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Kuore nella notte. Una fiaba nella Roma di S3keno

Il Rio della Plata. Uno dei quattro fiumi della fontana del Bernini. Nel sesto rione, il Parione. A piazza Navona. Questa. È. Roma.

Le torri di Tor Bella Monaca. Il quartiere Coppedè. La Lupa Capitolina. Quella del logo alla “Pastarito” voluto dal comune sotto la giunta Alemanno. Il “serpentone” del Corviale. Anche questa è Roma.

Il parco degli acquedotti nell’Appio Tuscolano. Claudio, Anio Novus, le arcate di pietra secolare, ma anche i pini di Roma, che “la vita non li spezza”. I nasoni. Il palazzo della civiltà e del lavoro all’Eur. Spesso odiosamente chiamato “Colosseo Quadrato”. Centocelle. Via dei castani. Tutti gli spazi occupati della città. Anche questa è Roma.

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Salve a tutti e ben ritrovati. Pare essere arrivato l’inverno, in queste giornate di fine ottobre, giusto in tempo per Lucca dove se non piove non siamo contenti. Ma ovviamente non è di questo che vorrei parlare oggi. Oggi vorrei buttar giù un paio di commenti su Kuore nella notte, ultimo lavoro di Stefano Piccoli, in arte S3keno, edito da Tunué nella collana Le Ali. Che non mi stancherò mai di dire quanto mi piace. Ne vorrei parlare perché, come vi accennavo durante il report del Romics, quest’albo mi ha stupito, parecchio. Ora, “stupito” probabilmente è una brutta parola dato che suggerisce una scarsa fiducia iniziale, ma rimane che Kuore nella notte mi ha colpito. Più di quanto mi aspettassi.

Aperto l’albo ci si ritrova davanti ad uno stile estetico, sia per i fondali che per i personaggi, che per un secondo ti lascia così, a bocca aperta. Le linee grosse e fluide e i toni netti, che come spiega l’autore nella postfazione hanno seguito una precisa scelta estetica, una sorta di back to basics, ricordano all’inizio il Bambi di Atsushi Kaneko, ma in un modo più pulito, più plastico, se vogliamo più pop. Pop nel senso bello della pop art, non nell’accezione che (almeno io ritengo) negativa delle boy band e delle cantanti dalla dubbia fisicità.

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Ma nonostante la potenza espressiva dei personaggi e dei luoghi che prendono vita nella notte grazie ad una gestone del colore particolarmente riuscita… è per altri motivi che Kuore nella notte mi ha colpito in quel modo così inaspettato.

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La prendo un po’ larga. La velocità di lettura non è un male di per sé, per quanto troppo spesso venga erroneamente associata ad una presunta mancanza di contenuti, e anzi può essere e spesso lo è una scelta narrativa molto importante. In tal senso alcuni potrebbero pensare, vedendo l’albo da fuori, che per terminare la lettura degli otto capitoli di Kuore nella notte bastino una manciata di minuti. Qualcuno potrebbe pure sussurrarlo malignamente insinuando quella mancanza di contenuti di cui si parlava poco fa. E invece non è così.

Perché è vero che da un lato la lettura è fresca e godibile, ritmata da citazioni trasparenti di pezzi rap inserite nei dialoghi a dar loro una musicalità insolita quanto funzionale. Ed è pure vero che a voler fare una “speed run”, per usare un gergo da videogiochi, si potrebbe finire il tomo in un soffio. Eppure personalmente ho tolto Kuore nella notte dalla pila delle opere “in lettura” per spostarlo in libreria solo ora (ed il Romics quando l’ho comprato è passato da tre settimane). Perché a fare le speed run ci si perde un sacco di cose, in particolare questa volta: dentro a Kuore c’è moltissimo, moltissimi spunti, ancor più riferimenti da cercare e contestualizzare, un sacco di pensieri e di sensazioni. E di più ancora c’è un’aria, un’atmosfera, che va respirata con calma e fruita fino alla fine, lasciandosi trasportare con leggerezza tra gli eventi narrati e con concentrazione nel mondo che li ospita.

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C’è la trama vera e propria che vede Kuore e la One Love Crew lanciarsi in un’avventura che corre verso un finale candidamente, pur malinconicamente, puro. Uno di quei lieto fine per i quali il destino deve aver lavorato un bel po’ e che ti ricordano di quando il mondo era ancora bello, per così dire. Su questo piano conosciamo i personaggi ed impariamo a conoscerli, intuiamo la loro storia e il loro pensiero, aspetti del loro carattere e della loro vita che mettono radici ben prima dell’inizio della vicenda e i cui rami si protrarranno ben oltre la sua conclusione. In questo senso è magistrale l’assenza degli ormai sempre più frequenti spiegoni o di momenti morti, con il carattere di protagonisti e comprimari che emerge dalle loro parole e azioni spontanee, e non da dialoghi-didascalia dalla risibile credibilità. Noi li osserviamo per una notte e qualche flashback, e loro non ci dicono cos’è successo prima, cosa lì ha portati lì: loro lo sanno, cos’è successo, mica se lo devono esplicitare a parole ogni volta che si vedono. E noi lo capiamo, in modo credibile e naturale.

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Sull’altro piano di lettura abbiamo l’altra grande protagonista dell’opera: Roma. La metropoli, viva e cangiante, pulsante di passioni, differente dalla Roma austera e patinata di molti film. Una Roma notturna, dal carattere forte, spesso invisibile e più spesso soltanto non osservata, ma bella. Bella e viva. Ed è qui che esce tutto il sottotesto di Kuore nella notte, in un mormorio di riferimenti d’attualità e di idee politiche e sociali che passano attraverso manifesti, scritte sui muri, insegne di luoghi… L’aria che si respira ha quindi un sapore urbano, attuale, un sapore che va assaggiato con la dovuta attenzione e con la giusta pazienza. E che mostra un lato della città-mondo che, forse, in pochi conoscono.

Per concludere. Kuore nella notte è un fumetto profondo ed intelligente, nella sua estetica e nella sua costruzione. Racconta una storia ma racconta anche un luogo, un tempo, un’attitudine sociale. L’ho apprezzato molto, per i suoi scorci e per i suoi personaggi così poeticamente veri, per il suo ritmo e per il suo finale così candido. E, a proposito di ritmo, ci sarebbe un’altra cosina da dire.

L’albo ha una sua colonna sonora che viene dispensata tramite QR code tra un capitolo e l’altro ma, soprattutto, che passa quasi invisibile attraverso i dialoghi spesso costruiti su citazioni; dialoghi che assumono così una sonorità, una teatralità ed una forza fuori dal comune. È un modo di inserire la sfera musicale, che poi ha una valenza estetica notevole nel mondo di Kuore, molto interessante e che apre a parecchie riflessioni il suono (e sul modo di inserirlo) in un medium muto quale il fumetto.

Quindi per concludere, stavolta per davvero, non posso che consigliarvi caldamente la lettura di Kuore nella notte che è un albo piacevolmente diretto e sorprendentemente denso, la cui estetica non mancherà di colpirvi. Con questo vi saluto, spero di avervi messo almeno un po’ di sana curiosità e vi ringrazio per aver letto fino a qui. Noi ci rivediamo con calma dopo Lucca, dove andrò a farmi del male e a prendere della pioggia invernale per quattro giorni. Perché se non piove non è Lucca. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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One thought on “Kuore nella notte. Una fiaba nella Roma di S3keno

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