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Noumeno, un thriller quantistico e… spocchioso?

E quindi concludo, se equilibrio vuol dire politica europea fatta dietro le quinte… Io dico basta con l’equilibrio e torniamo a dare voce ai popoli, alle loro differenze, al loro diritto di autodeterminazione!

noumeno cover

Salve a tutti e bentornati. Oggi vorrei parlarvi di un fumetto che, onestamente, non mi sarei aspettato di leggere. E invece l’ho letto (ovviamente, sennò che ne parlo a fare?). Si tratta di Noumeno, uno spillato di una sessantina di pagine edito da Shockdom, in cui troviamo ai testi Lucio Staiano (tra le altre cose presidente e direttore editoriale di Shockdom) e Gianluca Caputo, per gli ottimi disegni Giulio Rincione. Ma partiamo dall’inizio.

Dopo aver letto un’anteprima in rete di questa nuova serie ne sono subito rimasto colpito. Il concetto di base, per farla semplice e per non rubare le parole di bocca agli autori, è che il mondo non è come lo vediamo. Il mondo come lo vediamo si chiama fenomeno, e ognuno ha il suo. Mediando tutti i fenomeni di tutte le persone si ottiene il noumeno, che è uno e uno solo, che potremmo dire essere il modo in cui “mediamente” il mondo vede sé stesso. In questo scenario, che è sia un’impostazione concettuale che narrativa, vediamo l’ascesa politica di Salomon Maimon, blogger di successo e portavoce di una generazione che si sente poco rappresentata dalle istituzioni.

noumeno 6

Ma cosa succederebbe se qualcuno decidesse di uccidere Maimon? Lo ucciderebbe nel suo fenomeno (ovvero ucciderebbe il suo corpo e la sua persona fisica) o nel noumeno (ovvero cancellerebbe quello che rappresenta per il fenomeno del resto delle persone)?

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La differenza cromatica tra il Maimon del fenomeno e del noumeno.

Le premesse mi hanno davvero intrigato. Il fascino del thriller politico unito a questo dualismo (direi quasi) filosofico mi ha subito catturato, non posso negarlo. E nella lettura dell’albo, devo ammettere, ho trovato le promesse mantenute. Noumeno si presenta con un intreccio intelligente e coinvolgente, che quasi mai porta il lettore per mano, unito a delle soluzioni visive più che azzeccate. Giusto per fare un esempio, la diversa palette cromatica utilizzata a seconda delle situazioni differenzia efficacemente fenomeno e noumeno (o quantomeno la loro rappresentazione, ma non giochiamo a fare Inception) e funziona sia per la sua fruibilità che per la sua azzeccata piacevolezza.

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La trama di per sé ha un ottimo concept (come già detto) e un ottimo ritmo ed è resa con una regia ed un character design davvero convincenti. Le tavole di Rincione scorrono leggere davanti agli occhi del lettore accompagnandolo in una lettura non sempre immediata e, c’è poco da dire, sono bellissime. Funziona il colore, funziona il tratto, funziona la griglia disegnata a mano e mutevole a seconda delle situazioni. Seriamente, giù il cappello per il signor Rincione che firma qui un piccolo gioiello estetico.

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Ma tanto ero intrigato dalle premesse di questa serie quanto una parte della sua presentazione mi fece storcere il naso. Ho scoperto poi che viene dalla prefazione all’albo, stampata sia in apertura che in quarta di copertina giusto per esser sicuri che nessuno se la perda. Riguardo la prefazione in generale ci sarebbe anche altro da dire, per esempio che è uno spiegone inutile e pallosissimo che sarebbe stato meglio integrare in qualche modo nella narrazione, ma vorrei soffermarmi su un paio di righe in particolare. Cito testualmente.

Noumeno è per le persone intelligenti. Non intendiamo i geni, i cavillosi, i troppo complessi, né i tormentati e noiosi. Intendiamo le persone curiose. Che lo sono sempre e comunque, che amano conoscere e capire le cose nuove, che non temono i cambiamenti. Le persone non banali, che vanno oltre le frasi fatte, le citazioni da social network e le chiacchiere degli autobus.

Quindi se cerchi un fumetto in cui gli eroi muoiono e risorgono, o se ritieni che la rivoluzione nel fumetto sia una doppia splash page e l’arrivo del colore, se ti esalta una storia piena di citazioni ma povera di trama, oppure l’uscita dell’ennesimo detective del soprannaturale, per favore non comprare questo fumetto.

Queste le parole che lessi in quell’anteprima e che ho di recente riletto (due volte) in questo primo spillato. E il mio pensiero, ora come allora, potrebbe essere riassunto in “quanta arroganza!”. L’aggressione deliberata alla Bonelli (e ai suoi lettori), nonché alla narrativa supereroistica (o biblica?), devo ammettere mi ha fatto un secondo prudere le mani. Voglio dire. “Questo fumetto è per le persone intelligenti quindi se ti piacciono [anche] i fumetti degli omini in calzamaglia non comprarlo”. Che è, stai dicendomi che non sono abbastanza intelligente? Onestamente credo/spero di no (anche se una vocina in fondo alla testa mi sussurra che invece il sillogismo dovrei vederlo così, e vorrebbe rispondere a tono). Quindi, di nuovo, quanta arroganza.

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Pausa immagine.

Ora. Non prendete le seguenti righe come la mia succitata risposta a tono, che verterebbe su tutt’altri punti e che non farò perché non sono pazzo e non faccio quello che mi dicono le vocine in fondo alla testa. Non tutto almeno.

Rimane tuttavia che dopo una partenza così prepotentemente altezzosa è lecito aspettarsi una qualche reazione, per lo meno in fase di lettura. Quindi ho comprato il primo albo di Noumeno e l’ho letto. Con attenzione. E per quanto, ribadisco, mi sia piaciuto molto nell’impianto narrativo, nell’idea di fondo e nella realizzazione grafica, una reazione ce l’ho.

Perché dopo tanta superbia sono ancor meno disposto del solito a lasciar correre gli innumerevoli refusi, errori di battitura e talvolta errori grammaticali che ammorbano questa sessantina di pagine. Fin dalle prime battute. E la fermo subito,  signor Staiano, dicendole che non tollerare errori e refusi non è essere, come dice lei, “cavillosi o tormentati o noiosi”. È esser stanchi di veder gente (professionisti, per di più) che dopo aver fatto la voce grossa mette soggetto al singolare e verbo al plurale, per dirne una. Non sono disposto a chiudere un occhio di fronte alla risibile edizione che rinchiude una così bella storia in un involucro così fragile e dal formato eccessivamente ridotto (anche se ne comprendo le esigenze economiche). Non sono disposto a far finta di niente di fronte al morboso spiegone iniziale che altri, magari meno interessati ad apparire intelligenti o magari solamente più capaci, avrebbero integrato nella narrazione.

Ma torniamo a noi. E concludiamo. Nonostante la mezza falsa partenza dovuta alla dichiarazione citata, che altri meno pazienti di me avrebbero ritenuto sufficiente a mandare autore e casa editrice a quel paese, Noumeno riesce a dimostrarsi all’altezza delle aspettative. Funziona sotto tutti i punti di vista (refusi a parte) ed ha quel sapore alla Black Mirror mischiato ad insoddisfazione politica che fa tanto distopica attualità. Ne consiglio sinceramente la lettura a tutti (magari pure ai correttori di bozze): ne troverete una vicenda ben architettata e ricca d’ispirazione e di spunti. Non è una lettura banale né scontata, e proprio per questo risulta soddisfacente. Onestamente non vedo l’ora che esca il secondo albo.

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O magari, dato che mi piacciono i supereroi e leggo Orfani e ultimamente pure Dylan Dog, magari sono semplicemente troppo scemo e in realtà Noumeno fa schifo.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Noumeno, un thriller quantistico e… spocchioso?

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