Home » Recensioni » Spy Games, giocare alle spie lascia l’amaro in bocca

Spy Games, giocare alle spie lascia l’amaro in bocca

Distinti ambasciatori, signor ministro della giustizia cinese, il segreto di stato affidatoci da ciascuno di voi è andato ad aggiungersi a quelli dei 64 Paesi che hanno preso parte alle eliminatorie. Il tutto è sotto la responsabilità di Kontest, la società che qui rappresento.

Nei 33 Kontest dell’era moderna nessun, e sottolineo nessun, segreto di stato è mai stato rubato. Sono stati tutti consegnati al paese della squadra vincitrice. Questo è un nostro vanto, e avviene da quando abbiamo ripreso a organizzare questo evento internazionale ultrasegreto.

spy games cover

Salve a tutti e bentornati! Il fumetto di cui vorrei parlarvi oggi, un altro acquisto lucchese, si intitola Spy Games, un albo francese edito in origine da Glénat. Qui da noi è stato tradotto da Mondadori Comics che, bisogna ammetterlo, sta facendo davvero un buon lavoro. Fin dal suo annuncio ammetto di aver atteso con discreta ansia l’uscita del primo volume di questa serie (salvo poi leggerlo mesi e mesi dopo…), e questo per un solo motivo: Kim Jung Gi.

L’artista coreano, qui alle prese con il suo primo lavoro europeo, è noto in tutto il mondo per il suo talento strabiliante. Pare che possa disegnare qualsiasi cosa, fin nei più improbabili dettagli, senza necessitare dell’ausilio di riferimenti fotografici. Alcuni sostengono che sia l’avatar della forza primordiale del disegno. Altri sussurrano di averlo visto camminare sull’acqua e guarire gli ammalati.

spy games 2

A parte gli scherzi, c’è un sacco di chiacchiericcio attorno a questo nome. E a ragion veduta. A prescindere che davvero disegni senza supporti di riferimento, le sue tavole sono impressionanti: fitte di particolari e capaci di gestire un’infinità di personaggi tutti assieme, il tutto con un taglio marcatamente realistico. Qui un video, che mi aveva lasciato a bocca aperta, di lui che imprime sui un foglio grande quanto una parete una scena che riassume tutte le qualità descritte sopra. Vi consiglio caldamente di darci un’occhiata.

Insomma, il talento c’è. E non occorre che sia io a dirvelo. Rimane il fatto che ero particolarmente curioso di leggermi questo Spy Games e di immergermi in un mondo completamente illustrato in quel modo. Ma purtroppo il risultato è stato un po’ così e mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Dal lato estetico, visto che da qui siamo partiti, la colorazione uccide l’impatto che lo stile di Jung Gi ha dimostrato di saper possedere. Regia e costruzione della tavola reggono, gli scorci sui fondali sono incredibili e le vignette sono dettagliatissime come di consueto con sequenze dinamiche e davvero azzeccate. Peccato solo per il colore, che mitiga fin troppo l’aggressività del tratto.

spy games 1

Anche la copertina per me rende meglio in questa versione preliminare…

Comunque, come dicevo, il comparto visivo tiene. Ciò che manca davvero è la componente narrativa. L’intera trama imbastita da Jean-David Morvan si può riassumere con la citazione iniziale. Ogni quattro anni 64 stati si imbarcano in quelle che potremmo chiamare Olimpiadi dello spionaggio, mettendo in palio ognuno un segreto di stato. A questo punto il gioco è semplice. I contendenti assumono ciascuno una squadra di mercenari specializzati. Ogni squadra ha un pezzo del codice che apre la cassaforte con il tesoro. La squadra che riesce ad ottenere tutti i pezzi vince e il governo che la pagava si becca una bella fetta del potere politico-economico mondiale. Chiaramente, sennò che gusto c’è, ogni mezzo è lecito. E quindi via con esplosioni, hacking selvaggio, sparatorie e fughe rocambolesche nel bel mezzo del centro di Hong Kong.

spy games 3

A questo aggiungete che (ovviamente) la gente comune non sa nulla di quanto sta per succedere, condite con un poliziotto superpiù/Jackie Chan che decide di capire cos’è il vortice di morte che imperversa per le strade della sua città, farcite con una caratterizzazione psicologica dei personaggi poco convincente, e otterrete la a dir poco esile premessa che apre le danze di Spy Games.

Per carità, nella febbre da survival post Hunger Games abbiamo visto di peggio, ma anche qui non è che ci si allontani troppo dalla sufficienza. L’impressione che si ha è che si sia cercato di costruire, a tavolino, lo scenario migliore per lasciar divertire il buon Jung Gi con tavole affollate e mirabolanti scene d’azione. E cosa potrebbe funzionare meglio di un’improbabile gara tra stati in cui si vincono i segreti degli altri? Ora, non sono per la credibilità a tutti i costi, ma qui si sfora nel ridicolo.

spy games 5

Sono perplesso, devo ammetterlo. Mi aspettavo certamente di più, se non dal punto di vista estetico che nonostante il colore rimane comunque convincente, di certo per quanto riguarda una trama che per ora, nonostante qualche spunto interessante qua e là, è un mero contorno. Vediamo cosa accadrà nei prossimi volumi e come evolverà la vicenda, ma il punto di partenza rimane molto, ma davvero molto, traballante. Peccato, perché sarebbe potuta essere la serie dell’anno.

spy games 4

Con questo chiudo e vi lascio alla lettura e, se vi va, ai commenti. Grazie per aver letto fin qua, alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...