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Ritorno a Lastexile

La Gilda ci piombò addosso puntando a lei. Ma le forze alleate di Anatoray e Disith sfidarono la Gilda con una guerra totale e, alla fine, sconfissero il dominio della Gilda che risaliva alla notte dei tempi. E conquistarono la libertà.

Il titolo inglese era "Travellers from the Hourglass", sostituito in italiano con "of the Hourglass"... L'accezione cambia abbastanza...

Il titolo inglese era “Travellers from the Hourglass”, sostituito in italiano con “of the Hourglass”… L’accezione cambia abbastanza…

Quello dello scrittore di trasposizioni è un lavoro ingrato, c’è poco da fare. Prendere un libro e trasformarlo in un film, o un film e farne un fumetto, o tirare fuori da un fumetto un romanzo… Insomma, per quanto bene lo si faccia ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare, soprattutto se ci prende la libertà di cambiare qualcosina. Anche se a fin di bene. Ci saranno sempre i fan dell’opera originale che aspettano al varco il povero malcapitato a cui è toccato di fare il porting, pronti a colpirlo con qualunque cosa abbiano a disposizione per aver “rovinato il loro capolavoro”. E forse per certi aspetti li si può anche capire.

Un lavoro altrettanto ingrato è quello di chi, per dovere o per scelta (ma allora è tutta colpa sua), prende un’opera conclusa da tempo, fatta e finita, per farne un sequel. In questo caso nei fan si alzeranno, fin dal principio, sentimenti contrastanti: da un lato ci sarà la speranza di rivivere quelle emozioni con la stessa intensità della prima volta, incontrando nuovamente personaggi e luoghi che parevano essere per sempre relegati ai soli ricordi; ma dall’altro lato ci sarà sempre una certa diffidenza, una sorta di timore che un passo falso possa rovinare tutto, anche la dignità dell’opera prima. Ecco, forse queste reazioni sono un tantino esagerate, ma non posso negare di averle provate (entrambe) approcciandomi alla lettura di Lastexile – Travellers of the Hourglass, sequel diretto della serie animata che a suo tempo apprezzai davvero moltissimo.

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Inizialmente il timore dominava: non volevo essere così ingenuo da cedere subito alla nostalgia per poi rimanere fregato. Tuttavia, arrivato in fumetteria e sfogliato l’albo capii subito che il feeling era quello giusto. I disegni, così leggeri ma al contempo particolareggiati, erano esattamente quelli che mi aspettavo (e quelli che dovevano essere). Salvo qualche primo piano un po’ azzardato i personaggi si sono subito mostrati con il giusto design, e un paio di scene di volo con le vanship mi hanno dato il colpo di grazia. Questo era il fumetto di Lastexile che volevo (non quella robaccia di Fam the silver wing, dalla quale mi sono tenuto ben lontano (anche se magari recupererò in futuro)). Insomma, dopo una prima rapida occhiata sono subito scivolato nel lato della speranza.

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Poi però mi sono messo seduto, discretamente comodo, e mi sono tuffato nella lettura. E i primi scricchiolii hanno cominciato a farsi sentire. A partire da una nota in fondo alla prima pagina che recita, testualmente, “Ci sono dei punti che differiscono dalla storia principale raccontata nell’anime. Grazie per la vostra comprensione”. Ho dovuto rileggerla più volte prima di riuscire a farmene una ragione. Grazie della comprensione? Ora, non mi ricordo così bene la trama dell’anime da mettermi a fare degli elenchi, ma un paio di cose hanno subito iniziato a stridermi dentro le orecchie. E quando stridono non va bene: questa è una delle cose che, caro il mio autore di sequel di opere fatte e finite, ti faranno odiare. Avvisato.

Passando oltre il capitolo zero e tuffandomi nella trama vera e propria, comunque, devo ammettere di essermi dovuto ricredere. L’astio iniziale per quella premessa così sconsiderata è andato via via scemando e mi sono lasciato coinvolgere. Ritrovare Claus, Lavie, Alvis, Tatiana e Alister è stato all’inizio davvero piacevole, bisogna dirlo. Sembrava di essere tornati ai bei tempi. Solo che…

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Capretta!

Solo che non è Lastexile. Manca quella magia, quel pathos, quella drammaticità che aveva reso grande l’anime. Certo, succedono e succederanno molte cose, alcune intense e altre che ti fanno venir voglia di sapere come andrà a finire. Cosa ci fa la Gilda sul pianeta? Perché di nuovo questa caccia ad Alvis? Riusciranno mai Claus e Lavie a vivere tranquilli? Insomma, la trama di per sé funziona, ma manca qualcosa. Non c’è quella scintilla. Non è come ai bei tempi. E allora tanto valeva dare un titolo differente, spendere qualche capitolo in più d’introduzione e creare qualcosa che fosse a sé stante.

Questo senso di disagio che si è sostituito alla felicità iniziale (che a sua volta aveva preso il posto dell’astio precedente) viene notevolmente amplificato nel vedere che, tolto praticamente solo Claus, il character design è approssimativo e drammaticamente diverso da quello che era e che dovrebbe essere. Una parte di me ci è rimasta davvero male nel vedere il becero trattamento riservato a Mullin Shetlnad, ridotto a misera macchietta semicomica, o peggio ancora la completa rivisitazione di Alister, della quale non voglio nemmeno parlare. L’intera sotto-trama da shojo di serie b tra Claus e Tatiana, con un’Alister complottante e uno zio inesistente ricolmo di dialoghi al limite del ridicolo, è un insulto al buon gusto per il modo in cui è stata pensata e gestita.

Evitiamo ulteriori commenti su questa sottotrama imbarazzante...

Evitiamo ulteriori commenti su questa sottotrama imbarazzante…

In generale, comunque, non è un lavoro del tutto malvagio ma perde moltissimo terreno proprio perché non è all’altezza di quanto sarebbe dovuto essere in quanto seguito. Fosse stata un’opera completamente a sé stante di certo avrebbe guadagnato qualche punto, non dovendo rendere conto a nessuno. In questo modo invece, snaturando alcuni personaggi e trattandone altri con superficialità, e soprattutto scivolando in discrepanze di trama e di tono con l’anime, il giudizio complessivo ne risente molto. Ed è giusto che sia così: per chi viene scritto un sequel se non per gli appassionati del lavoro originale? È a loro che bisogna guardare, ed è loro che bisogna convincere. Per quanto mi riguarda sono convinto solo a metà. Tutto sommato l’albo si lascia leggere ed è graficamente eccezionale ma, come già detto, manca qualcosa. Ma sono comunque contento, tutto sommato, di averlo letto. Perché alla fin fine per quante critiche muovano gli appassionati, me compreso, a quei malcapitati cui tocca scrivere un adattamento o un sequel, per quanto siano testardi, per quanto sembri non andargli mai bene nulla… una cosa bisogna dirla: gli appassionati tornano sempre. O quasi.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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One thought on “Ritorno a Lastexile

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