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Kiseiju, l’ospite indesiderato. Una riflessione sull’umanità

Tutte le creature di questa Terra ricevono un “ordine” alla nascita. Quando ho preso possesso del cervello di questo umano avevo un unico “ordine”. “Divora questa specie”.

Kiseiju cover

Salve a tutti e bentornati! Oggi vorrei spendere due parole su un gradito ritorno sugli scaffali: Kiseiju – L’ospite indesiderato. L’opera di Hitoshi Iwaaki, originariamente pubblicata da Magic Press, è da poco passata nelle mani di RW Goen che la sta riproponendo da capo in volumi di grande formato. Ho preso e letto il primo albo (sempre con i miei tempi), e ne sono decisamente soddisfatto.

Non è che non sapessi cosa aspettarmi da questa lettura e, nel caso, già il primo capitolo mi avrebbe chiarito ogni eventuale dubbio residuo. Dallo spazio arrivano sulla Terra dei parassiti alieni che mirano a fondersi con il cervello di un corpo ospite. Quando il contatto è stabilito l’essere ha il completo controllo del corpo del malcapitato umano e si sostituisce a lui. Shin’ichi, il nostro protagonista, riesce per puro caso a fermare l’avanzata del parassita che si insedia “solamente” nella sua mano destra, invece che nel cervello. Tra i due inizierà così uno strano rapporto simbiotico che si farà sempre più complesso mano a mano la situazione si evolve e che Destry (questo il nome della creatura) accresce le proprie conoscenze.

Kiseiju 1

Messa in questi termini l’idea di fondo non è nulla d’esaltante e anzi sa parecchio di già sentito. Abbiamo visto di simile in mille altre occasioni, dal cinema alla letteratura anche disegnata, magari pure con più gusto, ma Kiseiju rimane una lettura godibilissima e piena di spunti intriganti. Per qualche motivo, ancora sconosciuto, le creature che sono riuscite a fondersi completamente con il cervello dell’ospite se ne vanno in giro in incognito a macellare e mangiare la gente. Nessuno sa che esistono, nessuno può fermarle. Questo crea nel protagonista, l’unico umano a conoscenza di quanto sta realmente avvenendo, un dilemma non da poco. Da un lato vorrebbe porre fine al massacro anche rischiando la propria incolumità, ma dall’altro… Perché farlo? La presenza dell’organismo dentro la sua mano destra non solo gli proibisce di uscire allo scoperto, ma soprattutto genera tra i due un dialogo che metterà in dubbio molte delle convinzioni del ragazzino.

Kiseiju 2

L’occhio di Destry sul mondo degli uomini è (giustamente) distaccato, freddo, completamente privo di pietà e di una moralità che oltrepassi il mero utilitarismo. Per lui gli esseri umani sono nella migliore delle ipotesi dei contenitori da salvaguardare solo per convenienza personale. Nel peggiore dei casi sono mero cibo, oppure ostacoli ad uno scopo o mezzi di cui servirsi per arrivarci. Shin’ichi invece è passionale, come tutte le persone ha legami affettivi ed un concetto di bene e male almeno inizialmente ben radicato. I dialoghi tra i due sono sempre interessanti e, se vogliamo, rappresentano il fulcro della vicenda ed il motore del cambiamento del protagonista.

Kiseiju 3

La creatura, in uno scambio di battute riportato anche in copertina, dice “Ho letto diversi libri riguardo al Diavolo, e sono giunto alla conclusione che la creatura vivente più simile a esso sia l’essere umano”. L’approccio di Iwaaki, sintetizzato se vogliamo in queste brevi righe, alla questione è cristallino. L’umanità non ha nulla di intrinsecamente buono e non merita compassione o pietà a priori. Anzi, l’essere umano è fondamentalmente malvagio, e il suo farsi portatore di una qualche forma di superiorità morale è frutto di un ragionamento buonista e puramente ipocrita.

Kiseiju 4

La malvagità dell’essere umano è ben rappresentata nell’albo attraverso, tra il resto, atti di violenza gratuita e del tutto ingiustificata. Questi ragazzi, per esempio, si divertono a prendere a sassate un gattino.

Ripeto, non sono spunti nuovi che aprono ad inesplorate visioni del mondo ma, accoppiati ad una narrazione convincente, funzionano e tengono incollati alle pagine creando anche nel lettore il dilemma etico che poco alla volta attanaglia il protagonista. Anche il design delle creature, sfacciatamente classico, risulta efficace e convincente e restituisce il senso di lontananza tra la nostra specie e la loro, così distaccatamente superiore.

Kiseiju 6

Mi riesce difficile evitare del tutto il rischioso paragone con il Devilman di Nagai, che condivide con Kiseiju parte dei temi e delle riflessioni (anche se con tono generale della narrazione drasticamente differente). Paragone che di primo acchito mi aspettavo catastrofico, vista l’assoluta importanza di Devilman nel panorama manga. Invece, pur con tutt’altro stile, l’opera di Iwaaki regge il confronto [eresia?] e, grazie anche e soprattutto ad uno stile grafico decisamente più moderno, potrebbe al pubblico più giovane risultare addirittura più appetibile del capolavoro di Nagai.

Kiseiju 5

In conclusione, dunque, ho davvero apprezzato questo primo albo di Kiseiju – L’ospite indesiderato e mi aspetto grandi cose dai volumi a venire. Certo costano un bel po’ (9 euro e 95 ad albo) ma la qualità dell’edizione è davvero apprezzabile, con pagine lucide e inserti a colori. Mi sento quindi di consigliarvi sinceramente quest’opera, che potrebbe riservare molte emozioni ed altrettante (pur non sconvolgenti) riflessioni. Poi nel caso fatemi sapere che ne pensate. Detto questo vi saluto… Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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