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I fumetti che vorrei… sono quelli che ho già

Salve a tutti e ben ritrovati, oggi siamo qui riuniti per immaginare cose. Come ormai ben saprete questa serie di articoli, aperiodica oltre ogni ragionevole limite, si propone di lasciar vagare la fantasia nel magico mondo delle “cose che vorremmo ma purtroppo non sono”. E così, dopo una prima allucinata puntata dedicata ad improbabili supereroi scritti da mangaka affermati ed una seconda puntata più polemica riguardante il dualismo albi antologici/albi monografici, eccoci qua per un nuovo appuntamento. Oggi i fumetti che vorrei sono quelli che ho già.

i fumetti che vorrei sono quelli che ho cominciato 1

Mi spiego meglio. I fumetti che vorrei sono quelli che ho cominciato ma che, per cause di forza maggiore, ho dovuto smettere. Potete immaginare il fastidio che, da lettore ma anche da collezionista, provo quando non posso portare a termine una serie che ho reputato meritevole abbastanza da iniziare a comprarla. È un disagio forte, quasi fisico. Guardo i miei scaffali, pieni di opere lasciate a metà, di buchi, e mi sento male.

E badate bene che non intendo opere incomplete perché l’ho deciso io, perché sono arrivato troppo tardi e alcuni numeri erano già esauriti, perché mi sono stufato o perché ho pensato di finirle in un secondo momento. Intendo tutte quelle pubblicazioni troncate per qualsivoglia motivo da editori malvagi che mi privano, in questo modo, della completezza a cui il mio animo completista compulsivo anela disperatamente.

Malvagi si fa per dire, beninteso, ché ci sono crimini ben peggiori. Però una cosa va detta. Quando un editore inizia la pubblicazione di una serie, per quanto questa possa poi rivelarsi poco fruttuosa economicamente, dovrebbe in qualche modo portarla a termine. Finire ciò che si ha iniziato non dovrebbe essere un optional. Lo vedo come un imperativo categorico, nonché come un dovere morale verso quei poveri disgraziati a cui quella serie interessava. Me, in questo caso.

Modi per tirare avanti fino alla fine, anche diminuendo le tirature ed aumentando il prezzo di copertina, esistono. Uno su tutti il print on demand. Costa di più, ovviamente, ma in questo modo ognuno fa la sua parte: d’altro canto se ti piace una cosa che non piace a nessun altro è normale (ma sarà anche giusto?) che la paghi di più.

Detto questo vorrei proseguire con un paio di esempi di serie iniziate e mai finite. Giusto per farvi comprendere il mio immensissimo dolore (sempre si fa per dire) e magari per farvi scoprire qualcosa di strambo che non conoscevate. Chissà che qualcuna di queste opere non vi solletichi al punto da iniziarle per poi condividere il mio fastidio: se diventiamo tanti dovranno pure accontentarci, no?

La prima che mi viene in mente è Yotsuba &!, manga di Kiyohiko Azuma interrotto dopo 5 volumi da una Dynit già all’epoca in difficoltà.

yotsyba 1

Yotsuba è una bambina di cinque anni che, trasferitasi con il papà in un nuovo quartiere, vive un’appropriata vita spensierata. Ve lo consiglio vivamente perché è raro trovare un manga così semplice e diretto, capace di raccontare con leggerezza com’è il mondo visto con gli occhi di un bambino.

yotsuba 2

Proseguendo c’è tutta una sfilza di manga lasciati là alla chiusura di d/books che nessuno ha pensato di rilevare. Ad esempio, Leviathan di Eiji Otsuka era una bella storia a tratti soprannaturale, a volte grottesca, molto oscura, magistralmente illustrata da uno Yu Kinutani in stato di grazia.

leviathan 1

Sfortunatamente è stata troncata prima che si riuscisse a capire che diavolo stesse succdendo.

leviathan 2

Poi c’è Overman King Gainer, manga di robottoni firmato Yoshiyuki Tomino (il padre di Gundam).

overeman king gainer

Anche qua c’è poco da dire. Era una bella storia di robottoni come se ne vedono poche, ben scritta e ben disegnata, dall’ambientazione particolarmente azzeccata. In perfetto stile Tomino, con la ribellione e tutto il resto, aveva tutte le carte in regola.

E ancora Gunslinger Girl.

gunslinger girl 1

Ambientato in Italia, il manga raccontava di alcune ragazzine vittime di violenze o incidenti reclutate da un ente governativo, trasformate in efficienti macchine da spionaggio (quasi dei cyborg), e utilizzate per fronteggiare minacce terroristiche. Nonostante la pesantezza di fondo, o magari proprio per quella, era una storia interessante. Assistevamo alla doppia vita di queste poco più che bambine, divise tra giochi consoni alla loro età e missioni mortali, in un sottofondo da intrigo politico davvero ben orchestrato.

gunslinger girl 2

E sempre per d/books c’era Ultra Heaven, questo fermo pure in patria.

ultra heaven 1

In soldoni, Ultra Heaven è la visione super-allucinata di un drogato in un mondo futuribile in cui c’è questa droga pazzesca che… Insomma, avete capito. Il tutto disegnato in modo da togliere il fiato.

ultra heaven 2

Cambiando casa editrice ci sarebbero tutte le opere che Kappa Edizioni si è trascinata nella tomba. Una su tutte Il Nostro Gioco – Bokurano.

bokurano 1

Scritta da Mohiro Kitoh, mangaka che adoro, Bokurano è (o meglio sarebbe) la storia di dodici ragazzini che si vedono costretti, a turno, a pilotare un robottone per salvare il mondo da altrettanti mostri assurdi. Il problema è che dopo aver ucciso un mostro il pilota di turno muore. Il drammatico (e magistralmente gestito, fidatevi) dilemma interiore è evidente.

bokurano 2

Poi abbiamo Baroque di Yayoi Ogawa, di cui non ricordo quasi nulla se non che mi piaciucchiava abbastanza, e Kyokuto Kitan di nuovo di Kinutani, aveva a che fare con le maree ma di più non saprei dire. Entrambi iniziati da GP ed entrambi dimenticati dal mondo.

baroque

Sempre per GP bisognerebbe citare anche Sprite e Wombs, quest’ultimo un’insolita storia fantascientifica dai risvolti sociali e personali davvero interessanti, mai abbandonati ufficialmente ma fermi da tempo immemore. Non ho perso le speranze ma manca poco.

wombs

E non dimentichiamoci dei comics americani. Ne cito solo due. Il primo è Batman: Spirale Crescente.

batman spirale crescente

Scritta Kevin Smith ed inizialmente pensata per dodici numeri questa miniserie si è interrotta dopo sei unendo un concept poco originale ma abbastanza solido al fastidio per non sapere come sarebbe andata a finire. Può Batman conciliare il suo “lavoro” da vigilante con una vita privata, magari anche con una relazione sentimentale “seria”? E può, almeno in parte, delegare la propria missione ad altri vigilanti? Come fidarsi? Non lo sapremo mai: il primo (e unico) volume finisce in un cliffhanger che non vi dico e con la scritta continua.

Ancora peggio, e questa dopo anni mi brucia ancora, House of Mystery.

house of mystery 1

Ideata da Matthew Sturges e Bill Willingham (tra le altre cose creatore di Fables), questa era una serie bellissima. Dico davvero. La casa del mistero, crocevia tra mille dimensioni, è una locanda in cui la moneta corrente sono le storie. Chiunque ci può arrivare, ordinare da bere e pagare raccontando le sue avventure.

house of mystery 2

Un artificio letterario molto raffinato, questo, per spezzare la comunque molto intrigante (e straordinariamente complessa) trama orizzontale inframmezzandola con i racconti brevi più disparati in un tripudio di originalità. Ecco. Di questa serie, che ho amato alla follia, manca solo l’ultimo albo. Ma per la miseria, possibile?

E non fatemi neanche iniziare a parlare di Sky Doll, di Bookmaker Comics e di Fottuti Uomini Rana che sennò non la finiamo più…

i fumetti che vorrei sono quelli che ho cominciato 2

Direi che per oggi è tutto. Sentitevi liberi di commentare, mi raccomando: quali serie vi hanno interrotto regalandovi notti insonni di curiosità inappagabile? Queste opere che ho citato le conoscevate? Le seguivate? Se la risposta è no, spero di avervi dato degli spunti interessanti. La maggior parte dei titoli di cui abbiamo parlato è reperibile, almeno in inglese, quindi non è che proprio non si possano leggere in alcun modo. Certo è che mi piacerebbe poterle finire. Su carta come le ho iniziate. Poterle mettere una volta per tutte in libreria e placare la mia fame di completismo. Perché sarà anche vero che chi ben inizia è già a metà dell’opera, ma poi non ti devi fermare lì. Sennò rimani a metà. Ecco.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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