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Storia dell’Universo Marvel parte 11: Spiderman – Back in Black

Salve a tutti e bentornati al nostro (ahimè fin troppo) aperiodico appuntamento con la storia. Questo undicesimo capitolo sarà una parentesi insolita all’interno della nostra scaletta abituale, soprattutto per una questione cronologica. Vale comunque la pena, previa una precisazione iniziale, inserirla nel nostro viaggio nella storia dell’Universo Marvel proprio a questo punto. Così, per l’undicesima tappa, andiamo a trovare il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere, qui in realtà un po’ meno amichevole del solito, con Back in Black. Buona lettura!

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Prima di immergerci nella trama di questa run è opportuna, come dicevo, una premessa che quantomeno ne giustifichi la collocazione temporale all’interno della nostra scaletta. Perché a prima vista l’undicesima posizione è tutto fuorché ragionevole. L’inizio della vicenda che ci interessa infatti sta nella sesta parte de La Guerra in Casa, tie-in di Civil War sulle pagine del ragno. Vediamo un Peter Parker, dopo aver reso pubblica la sua identità, cambiare formazione per entrare nei Vendicatori Segreti di Capitan America.

Avevamo lasciato il buon Peter Parker, nel mezzo della guerra civile, ai discorsi di Capitan America... che qui è particolarmente anti-democratico.

Avevamo lasciato il buon Peter Parker, nel mezzo della guerra civile, ai discorsi di Capitan America… che qui è particolarmente anti-democratico.

Più tardi, in World War Hulk, vediamo l’Uomo Ragno già con l’emblematico costume nero, il che suggerirebbe di inserire questo racconto appunto tra il sesto e il settimo capitolo della nostra storia, piuttosto che qui.

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Ho comunque ritenuto opportuno aspettare finora per “tirare avanti” fino a comprendere Soltanto un altro giorno, e non limitarmi al solo Back in Black, perché è la vera chiusura della vicenda. Questa scelta sposta l’asse temporale a dopo World War Hulk e lo fissa qui: immediatamente prima e talvolta contemporaneamente alle vicende che faranno da prologo a Secret Invasion e che costituiranno la dodicesima tappa del nostro viaggio. Spero vivamente che questa decisione sia convincente anche per voi e che non vi crei troppa confusione: indicativamente stiamo coprendo un arco di tempo che va da inizio 2007 (quindi durante la guerra civile) fino a inizio 2008 cioè nel pieno dei preparativi per l’invasione.

Detto questo non mi resta che cominciare con la trama e augurarvi buona lettura.

Trama

La Guerra Civile infuria e sta giungendo alla sua drammatica conclusione. L’Uomo Ragno non ha più un’identità segreta: il mondo sa che il suo vero nome è Peter Parker, sa dove vive e con chi. È stato lui stesso a renderlo pubblico, in un miope tentativo di avvallare una legge sbagliata. E la cosa peggiore, ora che ha capito quale sia la parte giusta in cui stare, è che anche Tony Stark e il governo sanno chi è. E lo stanno cercando. Il che costringe Peter e la sua famiglia ad entrare in clandestinità, a nascondersi.

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Tuttavia la rete di informatori del mondo del crimine è più vasta e meno visibile di quella governativa, ed il suo nascondiglio viene presto scoperto da Kingpin, attualmente in prigione. Il signore del crimine non perde tempo ed invia un sicario con il drastico scopo di uccidere Spiderman o, in mancanza dello stesso, chiunque sia legato al ragno.

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Nel frattempo la battaglia di Times Square, che porrà fine alla rivolta con la resa di Capitan America, è al suo apice. Mary Jane e la zia May sono davanti al televisore, chiedendosi come finirà.

L’Uomo Ragno riesce, alla fine dello scontro, a ritornare al motel dov’è nascosta la sua famiglia, attivando il piano del sicario in attesa. Quando il suo senso di ragno comincia ad avvisarlo del pericolo, però, è troppo tardi. Il proiettile è già partito e Peter ha appena il tempo di mettere in salvo Mary Jane. Ma la zia May è stata colpita.

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Fuori di sé dalla rabbia Peter scaglia un’automobile contro l’attentatore, non riuscendo però ad ucciderlo, subito prima di lanciarsi tra un palazzo e l’altro per trasportare il più in fretta possibile la zia in ospedale. Chiaramente Peter si sente in colpa per l’accaduto, ma è impotente di fronte allo scorrere degli eventi: la zia è grave e la sua condizione di ricercato gli impedisce di prendersi cura di lei, anche dal punto di vista economico.

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Tornato ad investigare nel luogo dove l’automobile ha quasi disintegrato il cecchino, Peter trova un pezzo della sua arma. Pezzo che potrebbe condurlo a rintracciare l’esecutore e il mandante dell’attentato. Spiderman raggiunge così un magazzino clandestino dove si svolge un traffico d’armi d’alto livello, di quelli che perfino la polizia ha paura di intralciare. È un massacro. Per tutti i presenti. L’unico trafficante ancora in piedi rivela, sotto minaccia e con una mano spezzata, dove l’Uomo Ragno può trovare chi in città vende il tipo di equipaggiamento trovato nel luogo da dove hanno sparato al motel. Nel frattempo le condizioni di May si fanno critiche.

Non potendo aiutare May direttamente Peter si lascia all’unica cosa che può fare. Cercare i colpevoli, e fargliela pagare. Rispolvera così il suo costume nero, abbandonato perché mandava il messaggio sbagliato. Ma può arrivare il momento in cui si vuole mandare quel messaggio. In cui si vuole solamente trovare i cattivi, e ucciderli.

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Indagando sulla pista dei trafficanti d’armi Spiderman riesce finalmente ad arrivare al nome dell’attentatore: Jake Martino, killer freelance che lavora su commissione.

Hackerando il sistema informatico della polizia di New York Peter riesce a trovare una pista che in poco tempo, lo porta alla stazione ferroviaria.

Rintracciato dunque Jake, in procinto di lasciare la città, Peter gli è subito addosso. Spezzatogli un braccio, e sotto la minaccia di una morte lenta in alternativa ad un’esecuzione rapida ed indolore, il ragazzo è quasi sul punto di strappare al cecchino il nome del mandante quando qualcuno gli spara prima che possa rivelare qualunque informazione.

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Ironia della sorte Jake viene trasportato d’urgenza allo stesso ospedale dove May sta lottando per riprendersi dal coma, ma è meno fortunato e muore poco dopo. Tuttavia è nelle vicinanze anche colui che aveva sparato per zittirlo. Ora è al telefono con il suo capo, in attesa di ulteriori istruzioni. Impossessatosi del telefono Peter riconosce immediatamente la voce all’altro capo: Wilson Fisk, Kingpin.

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Nel frattempo Kingpin svuota la sua cella, ricolma di denaro nascosto in caso di necessità. Quei soldi gli serviranno per preparare il suo ritorno nel mondo, comprando il silenzio e la connivenza delle guardie della prigione in vista di quanto sta per succedere. Lo scontro finale si avvicina.

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Alle minacce di Fisk, che accusa Peter di essersela cercata, di essere uno stupido troppo fiducioso nel prossimo, la risposta è un silenzio teso. L’Uomo Ragno non è in vena di scherzare, questa volta, e non appena la battaglia inizia… è un massacro. Uno scambio di colpi più simile ad un pestaggio che a un duello. Ed è un pestaggio tra Kingpin e Peter Parker, senza costume, a volto scoperto: è lì per uccidere, e l’Uomo Ragno non uccide.

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Fisk non ha speranze, alla fine della giornata è “solo un uomo”. E cosa può un piccolo essere umano, per quanto grande, contro un avversario che non è nemmeno lontanamente un suo pari? Sanguinante, morente, umiliato e alla fine battuto Peter lo lascia con un monito: avrebbe vissuto il resto della sua vita nella vergogna di esser stato irrevocabilmente sconfitto, questo fino al giorno in cui May sarebbe morta. Quel giorno la sua ora sarebbe giunta, e nulla avrebbe potuto proteggerlo in quel momento.

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Qui finisce Back in Black e inizia Soltanto un altro giorno…

Per ora Peter è in preda al senso di colpa. Per aver rivelato la propria identità, per non essersi nascosto abbastanza bene, per non aver tenuto al sicuro Mary Jane e May, per non essere lui stesso in ospedale, morente, al posto della zia. Aver sconfitto Kingpin non allevia il senso di colpa.

Ma ora il problema principale è un altro. Registrarsi sotto falso nome per sfuggire allo S.H.I.E.L.D. implica non poter accedere all’assicurazione sanitaria, e le cure mediche costano. Pagare in contanti genera domande, che portano ad indagini… Così Peter si rivolge all’unica persona con fondi illimitati che conosce: Tony Stark, l’amico tradito, l’agente governativo pro-registrazione, che non lo riceve cordialmente.

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Quasi alla cieca, e con sua stessa sorpresa, Peter riesce ad immobilizzare Iron Man.

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Peter prova a convincerlo ad aiutarlo, economicamente, ma Tony rifiuta. Qualunque aiuto diretto fornisca ad un fuggitivo comprometterebbe non solo la sua posizione politica, ma anche tutto quello che ha costruito a partire dall’Atto di registrazione.

Rientrato a casa e divorato dalla colpa, tuttavia, Tony manda Jarvis a consegnare un grosso assegno per sostenere le cure della zia May. Ma è tutto inutile, le sue condizioni sono critiche, e non migliorano. Bisogna cercare altre strade, “busserò alle porte dell’inferno, se necessario” afferma Peter che si rivolge così al Dottor Strange, lo Stregone Supremo.

È sempre bello vedere come i vari artisti tratteggiano il Sancta Sanctorum, il rifugio mistico del Dottor Strange.

È sempre bello vedere come i vari artisti tratteggiano il Sancta Sanctorum, il rifugio mistico del Dottor Strange.

Tuttavia non c’è nulla che il Dottore possa fare per sovvertire l’ordine naturale delle cose. Il destino pare essere scritto. Tuttavia Strange decide comunque di lasciare a Peter un’ultima possibilità utilizzando un artefatto di grande potere che gli permetta di viaggiare in più luoghi allo stesso tempo, augurandogli di trovare ciò che cerca. “E all’improvviso sono ovunque. E in nessun luogo”.

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Ma nessuno può aiutarlo. Niente e nessuno. Nemmeno un viaggio indietro nel tempo rubato, che quasi costa la vita al mortale Peter Parker.

Uscito dal Sancta Sanctorum del Dottore, ormai rassegnato. Tutti muoiono, e nessuno può cambiare questo fatto. “Tranne me” sostiene l’inquietante ragazzina.

"Ehilà, inquietante ragazzina..."

“Ehilà, inquietante ragazzina…”

A questo punto inizia per Peter un inquietante viaggio onirico che lo porta ad incontrare le rappresentazioni di un sé stesso alternativo, se la sua vita fosse andata diversamente. E ad orchestrare tutto questo c’è una donna, bellissima, che si rivela l’unico essere in grado di cambiare la situazione e salvare la zia: Mefisto.

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Mefisto spiega che le vite delle persone sono scritte a partire dai dettagli più minuti, con la massima precisione. E alcuni di questi dettagli, con il permesso dell’interessato, possono essere cambiati. Ad un prezzo. E il prezzo è la felicità: una vita di miseria, dolore e tristezza. Una vita senza amore.

Tutto il suo matrimonio verrà cancellato, i ricordi legati ad esso spariranno, verrà tutto cancellato.

E per siglare l’accordo, verranno cancellati anche tutti gli effetti legati alla rivelazione pubblica dell’identità segreta di Spiderman. Tutto tornerà come prima. E a mezzanotte ciò accade.

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Il mattino successivo Mary Jane non c’è più, ma Peter non si ricorda di lei. La sua identità è nuovamente segreta e la zia May sta bene. È un nuovo giorno.

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Commento

Come dicevo in apertura questo undicesimo capitolo si concentra su due eventi distinti, ma profondamente collegati, apparsi nelle pagine dell’Uomo Ragno tra il 2007 e il 2008. Partiamo infatti con Back in Black, di J. M. Straczynski e Ron Garney, e finiamo con Soltanto un altro giorno, sempre di Straczynski ma con disegni di Joe Quesada. Il cambio di stile grafico è evidente…

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Magari sbaglio, ma personalmente tendo a considerare le due storie, pur confluendo l’una nell’altra, come separate e a giudicarle singolarmente. Il filo conduttore è comunque uno solo: il senso di colpa di Peter per la condizione della zia. Senso di colpa che risulta onestamente talvolta forzato ma che è una delle caratteristiche chiave del personaggio, fin dalla sua nascita, e che viene sfogato in modi diversi nelle due run. In Back in Black vediamo infatti lo sfogo violento di Peter, che cerca di rimediare a quello che considera un proprio errore tramite la vendetta. In Soltanto un altro giorno, invece, vedremo un Peter più pacato ed intento più che altro a porre rimedio, a cercare una via d’uscita, alla situazione nella quale si è cacciato.

La ricerca di vendetta di Back in Black è, francamente, poco credibile. Più per l’esito che per le motivazioni. È opportuno ricordare che la condizione di May è effettivamente colpa di Peter, in un certo senso, e della sua decisione di rivelare la propria identità durante la guerra civile. Decisione stupida, lasciatemelo dire, soprattutto visto il successivo cambio di fronte. Peter ha quindi in buona parte ragione a sentirsi in colpa e ad essere arrabbiato, in primo luogo con sé stesso. E quindi volano dei gran cazzotti, delle gran minacce di morte, delle gran torture. Compare perfino il simbolico costume nero che dà il titolo al ciclo.

Salvo che poi il costume nero poteva tranquillamente non esserci, ché Peter è per la maggior parte del tempo “in borghese”. Scelta che è una bella presa di posizione, “non è l’Uomo Ragno a picchiarti, ma Peter Parker”, ma che allo stesso tempo nullifica la profondità del gesto simbolico che è stato il cambio di costume.

Inoltre, a conti fatti, dopo tanto parlare, dopo tanto fare la voce grossa, Peter non si sporca mai effettivamente le mani. Non ammazza nessuno, non si spinge così tanto più in là: certo è più violento, ma alla fin fine la sua vendetta rimane nei limiti. E questo affossa l’opera: non si arriva al punto, mai, e la vendetta non è che un pestaggio e una minaccia di morte che non giungerà mai a compimento. Insomma, nonostante le premesse, nonostante l’estetica, Spiderman rimane comunque il buono della situazione. Francamente in maniera un po’ troppo superficiale.

Altra storia per Soltanto un altro giorno, le cui critiche vanno in tutt’altra direzione. Ho apprezzato molto il Peter disperato e disposto a tutto per rimediare e salvare la zia, ma l’esito ha dell’imbarazzante. L’introduzione di Mefisto, e quindi di un certo elemento mistico, nel mondo di un eroe urbano quale è l’Uomo Ragno non solo sposta l’ago della bussola in una direzione assurda e completamente fuori personaggio, ma rappresenta il colpo di spugna più infame degli ultimi tempi. Il “patto col diavolo” è un deus ex machina di cui vergognarsi.

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Dal punto di vista narrativo è una soluzione troppo, ma davvero troppo esagerata. Una scelta dal prezzo evidentemente troppo elevato per risolvere un problema che è più che altro editoriale. Perché a questo punto non si capisce perché Spidey non sia ricorso a questo metodo anche in altre occasioni, come la morte di Gwen o dello stesso zio Ben. Ma erano altri tempi, e c’era più dignità…

Dal punto di vista editoriale la questione è anche peggio e quel piccolo “sì, lo voglio” tra Peter e un demonio che con lui non dovrebbe aver nulla a che fare serve soltanto a togliere la casa editrice dall’imbarazzo di una situazione divenuta difficilmente gestibile.

Il cambiamento è sempre stato difficile da gestire nelle testate dei supereroi e la rivelazione pubblica della propria identità aveva allontanato troppo l’Uomo Ragno dal proprio status quo. Così, dopo poco più di un anno, un provvidenziale colpo di spugna riporta tutto al proprio stato originale demolendo la drammaticità di una scelta che trovava il proprio pathos proprio nel suo essere definitiva. E tutto questo ci insegna, o meglio ci ribadisce, che nulla cambia mai veramente perché non si ha mai veramente il coraggio di cambiare. Ed è un peccato.

Ed è tutto per questa undicesima puntata della storia dell’Universo Marvel. Spero vi siate divertiti a leggerla. Con questa rubrica ci rivedremo tra un po’ con un capitolo di passaggio che ci proietterà verso il prossimo crossover: Secret Invasion. Come sempre se avete commenti potete lasciarli qua sotto, in libertà. Grazie della lettura, alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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One thought on “Storia dell’Universo Marvel parte 11: Spiderman – Back in Black

  1. A suo tempo il matrimonio fra Peter Parker e Mary Jane fu un fatto estremamente importante e che ha modificato nel tempo il modo di essere di Peter, il suo approcciarsi con gli altri e l’appeal che ha sempre avuto nei confronti di un pubblico giovane: Il continuo pensare a Gwen, il provare a conciliare il suo alterego con gli amori di un timido giovane, il rapporto di amore e odio con la Gatta Nera (Batman poteva anche darglielo qualche consiglio eh!) si sono sostituiti repentinamente con atri problemi più maturi che entusiasmavano meno pubblico. Nel tempo sono state fatte varie prove e tentativi di estromissione di Mary Jane fino ad arrivare a questo. Secondo me il più grosso e importante scopo di questo ciclo narrativo è stato quindi ritornare a rendere single Spiderman

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