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The Wake, parte due: dal mondo allagato a… fine?

Cosa speri di trovare là fuori? Perché il bel mondo che fu è andato, ragazza. I siri hanno deviato le acque calde verso i ghiacci… questi si sono squagliati e il mare è salito. Ed eccoci qui. Mi hai sentito? Guarda come siamo messi. I territori. La capitale. La muraglia. benvenuta in America.

Eh tu? Il tuo miglior amico è un delfino rimediato al mercato nero. Vendi teste di siri illegalmente. Tutto quello che potrai sentire appollaiata lassù sono i fantasmi.

The Wake parte 2 cover

Salve a tutti e bentornati su queste pagine a chiacchierare di fumetti. Vi ricordate qualche tempo fa, ormai saranno passati mesi, quando parlammo di The Wake, l’opera Vertigo di Scott Snyder e Sean Murphy premiata con due Eisner? Ne era appena uscita la prima metà ed era stata un colpo allo stomaco: invece della stupidaggine che mi aspettavo mi sono ritrovato per le mani un’avventura pazzesca, misteriosa, dall’ottimo ritmo e dal fascino un po’ retrò, ben scritta e ben disegnata. Quel volume si concludeva annunciando la seconda parte che, tra città su dirigibili e muraglie per tenere a bada il mare, si prospettava parecchio differente.

Dalla claustrofobia della stazione sottomarina si passa, in questa seconda parte, al vasto mondo allagato del futuro. Dove bizzarrie come questa non mancano.

Dalla claustrofobia della stazione sottomarina si passa, in questa seconda parte, al vasto mondo allagato del futuro. Dove bizzarrie come questa non mancano.

La febbrile attesa della seconda metà è ora giunta al termine e, finalmente, negli ultimi giorni ho avuto modo di leggerla un paio di volte. E sono perplesso.

Di primo acchito il volume due della miniserie rispetta in pieno le promesse. Dalle claustrofobiche atmosfere subacquee in stile The Abyss passiamo ad un mondo post apocalittico a metà tra lo steampunk e Waterworld. I dirigibili ci sono davvero, assieme a mille altre stramberie volanti. E ci sono pure grandissime navi e città costruite su palafitte mentre le vecchie metropoli annegano in un mare popolato dai siri. Siri che, prima che lo chiediate, non sono una strizzata d’occhio alla costosa telefonia chic di ultima generazione, ma è il modo in cui gli abitanti di questo mondo chiamano le sirene, abitanti e padroni incontrastati dei mari.

The Wake parte 2 7

Dal punto di vista estetico è tutto assolutamente perfetto, e soprattutto è tutto perfettamente coerente con sé stesso. Non mancano nemmeno le sorprese tamarrissime, come l’inaspettato sottomarino dei pirati più fighi che si siano mai visti.

The Wake parte 2 4

Sono o non sono i pirati più fighi della storia? E aspettate di vedere il loro sottomarino…

La sinergia tra Snyder e Murphy è strabiliante e i due, come una macchina ben oliata, sono stati capaci di caratterizzare luoghi e personaggi rendendoli credibili ed intriganti, sia narrativamente che esteticamente parlando. È tutto attentamente ragionato, dai dialoghi agli eventi che capitano ai protagonisti, dall’atmosfera generale alla credibile varietà del mondo post inondazione, dalla composizione della tavola alla teatralità dei personaggi.

The Wake parte 2 5

Queste pin-up di Sean Murphy hanno dell’incredibile. Riescono ad essere incredibilmente plastiche e cinematografiche senza sembrare ridicole…

Tutto questo fino all’ultima delle dieci parti che compongono la miniserie, fino all’ultimo capitolo in cui lo stupore verso una storia incredibile eppure così ben pesata si trasforma in un “e adesso che diavolo sto leggendo?”.

Questa dovrebbe essere la tavola dove tutto diventa chiaro, la chiave di volta di tutti i misteri. Ecco, appunto, "dovrebbe"...

Questa dovrebbe essere la tavola dove tutto diventa chiaro, la chiave di volta di tutti i misteri. Ecco, appunto, “dovrebbe”…

Intendiamoci. Nel complesso, merito delle prime nove parti, The Wake rimane una miniserie mirabile che supera di gran lunga le aspettative. Togliendo quel maledetto decimo capitolo il tutto è talmente bello che forse sarebbe addirittura ingiusto dar troppo peso al finale confuso e sbrigativo, colpevole di affossare una storia fin lì tanto bella.

Ma rimane che il finale è confuso e sbrigativo all’inverosimile, andando in parte a rovinare quello che poteva essere un capolavoro. Sembra che il team creativo abbia a un certo punto finito la benzina o, peggio, esaurito le pagine a disposizione. Nel poco spazio a disposizione la storia prosegue e va a schiantarsi cocciutamente nella deriva da fantascienza religios-filosofica fino a lì presente ma in secondo piano, con quel tono da profezia/complotto millenario a metà tra Evangelion e Lost. E invece se si fosse proseguita la strada del romanzo d’avventura puro e semplice sarebbe stato probabilmente molto meglio.

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Manca quel momento in cui tutti i pezzi vanno a posto, in cui il lettore rimane a bocca aperta mentre la nebbia che avvolgeva i punti più oscuri della trama si dipana davanti ai suoi occhi. Manca addirittura la chiarezza con cui la narrazione era proseguita fino a quel momento: ho dovuto fare avanti e indietro per quell’ultima manciata di pagine una decina di volte prima di afferrarne il senso logico…

The Wake parte 2 6

Chiuso il capitolo sul finale manchevole, perché come già detto dargli troppo peso è un peccato, passiamo oltre. Questa seconda parte allarga di molto gli orizzonti abbozzati dalla prima, dipingendo un mondo variopinto del quale abbiamo qui solo un assaggio. E un assaggio non mi basta, ne voglio ancora. Voglio saperne di più sulla muraglia e sugli uomini degli alberi. Voglio saperne di più sui “Tru nudi dell’Oman, che vincolano e rinchiudono i loro corpi all’interno di macchine quando sono ancora giovani, così da non poter mai diventare più grandi di quanto sono”. Voglio saperne di più sul governo di Crane City e su questi Esterni che pare si accoppino con i siri. E, che diamine!, voglio saperne di più pure sui siri.

The Wake parte 2 2

La mappa dell’America post inondazione. Piena di luoghi tutti da scoprire.

E sono così affamato di questo mondo esplorato così poco da questa miniserie perché tutto funziona. Riesce a metterti addosso la curiosità di conoscere meglio un mondo che non sarà originalissimo ma di certo è infinitamente affascinante. Spero sinceramente che il duo Snyder-Murphy faccia marcia indietro e riprenda per mano questo concept, magari anche in futuro e con altre storie, perché è un concept davvero valido, intrigante, ben architettato. E soprattutto è un concept in cui i due hanno dato il meglio di loro con testi puntuali e disegni memorabili, amalgamati da una regia attenta e piacevolmente dinamica.

The Wake parte 2 3

Insomma, come avrete capito ho apprezzato alla follia questo The Wake. La seconda parte ancor più della prima. Peccato davvero, non mi stancherò di dirlo, per il finale. Un finale che doveva reggere il peso di tutta la curiosità e di tutti i misteri disseminati lungo le pagine precedenti e invece semplicemente non ce la fa. Non è comunque abbastanza per rovinare l’affresco dipinto dal dinamico duo, ma certamente ne incrina la armoniosità.

Concludo dicendo che questa è la Vertigo che vorremmo: più simile alla Vertigo degli anni d’oro che trova oggi un’equivalente più credibile nella Image che in sé stessa. Onestamente non credo, per quanto The Wake sia stato apprezzato anche dalla critica, che questo sia l’inizio di una rinascita per la sotto-etichetta DC, ma di certo è un buon segnale: la strada da seguire è questa, di stampo decisamente Image, non l’ennesimo spin off di Fables.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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3 thoughts on “The Wake, parte due: dal mondo allagato a… fine?

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