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The Wake, parte uno: dalle profondità del mare agli Eisner Awards.

Dio mio.

Eh. Guardate che roba. Avete pescato una cazzo di sirena.

Già. Posso fumare?

The wake

Come annunciato nel commento agli Eisner Awards di quest’anno eccoci qua a parlare di The Wake, che se ne torna a casa da San Diego con ben due prestigiose ed inaspettate statuette. In Italia il primo volume è uscito già da qualche mese e, come doveroso dopo il doppio riconoscimento attribuitogli, ho abbandonato ogni indugio e me lo sono andato a recuperare. E devo dire che sono rimasto piuttosto sorpreso.

Quello che mi sono trovato davanti iniziata la lettura non è ciò che mi aspettavo. Quantomeno non del tutto. Il primo volume si apre con una tizia su un aliante che, per un paio di pagine, svolazza sopra una metropoli completamente allagata. Questo subito prima del primo flashback cui assistiamo, “200 anni prima”, che ci riporta al nostro tempo. Quel “200 anni prima” sarà, per gran parte di questo primo ciclo, il presente della narrazione, non senza altri flashback sempre più nel passato. Presente durante il quale assistiamo agli eventi che porteranno alla “ben più grandiosa, epica e articolata seconda parte della storia”, per citare la postfazione dell’autore Scott Snyder che si sbottona e accenna a “città su dirigibili” e “muraglie per tenere lontani i mostri”.

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Per tutto il primo volume si salta continuamente dal presente, che diventerà il passato della seconda parte, ad epoche remote in cui assistiamo a visioni apparentemente casuali ma che, assicura l’autore, troveranno risposta: uomini delle caverne, scimmie acquatiche, cataclismi su Marte… Tutto gira o almeno sembra girare attorno a questo misterioso animale, questa sirena, rinvenuto nelle profondità da una piattaforma sottomarina. Un team di esperti formato da biologi, esperti di mitologia e bracconieri degli abissi viene radunato per studiare l’essere fino a che, come da miglior tradizione, qualcosa va storto e succede il finimondo.

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The Wake è una storia intrigante che, senza dubbio, spinge il lettore alla curiosità, a chiedersi in che modo i vari pezzi andranno a posto. Perché c’è volutamente molto di non detto, di lasciato alla seconda parte, in modo da stuzzicare l’appetito. In questo primo volume assistiamo per la maggior parte del tempo a una narrazione che ricorda, pur con meno claustrofobia, quei vecchi film sottomarini che ormai non si fanno più. Film come Sfera e The Abyss.

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Tuttavia The Wake prende le distanze da quel genere di racconto, spesso lento ed angoscioso, proponendo un ritmo molto più serrato e un’azione notevolmente più aggressiva: la situazione precipita quasi subito, a poche pagine dall’inizio, e da lì evolve a gran velocità fino ad un finale sommario che catapulta l’attenzione sempre avanti, verso la seconda metà. Non aspettatevi dunque il lento degradarsi delle comunicazioni con la superficie, o il serpeggiare del panico tra i protagonisti portati poco alla volta al punto di rottura. Snyder si dimostra particolarmente bravo a tenere alta la tensione, senza perdersi in spiegoni e tempi morti, e a costruire attorno a questo concetto personaggi e ambientazione.

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Ad affiancare i testi di Scott Snyder troviamo le graffianti matite di Sean Murphy, vincitore dell’Eisner come miglior artista proprio per The Wake. Il suo tratto secco ed espressivo si sposa alla perfezione con l’atmosfera e il ritmo della narrazione e, complice anche la meravigliosa colorazione pastellosa di Matt Hollingsworth, riesce a saltare da una scena all’altra, da uno stato d’animo all’altro, con estrema raffinatezza. Si passa quindi da roboanti scene d’azione al silenzio dei flashback ai quali Murphy riesce a conferire la giusta sacralità, la giusta tensione, la giusta importanza.

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Il tutto è farcito da un ottimo character design che, di concerto con una secca e diretta caratterizzazione psicologica, imprime immediatamente i protagonisti nella mente del lettore. Per non parlare poi delle sirene, davvero d’impatto.

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Insomma, il lavoro di Snyder e Murphy è davvero un lavoro ben fatto. Quando venne annunciato temevo sarebbe stata una “probabile stronzata sulle sirene” e… non lo è. O meglio. È un po’ una stronzata sulle sirene, con tutti i crismi del caso, ma è una stronzata che ci sta: il ritmo, l’impatto grafico, i misteri, l’azione… tutto contribuisce a rendere quest’opera un ottimo esempio di come si possa prendere un’idea sulla carta abbastanza banalotta e trasformarla in un’ottima lettura d’intrattenimento. The Wake è capace di tenerti incollato alle pagine fino alla fine chiedendoti come proseguirà, come andrà a finire. E se tutto andrà al suo posto con la seconda parte potremmo trovarci tra le mani una piccola perla. Il sapore è quello giusto, i misteri da scoprire abbondano, tensione e azione non mancano. Non resta che attendere, un poco febbrilmente, il secondo volume.

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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