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I misteri di Soil New Town

È davvero una fortuna che il mio primo incarico da poliziotto sia stato in questa città. Nell’ultimo anno e mezzo ho avuto a che fare al massimo con cani scapati di casa. Non è raro trovare un posto in cui sembrano tutti così felici?

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Salve a tutti e ben ritrovati. Era un po’ che non si recensiva un fumetto nuovo da queste parti: il caos pre e post Lucca impone i suoi ritmi, ed un paio di articoli arretrati e di scadenze imminenti hanno contribuito a rallentare il mio tasso abituale di letture. Ma sto pian piano recuperando. In ogni caso eccoci qua, con in mano il primo volume dell’ormai non più recentissimo Soil, pronti a dire due parole su questa nuova serie di Atsushi Kaneko pubblicata in Italia da Panini. Pronti via.

Come vi accennavo quando piazzai questa serie al terzo posto di una densa classifica delle anteprime, ad agosto, abbiamo a che fare con un manga atipico, sia dal punto di vista grafico che per contenuti. La storia si apre in una apparentemente ridente cittadina residenziale, Soil New Town, nella quale a seguito di un blackout iniziano ad accadere fatti strani. Una famiglia sparisce senza lasciar traccia, nel bel mezzo di quella che sembrava una normale serata casalinga. Tutto è infatti al proprio posto: la tavola è apparecchiata e il cibo disposto nei piatti, tv, luce e condizionatore sono accesi; mancano soltanto le persone. Le persone e i fiori, simboli di bellezza e di felicità che a Soil hanno un ruolo chiave, sono come svaniti d’improvviso nel nulla. Inoltre in una delle camere da letto è comparsa una colonna di salgemma. Salgemma dello stesso tipo di quella che compone l’enorme piramide materializzatasi nel cortile della scuola…

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Ed in questo scenario misterioso il lettore coglie istantaneamente che qualcosa non va. A Soil c’è, ci deve essere, qualcosa di strano. Lo si sente nell’aria. Vi si aggirano troppe figure bizzarre, e l’apparente e perfettamente ordinata bellezza pare messa lì a nascondere qualcosa di distorto che striscia sotto lo superficie. Di questo si accorgono anche i due detective inviati ad indagare sulla sparizione: qualcosa non torna.

Soil 3E infatti gli abitanti celano dei segreti, dietro la loro facciata così apparentemente accomodante. Un coro di bisbigli e frasi sussurrate dietro le spalle rimbomba nel silenzio di una finta cortesia in maniera così evidente… qualcosa non va. Tutti hanno dei segreti, a Soil, tutti sembrano avere una qualche malsana inclinazione nascosta. A partire dal capo del consiglio cittadino, con quella fissa per il controllo, per  l’ordine, per i fiori…

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L’aria che si respira in questo primo albo rimanda innegabilmente alle atmosfere del Twin Peaks di Lynch, con il quale Soil sembra almeno per ora condividere ben più che l’andamento della trama. D’altro canto le dinamiche sociali dei sobborghi sono, per come ci vengono raccontate, sempre quelle: odî malcelati, invidie, tradimenti, segreti… ma sempre sotto ad una coltre di modi di fare ineccepibili e gentilezze stucchevoli. Messa così il manga di Atsushi Kaneko potrebbe sembrare una mezza via tra il già citato Twin Peaks di Lynch e il più recente e decisamente più frivolo Desperate Housewives della ABC, pur non avendo il simbolismo del primo o la spensieratezza del secondo.

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La vicenda appare parecchio interessante, con la giusta dose di eventi incomprensibili a tenere il lettore attento pagina dopo pagina, in attesa del tassello mancante che metterà tutto a posto. Ed è soprattutto una vicenda molto ben raccontata, con tutti i dialoghi al proprio posto, un ottimo ritmo e una attenta e coerente, anche se non profondissima, caratterizzazione dei personaggi. Tuttavia è innegabile che, appena aperto il volume, ciò che colpisce sia anche e soprattutto altro.

Abbiamo già accennato, qua e là, al particolarissimo stile grafico di Atsushi Kaneko. Il mangaka ha un tratto molto pop, molto poco “manghettoso”, completamente personale. E ha un approccio alla composizione della tavola notevole, con una griglia almeno qui molto importante (direi quasi invadente, talvolta). Griglia utilizzata sapientemente in particolar modo nelle lunghe istantanee che ci mostrano in modo impietosamente oggettivo ambienti e scenari, come se fossero congelati nel tempo.

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Il tutto condito da una regia eccellente, capace di cogliere sempre nel segno e di raccontare ogni momento nel modo migliore. Da notare, in questo senso, l’ottimo utilizzo di soluzioni e punti di vista che cambiano la prospettiva, facendoci intuire la presenza di personaggi anche fuori dalla scena. Personaggi, o presenze, o magari solo presentimenti… o comunque una semplice sensazione d’essere osservati.

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E per concludere, ma sempre rimanendo in argomento per ribadire l’eccellente regia di questo volume, è d’obbligo menzionare l’incipit della vicenda. È una cosa devastante, incredibile. Non leggevo un prologo di questo livello, di questa incisività, da parecchio tempo. Dieci pagine, 20 facciate, nessuna parola. Una sequenza di immagini silenziose e lapidarie che ci mostra la storia del luogo dove ora sorge Soil New Town. E già da qui, senza bisogno di una sola parola, veniamo immersi nell’atmosfera con cui avremo a che fare per il resto della lettura. Senza preamboli, senza spiegazioni.

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Non posso dunque che consigliarvi la lettura di Soil che, per adesso con questo primo volume, si presenta interessantissima. È di certo un manga atipico, come già detto sia per forma che per contenuti, per certi versi potremmo dire che è un manga dal gusto molto occidentale; cionondimeno è particolarmente intrigante e ogni pagina ne chiama un’altra, ogni evento si porta dietro altri misteri mantenendo sempre la presa sull’attenzione del lettore. Peccato solo per la periodicità: due mesi d’attesa tra un volume e l’altro non sono pochi e la diluizione rischia davvero di abbattere la tensione.

Detto questo vi saluto, sperando di avervi almeno in parte fatto salire l’acquolina. Nel caso fatemi sapere, poi, cosa ne pensate, se vi sarà piaciuto o no, se vi intriga… Noi qui ci salutiamo, alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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7 thoughts on “I misteri di Soil New Town

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