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Dal pozzo dei ricordi: Go! Go! Go! Bambina!

Io cerco di evitare più possibile di credere negli oroscopi e roba del genere. Ma dato che sono uno sfigato, se mi capita di leggerli poi ci penso tutto il giorno.

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Salve a tutti e bentornati, in questa piovosa calura di fine agosto, al pozzo dei ricordi. Un luogo magico al quale fermarsi per prendere fiato ripensando ai tempi che furono. Oggi nel silenzio interrotto dal frinire delle cicale e dai mormorii di un temporale lontano ripeschiamo dal pozzo un vecchio manga del maestro Masaomi Kanzaki: Go! Go! Go! Bambina!.

Titolo compromettente. Ed in effetti ricordo che quando uscì, stiamo parlando anche questa volta di circa sette-otto anni fa, la mia prima reazione non fu esattamente positiva. Onestamente quella scelta di parole tutte in maiuscolo, piena di punti esclamativi, piazzata a caratteri cubitali in una copertina color rosa acceso… Non so, mi pareva abbastanza una pacchianata. Ed invece.

Go!Go!Go! Bambina - vol 1 196

Per qualche motivo a me tuttora ignoto all’uscita del terzo ed ultimo volume della serie decisi di dare una chance all’autore dei ben più noti Hagane e Xenon. Entrambi fumetti che non avevo mai letto ma che, se erano così famosi, ci sarà stato un motivo. Così mi imbarcai nella lettura, e ne rimasi estasiato.

La trama di Go! Go! Go! Bambina! non è, a conti fatti, nulla di nuovo. Abbiamo a che fare con la “solita” storia in cui un normalotto ragazzo si innamora di una divinità tutto-fuorché-normalotta e questo gli cambia la vita. Ripeto, nulla di nuovo: chiunque abbia letto o leggiucchiato lavori come Video Girl Ai o Oh, mia Dea! sa di cosa parlo. Quello che di davvero speciale ha questo fumetto è l’aria che si respira mentre lo si legge, il tono con cui riesce a raccontare questa storia sentita e risentita.

Yutaro è il tipico quindicenne sfigato ma dal cuore buono, usuale protagonista di vicende come questa. Un giorno, deciso a dichiararsi alla ragazza dei suo sogni, la scopre a “fare le cosacce” con il figaccione di turno. Traumatizzato, invoca inconsapevolmente l’intervento di Bambina, una Dea dell’Amore in libertà vigilata (non scherzo), ed esprime l’affrettato desiderio di fare l’amore con lei. Solo che lei è una dea, e non può mica darla al primo che passa, deve prima innamorarsi. Ma con un verginello sfigato come Yutaro è impossibile, non succederà mai.

Go!Go!Go! Bambina - vol 1 024

A questo punto il lettore un po’ più smaliziato ha già capito che piega prenderanno gli eventi, tra gaffe e pathos, e come l’intera vicenda andrà a finire. Ma poco male perché questa volta l’importante è il modo in cui si arriva al finale più che il finale stesso. Per quanto scontato esso sia. Sin dall’inizio Go! Go! Go! Bambina! si presenta con una duplice natura, e forse è proprio questo il suo pregio maggiore. Da un lato Yutaro e i suoi compagni del Club dell’Amore Vero sono i tipici quindicenni: non pensano che al sesso e ad elaborate strategie che permettano loro di approcciare il misterioso e proibito universo femminile. Masturbazione ed improbabili vanterie, più o meno esplicite, sono all’ordine del giorno. Tuttavia sono, in un modo un po’ naive, realmente alla scoperta di un mondo che non conoscono, alla ricerca di un amore più vero ed ampio di cui percepiscono l’esistenza, pur senza comprenderne i segreti.

Go!Go!Go! Bambina - vol 1 109

Quindi se da un lato i tre albi sono permeati da una spontaneità di linguaggio che alcuni potrebbero scambiare per volgarità, c’è sempre il sottotesto puro, quasi poetico per quanto a tratti un po’ scontato, della ricerca del vero amore. E tutto questo si personifica nella figura di Bambina. Inizialmente poco più che sogno carnale irrealizzabile ma che poco alla volta entra nelle tranquille vite dei protagonisti e le sconvolge catapultando Yutaro e compagni in situazioni improbabili dalle quali emergerà tutto il buono che c’è in loro.

Bambina è, ovviamente, il perno attorno a cui ruota l’intera vicenda. Dall’inizio inconsapevole e scanzonato fino al climax drammatico che accompagna i capitoli finali, l’attenzione di personaggi e lettori viene calamitata da questa dea tanto meravigliosa quanto atipica. Dal punto di vista estetico il lavoro di Kanzaki ha in realtà poco a che vedere con le opere citate prima: Ai e Belldandy rappresentano, ognuna a modo proprio, un tipo d’amore e se vogliamo di perfezione molto lontani da quelli rappresentati da Bambina.

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E non a caso la nostra eroina è una dea mancata, in libertà vigilata dopo un lungo periodo di reclusione. È disillusa e a tratti cinica, disinibita e consapevole del proprio fascino, che non esita a sfruttare. Ma è anche insicura e spaventata, titubante davanti alla possibilità di un futuro che non le appartiene. Da questo punto di vista, più che all’idillico sentimento narrato in Video Girl Ai o in Oh, mia Dea!, Kanzaki sembra essersi ispirato alle atmosfere e alle situazioni (per quanto con accezioni completamente diverse) di FLCL, con il quale Go! Go! Go! Bambina! condivide ben più che l’estetica di alcuni personaggi.

Go! Go Go! Bambina! - vol 3 186

Che altro dire? Go! Go! Go! Bambina! è un’opera che, nonostante il titolo tentennante, mi sento di consigliare. Da un lato mi rendo conto che per molti aspetti è una lettura “maschile”, ma scritta con una spontaneità tale che, per quanto mi riguarda, può piacere a chiunque. Certo bisogna essere disposti ad immergersi in discorsi da giovinetto alla scoperta del proprio corpo in piena crisi ormonale.

Go!Go!Go! Bambina - vol 1 105

Sono tre volumi che rileggo sempre volentieri. È una di quelle storie che cominciano bene e finiscono meglio, senza perdersi in sproloqui o tempi morti, la cui forza sta proprio nel suo essere spontanea, diretta e concisa. Nel non farsi problemi a parlare di sconcerie, creando artefatti giri di parole per dire-e-non-dire. Nell’aria frizzante e nel tono scanzonato che accompagnano i protagonisti nella loro crescita.

Go! Go Go! Bambina! - vol 3 203

Go! Go! Go! Bambina! è un manga che di certo non insegna a vivere, non impone morali complicate o raffinate, ma in un qualche modo ti lascia qualcosa cui tornare di tanto in tanto con la memoria. E non è cosa da poco.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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