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E anche quest’anno è arrivato il momento… degli Eisner Award!

Salve a tutti e ben ritrovati, dopo una breve pausa trasferta, a chiacchierare di fumetti e dintorni. Agosto sarà purtroppo un mese pieno di buchi, durante il quale non riuscirò a pubblicare con la consueta (finta) periodicità. A tal proposito vi consiglio di iscrivervi alla pagina Facebook di Dailybaloon (il link è questo qui, oppure c’è un banner sulla destra di questa pagina) dove riesco ad essere più costante, o quantomeno più presente, con commenti rapidi e suggerimenti estemporanei… Quindi, se anche d’estate volete rimanere aggiornati, quello è il posto giusto.

Ma bando alle ciance e passiamo all’argomento di oggi che, come promesso, sono gli Eisner Awards 2014, da poco assegnati alla fiera del fumetto più importante degli USA e quindi (almeno secondo loro) più importante del mondo. Pronti, via.

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La prima sorpresa della premiazione di quest’anno è senza dubbio il doppio riconoscimento assegnato a The Wake: Miglior Miniserie e Miglior Disegnatore (Sean Murphy). Quando vi parlai per la prima e unica volta di questo fumetto, a inizio marzo, non nascosi la mia perplessità pur riconoscendo il peso dei nomi coinvolti nel progetto. Qualche tempo dopo mi capitò per mano il primo volume di questa serie targata Vertigo e devo ammettere di essere rimasto affascinato dalla potenza visiva delle tavole di Murphy, d’altro canto potevo aspettarmi diversamente?, ma complice anche un periodo non troppo felice ciò non fu sufficiente a spingermi all’acquisto.

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Potete dunque immaginarvi la mia sorpresa nello scoprire che questa serie, che per due volte mi aveva incuriosito ma per due volte non mi aveva convinto del tutto, aveva vinto non uno ma ben due Eisner. Questa era decisamente la spinta che mi mancava per leggerla, aspettatevi dunque di sentirne ancora parlare su questa pagina.

Il premio assegnato a The Wake, comunque, non è importante solo perché dimostra quanto mi sbagliassi ad essere così scettico, ma perché presenta alcune altre sfaccettature interessanti. In primo luogo corona parzialmente il talento di Scott Snyder che, pur non riuscendo ad accaparrarsi Miglior Scrittore, si afferma come uno degli sceneggiatori più in vista del momento. In secondo luogo, dopo un 2013 molto molto magro, segna il ritorno della Vertigo (e quindi in un certo senso di DC Comics) tra i premiati. E così pure RW, che l’anno passato era rimasta a bocca asciutta, è contenta.

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Passando oltre l’altra notizia ragguardevole riguarda l’Hawkeye di Fraction (che questa volta riesce ad aggiudicarsi un premiuccio con la sua altra serie, Sex Criminals) e Aja. Anche qui ci sono alcune cose da dire, quindi procediamo con ordine e partiamo dallo stesso David Aja.

Il disegnatore spagnolo vince per la seconda volta di fila il titolo di Miglior Copertinista, premio che gli si addice abbastanza devo ammettere. Tuttavia, quest’anno, non viene neppure nominato per il ben più importante Miglior Artista. Il che a pensarci bene, vista la vittoria a mani basse della scorsa edizione, vittoria che tanto mi aveva infastidito, è piuttosto strano. Del tipo: l’anno scorso il suo stile vi piaceva così tanto da sbaragliare gente come San Phillips e quest’anno manco lo citate di striscio? Mah.

Bisogna ammettere che le copertine di David Aja hanno il loro fascino...

Bisogna ammettere che le copertine di David Aja hanno il loro fascino…

Per il resto Hawkeye si aggiudica, per il numero 11, il titolo di Miglior Numero Singolo. Che, per quanto continui a trovare la serie insopportabile, altezzosa, arrogante e condita da un’estetica fastidiosamente alla Apple Store che quasi funziona solo quando c’è Aja alle matite, è un premio che ci sta. Sono andato a ripescarmi quel numero 11, intitolato Pizza is my business, e sono effettivamente 24 pagine interessanti aventi per protagonista non l’arciere maledetto ma il suo cane. E quindi tutta la narrazione si svolge, coerentemente, tramite simboli dato che la seguiamo con gli occhi del quadrupede. Se proprio ci doveva essere un premio per questa serie che pare non finire mai, doveva essere per questo numero.

Questa sequenza è un ottimo esempio della struttura non verbale del numero in questione.

Questa sequenza è un ottimo esempio della struttura non verbale del numero in questione. Esperimento interessante.

Infine l’ultimo commento che meritano questi Eisner Award non può che riguardare il grande successo di Image Comics che prende quattro nominations su cinque nella categoria Miglior Serie e due nella categoria Miglior Scrittore. Per poi vincere in entrambe con Saga di Vaughan e Staples, che trionfa per il secondo anno consecutivo confermandosi di nuovo per il capolavoro che è. La casa editrice creata più di vent’anni fa da Rob Liefeld ha ormai definitivamente cambiato faccia ed è divenuta il sinonimo di qualità editoriale, di libertà creativa e in un certo senso di avanguardia che sarebbe sempre dovuta essere. Una sua così forte presenza tra i nominati (e i premiati) nelle categorie più importanti del premio fumettistico più importante d’America è la prova del progressivo affermarsi della dicotomia “Image = qualità”, come del resto lo sono i dati di vendita che la dipingono come l’unica azienda del settore in crescita.

Dati presi dal discorso tenuto da Eric Stephenson la sera prima (credo) della premiazione. Trovate il discorso integrale qui.

Dati presi dal discorso tenuto da Eric Stephenson la sera prima dell’inizio del Comicon. Trovate il discorso integrale e tradotto qui.

È quindi immediato comprendere il motivo della massiccia migrazione di autori cui stiamo assistendo negli ultimi tempi, autori che lasciano (anche solo temporaneamente) le major del comic per potersi muovere con più libertà in un contesto economicamente migliore e dalla notevole apertura mentale. E con apertura mentale intendo apertura contrattuale. Ormai anche un cieco capirebbe che l’origine del fenomeno editoriale in cui Image Comics si sta nemmeno troppo lentamente trasformandosi sta proprio nel differente modo in cui l’editore si relaziona con l’autore: approccio che genera prodotti migliori e quindi guadagni migliori e quindi richiama autori migliori in un circolo virtuoso dalla portata notevole. Il modello contrattuale e concettuale del cosiddetto “creator owned”, di cui Image è la primissima (in termini di importanza) portavoce, comincia a mostrare i propri frutti in modo inequivocabile, e questi Eisner non ne sono che l’ennesima prova. I grandi sconfitti di quest’edizione, Marvel e DC, dovrebbero seriamente farsi delle domande a riguardo e correre ai ripari perché, allo stato attuale delle cose, il futuro dei comics è targato Image.

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(tutte la immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “E anche quest’anno è arrivato il momento… degli Eisner Award!

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  2. Pingback: The Wake, parte due: dal mondo allagato a… fine? | dailybaloon

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