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Dragonero, o il fascino sempreverde dell’avventura

Piuttosto, quelle fiamme come le spieghi? Persino l’acqua ha preso fuoco! Non ho mai visto nulla di simile!

Purtroppo io sì, sorella… Il fuoco che brucia nell’acqua… Io l’ho già visto!

 dragonero cover

Salve a tutti e ben tornati. Spero ve la passiate bene nonostante le intemperie. Come accennavo ieri su Facebook, ho passato una buona parte del week end in treno e, come si ben sa, il miglior amico della rotaia è il bonellide. E così eccoci qua a chiacchierare di una delle produzioni Bonelli che più mi ha colpito negli ultimi tempi (non che ne legga tantissime, ma comunque…): Dragonero.

Premetto che sto prendendo la serie di Enoch e Vietti in fumetteria quindi, per ragioni di distribuzione che trovo imperscrutabili, sono un po’ indietro rispetto alle uscite da edicola. Più precisamente l’ultimo albo che ho letto è il quindicesimo ed il mio giudizio dunque si arresta, forzatamente, lì.

Sarò onesto. Nonostante qualche storia non propriamente eccezionale e nonostante gli alti e bassi fisiologici di una produzione seriale, sono più che soddisfatto della qualità di questa serie. Anzi, ne sono proprio entusiasta, e questo per un motivo apparentemente banale: è una pubblicazione onesta, genuinamente divertente.

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Quando leggo un nuovo albo di Dragonero non cerco un’epopea che ridefinisca i canoni del genere fantasy o un racconto pretenzioso dai risvolti filosofici che mi insegni il senso della vita. Quando leggo un volume di Dragonero cerco un’avventura, magari anche senza troppe pretese, che sappia intrattenermi e divertirmi. E la serie di Enoch e Vietti è esattamente questo: un’avventura senza la pretesa di “fare qualcosa di più”, ambizione pericolosa e il più delle volte superflua. Di pretenziosità nemmeno l’ombra.

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Ian Aranill, il protagonista, e il compagno orco Gmor fanno parte del corpo degli Scout Imperiali, esploratori a cui l’impero affida svariate missioni, dalla ricognizione al soccorso alla mappatura. Con loro il lettore viaggerà in lungo e in largo per l’Erondár, il mondo del racconto, e assisterà alle loro mille avventure scoprendo poco alla volta il loro glorioso passato. D’altro canto Ian è un Varliedarto, un uccisore di draghi, mica roba da poco.

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Il tutto si snoda su episodi dalla trama piuttosto verticale mentre una progressione orizzontale, pur ben presente e rivelandosi sempre più intrigante, prosegue lenta e rilassata, continuamente interrotta da qualche peripezia. Nonostante gli eventi non vengano sempre confinati nel centinaio scarso di pagine tipico del bonellide doc, con episodi che sconfinano su più volumi e che alle volte finiscono a metà albo lasciando spazio ad un mini-racconto secondario, le storie miglior finora sono state quelle “corte”. Diciamo uno o due volumi al massimo, che esaltano il sapore avventuroso che permea le vicende e le vite dei protagonisti.

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Non mi dilungherei oltre sulla storia, sui personaggi o sull’ambientazione. Diciamo che è il tipico mondo fantasy stile D&D che i giocatori di ruolo riconosceranno immediatamente: orchi, maghi, elfi, dirigibili, un muro per tener lontani i nemici a Nord. E poi ancora draghi, viverne e mostri di varia natura, nani minatori, tecnocrati, cacciatori di taglie, nobiltà corrotta, villici ignari, intrighi e cospiratori.

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E questa riconoscibilità gioca a favore della genuinità di cui parlavo in apertura. Fin dalla prima pagina si respira l’aria da gioco di ruolo, al lettore sembrerà di assistere ad una sessione di D&D o di Pathfinder o di qualunque altro gdr fantasy gli venga in mente, con gli eroi impegnati nella quest del momento. Anche le dinamiche interne al party, gli incontri con i vari aiutanti (png) e pure il ritmo delle avventure, che alternano battaglie concitate a momenti di svago e spensieratezza, sono quelli tipici di un gioco di ruolo.

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Dragonero è davvero una bella lettura, leggera, divertente, ben orchestrata. Enoch e Vietti ai testi sanno il fatto loro e riescono a scrivere delle storie che pur nella loro riconoscibilità non suonano banali e già sentite neppure alle orecchie di chi mastica da anni dadi da venti a colazione. Anche il disegno, caratterizzato da un character design ed un gusto generale moto classico ma al contempo curato ed efficace, si attesta su un livello complessivamente molto buono con qualche albo particolarmente riuscito.

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In buona sostanza se cercate una serie d’avventure fantasy che sappia intrattenervi senza la pretesa di insegnarvi qualcosa, o semplicemente senza l’assurdamente intricato labirinto politico-sociale che va tanto di moda negli ultimi anni, Dragonero è la serie che fa per voi. Farà esattamente quanto promette e quanto vi aspetterete da lei, nulla di più nulla di meno: vi racconterà una storia di un buon livello che potrete terminare lì o proseguire per scoprirne le ripercussioni, vi farà passare una buone mezz’ora tra dungeon e quest avventurose senza dimenticarsi di qualche siparietto comico per non scadere nel drammone, vi saprà divertire senza troppo impegno ma neanche in maniera troppo scontata. Insomma, se mai doveste prendere un treno, il mio consiglio è di fermarvi all’edicola della stazione e arraffare il primo numero di Dragonero che vi capita a tiro.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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6 thoughts on “Dragonero, o il fascino sempreverde dell’avventura

  1. Stavo anch’io pensando di leggerla ma vuoi per un motivo o per l’altra non lo ho ancora fatto. Leggendo il tuo commento che, permettimi di riassumere nella più normale e divertente sessione di D&D, mi hai fatto capire che potrebbe essere proprio una lettura fantasy classica e da ciò, questa semplicità, nasce la sua forza.

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