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Dragon Head, un viaggio nell’oscurità e nella follia

Com’è possibile… Peggio di così… Non ci aiuteranno mai! Dio ci ha abbandonati… non c’è più speranza. Che cavolo significa questo caldo insopportabile… e tutta questa umidità che ci tortura! È perché siamo sepolti dentro un tunnel, vero?!

E ora che cazzo faccio in posto così?! Senza luce, senza tele, senza i miei antiallergici!

In queste condizioni non resisterò neanche tre giorni!

Cover

Salve a tutti e be ritrovati! Vi ricordate l’inizio della recensione de Lo Squalificato, qualche tempo fa? Iniziava dicendo che, tra una cosa e l’altra, era un bel po’ di tempo che non si parlava di manga. Ecco, la situazione pare essersi ribaltata e le novità dal Paese del Sol Levante non mancano; quindi seguiamo l’onda verde e buttiamoci su Dragon Head lasciando da parte per un po’ il resto del mondo, al quale torneremo a breve. Promesso.

Come dicevo, oggi tocca a Dragon Head, un manga del lontano 1995 già edito (incompleto) in Italia da Magic Press in un passato remotissimo e che ritorna ora sugli scaffali delle fumetterie etichettato Panini. Autore: Minetaro Mochizuki. Per la serie “chi lo conosce è bravo”, ma andiamo avanti.

L’incipit è semplice e diretto. Un treno carico di ragazzi di ritorno dalla gita scolastica deraglia dentro a una galleria, per motivi ignoti. I superstiti (pochi) rimangono bloccati dalle frane che ostruiscono completamente entrambe le uscite del tunnel. E qui comincia il delirio.

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Devo ammettere di essere rimasto abbastanza colpito dall’interesse che questi primi capitoli, che servono a poco più che a definire ambientazione e personaggi, hanno smosso in me. Come dicevo quando avevo inserito Dragon Head nella classifica delle novità (all’ottavo posto) di giugno, non sono un grande fan di disaster movies. Sono quei film in cui esplode tutto, il genere umano è in ginocchio e un gruppetto di superstiti deve arrabattarsi per sopravvivere in un mondo ostile pieno di stereotipi e situazioni già viste. Tuttavia questo manga ha tutti gli elementi a posto ed è riuscito, con mia sorpresa devo ammettere, ad incuriosirmi.

Fin da subito la grossa domanda che il lettore, e i personaggi, si pongono è: cosa cavolo è successo? Perché quello che all’inizio sembrava essere un “banale” disastro ferroviario poco alla volta assume una connotazione strana e misteriosa. Teru (il protagonista) sostiene di aver visto in cielo nuvole e colonne di fuoco immediatamente prima di entrare nel tunnel e rimanerci bloccato, la radio annuncia tra una statica e l’altra lo stato d’emergenza nazionale… E quindi si rimane lì a chiedersi cosa sia accaduto, non tanto al treno, ma al mondo esterno.

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Il tutto è visto con gli occhi di Teru e dei suoi compagni Nobuo e Ako, che sono alla fin fine dei ragazzini. Si rendono conto della situazione, ma fino ad un certo punto, e ne sono schiacciati. Vogliono tornare a casa e hanno (giustamente, aggiungerei) paura del buio.

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E questo è il secondo elemento davvero ben gestito della storia. Il buio opprimente che riempie il tunnel, un’oscurità imperante senza via d’uscita. Il primo problema che i protagonisti si troveranno ad affrontare sarà proprio la ricerca di una fonte di luce che permetta loro di utilizzare il senso su cui l’essere umano fa più affidamento: la vista. Ma il buio non è solamente un ostacolo pratico: mina la stabilità psichica e la sanità mentale dei ragazzi, già precaria per via della situazione estrema. E il primo a cedere sarà Nobuo.

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Nobuo, già di per sé un ragazzo problematico, non regge alla situazione e lo vediamo nel corso di questi primi capitoli cambiare drasticamente. Da inutile piagnone si trasforma in uno psicopatico di prima categoria, “stregato dalle tenebre”. Lo vediamo poi nella copertina del secondo volume che testimonia che la sua metamorfosi non è ancora finita. Per ora è comunque il personaggio più interessante della vicenda.

Dal Nobuo paralizzato dal terrore del primo volume al Nobuo completamente fuori di testa come ci viene mostaro nella cover del secondo volume. Una bella trasformazione!

Dal Nobuo paralizzato dal terrore del primo volume al Nobuo completamente fuori di testa come ci viene mostaro nella cover del secondo. Una bella trasformazione!

Insomma, Dragon Head non sarà certamente un capolavoro, ma risulta una lettura intrigante: onestamente non mi aspettavo di trovarlo così piacevole. Vedremo come la vicenda si snoderà nel corso dei rimanenti nove volumi, come evolveranno personaggi e situazioni, quali misteri troveranno la luce e quali si infittiranno. A dir la verità la preoccupazione più grossa sta ora proprio in quei nove volumi che mi sembrano, in tutta sincerità, tantissimi. Minetaro Mochizuki ha dimostrato, in questa decina di capitoli, di saper gestire bene la narrazione, ma confermo la mia impressione iniziale: per quanto intrigante e ben strutturato questo incipit sembra un po’ gracile per sostenere una serie così lunga.

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Staremo a vedere. Per ora Dragon Head si dimostra superiore alle aspettative riuscendo, con un paio di misteri e una buona caratterizzazione psicologica dei personaggi, ad instillare nel lettore la curiosità di sapere come e in che modo andrà a finire. L’umanità, fuori dal tunnel, esiste ancora? Cos’è realmente successo? C’è davvero qualcosa in agguato nell’ombra? Fino a che punto Nobuo perderà la testa? Dunque nonostante l’edizione costosetta vi consiglio di leggere almeno questo primo numero di Dragon Head che saprà di certo intrattenervi. Io intanto aspetto gli altri, sperando che mantengano questo livello fino alla fine. Vedremo, e ne riparleremo.

Con questo direi che è tutto, non mi resta che salutarvi e augurarvi buona lettura. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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5 thoughts on “Dragon Head, un viaggio nell’oscurità e nella follia

  1. Heilà! Tutto bene?
    Allora l’hai occhiato anche te questo manga! Sono arrivato al quinto volume…molto curioso di vedere come prosegue! Te sei ancora fermo al primo o stai andando avanti?

    • Tutto bene, tutto bene. Tu come va?
      Comunque anch’io sono in pari e, nonostante stia prendendo una strada parecchio diversa da quella che mi aspettavo, mi intriga abbastanza. Più che altro davvero comincio ad esser curioso di capire qual è il punto e dove si andrà a parare….

  2. Bene anch’io!
    Un pò mi spiace per la svolta scenografica, ma effettivamente non aveva tanti margini di manovra narrativa sotto un tunnel…comunque spero non si risolvi in una boiata! E il rischio può esserci secondo me…

    • Eh bisogna stare a vedere, perché il finale potrebbe chiudere in bellezza o (viste le premesse) cadere davvero male. Già adesso che in nostri eroi sono usciti dall’oscurità l’opera ha perso un po’ di appeal, almeno per me. Vediamo che strade prenderanno ed in che modo i nodi verranno al pettine…

  3. Pingback: Dragon Head, la fine di un viaggio che non c’è stato | dailybaloon

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