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Tutt’a un tratto. Una storia della linea nel fumetto

Sono convinto che la vera anima visuale del fumetto risieda nel tratto, unica caratteristica priva di confronti forzati in un medium per vari aspetti debitore, almeno inizialmente, di svariate forme artistiche ed espressive preesistenti, ed è proprio col segno che il fumetto scopre un’identità inoppugnabile, tramutandosi nell’arte che più lo approfondisce, sperimentando e pervenendo a migliaia di soluzioni.

tutt'a un tratto

Salve a tutti e ben tornati su Dailybaloon, in questo martedì di finta primavera. La scorsa settimana ci eravamo salutati prima con la roboante conclusione dell’edizione di quest’anno del Guanto da Forno d’Oro e poi con la recensione per Concretabook di In inverno le mie mani sapevano di mandarino, se ve li foste persi cliccate sui link e non ve ne pentirete. Oggi vorrei tornare alla solita routine e proporvi una recensione. Ma c’è aria di cambiamento (anche se è ancora presto per parlarne) quindi non vi parlerò come al solito di un fumetto, bensì di un saggio particolarmente interessante che acquistai a Lucca e che ho finalmente avuto il tempo di leggere.

Come vi dicevo in apertura ho recuperato l’anno passato a Lucca questo superbo libro del 2005 scritto da Sergio Algozzino. Proprio quel Sergio Algozzino autore di Memorie a 8 Bit che avevo intervistato qualche tempo fa. Se vi foste persi quella chiacchierata vi consiglio di recuperarla dato che secondo me ne è uscito qualcosa di buono, il link è questo. Ma non divaghiamo che vorrei essere breve.

algozzino 1

Il libro in questione si intitola Tutt’a un tratto – Una storia della linea nel fumetto, ed è davvero (ma davvero) bello. Non tanto per il suo confezionamento minuto (anche se lo rende decisamente pratico e fruibile) né per lo stile con cui è scritto, che spesso si lascia andare a frasi titaniche dalle innumerevoli virgole. Tutt’a un tratto (tra l’altro, titolo azzeccatissimo) è un libro bello perché fa una cosa rarissima e la fa in maniera funzionale, divertente e utile, senza qualsivoglia forma di supponenza.

Il centinaio abbondante di pagine che lo compone traccia un percorso nella storia del fumetto moderno che parte dagli Stati Uniti di inizio secolo scorso e arriva (quasi) ai giorni nostri raccontando le tappe principali che hanno portato l’arte sequenziale ad essere quella che conosciamo. Il focus principale è sempre sull’elemento chiave, se vogliamo l’elemento minimo, del medium: il tratto, le sue caratteristiche e la sua evoluzione.

Il tratto di ogni artista citato viene analizzato nelle sue peculiarità e spiegato in maniera semplice e diretta anche a chi non si fosse mai imbarcato in un lavoro così approfondito di analisi e comparazione. Vignette e tavole appositamente scelte accompagnano la lettura e fungono da esempi e da appoggi per la descrizione verbale rendendo il libro, oltre che più fruibile, incredibilmente più chiaro ed efficace.

Tutt’a un tratto racconta quindi la storia del medium fumetto partendo da quello che l’autore definisce come il suo elemento chiave, la sua anima visuale, lasciandosi andare ad una riflessione sulla forma insolita quanto fondamentale. Terminata la lettura avrete scoperto un sacco di cose nuove ed un sacco di buchi nella vostra libreria (e ad esservi quindi condannati all’apertura dell’ennesimo mutuo); avrete compreso per bene perché Frank Miller e Moebius, o Pazienza e Tezuka, o Stano e Germano Scarpa non sono la stessa persona; e soprattutto non leggerete più un fumetto con gli stessi occhi: vi verrà naturale soffermarvi più spesso e con più attenzione ad osservare particolari sui quali magari sorvolavate o davate per scontati, come la modulazione del segno o la pienezza dei neri o la presenza di tratteggi paralleli od incrociati.

È una lettura godibilissima, interessante e ben pensata che fornisce i mezzi indispensabili sull’argomento. Non aspettatevi un’enciclopedia pallosissima e pedante che cerca con tutta sé stessa di tediarvi su ogni particolare: Algozzino scegli attentamente le tappe fondamentali per il suo viaggio e fornisce al lettore i mezzi per interessarsi, autonomamente, a questo tipo di indagine. Non posso che consigliarne vivamente la lettura a chiunque, appassionati di fumetto e non. Gli abituali ne usciranno con una maggior consapevolezza e una maggior cultura storica (che è fondamentale); i reticenti potrebbero scoprire che il fumetto non è solo un’accozzaglia infantile di disegni e parole, ma ha una sua grammatica ed una sua ricerca. E tutto parte da lì: dal tratto.

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