di perdizione che mai avrei pensato (“Il bruco”, soprattutto, è una bella botta)!
    A Lucca sono riuscito a recuperare “Il vampiro che ride” (pure bello scontato se non ricordo male, un affare). Nel caso, ti consiglio di partire da lì. Nonostante le depravazioni, è il meno “pesante” per lo stomaco e l’unico con un intreccio narrativo, che vale a prescindere dai contenuti.

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