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I fumetti che vorrei… sono monografici

Secondo appuntamento per questa rubrica completamente aperiodica intitolata “I fumetti che vorrei…” che si propone di volta in volta di tuffarsi nella fantasia ed immaginare cose che non ci sono, cose che vorremmo vedere, cose che esisteranno. E dalle atmosfere sognanti e vaneggiose dell’altra volta, quando parlammo di “mangaka che sarebbe bello se disegnassero storie di supereroi”, passiamo ad un tono vagamente più irritato, più polemico, più bellicoso. Oggi i fumetti che vorrei sono monografici.

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Monografico è il contrario di antologico, come in questo caso: se vuoi leggere gli Illuminati di Hickman ti becchi pure Iron Man di Gillen. Yuppi.

Iniziamo con un esempio spostandoci nel mondo dei libri “normali”, dove questi esempi rendono meglio. Un giorno vi svegliate e decidete di voler acquistare un paio di libri. Ne avete in mente tre, chiamiamoli X Y e Z, e vi avviate verso la vostra libreria di fiducia con trenta danari in tasca, dato che sapete da precedenti esperienze che libri di quel tipo costano dieci danari l’uno. Varcata la soglia del negozio venite inondati dall’usuale ondata di aria condizionata spropositatamente troppo intensa, lì per lì la sensazione è piacevolissima e il sudore quasi vi si congela sulla fronte, ma alla lunga questi sbalzi vi faranno prendere un malanno. Vi dirigete verso il primo commesso che riuscite a braccare, dato che non vi va di girare per ore nel dedalo degli scaffali, e gli dite forse troppo sicuri di voi “Vorrei i libri X, Y e Z. Li avete?”. Il commesso controlla sul database caricato nel suo costosissimo tablet e dice che sì, ce li hanno, e che li va a prendere. Dopo poco lo vedete tornare, sbucando da dietro un angolo, con dove volumi. Lo guardate perplesso. “Come mai, messere, oltre ad X Y e Z che vi avevo chiesto mi avete portato anche Le avventure sottomarine di Peppa Pig, Teletubbies che passione, Federico Moccia – una lunga storia di vita vissuta e altre tre amenità di questo tipo, del tutto non richieste?”. “È molto semplice” risponde il commesso “i libri che ha chiesto non sono in vendita singolarmente. Li vendiamo solamente in bundle con due schifezze tipo questo harmony e il libro di foto dei Teletubbies. Ma, ehi! Guardi il lato positivo. Se le avessi venduto i suoi tre libri da soli li avrebbe pagati dieci danari l’uno, in questo modo invece paga ogni pacchetto da tre libri soltanto 24 danari! Risparmia due danari per ogni libro che porta a casa!”

“Non risparmio un bel niente” pensate voi “ero venuto per prendere i miei tre libri. Cosa me ne faccio della fuffa che questo mi vuole rifilare? Altro che due danari in meno, è come pagare ogni libro 14 dobloni in più! Perdincibacco!” Provate a ribattere, a contrattare, a corrompere, ad urlare, a fare gli occhi dolci, a dire che non volete e che non vi possono costringere. Niente da fare. L’inamovibile mercante di libri non si lascia commuovere. E così alla fine riuscite a portarvi a casa soltanto Y, quello dei tre che vi interessava di più, assieme ad un saggio sull’arte figurativa contemporanea della Papua Nuova Guinea e all’autobiografia di Giovanna-quella-della-pubblicità-del-silicone.

Lontani dall’iperbole descritta in questo esempio, quanto raccontato è comunque in una certa misura quello che succede con i fumetti di supereroi che vengono venduti sistematicamente in fritti misti che prendono il nome di “albi antologici” contenenti le cose più disparate. Questa politica, di certo funzionale per le case editrici che altrimenti percorrerebbero altre strade, mi sta ultimamente facendo abbastanza innervosire: il prezzo assoluto dell’albo aumenta (pur diminuendo il prezzo per pagina, visto che le pagine aumentano più del costo), ma aumenta perché contiene delle cose che non comprerei.

Ovviamente l’entità di questa “spesa morta”, cioè quanti soldi vanno sprecati in quel surplus non richiesto, dipende innanzitutto dai gusti di ogni persona e da quale percentuale di ogni albo essa trovi “godibile”; ma dipende anche dal prezzo di copertina degli albi attuali confrontato con l’ipotetico costo di uno spillato monografico. Panini ha dimostrato di poter vendere albi da 24 pagine come Mind MGMT a due euro e cinquanta. Ipotizzando che Mind MGMT abbia una tiratura molto inferiore a quella che avrebbe un titolo mainstream, e quindi costi di produzione maggiori, si può immaginare che un albo monografico dalla tiratura più alta, come le principali serie Marvel, costerebbe anche meno. Forse sensibilmente meno. Personalmente se potessi comprare a due euro e cinquanta solo i monografici che effettivamente leggo risparmierei circa sei euro al mese. Buttali via. Ma come ho detto il risparmio cambierebbe da persona a persona in base alla quantità di testate “evitate”, dato che comprare due albi piccoli costerà comunque di più che comprarne uno grande. Forse è più una questione di principio, di non voler pagare per qualcosa che non si vuole.

Mind MGMT, pubblicato in spillati monografici da 2 euro e 50. Tradotto: monografico è possibile.

Mind MGMT, pubblicato in spillati monografici da 2 euro e 50. Tradotto: monografico è possibile.

C’è però un altro lato della medaglia, che è l’obiezione più forte che gli editori possono muovere verso la proposta di una conversione totale al monografico, oppure la scusa migliore che trovano per giustificare l’antologico: continuare a pubblicare serie che altrimenti verrebbero necessariamente interrotte per via di vendite (e quindi tirature) troppo basse che renderebbero i costi di produzione troppo alti e l’acquisto dei diritti sconveniente. Per dirne uno, Ghost Rider non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato accoppiato alla ben più solida base di Devil. Questo da un lato fa guadagnare di più la casa editrice, che accalappia con la stessa uscita sia i fan di una serie che quelli dell’altra, e dall’altro le permette di continuare la pubblicazione della “serie debole” che non potrebbe sopravvivere da sola e verrebbe cancellata, facendo perdere all’editore quella fetta di clientela.

Devil, il Punitore e Ghost Rider. Quale sia la serie debole è evidente. Ora al posto del punitore ci sono i Thunderbolts, e al posto di Ghost Rider… robe a caso.

Questo è un ragionamento che capisco ma che fatico a condividere appieno. Fondamentalmente perché ci sono altre strade per far arrivare una serie debole alla soglia della pubblicabilità. Un modo potrebbe essere, un po’ come fa RW Lion per testate satelliti come Catwoman, Justice League Dark o Lanterne Rosse: raccogliere più spillati (della stessa serie) in un unico albo dalla periodicità più lunga. Certo è una soluzione costosa e spesso fastidiosa, dato che rompe l’abituale ritmo mensile delle storie, ma ci può stare.

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Una via molto più intrigante, invece, è quella del “print on demand”, che sta funzionando egregiamente in settori come i giochi da tavolo: in pratica si decide che prezzo dovrà avere il prodotto e, a partire da quel prezzo, si calcola qual è la soglia minima di ordini tale da giustificarne la produzione. Tipo: questo fumetto lo voglio vendere a tre euro; per guadagnarci ragionevolmente vendendolo a tre euro devo riuscire a piazzarne almeno X. Ecco, la produzione partirà solo dopo aver ricevuto gli X ordini necessari. Che è un po’ il contrario del metodo normale, nel quale tiratura e prezzo devono essere stabiliti a partire da stime di vendita. Chiaramente nel caso di opere periodiche, per le quali bisogna (o bisognerebbe) rispettare un ordine e una cadenza, il discorso si fa complicato e comporterebbe una completa revisione del metodo di promozione e di vendita dei prodotti. Magari il “print on demand” non è, in questo campo, nemmeno possibile realizzarlo ed è tutto un discorso inutile. Ma volare con la fantasia fa comunque bene, e tiene allenata la mente. E comunque siamo a “I fumetti che vorrei…”, mica a “I fumetti che devono essere per forza”.

Con questo vi saluto e vi invito, se vi va, a dire la vostra: antologici o monografici? Intanto alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

PS. Bizzarro come i comics americani, originariamente monografici, vengano qui proposti in albi antologici; mentre i manga, che spesso in patria nascono su riviste antologiche tipo Jump, qui vengano tassativamente proposti in volumi monografici: dalla chiusura di Kappa Magazine, ormai anni fa, chiunque abbia provato a proporre riviste di manga antologiche, concettualmente molto vicine alle pubblicazioni di supereroi, ha sempre fallito. Che sia voglia di essere controcorrente?

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2 thoughts on “I fumetti che vorrei… sono monografici

  1. Pingback: Lucca Comics and Gente. Tanta gente. Edizione 2014 | dailybaloon

  2. Pingback: I fumetti che vorrei… sono quelli che ho già | dailybaloon

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