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Lucca Comics and Gente. Tanta gente. Edizione 2014

Salve a tutti e bentornati, reduci e sopravvissuti della kermesse lucchese. Che dire? Anche quest’anno è andata, in un modo o nell’altro. Si sono annunciate novità e piani editoriali, si sono fatti (troppi) acquisti, ci si è andati a stipare negli inadeguati treni per uscire dalla città, si sono scalate le mura… Insomma, le solite cose. Aspetta, le mura? Già, è successo anche questo, ma ne parliamo poi. Cominciamo dall’inizio con questa serie di racconti dall’edizione 2014 di Lucca Comics and Games. Buona lettura!

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Giunti alla cittadina toscana il giovedì mattina già muniti di biglietti ci siamo infilati, io e il mio compare, nella brevissima fila per il braccialetto scoprendo che quella (pur breve) fila l’avremmo poi rifatta tutti i giorni perché non esiste un braccialetto di colore diverso per gli abbonamenti. E vabé, che vuoi che sia. Che poi breve è una parola, ché sabato mattina alle nove la coda per i braccialetti era mille volte quella dei biglietti…

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E qua parte già la prima domanda venata di un po’ di sana polemica. Arrivati in zona padiglioni, in piazza Napoleone, scopriamo che per entrare bisogna esibire sia il braccialetto, e ok, che il biglietto. Questa decisione mi lascia tuttora perplesso, sia per la scomodità di dover continuamente tirar fuori il proprio biglietto (che nel mio caso era un foglio A4 stampato a casa), sia per la sua apparente inutilità: se per avere il braccialetto devo avere il biglietto, è ovvio che se il mio polso è addobbato come un albero di natale dalla dubbia estetica allora il biglietto ce lo devo avere per forza. Che te lo mostro a fare? Oppure no? Mi sfugge qualcosa?

Entrati nel padiglione editori, quello grande in piazza Napoleone, ci siamo ritrovati di fronte al solito mare di novità, offerte, autori intenti a firmare le proprie opere, trattative… Ordinaria amministrazione, e ordinario flusso monetario uscente dai portafogli di tutti. I miei acquisti della giornata e delle successive si sono concentrati in un raggio di duecento metri dal centro della pizza, con poche eccezioni. La più significativa riguarda La Guardia dei Topi di David Petersen, presente al padiglione Panini e disponibilissimo ad autografi e schizzi. Mi ha colpito: Petersen è incredibile, mi ha davvero fatto una bella impressione, a livello personale.

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E a proposito del pala Panini… La decisione di prendere Bonelli, che quest’anno si lancia addirittura in cover variant!, e Panini e delocalizzarle in padiglioni dedicati separati dagli altri espositori imbocca certamente la giusta strada di una maggior vivibilità per una fiera ormai al collasso, ma non è stato abbastanza. Facciamo un balzo in avanti e arriviamo a sabato.

Il fiume di persone che sabato mattina si è riversato per le modeste strade della cittadina medievale è stato qualcosa di incredibile. L’organizzazione non ha potuto gestire nemmeno parzialmente la confusione, con strade intasate e padiglioni chiusi a momenti alterni per far defluire la gente all’interno. E d’altro canto, bisogna dirlo, come avrebbe potuto? Non c’è modo di gestire un tale casino, c’è poco da fare. Per i prossimi anni sarà necessario che la città decida quale strada intraprendere, se limitare la vendita dei biglietti, o allargare gli spazi o chessò io, perché sabato si era ben oltre il punto di saturazione. Ben oltre. Se ne sono accorti pure quelli di Comic Book Resources, sito americano di informazione fumettistica, che scriveva con tono folkloristico “se pensavate che San Diego fosse affollata, guardate cos’è successo a Lucca”.

C’è stato addirittura chi ha pensato bene di aggirare il traffico arrampicandosi sulle mura. Salvo poi cadere e disintegrarsi il bacino. E non per essere cinico a tutti i costi ma… seriamente? Qual è il ragionamento? “C’è troppa gente quindi io passo per sopra”? Quando uno le sfighe se le va a cercare poi non è che si può lamentare se le trova…

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Ma proseguiamo. Nonostante il macello di persone sabato è stato un bel giorno. Un bel giorno in cui ho incontrato e ho potuto stringere la mano al maestro Masakazu Katsura, che dovete conoscere per forza. Se non lo conoscete, conoscetelo. Non che la Star Comics abbia gestito la cosa nel migliore dei modi, ma non si può star sempre a lamentarsi. Anche se… Comunque previo l’acquisto di un artbook che poi si è rivelato una mezza delusione (colpa mia che non mi informo abbastanza), previa la presentazione della mail che diceva che ero idoneo, previe molte cose… Mi hanno consegnato lo shikishi sul quale Katsura avrebbe poi scritto il suo nome e il mio. Stretta di mano, grazie e arrivederci. È stato breve ma intenso.

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Ma passiamo ad altro, e cioè diamo un’occhiata agli annunci usciti dalle conferenze degli editori. Come al solito di carne al fuoco ce n’è anche troppa, andiamo in ordine sparso. In casa Marvel praticamente nulla di nuovo: sapevamo già tutto su AXIS e sui vari Thor femmina già da tempo. L’unica notizia in questo senso è l’acquisizione dell’universo di Star Wars che entra a far parte dell’etichetta a tutti gli effetti, con storie Mark Waid e Kieron Gillen e disegni, tra gli altri, di Salvador Larroca. Speriamo vivamente che Gillen e Larroca, che vedremo su Darth Vader, si diano una svegliata ché se il livello sarà quello delle loro recenti produzioni Marvel Now c’è da mettersi le mani nei capelli. Guardando ai manga di Panini ci sarebbe da enunciare una valangata di roba. Mi limito a segnalarvi il manga di Assassin’s Creed Black Flag e Saint Seiya Sainthia Sho (cioè i Cavalieri dello Zodiaco versione femminile) come probabilissime porcate e invece Gigantomakhia, di Kentaro Miura, come “albo da tenere d’occhio”.

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Anche per quanto riguarda RW nulla di particolarmente esaltante fatta eccezione per l’imminente finale di Fables e per la nascita di una nuova collana dedicata al fumetto indipendente angloamericano. Invece in casa Bao le cose si fanno parecchio interessanti con l’’arrivo, oltre che del Building Stories di Chris Ware di cui francamente si è parlato anche troppo, di ben quattro nuove serie targate Image Comics. Parlo di Sex Criminals di Matt Fraction e Chip Zdarsky; Black Science di Rick Remender e Matteo Scalera; Rocket Girl di Brandon Montclare e Amy Reeder, che amo dal profondo del cuore; e Pretty Deadly di Kelly Sue DeConnick ed Emma Rios. Sono tutte serie molto interessanti, che esemplificano al meglio lo spirito creativo della Image di questi tempi, da tenere sicuramente d’occhio.

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Per quanto riguarda Star Comics mi sento di segnalare “solo” due grandi ristampe: Maison Ikkoku e Dr. Slump e Arale, credo/spero che nessuno dei due necessiti di presentazioni. Ma passiamo al ciclone che si è abbattuto su Saldapress, perché merita davvero una riflessione. La notizia che ha fatto così incazzare mezzo mondo parte da un assunto: la serie da edicola di The Walking Dead, mensile contenente per albo quattro storie, sta rapidamente arrivando al pari della controparte in volume. Un rallentamento è dunque obbligato.

I ragazzi di Saldapress hanno così deciso di ridurre il numero di storie da 4 a 2 aggiungendo però una storia di Outcast, la nuova serie di Kirkmann appena iniziata, e abbassando il prezzo degli albi. Personalmente trovo questa scelta abbastanza legittima nonostante coinvolga due delle cose che mi infastidiscono di più dell’editoria italiana: gli albi antologici e le versioni in bianco e nero. Quantomeno la trovo una soluzione migliore rispetto al pubblicare quegli albetti da novanta e rotti pagine una volta ogni quattro mesi, rendendo infruibile la storia. Ecco, appena divulgata la decisione ai ragazzi di Saldapress sarebbe arrivata addosso meno merda lanciata da “fan” inferociti se avessero scuoiato un gattino in diretta tv. Gli sono precipitati addosso talmente tanti insulti, ché il popolo del web non è che sia sempre fine, da costringerli a ritrattare la propria posizione mettendo il cambio di formato “in forse”. Non voglio commentare oltre questa faccenda che, per come la vedo io, ha dell’incredibile. Ha dell’incredibile per il suo esito, per le sue basi e soprattutto per il tipo di pubblico coinvolto. E qui chiudo e passiamo ad altro che è meglio.

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Lucca 2014 ha anche visto la nascita di Atomico, l’etichetta digitale del buon Dottor Manhattan, trovate tutti i dettagli per ora disponibili a questo indirizzo. Vedremo cosa accadrà. Attualmente sembra un progetto promettente, con nomi coinvolti di primo piano. Personalmente però non riesco ancora a decidere cosa ne penso di alcuni aspetti, per esempio del crowdfunding, che può essere un ottimo strumento per arrivare dove normalmente non si potrebbe ma anche per finire dove non si dovrebbe.

Con questo direi che mi sono dilungato anche troppo e vi saluto con un’ultima notizia. Allo stand Tunué, che è sempre più un luogo di ritrovo incredibilmente piacevole in cui fermarsi, fare due chiacchiere e osservare i numerosissimi artisti all’opera, ho avuto modo di intervistare Isaak Friedl, autore del particolarissimo Sottobosco e vincitore del premio come Miglior Rivelazione al Treviso Comic Book Festival. Quindi, dopo la seconda parte della chiacchierata con Emanuele Rosso che ormai è prossima alla pubblicazione, troverete su Dailybaloon anche il pensiero del promettente autore di Pordenone.

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E così anche quest’anno Lucca è passata. Avrei potuto parlarvi di mille altre cose. Per esempio dei cosplayer, come sempre vistosi, come sempre appassionati, come sempre costantemente in mezzo ai maroni… Oppure dell’area allestita dalla Umbrella Corpoation, che vince il premio tamarraggine dell’anno. O dei vari albi sconosciuti che mi sono capitati per le mani, sui quali torneremo in futuro. O ancora dei Pia-no-jac, duo pianoforte-percussioni esibitosi alla Japan Town che vi consiglio vivamente di ascoltare… Ma ci saranno altre occasioni per farlo, altri momenti, altre fiere, altre Lucca. Per adesso è tutto, alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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